Alpi Giulie

“…Sono convinto che se la parete del Màngart fosse nelle Alpi Centrali o nelle Occidentali sarelle un altro Badile o Jorasses. Ed è altrettanto sicuro che la massa qui non verrà mai. Ci aspettiamo invece la visita di qualche alpinista vero. Da noi, per arrampicare, occorre essere veri alpinisti: attrezzare le soste, proteggersi sui tiri. Altrove i chiodi si lasciano a casa, qui no. Poi ci vuole naso, fiuto, cercare, intuire la via. Non verranno in tanti, comunque. Ma verranno…”. Romano Benet.

Le Alpi Giulie sono limitate a meridione da Sella Canizza, in Val di Resia, e dal Passo Bogantin, mente sugli altri lati sono racchiuse tra i corsi d’acqua del Fella, della Sava Dolina e della Sava Bohinjka.
Il Passo Predìl ne segna la partizione geografica in Giulie Occidentali ed Orientali.
Le Alpi Giulie, in chiave leggendaria, sono state esaltate e svelate dall’alpinista Giulio Kugy.
Nonostante le modeste altitudini di queste montagne esse sono severe e selvagge.
I dislivelli delle lisce pareti arrivano a toccare anche i 1500 metri.
La roccia, in parte dolomitica, non è solida, ovunque, ma le imponenti vie di alte difficoltà sono state aperte su roccia straordinariamente compatta.
Numerosi sono gli itinerari difficili e per la loro severità sono conosciuti tra i più difficili delle Alpi.
Oltre alle difficoltà degli itinerari molti, durante la via di ritorno, hanno pendii ghiacciati su placche inclinate o lungo le cenge, nei mesi estivi s’incontrano di frequente vipere su pascoli e ghiaioni e durante le precipitazioni l’umidità rende infido il passaggio.

 

Le Alpi Giulie costituiscono la porzione terminale orientale dello spartiacque alpino italiano. Le Alpi Giulie cominciano a Tarvisio, con i massicci del Monte Santo di Lussari, dello Jôf di Montasio e dello Jôf Fuart. Dopo il Passo del Predil entrano in territorio sloveno (il lato cisalpino era italiano con la Venezia Giulia fino al 1947) ove si elevano i massicci del Triglav (it. Monte Tricorno), del Monte Re e del Monte Nevoso. Digradano verso il mare Adriatico per finire a Fiume.

Le principali cime sono:

Monte Tricorno (Triglav) 2864 m
Jôf di Montasio 2755 m
Škrlatica 2740 m
Mangart 2679 m
Jôf Fuârt 2666 m
Jalovec 2645 m
Razor 2601 m
Monte Canin 2582 m
Kanjavec 2568 m
Prestreljenik 2500 m
Tošc 2275 m
Monte Nero 2244 m

 

Rifugi e Bivacchi

Rifugio Pellarini 1499 mt.
Tel. 0428 60135
Raggiungibile da Valbruna con il spercorso del C.A.I. n. 616, dapprima su pista forestale e quindi su sentiero. in circa ore: 1,30 e è la base per tutte le salite sulla Nord dello Jòf Fuart.


Rifugio Zacchi 1380 mt.
Tel. 0428 61195
Si raggiunge dai Laghi di Fusine ed è la base per le salite sul versante italiano del Màngart.

Rifugio Fratelli Grego 1395 mt.
Tel. 0428 60111.
Si raggiunge dalla Val Saisera ed è la base di escursioni sulla Nord del Montasio e sui Monti di Maborghetto.

Rifugio Corsi 1874 mt.
Tel. 0428 68113.
Si raggiunge da Sella Nevea ( o dalla strada della Val Rio del Lago) ed è la base per il versante meridionale dello Jòf Fuart.

Rifugio Di Brazzà 1660 mt.
Tel. 0432 797079.
E’ la base per escusionio e traversate alpinistiche ( in parte sui sentieri di guerra) allo Jòf Montasio.

Rifugio Gilberti 1850 mt.
Tel. 0433 54015.
Raggiungibile da Sella Nevea, è la base per le salite sul ùCanin, con ferrate, traversate in quota e percorsi in ambienti dalle caratteristiche carsiche uniche (ben note le grotte della zona).

Locanda Al Convento 1790 mt.
Gestita dal simpatico Jure Preschern è facilmente accessibile da Tarvisio, e permette di effettuare ol “Trekking Kugy”.

