CIMA DELLA BUSAZZA 2894 m.
“UN AMICO, UN RICORDO, UN’ IMPRESA;
ALLA PARETE SUD - OVEST DELLA CIMA BUSAZZA; DI 1445 m. DI SVILUPPO”

PREMESSA:
APERTA DA: DOMENICO RUDATIS E RENZO VIDESOTT IL 19 AGOSTO 1930.
LUNGO LA PARETE SUD OVEST DELLA CIMA BUSAZZA CON UN DISLIVELLO DI 880m E UNO SVILUPPO DI 1445m. GRANDIOSA E ALPINISTICA ASCENSIONE IN APERTA PARETE SI SALE GRAZIE A FESSURE, CANALI-CAMINI, CANALONI DI ROCCIA.
VERA MOLE DELLA CIVETTA; LA SUA IMMANE MURAGLIA OCCIDENTALE PRECIPITA PER OLTRE 1100m SULLA VAL DEI CANTONI E HA RAPPRESENTATO DA SEMPRE IL MASSIMO DELL’ARDIRE ALPINISTICO. FU SALITA LA PRIMA VOLTA PER IL FACILE VERSANTE ORIENTALE DA: P. HUBEL E A. OBERBAUSER IL 3 AGOSTO 1907.

1a FEMMINILE: HENNY BAUMGARTL CON FRANZ STEIRL, 10/7/1935.
1a SOLITARIA: ADOLF BLACH, 3/8/1950.
1a INVERNALE: GIUSEPPE FRISON CON ANDREA SEGALIN, 29-30-31/12/1975.
SALITA IN LIBERA, AGOSTO 1985 IN TRE ORE.
ACCESSO:
DAL RIFUGIO VAZZOLER, SEGUENDO IL SENTIERO INIZIALE E POI TRAVERSANDO LA VAL DEI CANTONI, SI RAGGIUNGE AGEVOLMENTE LA BASE DELLA PARETE (0,45m’.).
L’ATTACCO E’ NEL PUNTO PIU’ BASSO DELLA PARETE, A SINISTRA DI QUEL PICCOLO CONO DI DETRITI MINUTI, CON MUGHI NELLA SUA PARTE INFERIORE, CHE SI TROVA A CIRCA 150m A SINISTRA DELLA BASE DEL GRANDE CAMINO CHE SOLCA LA PARETE SUD OVEST NEL MEZZO. TUTTI I POSTI DI FERMATA SONO MOLTO BUONI. LA ROCCIA E’ OVUNQUE SALDA TRANNE CHE NELLA PARTE SUPERIORE DEL CANALONE.

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DESCRIZIONE:
1° 25m; (3°). DALLA SOMMITA’ DEL CONO DETRITICO SI SALE DAPPRIMA OBLIQUAMENTE VERSO SINISTRA 820m E POI VERTICALMENTE.
2° 35m; (3° PASSAGGI DI 3°+). SI SALE SU PARETE FINO A RAGGIUNG. UNA CENGIA ERBOSA.
3° - 4° - 5° (3°, PASSAGI DI 3°+). 100m. SI SALE SU PARETE, OBLIQUANDO LEGGERMENTE VERSO DESTRA, FINO ALLA SOMMITA’ D’UNO SPERONE.
6° 30m; (3°+). SI SALE VERTICALMENTE SULLA PARETE A SINISTRA DEL GRANDE CAMINO E SI RAGGIUNGE UNA CENGIA DETRITICA (QUI; DURANTE L’ASCENSIONE IN INVERNALE ABBIAMO TROVATO CIRCA UN METRO DI NEVE).
7° 30m (1°). SI TRAVERSA ORIZZONTALMENTE A SINISTRA FINO AD UN CANALE, IN CUI SI ENTRA.
8° 30m (2°, 3°). SI ESCE DAL CANALE VERSO SINISTRA, AGGIRANDO UNO SPIGOLO E, CON SALITA OBLIQUA A SINISTRA, SI RAGGIUNGE IL LUNGO CAMINO, BEN VISIBILE DAL BASSO, CHE SALE OBLIQUAMENTE DA DESTRA VERSO SINISTRA.
9°, 10°, 11°, 12°, 13°, 14°, 15° SI SALE TUTTO IL CAMINO CON SETTE LUNGHEZZE DI CORDA DI 30m CIASCUNA. (3°, CON 3m DI 4°+ NELLA 12a LC).
16° 30m (3°, 0°, 2°). SALITI 2m, SI AGGIRA CON ESPOSTA TRAVERSATA A SINISTRA UNA COSTOLA (3° (. SI CONTINUA A TRAVERSARE SU UNA CENGIA ALL’INTERNO DU UNA GRANDE SVASATURA (15m; 0°). SI SALE UN CAMINO (10m; 2°) E SI RAGGIUNGE QUELLA ZONA GRADINATA E DETRITICA CHE LIMITA SUPERIORMENTE IL PRIMO TERZO DELLA PARETE.
17° 40m (2°). IN ALTO, A DESTRA, SONO VISIBILI DUE CAMINI SITUATI A DESTRA DEL GRANDE STRAPIOMBO GIALLO DELLA PARETE. SI SALE SU GRADONI DETRITICI IN DIREZIONE DEL CAMINO DI DESTRA.
18° 100m. (0°). SI PROSEGUE SU ZONA DETRITICA, OBLIQUANDO A SINISTRA, FINO ALLA BASE DEL SUDDETTO CAMINO.

