Attilio Tissi

Attilio Tissi

 

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Tissi nacque nel 1900 a Vallada Presso Agordo dove suo padre dirigeva una segheria idraulica. Apparteneva a una famiglia di dieci figli, che conduceva una vita modesta. Lasciata la scuola, studiò costruzioni all'Istituto Tecnico di Belluno e poi lavorò come impiegato in Romagna, dapprima presso una miniera di zolfo e poi in una cava di marmo. Questa esperienza delle severe condizioni di lavoro in quell'epoca dei minatori e dei cavatori lo fecero diventare socialista per tutta la vita. Nel 1930 la prima scalata che compì Attilio Tissi con l'amico Giovanni Andrich fu la Cima della Pala di San Lucano. Da quel momento, intraprese, una carriera alpinistica che l'avrebbe in breve tempo reso famoso.

Tissi e Andrich, eseguirono l'ascensione come sfida dovuta da alcuni componenti della Sezione di Belluno del Club Alpino, mettendo in giro la voce che quelli di Agordo erano più bravi a sedersi al caffè e a battezzare montagne piottosto che scalarle. La Sezione di Agordo del Club Alpino aveva deciso di celebrare l'imminente matrimonio di Maria José del belgio, la cui famiglia era appassionata delle Dolomiti intitolandole l'innominata e inacessa cima occidentale delle Pale di San Lucano..Con poco tempo a disposizione e pochi soldi in tasca, Tissi e Andrich, sebbene circondati dalle montagne, avevano raggiunto l'età di 30 anni senza aver mai scalato una parete. Ciononostante, benchè inesperti, i due amici decisero di accettare la sfida e scalarpono la montagna.

Scelsero un fine settinmana, quasi per caso, ricordandosi di prendere con sé una corda, che a malapena sapevano usare, e pochi chiodi. Allora non c'era una lunga strada asfaltata lungo la stretta valle e perciò dovettero camminare a lungo.

La Maria José non è un'arrampicata particolarmente difficile o spettacolare ma è molto lunga e la parte basale è fitta di mughi che ospitano vipere e rendono poco piacevole la via. La roccia nuda, quando finalmente ci arrivarono, non può essere stata per loro un sollievo. Piantando uno o due chiodi, Tissi e Andrich scalarono la loro prima cima per lo spigolo sud-est. La via non fu ripetuta prima del 1972, quando un gruppo di giovani la salì in inverno.

Successivamente essi fecero visita alla signora Mariola Tissi e le regalarono un chiodo del peso di circa due chili che avevano recuperato dalla via aperta quarant'anni prima.

La scalata delle Pale di San Lucano, allegramente presa sottogamba, si rivelò essere l'inizio di una vera e propria passione. Tissi, spesso con Andrich e sempre da capocordata, cominciò a scalare una cima dopo l'altra.

Attilio Tissi.  1900-1959

Aprì una via nuova sulla parete del Monte Agner. Nel 1931, nell'intento di salire la Tofana de Rozes 3224 mt. per una via nota(la Stosser), andò fuori via a causa della scarsa visibilità e finì per tracciare una propria impegnativa variante. Con Andrich e l'alpinista Domenico Rudatis, fece la prima salita dello spigolo sud-ovest della Torre Trieste 2458 mt. del gruppo Civetta. L'ascensione della Trieste, circa 600 mt. di arrampicata, richiede da 7 a 10 ore e comporta lunghezze con difficoltà di V°+. salita molto impegnativa che con la non facile discesa, occorrono da 3 a 5 ore, è una delle più difficili delle Dolomiti. E' richiesta, nella serie di corde doppie necessarie, una assoluta padronanza. Il sottoscritto ci ha rimesso una corda per la caduta sassi e ha dovuto continuare con questa per arrivare fino al suo termine. Si consiglia di scendere con due corde da 8 mm. da 60 mt.

Nel 1932 Attilio Tissi aprì un difficile tracciato sulla parete NO del Pan di Zucchero 2756 mt. Essa presenta pareti viscide, cadute di sassi e scarsità di appigli ma, sopratutto bisogna vincere un difficile strapiombo e un camino bloccato. In nessuna delle sue prime arrampicate Tissi aveva ricevuto insegnamenti da alcuno sulla tecnica di arrampicata. Confidandosi alla moglie dopo trascorsi anni disse:"Avevo dentro di me una forza, quasi a me esterna, che mi guidava sempre tranquillamente verso l'alto".

