ANTELAO m. 3263

“ Il Re delle Dolomiti”

L'Antelao, con i suoi 3263 m d'altitudine, è la vetta più alta del Cadore, sopravanzata soltanto, nelle Dolomiti, dalla Marmolada 3343 m
Tradizionalmente è definito il re delle Dolomiti, forse per la sua possanza, ma forse anche perché con un po' di fantasia, guardando la sua poderosa mole dall'alta Val del Boite, vi si può intravvedere una lapidea figura di sovrano, incoronata ed ammantata, che procede alla testa di un corteo di crode vassalle. 

Rifugio Pietro Galassi, un grande edificio ricavato da una casermetta militare d'inizio Novecento. E' posto nei pressi della Forcella Piccola, il varco che divide le Marmarole e l'Antelao: su via ferrata si accede anche a due ghiacciai.
Vi si accede da Praciadelan (località raggiungibile su asfalto) oppure dalla più vicina Capanna degli Alpini (raggiungibile su sterrato). Da Praciadelan alla Capanna degli Alpini si cammina per circa 1h30', lo stesso tempo necessario a raggiungere il rifugio dalla Capanna..

Rifugio Antelao, adagiato sui prati di Sella Pradonego, ai piedi del versante sud-est del maestoso Antelao. Offre un colpo d'occhio sulle Marmarole, le Dolomiti d'Oltrepiave e la Cima Fanton.
V
i si accede da Pozzale per Costanuda (segnavia 253 e 250) o da Nebbiù per la Val Marilongo (segnavia 254 e 250). Più tecnica la salita da Prapiccolo (raggiungibile su sterrato da Pozzale) che però risulta più breve.

Il rifugio Scotter, a San Vito di Cadore, sorge in località ghiaioni Scotèr, sul versante orografico sinistro della Valle del Boite, alle pendici dei residui geologici prodotti nei millenni dalla corona di creste e cime sovrastanti, che dal rifugio sembra di poter toccare con mano: a partire dalla Cima Alba Maria De Luca, che si erge dalla Forcella Grande, la Cima Belprà fino alla stessa Cima Scotter, che si appoggia alla Forcella Piccola. Il rifugio si trova pertanto poco più in basso dell'Alta Via n.1, lo si avvicina per raggiungere i rifugi storici San Marco e Galassi, sul percorso che porta verso nord ovest, a Cortina, lungo le ferrate Berti e Vandelli, ad Auronzo, e a Calalzo. Vi si arriva, volendo, anche in automobile, salendo dal centro verso, e poi attraverso, le piste di sci , ma solo d'estate. Innumerevoli i tracciati anche difficili sulle cime nominate. Ma il rifugio ha ancora qualcosa di vallivo, nonostante la sua difficile - e strategica - posizione: appoggiandosi ad un imprevedibile spiazzo verde, dotato di un ampio parcheggio e aperto , di fronte, sulla valle fino a vedere, oltre il Pelmo da qui piatto come un profilo buono, il Civetta, e oltre la Rocchetta , il Becco di Mezzodì e la Croda Da Lago, offre una panoramica insolita sull'Antelao, che apre fiero la sua profonda ed alta valle di Antermoia, il rifugio è una costruzione voluminosa, appoggiata sul pendio retrostante, dotata di 8 stanze da letto dai due ai 4 posti, calde ed accoglienti, e di acqua calda, vera manna per i percorritori dell'Alta Via,
fornita attraverso due docce ed un bagno dalle finestrelle aperte sul cielo. La gestione ventennale dei proprietari, la famiglia Palatini di San Vito, che rilevarono le quattro mura di un preesistente fabbricato per farne una struttura ben rifinita anche nei dettagli, offre oltre ad un comodo servizio di mezza pensione a prezzi accessibili, i piatti tipici di nonna Bortolina, assai noti i suoi "casunziei", banco di prova per le cuoche cadorine ed ampezzane: e poi i canederli e gli gnocchi fatti al momento, con sughi veraci, il goulasch, il capriolo, le grigliate di carne e di verdure, l'immancabile polenta cotta a lungo sul fuoco a legna dell'ampia cucina, ed i funghi trifolati : si dice che questi gusti siano "onesti". Strudel e sacher, con una buona grappa della casa, possono ben chiudere ogni pranzo. Vi si aggiunge la mano ferma di Giuseppina, con le mousse, dolci e salate. A mescere è Flavia, gentile e professionale, Erik ed Alice e Filippo, le giovani leve , e talvolta vedrete sbucare per bersi qualcosa con voi il caro Massimo il cappellino da cuoco, bonario e diretto. Ed una piccola deliziosa anguanina di nome Ludovica la si può vedersi aggirare. Il servizio accurato in estate diventa una vera battaglia d'inverno, quando lo skilift più alto di San Vito sgancia i preziosi clienti proprio sul piazzale. Tutto diventa più veloce, caotico e forse può sembrare impossibile - salvo il conto, garantito come il resto - e come i giorni, assai più brevi. D'estate le stagione si misura sulla capacità del sole di scavalcare la punta del Pelmo, nuvole permettendo. E di notte di lassù il paese brilla tranquillo.