DAL LIBRO: “TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”. <<… ORA SALIAMO PER 11Om., LUNGO UN PENDIO IN OBLIQUO, CON PENDENZA VERSO VALLE. ELEMENTARE IN ESTATE MA ORA, LA TRAVERSATA E’ RESA PERICOLOSA DA CIRCA UN METRO DI NEVE. NOTIAMO CHE ALLA BASE DEL CAMINO, IL PROSEGUIRE E’ ANCORA PIU’ DIFFICILE E PROBLEMATICO, DOVUTO DALL’ENORME CUMULO DI NEVE ALLA SUA BASE. ARRIVIAMO AL CAMINO, DOPO DUE ORE DI LAVORO NELL’APRIRSI UN VARCO CON L’AIUTO BRACCIA E MANI. NE’VIENE FUORI UNA TRINCEA DI NEVE. CI ASSICURIAMO PIU’ VOLTE PIANTANDO DEI CHIODI, PSICOLOGICI. ARRIVATI ALLA BASE DEL CAMINO. BATTENDO, CON I PEDI, LA NEVE PROCURIAMO UNO SPIAZZO MA, IL MURO DI NEVE E’ ANCORA ALTO. SUGGERISCO AD ANDREA DI SALIRE SULLE MIE SPALLE; ALTI DI STATURA COME SIAMO, FORMIAMO UNA COLONNA, UMANA, DI 3 METRI E 60 CENTIMETRITI. L’AMICO RIESCE A PROSEGUIRE, SCARICANDOMI ADDOSSO CUMULI DI NEVE. ALLA FINE DEL TIRO MI TROVO NEI PANNI DI UN PANDORO. LA NEVE FINE E’ RIUSCITA AD ENTRARE DA PER TUTTO E FA MOLTO FREDDO…>>.