Luci e colori al tramonto verso la parete Nord  "Civetta"_olio su tavola eseguito da g.frison_http://www.artsvenice.com

Tissi e Andrich il 31 agosto del 1930 compirono la loro più grande impresa scalando la via Emil Solleder e Gustav Lettenbauer di Monaco per la parete NO del Civetta senza bivaccare. Tissi cercava di evitare i bivacchi e per aver le forze sempre attive i due alpinisti,per l'impresa, mangiarono un pò di zabaione (una miscela rigenerante composta da: uova,zucchero e vino di Marsala). Raggiunsero la cima dopo 13 ore 1/2 di continua arrampicata.

Attilio tissi arrampicava veloce, elegante e senza esitazione, facendo poco uso della corda se non per la sicurezza dei compagni. Sugli sci non era particolarmente disinvolto ma sulla roccia sembrava muoversi con leggerezza di un uccello. A partire dal 1933 egli fu riconosciuto come il massimo esponente dell'arrampicata libera che l'Italia avesse mai avuto.

Dino Buzzatti di lui scrisse:"...A rompere una specie di complesso di inferiorità furono due: Emilio Comici, che sarà considerato sempre uno dei più grandi alpinisti e dei geniali capiscuola; e Attilio Tissi. Ma un certo senso, benché come bravura tecnica ed eleganza d'arrampicata Comici fosse superiore; Tissi rappresentò ancor più il "fenomeno". Perché Comici veniva da una lungo e accanita preparazione sulle pareti della Val Rosandra e delle Giulie. Tissi fu invece la subitanea rivelazione del "genio". Di alpinismo non aveva fatto quasi nulla, ed era già sopra la trentina. ma la passione divampò in lui, trovando, come elementi straordinariamente favorevoli, un fisico potente, una volontà di ferro e una solidità morale quale si incontra raramente. Tissi si improvvisò asso dell'arrampicamento, ma nessuno fu più lontano di lui dal colpo di testa, dalla temerità insensata, dalla smania di vincere costi quello che costi... Il suo esempio creò nel Bellunese una gara di emulazione per cui, ispiratore anche l'allora presidente del Club Alpino Italiano di questa città, signor Terribile, si creò un vivaio di fuori classe. E per vari anni gli stessi austriaci e tedeschi rimasero eclissati. Adesso le creazioni di Tissi, comparate con le nuove quasi pazzesche imprese delle nuove generazioni, possono sembrare cose di secondo ordine. Ma bisogna riportarsi a quei tempi. In un certo senso la intrepidezza necessaria per affrontare e vincere la parete Sud della Torre Venezia, lo spigolo Ovest della smisurata Torre Trieste, la parete NO del Pan di Zucchero o il superamento della parete Nord della Ovest di Lavaredo, di cui tanto i giornali hanno parlato recentemente...."

Come la prima, anche l'ultima sua ascensione famosa ebbe relazione con la famiglia reale belga. Il futuro re Leopoldo, anch'egli buon alpinista, come il padre Alberto desiderava molto partecipare a una scalata di rilievo con la guida Tissi.

Fu sceta debitamente una torre basale della Civetta,nei pressi della diramazione sud-occidentale, fino a quel momento inaccessa e senza nome, verso la quale la reale famiglia si avviò il 2 settembre 1933. La cordata era composta da: Andrich, Domenico Rudatis, Leopoldo del Belgio e dal suo amico barone Carlo Franchetti.

La Torre fu chiamata Torre del Bramante 2252 mt,. La via è alta solo 120 mt. e richiede due ore di arrampicata. Tuttavia un precedente tentativo era fallito a causa di uno strapiombo che faschia interamente presso la base della torre. In arampicata libera, il superamento di questo ostacolo, che comporta una traversata di VI° intorno allo spigolo della torre, è molto arduo,tecnico e difficile. E' questo il passaggio che rende la via interessante.