BATTAGLIONE ALPINI MONTE ANTELAO

Battaglione di milizia mobile del 7° reggimento alpini costituito nel 1915. II reparto inquadrava tre compagnie (150^, 151^ e 96^ che ricevette, nel 1916, dal "Pieve di Cadore").

Nella Grande Guerra combattè in Val Travenanzes e sulle Tofane. Prese parte all'offensiva sulla Bainsizza e partecipò alla Battaglia di Vittorio Veneto (combattendo sul Massiccio del Grappa).

Il "Monte Antelao" fu sciolto nel 1919.

Campagne di guerra e fatti d'arme

Prima Guerra Mondiale:
– 1916: Gruppo delle Tofane, Castelletto;
– 1917: Col dei Bos, Mesnjak;
– 1918: Altissimo, M. Grappa, Cima Mandria, Val Cismon.

http://www.brigatacadore.it/Storia/I%20reparti/altri_pre_cadore.htm

RIFUGI:

RIFUGIO SCOTTER- PALATINI (m.1580). Tel. 0436-9939.
Di recente e moderna costruzione, il rifugio è posto sui pendii ghiaiosi e baranciosi che scendono a meridione della Cima Belprà. E' accessibile utilizzando la seggiovia triposto San Marco che ha la stazione di arrivo sul piazzale a lato del rifugio. Alla stazione di partenza dell'impianto, un ampio parcheggio consente di giungere in auto e di servirsi immediatamente della seggiovia che in pochi minuti raggiunge la meta. Naturalmente il rifugio è accessibile anche a piedi, in poco più di un'ora di cammino, seguendo la rotabile che attraversa il greto del torrente Ruséco e risale i pendii ghiaiosi coperti di baranci verso nord ovest. RIFUGIO ANTELAO: Indirizzo: Località "Sella Pradònega" m. 1796 Email: rifugioantelao@libero.it Sito: www.rifugioantelao.it telefono:
0435.75333 - 349.1530939 Proprietà: Club Alpino Italiano - Sezione di Treviso

LA CAPANNA DEGLI ALPINI (m. 1395)
E' una costruzione in muratura, posta in fondo al Pian de la Gravina , ove termina la rotabile (nella parte superiore carrareccia) che risale la val d'Oten, da Calalzo. La capanna è raggiungibile anche dal Rifugio Galassi, scendendo per il sentiero n. 255 che segue dapprima il fondovalle, portandosi poi a destra per evitare la forra del torrente Oten, che in basso, presso la capanna, precipita per l'alta cascata detta “delle pile”.
La capanna sorge in un grandioso ambiente di crode dolomitiche.