19° 40m. (2°). SI SALE IL CAMINO E SI RAGGIUNGE UNA GRANDE GENCIA SENZA DETRITI.
20° 40m. (0°). SI PERCORRE LA CENGIA VERSO DESTRA, IN LEGGERA DISCESA, FINO ALLA BASE DEL GRANDE CANALONE CHE CARATERIZZA LA PARTE MEDIANA DELLA PARETE.
21° 30m. (2°, PASSAGGI DI 3°). SI SALE PER IL CANALONE.
22° 30m (2°, PASSAGGI DI 3°). SI SALE PER IL CANALONE. ALLA FINE DI QUESTA LC HA INIZIO LA VARIANTE DELLA “ FINESTRA “.
23° 30m (2°, PASSAGGI DI 3°). SI CONTINUA A SALIRE PER IL CANALONE FINO A UN POSTO DI FERMATA, 15m SOTTO UN MASSO INCASTRATO. SOPRA IL MASSO IL CANALONE E’ CHIUSO DA UNO STRAPIOMBO.
24° 17m (4°, 5°, 5°-, 3°). SI TRAVERSA ORIZZONTALMENTE A SINISTRA SULLA PARETE SINISTRA DEL CANALONE (2m; 4°) E SI PROSEGUE VERTICALMENTE SEGUENDO UN PICCOLO DIEDRO; DAPPRIMA VERTICALE (10m; 5°) E POI UN PO’ INCLINATO (3m; 5°-). DALLA FINE DEL PICCOLO DIEDRO SI TRAVERSA A DESTRA (2m; 3°) E SI ARRIVA SOPRA IL MASSO INCASTRATO.

DAL LIBRO: ” TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”. <<… NON RICORDAVO NEL SALIRE IN ESTATE, IN LIBERA, IL PASSAGGIO COSI’ DURO. DOPO TRE ORE DI LOTTA ERAVAMO TUTTE E DUE STREMATI. PER POTER SALIRE IL DIEDRO, ABBIAMO DOVUTO LIBERARLO DALLA GROSSA CROSTA DI GHIACCIO CHE COPRIVA LA ROCCIA E PER FARE SICURA, UTILIZZIAMO I GHIODI DA GHIACCIO, AVVITANDOLI NELLA FESSURA DEL DIEDRO. ANDREA E’ SEDUTO, CALMO, VICINO A ME E GLI DICO: “ C’E’ UN ALTRO TIRO DURO MA POI TROVIAMO UN BUON POSTO PER BIVACCARE. SONO LE TRE DEL POMERIGGIO E C’E ANCORA LUCE PER POTER ARRAMPICARE”. MI RISPONDE CON UN OK. L’ARIA, ANCHE SE IL SOLE SCAGLIA I SUOI ULTIMI RAGGI SULLA ROCCIA, E’ TREMENDAMENTE FREDDA E PUNGENTE. IL TERMOMETRO SEGNA -19°…>>.

25° 30m (2°+, 3°, 4°). SI RITORNA A SINISTRA, ALLA FINE DEL DIEDRO E SI TRAVERSA A SINISTRA SU UNA CORNICE (10m; 2°+) FINO AL SUO TERMINE. CON TRAVERSATA ESPOSTA, VERSO SINISTRA, SI AGGIRA UN PILASTRINO ALTO 1,5m (2m; 3°), SI SALE SU PARETE OBLIQUANDO LEGGERMENTE VERSO SINISTRA FINO AD UN CHIODO (6m; 3°, UN PASSAGGIO DI 4°) E SI PROSEGUE NELLA STESSA DIREZIONE FINO AD UN AMPIO TERRAZZINO (10m; 3°+, DUE PASSAGGI DI 4°): PF. OTTIMO. CHIODI.

DAL LIBRO: ”TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”.
<<….ANDREA, NEL VEDERMI ATTRAVERSARE GLI ULTIMI 10 METRI MI DICE: - MA TU SEI MATTO. DOVE STAI METTENDO I PIEDI? QUESTA E’ UNA TRAVERSATA DI 5° O 6°”. IN EFFETTI, L’ESILE GENGIA CHE PORTA DIFFICOLTA DI 4° E’ TUTTA INCROSTATA DI GHIACCIO E SOMMERSA DALLA NEVE. SOLO I SOLCHI DELLE PUNTE DEI SCARPONI FANNO INTUIRE CHE SOTTO C’E ROCCIA ALTRIMENTI SEMBRA DI ESSERE SOPRA AD UN LUNGO, VERTIGINOSO E IMMENSO COLATOIO DI NEVE, CHE PORTA GIU’ A VALLE.. LA CONTINUA TENSIONE NEL LIBERARE GLI APPOGGI E GLI ENORMI SFORZI PER TENERMI IN EQUILIBRIO MI HANNO STREMATO. MI SENTO A PEZZI MA MI LIBERO CON UN URLO DI GIOIA, DALLO STRESS, QUANDO GIUNGO AL LARGO TERRAZZO COPERTO DA UN METRO DI NEVE. FINALMENTE CI RIPOSIAMO. SONO LE ORE 16,22. IL BUIO AVANZA E LA TEMPERATURA E’ SCESA PAUROSAMENTE - 27°…>>.

