Nel
portare i bambini in montagna, occorre tenere presente un fatto basilare:
le loro esigenze sono radicalmente differenti da quelle degli adulti.
Gli adulti vogliono raggiungere una meta ben precisa, ammirare grandi
panorami, fotografare fiori e scorci caratteristici, portare a termine
l'escursione programmata, rispettare una particolare tabella di marcia......La
fatica, i disagi e le difficoltà sono tutti fattori accettati di
buon grado, perchè finalizzati alla "conquista" della
vetta, con la conseguente soddisfazione.
La primaria esigenza dei bambini, invece, è una sola, semplice
quanto categorica: GIOCARE e DIVERTIRSI.
Di conseguenza, le prime passeggiate in montagna con i bambini devono
essere brevi, assolutamente non faticose e sopratutto con tante occasioni
per giocare.Obbligare i bambini a scarpinare per ore e ore fino ad una
vetta o a un rifugio rischierebbe solo di generare un rifiuto o un rigetto.Senza
contare che l'escursione si trasformerebbe in una sorta di VIA CRUCIS,
con il bambino che continuamente piange, fa dispetti, vuole fermarsi o
tornare indietro, mette il muso, inventa malanni inesistenti o esagera
la stanchezza pur di non proseguire. |
ESIGENZE
DA CONCILIARE: INCONTRO SPECIFICO AL BAMBINO |
| Assodato che in montagna i bambini
e gli adulti hanno esigenze diverse, il problema è come conciliarle.Con
una premessa: crediamo debba essere il genitore a "cedere",
cioè andare incontro alle specifiche esigenze del bambino, senza
egoismi e pretese, in altri termini, quando si va in montagna con i bambini,
occorre andarci pensando a loro: quindi, come già accennato, percorsi
facili, non faticosi, senza pericoli e con tante possibilità di
gioco. Tuttavia, per cercare di accontentare anche l'adulto, che magari
prediligie ambienti e panorami grandiosi e di alta montagna, si potrebbero
scegliere escursioni brevi e facili ma a quote relativamente elevate,
sfruttando le strade che raggiungono valichi o paesi in quota. E anche
una breve funivia potrebbe tornare utile. In caso di gruppi numerosi,
ci si potrebbe organizzare in modo da lasciare i bambini e alcuni adulti
in un luogo sicuro a giocare, mentre altri potrebbero proseguire, fino
a raggiungere una meta per loro più interessante. |
AVVICINAMENTO
GRADUALE E PAZIENZA |
Un
fatto credo debba essere accettato: anche se noi siamo dei grandissimi
appasionati di montagna, non dobbiamo pretendere che anche un nostro
figlio lo sia, o almeno non subito. Non dobbiamo quindi imporgli di
seguirci, specie in impegnative escursioni, o peggio su ferrate o in
arrampicata, ma solo proporre e invogliare, senza fretta, con calma,
rispettando i suoi tempi, le sue inclinazioni personali e le sue esigenze.
Con un avvicinamento graduale, paziente e rispettoso, è molto
probabile che anche nostro figlio si appassioni alla montagna, come
noi e forse più di noi. Se invece lo obbligheremo anzitempo a
seguirci, potremmo ottenere come risposta un rifiuto pregiudiziale,
se non addirittura un rigetto della montagna.
|
VERSO
IL "SORPASSO" |
Il
tempo passa e verso gli 8 - 10 anni di età inizia a cambiare
qualcosa: i bambini
si interessano maggiormente all'asoetto fisico e sportivo dell'escursione,
il raggiungimento della vetta, o in ogni caso della meta, inizia ad
interessarli sempre di più, partecipano alla programmazione della
gita e propongono nuove mete, il rispetto della tabella di marcia e
dei tempi di percorrenza inizia a rappresentare un punto d'orgoglio....
Gradualmente, anno dopo anno, in questi bambini ormai diventati ragazzi,
cresce una sorta di "ambizione": la vetta sempre più
alta, la gita sempre più linga, il nevaio sempre più ripido,
l'ambiente sempre più grandioso....