RIFUGIO GALASSI (m. 2018)
E' una vecchia casermetta militare posta ad est della Forcella Piccola, adibita da molti anni a rifugio alpino; di proprietà del demanio militare, è in concessione alla sezione Cai di Mestre. Si raggiunge da San Vito seguendo prima la rotabile e poi la carrareccia segnata col n. 228 dalla quale si stacca a destra il sentiero segnato col n. 229 che a serpentine tra fitti baranci sale a sinistra dei Beche d'Imposponda fino a incrociare il sentiero n. 227 che proviene dal Rifugio San Marco. Si va quindi a valicare
la Forcella Piccola , scendendo poi per breve tratto nell'opposto versante fino al rifugio.

RIFUGIO SAN MARCO (m. 1823)
Due le possibilità di raggiungere da San Vito il Rifugio San Marco: da Chiapuzza seguendo il sentiero n. 225, oppure muovendo dal centro del paese verso lo Scoter, seguendo il sentiero n.228. Il primo è in costante, ardua salita e occorrono due ore di cammino; il secondo è percorribile in auto fino all'ampio piazzale della partenza della seggiovia triposto che porta al Rifugio Scoter-Palatini; dalla stazione di arrivo, il rifugio si raggiunge a piedi in poco più di mezz'ora di salita. Dal Rifugio, seguendo a ritroso il sentiero numerato da Podolada-Chiapuzza (il n. 225), in mezz'ora di strada si raggiunge la storica fornace dove furono cotti i sassi per fare la calce necessaria a costruire il rifugio. La fornace è del 1895 e si trova ancora in ottimo stato di conservazione. Il Rifugio San Marco, che è del Cai di Venezia, ha festeggiato nel 1995 il secolo di vita.

MONTE PELMO mt. 3168

“ Il trono di Dio”

Potenza e isolamento, i caratteri della fortezza, ricorrono nelle descrizioni di tanti viaggiatori e alpinisti al cospetto di questa imponente montagna. Il Pelmo non teme paragoni perchè è l'essenza della dolomia. I cadorini lo conoscono come: " 'l caregón del Padreterno " perchè è simile a una grande sedia, a uno scranno roccioso immenso, dove Domineiddio deve aver pur riposato un giorno... Lo affianca il Pelmetto 2990 m , situato appena più a ovest e detto anche "Pelmo minore". Ma le sue proporzioni e l'architettura regale e audace ne fanno un tutt'uno con il fratello vicino, aumentandone il prestigio e la potenza

Il Pelmo viene salito nel 1857 dal grande pioniere inglese John Ball (1818-1889) che con questa impresa inaugura l'era alpinistica nelle Dolomiti Orientali.

Come già detto sopra, il Monte Pelmo 3168 m , fu salito nel 1857 dall'inglese John Ball (che l'anno dopo diventerà il primo Presidente del primo club alpinistico del mondo, il prestigioso Alpine Club). Il Pelmetto 2990- 2981 m , altro colosso che dà al monte l'aspetto di un severo mastio roccioso senza pari, è raggiunto solo nel 1896 dalle guide Clemente Callegari "Battistrada" (1838-1917) e Angelo Panciera "Mago" con il cliente Francesco Spada. Un itinerario di grande importanza storica (perchè segna il passaggio dalla arrampicata classica ad una concezione più sportiva dell'alpinismo) è la via aperta sugli apicchi nord del Pelmo da Felix Simon e Roland Rossi nel 1924, con difficoltà che sfiorano il VI grado.