26° 20m (2°). SI SALE OBLIQUAMENTE VERSO DESTRA (2m; 2°) E POI SI TRAVERSA A DESTRA SU UNA CORNICE (18m; 2°) FINO A RIENTRARE NEL FONDO DEL CANALONE, NORMALMENTE INNEVATO.
27°, 28°, 29°, 30°, 31°, 32°, 33°, 34° (1°, 2°, PASSAGGI DI 3°). SI SALE PER IL CANALONE CON OTTO LUNGHEZZE DI CORDA DI CIRCA 38m CIASCUNA. NEI PRIMI 100m SI TROVA NORMALMENTE NEVE. LA ROCCIA E’ MALSICURA E FRIABILE. SI RAGGIUNGE UNA FORCELLETTA CHE SEPARA UN PODEROSO CONTRAFFORTE DALLA PARETE DELLA CIMA DELLA BUSAZZA. DI QUI SI VEDE, PIU’ IN BASSO LA TORRE TRIESTE.
35° 50m (1°, 4°-, 3°, 3°+). DALLA FORCELLA SI SALE 1m E SI TRAVERSA A SINISTRA (5m; 1°) FINO ALLA BASE DI UN CAMINO FORMATO DA UNA GROSSA LAMA DI ROCCIA GIALLA E DALLA PARETE. SI SALE IL CAMINO FINO AL SUO TERMINE (INIZIALMENTE 5m DI 4°-; POI 3°, 3°+; ROCCIA SALDA).
36° 50m (0°, DUE PASSAGGI 1°). SI TRAVERSA SULLA CENGIA VERSO SINISTRA. PF ALLA BASE DI UN CAMINETTO.
37° 22m (4°-, 3°). SI SALE IL CAMINETTO (5m; 4°-) E, CON SALITA OBLIQUA VERSO DESTRA (3°), SI RAGGIUNGE UNA TERRAZZA DETRITICA ALLA BASE DEL CAMINO TERMINALE.
38° 30m (0°). SI SALE SULLA TERRAZZA DETRITICA FINO ALLA BASE DEL CAMINO TERMINALE
39° 15m (3°, 4°+, 3°). SI SALE DAPPRIMA SU PARETE (5m; 3°) E POI IN UNA STROZZATURA (2m; 4°+). SI ENTRA NEL CAMINO E LO SI SALE FINO AD UN POSTO DI FERMATA (8m; 3°).
40° 20m (3°, 3°+). SI SALE IL CAMINO.
41° 17m (A1, 4°+, 3°+). SI SALE DAPPRIMA SULLA PARETE STRAPIOMBANTE SINISTRA DEL CAMINO (10m; A1). ALLA FINE DELLO STRAPIOMBO, DOVE LA PARETE E’ INCLINATA, SI TRAVERSA VERSO DESTRA (4m; 4°+) FINO AL FONDO DEL CAMINO. SI CONTINUA A SALIRE FINO AD UN TERRAZZINO (3m; 3°+).
42° 30m (2°, 3°, UN PASSAGGIO DI 3°+). SI SALE IL CAMINO CHE DIVENTA COLATOIO.