Sempre più spesso prendono l'iniziativa - o in ogni modo vorrebbero
prenderla - per sentirsi del tutto autonomi, per dimostrare di essere
in grado di muoversi da soli in quell'ambiente - la montagna - che li
affascina sempre di più.
Con l'adolescenza e la maggiore età ecco verificarsi il momento
del "sorpasso" nei confronti dei genitori. Organizzano da
soli le escursioni, proponendole a loro volta ai genitori, e se questi
non sono in grado di seguirli, o non vogliono, coinvolgono amici e conoscenti,
creandosi a loro volta un "gruppo".
A questo punto, le parti si sono invertite, e non di rado i genitori
potrebbero essere tentati di "frenare" gli entusiasmi e l'intraprendenza
dei propri figli, probabilmente senza riuscirci. Un'evoluzione che ricorda,
forse con un pizzico di retorica, la parabola della vita, la "ruota
che gira", l'inesorabile scorrere del tempo.
|
ALCUNI
CONSIGLI |
INFONDERE
SICUREZZA
Nell'affrontare le difficoltà
ed i pericoli della montagna, e non solo, i bambini si affidano totalmente
ai genitori, o in ogni caso agli adulti.
Questo affidarsi può dirsi assoluto, senza riserve, perchè
la fiducia dei bambini nei propri genitori è appunto assoluta.
I dubbi, le incompresioni e i contrasti verranno più avanti.
Su questa base, i genitori devono essere in grado di ripagare una
simile fiducia, infondendo la massima calma e sicurezza, sempre e
in tutte le situazioni.
Il bambino deve percepire che tutto è sotto controllo, sempre
e in ogni modo.
Se il genitore iniziasse a manifestare dubbi, paure, ansie o tensioni,
ad esempio per aver sbagliato strada, o per il sopraggiungere della
nebbia o di un temporale, il bambino se ne accorgerebbe immediatamente,
e per lui sarebbe il dramma. La sua sicurezza verrebbe meno, e non
potendo ancora razionalizzare in modo autonomo i rischi, sarebbe come
il mondo gli crollasse addosso. In taluni casi, potrebbe anche manifestarsi
un vero e proprio trauma psicologico. In estrema sisntesi, occorre
"essere sicuri per infondere sicurezza".
ESSERE
PREPARATI E NON RISCHIARE
Da quanto esposto, è evidente
che il genitore deve essere preparato ad affrontare in piena tranquillità
la programmata escursione, compresi tutti gli imprevisti ragionevolmente
prevedibili.
Portando i bambini in montagna, non si dovrebbe quindi mai arrivare
al limite delle proprie possibilità, sia fisiche che psichiche,
mantenendo sempre un ampio margine di sicurezza, appunto per far fronte
a eventuali imprevisti.
Con i bambini non si dovrebbero mai affrontare percorsi nuovi, poco
conosciuti, magari con tempo incerto, come pure non conviene rischiare
un temporale o una bufera.
Ci sarà tutto il tempo più avanti per affrontare, e
magari anche apprezzare, questi aspetti della montagna.
FARLI
SENTIRE GRANDI
I bambini vogliono crescere, imitare
i grandi, sentirsi autonomi. Anche in montagna, ferme restando le
primarie esigenze di sicurezza, e senz'altro consigliabile cercare
di responsabilizzare i bambini: assegnarli piccoli compiti, fargli
portare il loro zainetto personale, quando possibile fargli guidare
il gruppo, regalargli una piccola "picozza-ricordo" o un
bastone, permettergli di scattare fotografie o di usare la videocamera
di papà, e altro ancora.