Ricovero alpino
BATTAGLIONE ALPINI GEMONA1890 mt.
E' stato ricavato restaurando i ruderi di un fabbricato della Grande Guerra ubicato sul versante S dello Jôf di Miezegnot.


Bivacco: CAI GORIZIA 1950 mt. Sorge al centro della conca, circondata da verticali pareti dolomitiche, che costituisce la testata del Vallone di Riobianco.


Cresta est del Màngart. I panorami che affascinarono Julius Kugy


testo di Paolo Datodi, da Rivista della Montagna n°251, ottobre 2001.
Un'escursione difficile, con tratti di ferrata, sull'interminabile cresta est del Màngart. Una balconata panoramica che unisce tutte le cime della montagna e permette di allargare lo sguardo su tutte le Giulie orientali. Di lassù, lo Jalovec e il Triglav sembrano veramente a un passo.
L'itinerario proposto può essere effettuato per intero, oppure a tratti rientranti in un anello, grazie alle vie ferrate che portano sul crinale (ovviamente è anche possibile salire separatamente ogni singola vetta). In un caso o nell'altro è indicato il pernottamento al rifugio Zacchi o al bivacco Nogara (ultimi rifornimenti d'acqua possibili), a seconda del senso di percorrenza scelto, in modo da poter partire di buon mattino già dai piedi delle pareti. L'itinerario sconfina per diversi tratti in territorio sloveno: da anni non ci sono più problemi, ma è comunque meglioavere con sé un documento valido per l'espatrio. Volendo seguire l'intera traversata, è consigliabile effettuarla in due giorni dormendo al bivacco Cai Tarvisio, a Forcella Sagherza. Il percorso presenta passaggi aerei ed esposti, e si rende necessario il materiale completo da ferrata. Inoltre, occorre valutare bene la quantità d'acqua da portare con sé.
A onor di cronaca, va ricordato che la prima traversata integrale della cresta avvenne nell'inverno del 1956, ad opera di Ignazio Piussi, Renzo Bulfon, Arnaldo Perisutti e Bruno Giacomuzzi, dalla Ponza Grande alla cima del Màngart.
Tempo: da 17 a 20 ore
Dallo spiazzo antistante il lago superiore, nei pressi della baita Ai sette nani, si imbocca lo sterrato (segnavia 512 Cai e 513) fino alla piana dell'Alpe Tamer. Ci si tiene a sinistra e poi, seguendo le indicazioni, a destra, salendo lungo il 517a e 517 fino al bivacco Nogara. Da qui a cima Màngart si prosegue sulla via normale valicando l'omonima forcella (confine di Stato) oppure lungo la Ferrata Italiana - l'attacco, situato una sessantina di metri sotto la prima delle due grotte visibili in parete è facilmente individuabile - che si ricongiunge alla normale poco prima della grande cengia inclinata. Giunti a un bivio, dopo aver superato la cengia, ci si tiene a destra risalendo a est fino alla vetta del Mangàrt. Una volta ridiscesi al bivio, si prende di nuovo a destra e si prosegue lungo l'itinerario di cresta, fino ad arrivare nei pressi dell'intaglio di Mala Forca.
Dal Malpasso, come si chiamava ai tempi di Kugy, ci si abbassa per un centinaio di metri sulla sud per poi risalire, su parete attrezzata, fino alla cresta sommitale e al Piccolo Mangàrt di Coritenza. Da qui, si scende verso Forcella Sagherza calandosi per camini verticali (tra l'altro, cavo su parete di una ventina di metri).
Dalla forcella si raggiunge il bivacco Cai Tarvisio, risalendo il sentiero verso destra (attrezzato). L'itinerario di cresta continua - al bivio ci si tiene a destra, a sinistra c'è la Via della Vita - salendo lungo una zona di rocce friabili con resti di attrezzature e un pendio detritico che si attraversa, ancora sulla destra, puntando verso una piccola sella dove si trova uno dei tanti cippi confinari di questo percorso, e poi sulla vetta della Veunza. Proseguendo lungo il crinale è possibile godere di una stupenda veduta sul catino pensile di cima Veunza. Questa formazione rocciosa ricorda in qualche modo un molare con la sua "conca interna"; non è a caso, quindi, che il suo nome tedesco (Hohler Zahn) significhi "dente cavo". Da qui a Cima Strugova, passando per la Forca