Rudatis osserva come Tissi superava il passaggio, con mosse svelte e ritmiche, senza pause o scatti improvvisi. Era arte, pensò, più ancora tecnica che solo Tissi in quel momento con naturalezza la dimostrava. Dopo il passaggio si evita un'alta faschia di strapiombi con una traversata obliqua verso destra e quindi la cresta ovest porta in cima senza difficoltà. la discesa comporta un'impressionante calata dal bordo di uno strapiombo di 40 mt. dalla cima di una Torretta "Il Bocia", segiuta da una seconda corda doppia fino al ghiaione tra le due torri.

Nello stesso anno Tissi si fratturò due vrtrebre in un incidente motociclistico e, per quanto ristabilitosi da arrampicare, dovette moderare le sue ambizioni.

Nel 1936 si sposò e da allora in genere arrampico con la sua giovane moglie Mariolina, allora principiante. secondo il suo resoconto, egli era troppo taciturno per essere un buon maestro, ma aveva il dono di trasmettere grande fiducia in chiunque arrampicasse con lui.

Con la seconda guerra mondiale l'alpinismo come attività sportiva dovette fermarsi. In provincia di Belluno la ribellione contro il fascismo era tale che i tedeschi occuparono e sottomisero la zona, come si trattasse di territori nemico. Crebbe la resistenza partigiana e Tissi, già noto per le sue posizioni antifasciste, vi fu attirato : "...Non posso non partecipare", disse alla moglie. Suo compito principale era l'organizzazione della distribuzione delle armi lanciate dagli aerei inglesi. Con l'alibi dei suoi impegni di costruttore egli aveva la scusa di percorrere in auto le montagne e talvolta il bagagliaio della sua piccola Fiat era pieno di armi da fuoco e di munizioni. Si era anche preparato un nascondiglio in una catasta di legno ma non servì. Le SS riuscirono a catturarlo e rimase nel loro quartiere non prima di aver cercato di estorcergli informazioni, dal 7 novembre fino al 6 dicembre 1944. Dopo la tortura, temendo di non aver la forza di mantenere il silenzio, tentò il suicidio tagliandosi le vene dei polsi.

Attilio e Marilina Tissi in cima .

Per fortuna sua, lo stesso giorno, un gruppo di rivoltosi avendolo riconosciuto lo liberarono. Tissi era indebolito dal duro trattamento ricevuto e gli erano state tolte le scarpe. I partigiani gli fecero attraversare le acque profonde e gelide del Piave, fino ad una casa sicura tra le montagne, dove fu nutrito con cinque uova al giorno per ritemprarne le forze.

Finita la guerra ritornò alle Dolomiti per costruire ponti, gallerie e dighe e salire le montagne in compagnia di sua mogli alla domenica.

Il 22 agosto 1959 scalarono la Torre Lavaredo, un avancorpo occidentale delle Tre Cime di Lavaredo, vicino a Cortina.La scalata non richiese particolfgére impegno e i coniugi Tissi non si erano curati di compierla prima di allora. Un loro amico aveva portato la macchina fotografica e sulla cima li fotografò, avvenimento del tutto eccezionale, poichè Tissi non era amante delle fotografie. Durante la discesa, con Tissi, in posizione di sicurezza, gli altri udirono caderer dei sassi. Mariolina Tissi si pose automaticamente in sicurezza per trattenere lo strappo sulla corda; ma Tissi era caduto solo per un breve tratto, battendo il capo contro la roccia. Morì tre ore dopo, senza riprendere conoscenza, mentre la squadra di soccorso lo stava trasportando a Cortina. Mariolina Tissi attribuisce la causa dell'incidente a un improvviso cedimento di una cornice, usata come appoggio. Ha ragione di crederlo poiché scalando nuovamente la Torre, poco tempo dopo, si accorse che la comoda cornice era sparita.

MARIOLINA TISSI

Un mito per il marito.

Mariolina è stata l'amica, la compagna, la moglie di Attilio Tissi.

Ne ha condiviso i momenti esaltanti dell'alpinismo, ma anche quelli della militanza nella Resistenza. Donna molto dinamica ed attiva Mariola; estroversa, come ci si aspetta del resto da una emiliana come lei che alla, morte del marito, ha scelto Belluno quale città dove vivere e far crescere i suoi due figli Luciana e Giuseppe. "Cortina, dove abitavo prima, non mi sembrava adatta. E poi a Belluno c'era l'impresa di costruzioni di gallerie, ponti, dighe di mio marito ed io ho cercato di portala avanti, ma purtroppo con poco costrutto..."