I
PERICOLI: ATTENZIONE, SENZA OSSESSIONE
I bambini,nel loro entusiasmo e nella
loro voglia di sperimentare e conoscere il mondo, tendono a "non
veder" i pericoli, anche perchè non li conoscono nei dettagli.
spetta quindi agli adulti, e in primo luogo ai genitori, proteggerli
ed insegnare loro a riconoscere i pericoli, comportandosi di conseguenza.
Tuttavia, questo è più semplice a dirsi che a farsi,
sopratutto per la difficoltà di trovare quello che si può
definire "il giusto mezzo". Non è infatti conveniente
essere iperprotettivi, perchè i bambini crescerebbero insicuri
e poco indipendenti, come pure non si può concedere tutto,
sia per non incappare in incidenti potenzialmente gravi, sia per non
dare l'impressione che tutto sia permesso e facile, originando una
mancanza di attenzione e di prudenza.
Nel concreto, si potrebbe adottare un criterio "a due binari2,
da un lato massima attenzione e assoluto rigore contro i pericoli
reali e gravi (caduta da altezze, scivolata su pendio ripido, sentieri
esposti e simili ), e dall'altro più fiducia e diremmo tolleranza
per i "piccoli" pericoli che potremmo definire fisiologici,
le cui conseguenze sarebbero comunque limitate a graffi o sbucciature.
E ci spieghiamo con un esempio.
Percorrendo un ripido sentiero o un tratto
di neve dura, dove una scivolata potrebbe avere gravi conseguenze,
non ci devono essere dubbi: il bambino deve procedere sempre e solo
dando la mano all'adulto, e comunque, valutare se non sia più
conveniente rinunciare. Viceversa, percorrendo un placido nevaio,
dove una eventuale scivolata si arresterebbe comunque spontaneamente
in pochi metri, si può lasciare andare il bambino, lasciandolo
libero di fare le sue esperienze, cadute comprese.
|
ASPETTI MEDICI E FISIOLOGICI  |
Di
seguito esponiamo alcune considerazioni di carattere medico e fisiologico,
tratte e rielaborate da varie pubblicazioni della COMMISSIONE
CENTRALE MEDICA DEL CAI. |
GRADUALITA'
E MODERAZIONE |
Le
attività fisiche e sportive svolte dai bambini in montagna devono
essere impostate all'insegna della massima
gradualità e moderazione, tenendo conto che i loro meccanismi
di produzione di energia sono ancora immaturi. Queste ridotte capacità
atletiche possono inoltre ulteriormente diminuire se le attività
si svolgono alle medie e alte quote, dove la quantità di ossigeno
a disposizione dell'organismo è minore. Devono quindi essere
gli adulti a organizzare e a dosare le attività fisiche nell'arco
della giornata, perchè i bambini, per loro natura, vorrebbero
fare "tutto e subito". |
ATTENZIONE
AL CALDO E AL SOLE |
| I
bambini, ancora più degli adulti, sono sensibili al caldo e ai
colpi di calore, anche a causa della relativa immaturità delle
ghiandole sudoripare. Analogamente, il bambino che svolge attività
fisica in montagna dovrebbe bere molto, anche in inverno e anche se lui
non ne sentisse la necessità, per scongiurare una possibile disidratazione.
Inoltre fare molta attenzione alle radiazioni solari, specie sulla neve,
utilizzando creme solari a protezione totale e coprendo con gli abiti
le parti più delicate del corpo, per evitare dolorose scottature. |
IL
FREDDO |
| Per
ovvie ragioni, il bambino ha minori capacità di difesa e di resistenza
al freddo rispetto agli adulti, per cui occorrono ancora maggiori precauzioni.
Prima e durante l'attività fisica in condizioni di basse temperature,
è consigliabile somministrare al bambino un'alimentazione ipercalorica:
latte caldo con miele o zucchero, pane con burro, marmellata o formaggio,
frutta secca, bevande calde e zuccherate in genere. L'abbigliamento deve
ovviamente adeguato alle temperature, senza mai dimenticare i guanti e
un buon berretto. Tenere poi sempre disponibile un abbigliamento di ricambio
ben asciutto, nello zaino o nell'auto. |
SALENDO IN QUOTA  |
| Anche
i bambini, come gli adulti, sono soggetti al cosidetto mal di montagna.