di Fusine, si prosegue seguendo i segnavia e usufruendo in più punti di strutture attrezzate. Raggiunta Cima Strugova si scende seguendo la parte terminale della via Kugy, sino a giungere nei pressi di Sella Strugova. Ci si tiene a destra (a sinistra la via Kugy), si prosegue risalendo la traccia fino alla Ponza di Dentro e si continua per la "spianata" sommitale rocciosa della Ponza di Mezzo. Superatala, si scende (segnavia) tenendosi sempre a destra parallelamente al crinale, fino a risalire e arrivare a una piccola sella. Ci si sposta quindi sul versante ovest della Ponza Grande, da dove, seguendo le indicazioni (tratti attrezzati) si risale fino alla vetta.
Si scende per la via ferrata della Ponza Grande fino al canalone detritico che separa quest'ultima dalla Ponza di Mezzo; si cala spostandosi verso il centro del canalone (pericolo di caduta massi) per poi ripiegare verso destra in prossimità del tratto attrezzato, seguendo il sentiero che in breve ci porterà in prossimità del rifugio Zacchi. Si giunge ai laghi, o per la comoda carrareccia forestale, leggermente più lunga, o per il sentiero che scende verso destra subito sotto il rifugio(512 Cai). Per eventuali informazioni, può essere utile passare dal posto di ristoro Da Tizio e Caio a Tarvisio, chiedendo della guida alpina Ennio Rizzotti.
Come ricordato poco sopra, tratti di questa traversata possono facilmente diventare parti di un anello.
Qui di seguito sono elencati quelli più consueti:
1 - Laghi di Fusine - bivacco Nogara - ferrata Italiana (o via normale attraverso Forcella Mangàrt) - Monte Mangàrt per la normale (o per la ferrata sulla Ovest) - Piccolo Mangàrt di Coritenza - Forcella Sagherza (bivacco Cai Tarvisio) - ferrata Via della Vita - Laghi di Fusine. Tempo indicativo: 11 ore.
2 - Laghi di Fusine - rifugio Zacchi - via della Vita - Veunza - Cima Strugova - via Kugy (ferrata non attrezzata, passaggi di II grado) - Laghi di Fusine. Tempo indicativo: 9 ore.
3 - Laghi di Fusine - rifugio Zacchi - via Ferrata - Ponza Grande - Ponza di Mezzo - Ponza di Dietro - Cima Strugova - via Kugy (ferrata non attrezzata, passaggi di II grado) - rifugio Zacchi - Laghi di Fusine. Tempo indicativo: 9 ore.
Vie ferrate
Ferrata Italiana alla Nord del Mangàrt. Percorso aereo ed esposto. Fu costruita, nelle estati del 1955 e '56, dagli alpinisti di Cave del Predil e di Tarvisio per raggiungere la vetta del Mangàrt senza sconfinare nel territorio dell'ex Jugoslavia.
Via della Vita. Percorso aereo ed esposto. Si sviluppa in un'ampia conca tra le pareti della Veunza e del Piccolo Mangàrt di Coritenza. Altamente suggestivo.
Ferrata della Strugova (via Kugy). Attualmente priva di cavi, passaggi di II grado.
Ferrata della Ponza Grande. A tratti esposta.
Punti d'appoggio
Laghi di Fusine: albergo Capanna Edelweiss (926 m), tel. 0428.61050; posto di ristoro Ai sette nani (947 m.).
Lungo la normale al Mangàrt: bivacco Nogara (1850 m), acqua nei pressi.
Sulla cresta: bivacco Cai Tarvisio (2160 m).
Nella conca dei Laghi di Fusine, alla base della Ponza Grande: rifugio Zacchi (1380 m), tel. 0428.61195.
Nella conca sotto la parete ovest del Mangàrt, in territorio sloveno: rifugio Koca na Mangrtskem sedlu (1906 m). Esiste la possibilità di raggiungerlo in auto: superato il confine di Passo del Predil, occorre prendere la prima svolta a sinistra.
Guide e carte G. Buscaini, Alpi Giulie, Cai-Touring, Milano 1974; R. Mazzilis, L. della Marta, Dai sentieri attrezzati alle vie ferrate. 50 itinerari nelle Alpi Carniche, Alpi Giulie Occidentali e Dolomiti d'oltre Piave, Edizioni CO.EL., Udine 1999. Carta Tabacco 1:25.000 foglio 019, Alpi Giulie Occidentali - Tarvisiano.

Nuova guida "Giulie Verticali " 50 arrampicate scelte nelle Giulie occidentali edita da" Chiandetti Editore " scritta da Maurizio Callegari e Daniele Picilli.

Soccorso alpino Cave di Predìl tel. 33574136221
Soccorso alpino e sanitario 118
Guardia di Finanza Sella Nevea 0433 54025