DAL LIBRO: ”TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”.
<<… ANDREA!- GLI DICO MENTRE STA PARTENDO PER INIZIARE IL CAMINO- HO L’IMPRESSIONE CHE INVECE DI PARETE TI TROVERAI DAVANTI UN CAMINO, CON ENTAMBE LE PARETI RICOPERTE DI GHIAGGIO. STAI ATTENTO!- SUBITO, NEI PRIMI METRI DI SALITA, LA PICCOZZA E I RAMPONI FANNO CADERE VERSO VALLE UNA MOLTITUDINE DI SCAGLIE E PEZZI DI GHIACCIO. L’AMICO SCAVA GRADINI E CERCA DI ARRAMPICARE SEMPRE VERSO L’ESTERNO ANCHE QUANDO, ARRIVATO ALLA PARETE STRAPIOMBANTE, PER VINCERLA BISOGNA PER FORZA ENTRARE ALL’INTERNO PER ARRIVARE AL PUNTO DI SOSTA. PER NOSTRA FORTUNA L’ORARIO CI E’ AMICO; SONO LE DUE E MEZZA DEL POMERIGGIO E C’E’ TUTTO IL TEMPO PER VINCERE IL PASSAGGIO CHIAVE. SENTO UN URLO TUTTO SI FA SILENZIO; ANDREA E SULLA PARETE STRAPIOMBANTE MA PER LA FATICA DEI 35m DI SALITA CHE HA FATTO NON CE LA PIU’ A BATTERE UN COLPO CON LA PICCOZZA DOVUTO DAI CRAMPI CHE GLI SONO SOPPRAGIUNTI ALLE MANI. RIESCE CON FORTI DOLORI A METTERE L’ULTIMO CHIODO DA CHIAGGIO NEL BUDELLO VERDASTRO DEL FONDO DEL CAMNINO E LENTAMENTE L’AIUTO A DISCENDERE. - VUOLE SCUSARSI MA ANCH’IO SONO UN UOMO E NON MACCHINA CHE SOPPORTA FACILMENTE LA FATICA. PRENDO IL SUO POST; PATENDO GLI DICO, CON UN PICCOLO SUSSURRO: “SPERIAMO DI PASSARE”. SALITO I CINQUE METRI DI PARETE ENTRO NEL CAMINO CHE SI PRESENTA COME UN GROSSO RETTILE TUTTO VERDASTRO. INTRAVVEDO I TRE CHODI, MI FACCIO IL SEGNO DELLA CROCE E PARTO. GRAZIE AI SCALINI FATTI DA ANDREA RAGGIUNGO LA PARETE STRAPIOMBANTE E RIMANGO SENZA FIATO. TUTTO E’ LUCIDO, VISCIDO, IMPOSSIBILE PROSEGUIRE PER L’INTERNO DEL CAMINO. IL GHIACCIO E’ MOLTO SPESSO E LE DIFFICOLTA’ SONO MOLTO SOSTENUTE; 10 METRI DI PARETE STRAPIOMBANTE DI A1 E HO SOLO CHIODI DA ROCCIA.
PASSO UN CORDINO LUNGO AL CHIODO INFISSO NEL GHIACCIO, LASCIATO DA ANDREA E MI SPORGO VERSO L’ESTERNO DELLA PARETE DI SINISTRA. SCORGO PROPRIO SUL FILO DELLA PARETE UN PASSATOPO COPERTO DI GHIACCIO. CON IL MARTELLO LO LIBERO E PASSO IMMEDIATAMENTE UN CORDINO ASICURANDOMI IMMEDIATAMENTE. ORA MI TROVO ALL’OPPOSTO DELLA VIA, PUNTO I RAMPONI SULLE DUE PARETI E CON IL CORPO MI ADAGIO ALL’INTERNO DEL CAMINO. A COLPI DI PICCOZZA COSTRUISCO UNA GROSSA CLESSIDRA DI GHIACCIO; PASSO UN CORDINO SPESSO E DOPPIO, L’ANNODO E CI INFILO IL PIEDE DESTRO. SCARICO PIAN PIANO IL PESO DEL PIEDE SINISTRO E CON UN VOLTEGGIO VELOCE DEL CORPO ALLUNGANDOMI IL PIU’ POSSIBILE, RIESCO A PIANTARE LA BECCA DELLA PICCOZZA SUL BORDO DI TRAVERSO DEL TERRAZZINO. SONO MADIDO DI SUDORE E, MI CHIEDO COME HO FATTO AD ARRIVARCI. LENTAMENTE SOLLEVO IL PIEDE DESTRO, INFILATO NEL CORDINO E CON LA SOLA FORZA DELLE BRACCIA GUADAGNO IL TERRAZZINO. IL CIELO E’ CON I COLORI DELLA SERA, SI VEDE LA LUNA, LA TEMPERATURA ESTERNA E SOTTO I 22° MA NON HO FREDDO. UNA CORNACCHIA MI FA COMPAGNIA MENTRE RECUPERO E FACCIO SALIRE ANDREA. SONO FELICE DI ACCAREZZARE QUESTA PARETE, DI CONQUISTARE, METRO DOPO MERTO QUESTO COLOSSO, DI AVER VINTO SULLA MONTAGNA GRAZIE ALLA NOSTRA UMILTA’ E PREPARAZIONE.
ANDREA MI RAGGIUNGE STANCHISSIMO; HA LASCIATO DUE CHIODI PERCHE’ NON HA AVUTO LA FORZA DI TOGLIERLI. CON UN SORRISO MI INVITA DI ANDARE AVANTI. “E’ TUA” MI DICE. SONO LE 16 MENO DIECI MINUTI E MANCANO ANCORA 60m, PIU’ FACILI MA SEMPRE SALENDO NEL COLATOIOCON IL GHIACCIO E AL BUIO. ACCENDO LA TORCIA ELETTTRICA SOPRA IL CASCO…>>.
43° 30m (3°, 4°). SI CONTINUA A SALIRE PER IL COLATOIO E SI RAGGIUNGE UNA FORCELLA DELLA CRESTA SUD-EST, A SINISTRA DI UNA TORRETTA.