Tuttavia considerata la relativa immaturità del loro organismo,
si consiglia di adottare un comportamento ancora più prudenziale
rispetto agli adulti. |
MAL
DI MONTAGNA |
Come
noto, durante le salite in quota la disponibilità di ossigeno
diminuisce a causa della rarefazione dell'aria. Il fenomeno, detto IPOSSIA,
diventa evidente oltre i 3000 metri e costringe l'organismo a reagire
alla riduzione dell'oassigeno. Una scarsa tolleranza all'ipossia può
causare il cosidetto MAL DI MONTAGNA,
che si manifesta in genere dopo qualche ora di permanenza in quota e
spesso durante la notte.
QUADRO LIEVE:
inappetenza, nausea, mal di testa, senso di stordimento, vertigini,
stanchezza eccessiva, insonnia.La sintomotolagia è relativamente
frequente in quanto colpisce circa il 30% delle persone a 3500 metri
e il 50% a 4500 metri. I sintomi sono di intensità variabile.
Si noti però che sono riconducibili anche alla sola fatica in
particolare se associata a insufficente apporto alimentare
QUADRO GRAVE:
è legato allo sviluppo di edema polmonare e/o cerebrale, condizioni
che mettono a rischio la vita.
L'edema polmonare è dovuto al passaggio di acqua negli alveoli
che normalmente contengono aria; causa grave insufficenza respiratoria.
Si manifesta con difficoltà alla respirazione e tachicardia,
tosse inizialmente secca e successivamente con sputo rosa e schiumoso,
respiro rumoroso ( rantolo ), oppressione toracica, grave prostrazione.
Nell'EDEMA CEREBRALE
( rigonfiamento dell'encefalo ) si ha mal di testa resistente
agli analgesici, vomito, difficoltà a camminare, progressivo
torpore sino al coma..
|
PREVENZIONE |
Il
mal di montagna è favorito da uno sforzo fisico intenso; un buon
allenamento non lo previene completamente ma è utile in quanto
il soggetto compie meno fatica a salire.
1) Sopra i 3000
metri salire molto lentamente (non bisogna accusare intensa fatica).
2) Dovendo trascorrere la notte sopra i
3000 metri, si consiglia l'avvicinamento a piedi.
3) Se si usano impianti di risalita, programmare
una notte a quota intermedia.
4) NON usare
sonniferi e limitare gli alcolici: favoriscono la comparsa del mal di
montagna.
5) Bere liquidi (almeno 1.5 L. al giorno)
e alimentarsi regolarmente.Una forte riduzione del volume di urine è
segno di aggravamento.
6) Se i sintomi persistono o si aggravano,
il consiglio medico è quello di scendere.
7) La sintomatologia spesso non migliora
nel corso della notte.
8) La perdita di quota (anche solo 500
metri) può risolvere il quadro.Prendere sempre una decisione
prudente, tenendo anche conto delle eventuali difficcoltà alpinistiche
della discesa.
9) Ricordare che l'alpinismo comporta un
buon grado di fatica e molti disagi.
10) La conoscenza dei propri limiti è
fondamentale per un corretto comportamento. |
I
bambini dovrebbero quindi salire di quota in modo graduale, evitando per
quanto possibile veloci salite in auto, o peggio con lunghe funivie. Come
regola generale, si può suggerire per bambini fino a 18 mesi una
quota massima di pernottamento di 2000 metri, mentre fino a 10 anni di
età non dovrebbero dormire a quote superiori ai 3000 metri.
Più in generale, sempre per un principio di cautela, i bambini
dovrebbero evitare di salire, almeno nei primi anni di vita, oltre i 3000
metri di quota, pur in assenza di dati statistici in materia.