Estratto da: http://www.geocaibassano.it/Aggiornamenti/monte_pelmo.htm Il Gruppo del Pelmo, composto di rocce carbonatiche, si eleva fino a quote altimetriche che superano abbondantemente i 2500 metri (Monte Pelmo m.3074 s.l.m./Monte Pelmetto 2990 m . Il Pelmo costituisce la porzione preminente e più significativa del Gruppo del Pelmo, caratterizzata dalla cima principale e dalla straordinaria asprezza e vertiginosa imponenza della parete nord. Ma l'aspetto più peculiare, che molto probabilmente a favorito lo sviluppo di forme carsiche profonde, è rappresentato dalla correlazione tra due importanti fenomeni tettonici (faglie e diaclasi) e glaciali (la presenza del grande anfiteatro glaciale della Val d'Arcia). Il ritiro di un lembo di questo grandioso ghiacciaio (fenomeno di diffusione planetaria generato dall'innalzamento medio della temperatura del pianeta, dovuto in modo  principale all'effetto serra) ha permesso agli speleologi di Schio di poter esplorare degli ampi pozzi a neve di evidente morfologia tettonica e dei paleo sistemi carsici di drenaggio delle acque di fusione dell'imponente massa glaciale. Alcuni di questi risultano fortemente attivi. La fascia di territorio che attornia il Pelmo, e che si spinge a nord-ovest fino a Mondevàl e a Passo Giau, è stata decretata alcuni anni fa "zona di importanza naturalistica internazionale" considerato l'elevato valore naturalistico della zona costituente un complesso montuoso di valore primario, per le sue valenze ambientali e paesaggistiche, caratterizzata da un ambiente dolomitico unico nelle sue caratteristiche morfologiche, vegetali e faunistiche, dove si riconoscono biotopi altrove scomparsi nonché tracce della presenza dell'uomo risalenti al periodo mesolitico.

San Vito di Cadore
San Vito di Cadore (m.1011), in bellissima posizione, adagiato sul versante sinistro nel cuore della Valle del Boite, è cinto dalle imponenti cime dell'Antelao, del Gruppo del Sorapis, delle Rocchette e dal Monte Pelmo...

Tratto da: http://www.dolomiti-altevie.it/italiano/altaVia/StoriaAlpinistica.htm
a cura di Italo Zandonella Callegher

SALITA AL PELMO PER LA VIA NORMALE

Dal Rif. Venezia 1946 m . risalire per sentiero in direzione NO i ghiaioni alla base della Spalla Est e attaccare una paretina gradinata di rocce chiare ( 2101 m ; ore 0.20) che in breve conduce alla caratteristica cengia che orrizzontalmente traversa l'intera parete Est. Percorrerla, su tracce di sentiero e cornici rocciose, in direzione S, attraversando successivamente le rientranze di tre gole, fino all'imbocco del Valòn. Nel fondo della terza gola si incontra il passaggio più impegnativo ed esposto, un tempo comunemente superato carponi o strisciando (Passo del Gatto) sotto un'angusta sporgenza, oggi completamente all'esterno con buoni appigli e appoggi, lisciati dall'uso. Risalire tutto il Valòn per tracce di sentiero su ghiaia e poi per facili gradoni in direzione NO e montare sul ripiano del nevaio superiore (Vant) in corrispondenza del suo margine occidentale 2800 m c, sotto la cresta della spalla Est. Risalire diagonalmente il nevaio (oggi quasi completamente scomparso) in direzione O, raggiungere il Ciglione Occidentale in corrispondenza della sua massima depressione 3000 m c. e proseguire verso NNE per cresta o poco a destra di essa (un passaggio esposto) fino alla vetta (ore 3.30 dall'attacco). La discesa si svolge lungo la via di salita, è molto evidente e ben segnata da ometti. (Da Guida dei Monti d'Italia, G. Angelini - P. Sommavilla, Pelmo e Dolomiti di Zoldo)

GIRO DEL PELMO

Si parte direttamente dal rifugio Passo Staulanza (m. 1783) seguendo il sentiero n. 472 in direzione del rif. Venezia (m. 1946), che verrà raggiunto in un tempo medio di ore 2.30. Dal rifugio si proseguirà in direzione della Forcella Val d'Arcia (m. 2476) lungo il sentiero n. 480, una volta raggiunta la forcella si digrada verso i ghiaioni nord del Pelmo fino a ricongiungersi al sentiero n. 472 che vi riporterà al Passo Staulanza.