DAL LIBRO: “TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”.

<<…” SIAMO FUORI! SULLA CRESTA!”. URLO, IN GIU’ VERSO ANDREA E, CERCO AL BUIO UN ANCORAGGIO PER RECUPERARLO. QUANDO ARRIVA CI METTIAMO A PIANGERE. NON RIUSCIAMO A PARLARE, A PRONUNCIARE NULLA; CI ABBRACCIAMO E CI SEDIAMO SULLA NEVE. L’ADRENALINA CHE FINO A POCO TEMPO FA, CI HA TENUTO VIGILI E SCATTANTI CI ABBANDONA; SPOSSATEZZA E LA STANCHEZZA CI INVALIDANO OGNI PICCOLO GESTO; DAL RECUPERO DEL MATERIALE, AL POSIZIONARE LE CORDE NELLO ZAINO O COPRIRCI CON INDUMENTI PIU’ CALDI. IL SILENZIO E’ ASSOLUTO; UN VENTO GLACIALE CI FRUSTA CON TUTTA LA SUA FORZA; LA TEMPERATURA SEGNA -28°. ABBIAMO IL CORRAGGIO DI FARCI UN THE’ CON IL FORNELETTO E AL CHIARORE DEL FUOCO, CON UN CIELO COPERTO DI STELLE FESTEGGIAMO IL CAPODANNO…29/30/ DICEMBRE 1975>>.

DISCESA:
DALLA FORCELLA DELLA CRESTA SUD-EST SI SCENDE SU GRADONI DETRITICI. DOPO 50m SI SCENDE PER UN CAMINETTO DI 2m (2°) E SI PROSEGUE SU UN GHIAIONE FINO A RAGGIUNGERE UNA TRACCIA DI SENTIERO. LA SI SEGUE VERSO NORD.
DEVIANDO VERSO DESTRA SI SCENDE NEL VAN DELLE SASSE E, SEGUENDO IL SENTIERO, SI RAGGIUNGE IL RIFUGIO VAZZOLER.