In quel periodo ha insegnato anche musica in una scuola media sperimentale di Canale D'Agordo, dove i suoi allievi l'adoravano. Ed è anche molto ironica quando alcuni aneddoti sul marito, come quello di un Tissi pessimo sciatore, con le gambe dure nella discesa del canalole della Tofana, riconoscibile a un chilometro di distanza...

"Attilio l'ho conosciuto al Rifugio Vazzoler. Mio padre, che era nato in provincia di Ferrara, per cui amava moltissimo le montagne sopratutto le Dolomiti. Allora avevo 19 anni e Tissi 34. Erano gli anni 1934-35. Lui era già famoso ed io gli facevo un pò da tempo la corte; le salite più belle ed importanti le aveva già fatte tutte. Ci siamo sposati alla fine del 1936, a Bologna.

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Il grande compagno di cordata di mio marito è stato Giovanni Andrich. Qualche volta ha arrampicato con altri, ma diceva:"se ci fosse stato Andrich avrei fatto meglio". La Sud della Venezia l'ha fatta con Attilio Bortoli, nel 1933, e sulla Tofana è andato con Zanetti e Zancristoforo e il quarto era Giovanni Andrich. Hanno preso un temporale molto violento. po, lui disse che una cordata di quattro persone era troppo pesante. Gli piaceva andare in due:"si è più sicuri e si fa più strada".

Attilio era un uomo piuttosto chiuso ed introverso; sempre molto preoccupato dei problemi degli altri; parlava poco, anche se gli piaceva scherzare e, pure per me, emiliana e quindi estroversa, riusciva difficile tirargli fuori di bocca qualcosa. Il primo anno di matrimonio siamo andati ad abitare ad Agordo, dove lui viveva. A Belluno ci siamo venuti dopo. Siamo stati anche a Roma, 5 anni durante la Legislatura i cui mio marito era senatore, cioè dal 1948 al 1953. Scaduto il mandato non si è ricandidato: ha preferito il suo lavoro. Così siamo tornati al Nord, ma a Cortina, Perchè Belluno, dopo Roma, mi andava troppo "stretta". Adesso in una grande città o in una piccola non fa differenza, ma allora sì, l'ambiente bellunese era molto più chiuso. Cortina mi sembrava un posto dove poter andare in montagna per tutto l'anno. Difatti uscivo di mattina dalla mattina alla sera a sciare, a camminare, ad arrampicare anche. Attilio invece continuava a lavorare a Belluno, il che per lui non era molto comodo.

Dei suoi compagni di cordata e dei suoi amici che aveva condiviso una dura scalata non mi diceva quasi nulla. Non dava troppe spiegazioini. Una differenza rispetto agli alpinisti di adesso è che loro partivano di notte o la mattina presto, di soppiatto: Senza dire a nessuno dove andavano.

La via che si apprestavano a fare era una cosa piuttosto misteriosa, un top secret. Credo fosse per prudenza, perchè se non andava bene tornavano indietro e non era un fallimento dato che nessuno lo sapeva.

Attilio e Mariolina Tissi.

E poi, al fondo, c'era tanta, tanta umiltà. Anche le fotografie ne ho pochissime, non ne facevano. ed erano anche molto restii che gli altri gliene facessero.

Attilio non dedicava molto tempo alla montagna, lo faceva quando era libero dagli impegni, era un'evasione del fine settimana. Non la considerava certo una professione. il suo tempo libero poi era per la maggior parte dedicato alla politica: A Belluno aveva un grande seguito. Morto lui, il partito è sparito.

Sono grata a Furio Bianchet insieme con Alvise Andrich e Giulio Apollonio perchè sono riusciti a fare un signor rifugio, molto bello. Riguardo alla ferrata, la vecchia effettivamente aveva l'inconveniente dei sassi che cadevano. Sulla nuova io non ci sono stata. Ho sentito che, per renderla più sicura, l'hanno spostata su una via di Angelini e Sperti.

C'era più intesa nel salire una via, perchè si facevano le cose in maniera meno vistosa. Però una certa rivalità c'è sempre stata, una sana rivalità, che oltre tutto serviva da stimolo.

Mariolina Tissi