Ma è sopratutto nel primo anno di vita che occorre la massima cautela,
evitando in particolare frequenti e veloci salite di quota e successivamente
altrettanto veloci discese, tipiche ad esempio delle gite domenicali in
alta montagna. |
L'ORECCHIO
E LE PRIME VIE RESPIRATORIE |
Salendo
di quota in auto con bambini molto piccoli, sarebbe bene farli succhiare
ogni 300 - 500 metri di dislivello.
Se il bambinom avesse il raffreddore, sarebbe preferibile rimandare il
viaggio.Se ciò non fosse possibile, si dovrebbe pulire molto bene
il naso con soluzione fisiologica, per prevenire possibili congestioni
nasali, come pure, per bambini molto piccoli, aumentare la frequenza delle
poppate.
Se il bambino fosse raffreddato o malato, sarebbe inoltre preferibile
evitare salite in funivia.
Infine, gli ambienti abitativi in montagna dovrebbero essere deumidificati:
il clima freddo e secco, unito al riscaldamento, potrebbe infatti provocare
secchezza delle mucose delle prime vie aeree. |
L'ALIMENTAZIONE |
| In
montagana, l'alimentazione dei bambini dovrebbe essere formata da cibi
aventi le seguenti caratteristiche: |
Energetici
e facilmente consumabili durante le brevi soste.
Il fabbisogno calorico giornaliero di un bambino
dai 7 ai 12 anni è in media di 2000 - 2200 Kcal.
Esso può però anche raddoppiare in presenza di esercizio
fisico, specie in condizioni ambientali ostili, come nel caso del freddo
e dell'alta quota.
Ben digeribili.
Anche durante un'intensa attività fisica.
Appetibili.
Possibilmente già provati dal bambino. |
LA
MONTAGNA VISTA ESSENZIALMENTE DI DIVERTIMENTO E GIOCO |
Per
i bambini la montagna deve essere essenzialmente divertimento e gioco.
E questo è vero tanto più i bambini sono piccoli. Di seguito,
vogliamo quindi fornire un elenco, non certo esaustivo, ma solo a livello
di suggerimento, delle occasioni di gioco presenti in montagna, in relezione
ai vari ambienti e ai periodi stagionali.
Come regola generale, premettiamo solo di fare molta attenzione a eventuali
pericoli - scarpate, torrenti profondi, neve troppo dura, erba molto
alta con possibile presenza di vipere, crepacci rocciosi, strapiombi,
boschi fitti con salti dove ci si potrebbe anche perdere.... - non concedendo
nulla in tal senso. Al riguardo, potrebbe essere utile una preventiva
esplorazione della zona, prima di lasciare che i bambini inizino a giocare.
IL
TORRENTE.
Costruire
piccole dighe, con sassi o con la terra;
saltare sui sassi (ascitti);
giocare con la sabbia della riva;
guadare il torrente;
farvi navigare rametti e/o foglie, osservando le loro evoluzioni;
cercare sassi arrotondati e colorarli;
cercare piccoli animali....
SULLA
NEVE DURA, IN ESTATE.
Scivolare
sulla neve con i piedi, seduti o, se disponibile, con la slitta;
scavare grotte, gradini, trincee;
correre e tirarsi la neve...
SULLA
NEVE FARINOSA, IN INVERNO.
Giocare
a palle di neve;
costruire il pupazzo di neve;
correre nella neve;
scavare una buca;
scivolare sulla neve con la slitta o seduti...
IL
LAGHETTO.
Fare
rimbalzare i sassi sull'acqua;
farvi navigare rametti e/o foglie osservando le loro evoluzioni;
costruire vere barchette con rametti, corteccia, foglie resistenti;
giocare con la sabbia della riva;
cercare animali...
I PRATI.
Correre
tra l'erba;
raccogliere fiori e erba;
giocare a palla (attenzione a circostanti pendii ripidi);
imitare gli animali domestici;
osservare con il binocolo l'ambiente circostante...