  • Tempo totale: ore 6 circa (tempi C.A.I.)
  • Dislivello: m. 693

IL GRUPPO DEL MONTE PELMO CONFINA:
Val de Busèla - Rio Orsolìna - Torrente Bòite da Villanova al Lago di Valle - Torrente Rite - Forcella Cibiàna - Rio Cervegàna - Torrente Maè - Ru Canédo - Passo Staulanza - Torrente Fiorentìna - Ru Antermont.

BATTAGLIONE ALPINI MONTE PELMO

Battaglione di Milizia mobile costituito, dal deposito del 7° rgt. alpini, nell'inverno del 1915 con la 146^, 147^' e, dal 1916, con la 106^ compagnia già del "Belluno".

Nella Grande Guerra operò in Val Costeana e prese parte alla battaglia della Bainsizza e a quella del Grappa.

Il reparto fu sciolto nel 1919.

Campagne di guerra e fatti d'arme Prima Guerra Mondiale:
– 1916: Gruppo delle Tofane; – 1917: Col dei Bos, Bainsizza, zona Zugna; – 1918: Monte Grappa, Valle dello Stizzon. http://www.brigatacadore.it/Storia/I%20reparti/altri_pre_cadore.htm

 

RIFUGI:

IL RIFUGIO VENEZIA (m. 1934). Tel. 0436-9864 - 0435-420255.
Da Borca per Villanova o da Serdes di S. Vito si prosegue per una carreggiata bianca (n. 460) sino ai piani di Tiera. All'incrocio si gira a sinistra salendo, comodamente ma senza aperture paesaggistiche, verso il Pelmo. Dopo circa un'ora il bosco di abeti lascia posto ad un largo spazio: è il Pian de Madier, un tempo dotato di una malga. Il bosco si fa via via più rado ed il larice prende il sopravvento fino a diradarsi a favore di pini mughi e rododendri che costeggiano il sentiero che porta al rifugio Venezia - Albamaria De Luca per la salita sul Pelmo.
Sentiero non molto impegnativo che richiede però circa 3 ore e mezza, quattro ore di tempo.

RIFUGIO STAULANZA (m. 1766)
Il rifugio è situato sul valico stradale attraversato dalla strada statale n. 251. Mette in collegamento la val del Piave (Longarone) con la val Cordevole (Caprile) attraverso la val di Zoldo e la val Fiorentina, da cui si giunge dopo aver incontrato il rifugio Città di Fiume, un'ora e mezza di strada, prima.
Collocato in posizione strategica e centrale rispetto ad un reticolo di vie e di sentieri, il rifugio Staulanza è un campo-base ideale per esperienze di escursioni e di scalate sulle vicine famose montagne.

RIFUGIO CITTA' DI FIUME (m. 1917)
Ricavato dalla antica Malga Dorona, il suo nome ricorda da un trentennio i fiumani in esilio. Collocato in posizione incantevole, sul retro ha i dolci declivi del Col de la Puina , di fronte la maestosa parete settentrionale del Pelmo, del Pelmetto, quindi il Civetta e, lontano, il ghiacciaio della Marmolada e del gruppo del Sella. Incluso nell'itinerario dell'Alta Via n. 1 delle Dolomiti, è tappa d'obbligo per gli escursionisti che, attraverso sentieri facili e perfettamente segnati, intendono raggiungere, in una giornata, più rifugi.
Dalla valle del Boite si arriva al "Città di Fiume" percorrendo la stretta e tipica incisione di Val Forada e superando l'omonima forcella (sentiero n. 468); da questa, in meno di dieci minuti in discesa, si raggiunge il rifugio. Da Borca, tre ore abbondanti di cammino.