
Pilastro Piussi
La parete Nord
del Piccolo Màngart di Coritenza è particolarmente bella.
E' percorsa da cinque itinerari, tutti severi ed anche rischiosi,
che possono entrare nella ristretta rosa delle grandi imprese estremamente
difficili. Si invitano i ripetitori a rispettare le caratteristiche
di questi ardui itinerai e sopratutto a non voler piantare chiodi
a pressione. Le vie furono aperte da scalatori d'eccezione e devono
rimanerne valita la testimonianza anche per generazioni future.
Salita grandiosa che oggi si supera completamente
in libera; si snoda lungo il pilastro centrale e supera i tetti a
metà parete, altezza 750 mt., difficoltà V VI con un
passaggio di VII-, chiodi lasciati circa 70 tutti lasciati nella parte
superiore, nella zona degli strapiombi. Durata ore 10/12.
Prima salita: Ignazio
Piussi, S. Bellini, U. Perissutti, 11 - 13 agosto 1962.
Prima solitaria: Silvano Della Mea.
Prima salita invernale: 1987 in 6 giorni, Romano Benet, Nives Meroi
e Alberto Busettini.
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Dal rifugio Zacchi 1380 mt. si segue il
sentiero che porta verso Forc. Sàgherza, lasciandolo sulla
sinistra dopo aver salito i ghiaioni per un centinaio di metri.
Superare verso destra il cono di ghiaie ed erba sotto la parete
Nord del Piccolo Màngart, e verso destra raggiungere un
nevaio perenne, oggi quasi scomparso, ai piedi delle rocce, a
circa 1700 mt. (ore: 1,50). |
L'attaco è nel mezzo del pilastro, qualche
metro a dx di una caratteristica nicchia nera.
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Salire direttamente 10 mt. su placche, poi
altri 10 mt. verso sn.,quindi obliquare 10 mt. a dx, su roccia
più articolata e c. 7 mt. oltre uno spigoletto raggiungere
un discreto p. s. (VII o A1, VI-).
Non superare un invitante diedro (con 2 ch. Sopra il tetto pericolante
che lo chiude) ma piegare verso dx. fin sotto un tetto nero e
obliquo (IV).
Salendo a sn. salire la spaccatura che il tetto forma con la parete
e superare il successivo strapiombo (VI-, 1 ch. A pressione).
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Scalare la soprastante fessura (35 mt. A1; sosta
su staffe).
Con un’altra lunghezza (IV+ al VI-) si arriva, da ultimo versi
sn., sopra un grande strapiombo nero (fin qui difficoltà sostenute).
Traversare 30 mt. orizzontalmente a sn. su rocce malsicure con erba
(1 pass. di V-).
Innalzarsi verso dx., in un canalino superficiale (40 mt., IV+).
Dopo una placca (A1), con un’altra lunghezza (IV) portarsi nel
marcato canalino che delimita sulla sn. il pilastro basale.
Salire il canalino (40 mt., IV). Fino la sommità del pilastro
(primo bivacco dei primi salitori).
Innalzarsi su gradoni per circa 100 mt. (III E IV) fino alla base
di due fessure parallele e distanti fra loro circa 20 mt. (terrazzo;
secondo bivacco dei primi salitori).
Salire la fessura di dx., all’inizio strapiombante, per circa
70 mt. (V+), fino a circa 60 mt. Prima dei grandi strapiombi.
Con traversata ascendente a sn., su placca liscia (30 mt., A1, V),
raggiungere una caverna nella fessura di sn., che poco sopra si trasforma
in un diedro.
Continuare la salita nella fessura diedro fin sotto enormi strapiombi
neri (40 mt.; V+ e A1; sosta su staffe).
Salire obliquamente verso sn. per una lunghezza superando due tetti
(A2 e V), fin quasi a uno spigoletto che forma il bordo del diedro
di un diedro scendente da un terzo tetto.
Entrare nel diedro a seguirlo per un breve tratto (V), quindi uscirne
per superare altri due tetti (A2), sopra i quali si sbuca in un anfiteatro
con rocce più facili.
Proseguire in un canalino, superare una fessura (IV) e raggiungere
un comodo punto p. di s. ( terzo bivacco dei primi salitori).
Da qui innalzarsi direttamente in parete per circa 140 mt. (III e
IV, 1 pass di V) mirando a una fessura-camino obliqua.
Da un cengia circa 50 mt. Sotto la vetta raggiungere a sn. lo spigolo
del pilastro e per esso la sommità (ore dei primi salitori
37 di arrampicata effettiva).
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"Comunque
io amo condividere le cose,
non le tengo per me:
anche l'esperienza in montagna
mi piace condividere,
comunicare" |
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