SUI
PENDII RIPIDI.
Rigorosamente
con la massima prudenza, con l'eventuale aiuto dei genitori, fare brevi
corse,
saltando sui sassi e lungo il pendio stesso;
sperimentare la discesa in scivolata lungo i pendii ghiaiosi...
I
SASSI.
Costruire
ometti, piccoli muretti e castelli in miniatura;
rompere i sassi per "vedere come sono fatti";
cercare sassi lucenti, colorati o dalla forma particolare, cristalli,
minerali (se la zona è adatta);
giocare a nascondino se fossero abbastanza grossi (in assenza di crepacci
o di altri pericoli);
GRANDI
MASSI.
Giocare
ad arrampicare (con la necessaria cautela e sotto la costante vigilanza
di un adulto);
giocare a nascondino o alla "casetta";
NELLA
PINETA.
Giocare
a nascondino (solo se non esiste nessun pericolo di perdersi e se il
terreno non è insidioso
per salti rocciosi o altro);
giocare alle "streghe" o a "capuccetto rosso";
imparare a orientarsi con la bussola;
arrampicare sugli alberi o sui tronchi caduti;
raccogliere le pigne più belle;
in presenza di rami adatti, realizzare una altalena con una corda;
dondolarsi dai rami bassi;
cavalcare tronchi caduti...
GLI
ANIMALI.
Osservare
gli animali con il binocolo;
cercare di avvicinarli e di fotografarli;
non trascurare i (piccolissimi) animali, come le formiche e i loro giganteschi
formicai...
e
si potrebbe continuare a lungo....
|
I PICCOLI "RAGNI" SULLE FERRATE E PARETI  |
Agili
come scoiattoli, i bambini e i ragazzi, hanno doti naturali e predisposizione
nell'arrampicare.
Nell'agosto del 1993 dei bimbi di otto anni: Elena, Filippo, Silvia,
Camilla entusiasti mi dicono: "Corde, imbragature, moschettoni,
casco erano tutte cose da "grandi" per noi.
Ora, grazie a Bepi, sappiamo tutto su come si ci deve legare, sui nodi
fondamentali, su come usare l'imbragatura. Per superare le difficoltà
ci vuole tecnica, non la forza". Molti ragazzini, come loro, sono
molto agili nel superare le difficoltà dei vari passaggi difficili
anche con difficoltà di 6°
grado. Arrampicano come "ragni" e, per di più non hanno
paura di niente e di nessuno.
D'altra parte il vero scopo dell'insegnamento, è gioco all'avvicinamento
alla montagna, non è quello di creare spericolati alpinisti,
ma piuttosto di insegnare ai piccoli "ragni" un'occasione
per vivere la montagna da vicino.
Questo, fa imparare a stare insieme, ad aiuttarsi nei momenti di fatica
o difficoltà, a riordinare con cura il materiale con la consapevolezza
che tutto serve per andare con sicurezza in montagna; a vivere temporaneamente,
senza l'assistenza dei genitori.
Ogni giorno sanno badare a se stessi e alle proprie cose, affrontare
qualcosa di un pò più impegnativo rispetto al giorno precedente
e la semplice vacanza in montagna si trasforma in un'esperienza, che
rimane a lungo. Non solo imparano ad affrontare con sicurezza una ferrata
o ad arrampicare sulle rocce, ma conosceranno meglio la montagna e le
forme di vita che in lei abitano. Saper distinguere un larice da un
abete, riconoscere al volo una marmotta, orientarsi in base al sole,
prevedere i pericoli: questi sono alcuni temi che ho sempre cercato
con il mio amico, guida "Nane" e Monica anch'essa guida.
In una settimana, imparano tutto il necessario e non solo. Dalle gite
facili a piedi, arrivano
a saper affrontare vie ferrate di media difficoltà, comprese
vere e proprie arrampicate di 3° - 4° grado.
VERSIONE
STAMPABILE DELLA PAGINA

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