DAL LIBRO: “TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”.
<<… FACILE SEGUIRE LA VIA DEL RITORNO D’ESTATE, CON LA LUCE DEL GIORNO, TRACCIE BEN EVIDENTI E CON GLI OMETTI CHE TI INDICANO IL PERCORSO. UN’ ALTRA COSA E’ SCENDERE, AL BUIO, CON CIRCA 2-3 METRI DI NEVE. ARRIVO AL CAMINETTO E, STUPIDAMENTE DOVUTADA UNA MIA ERRATA CONSISTENZA DELLA NEVE FACCIO UN SALTO. CERTO DI TROVARE UN MANTO SOFFICHE CHE ATTENUAI IL MIO SALTO, TROVO UNA LASTRA DI GHIACCIO. RIMBALZO CON LA TESA IN AVANTI E VENGO PROIETTATO COME UN MISSILE GIU’ VERSO IL GHIAIONE. FRAZIONE DI SECONDI; MI RENDO CONTO CHE SE CONTINUO A SCIVOLARE AD UNA VELOCITA’ COSI’ FOLLE, VADO A FRACELLARMI, CONTRO LE ROCCE DELLA SPALLA EST DELLA CIMA DELLA BUSAZZA. SOLLEVO I RAMPONI E CON LA FORZA DELLA DISPERAZIONE SOMMERGO LA BECCA DELLA PICCOZZA CON TUTTO IL MIO PESO CORPOREO. DOPO 20m METRI, INTERMINABILI, MI FERMO.
HO PERSO GLI OCHIALI, LA TORCIA ELETTRICA FRONTALE, HO QUALCHE ESCORAZIONE MA SONO SALVO. SENTO LE URLA DI ANDREA CHE A CIRCA 150m PIU’ SU MI CHIAMA DISPERATAMENTE. HO LA NEVE FIN DENTRO LE MUTANDE E MI SONO SOPPRAGGIUNTI I CRAMPI ALLE MANI CHE SERRANO LA PICCOZZA. ANDREA, SEGUENDO LA MIA SCIA, MI RAGGIUNGE DOPO 30m’. MI TROVA TUTTO TREMANTE E INCRETINITO DAL SCHOK CHE HO SUBITO.
LENTAMENTE MI AGGIUSTA E RIPRENDIAMO LA DISCESA SVOLTANDO A DESTRA VERSO IL VAN DELLE SASSE. MA I GUAI NON SONO FINITI. PIU’VOLTE LUNGO IL SENTIERO CHE ZIGZADIGANDO EVITA I MOLTI MUGHI CHE SONO COPERTI DI NEVE E QUINDI NON VISIBILI CI FANNO DA TRAPPOLA E CADIAMO SU DEI VUOTI ALTI CINQUE METRI. RIUSCIAMO PER BENTRE VOLTE A RISALIRE DA QESTE, NATURALI TRAPPOLE, NON VISIBIL,I MA ALLA QUINTA CADUTA DECIDIAMO DI PERNOTTARE SOTTO AL MUGO CHE CI HA TESO IL TRANELLO. CON LE ULTIME FORZE CHE CI RIMANGONO; COSTRUIAMO UNA SPECIE DI IGLOO E ACCENDIAMO UNA CANDELA CHE FORTUNOSAMENTE E’ RIMASTA INTATTA NELLO ZAINO.
ANDREA LANCIA UN RAZZO DI SEGNALAZIONE PER UN SOCCORSO; PRIMA ROSSO POI VERDE. NON CI VIENE IN MENTE CHE E’ LA MEZZANOTTE DELL’ULTIMO DELL’ANNO E CHE RAZZI PIROTECNICI COME I NOSTRI CE NE SONO A MIGLIAIA LUNGO LE VALLI, LE PENDICI DELLE MONTAGNE O DALLE MIRIADI DI CASE SPARSE SUI VARI VERSANTI DELLE MONTAGNE. LA BEFFA DEL CAPODANNO CI FA TRASCORRERRE UN’ALTRA NOTTE SOTTO LA NEVE. “BUON ANNO ANDREA - ALTRETTANTO A TE BEPI”. UN SONNO CI PERVADE FINO ALLE OTTO DEL MATTINO.
LA TEMPERATURA E’ SEMPRE RIGIDA;- 25°. SCENDIAMO STREMATI FINO AL RIFUGIO. LA CIMA BUSAZZA S’INNALZA POSSENTE CON I SUOI 900m DI PARETE E FINALMENTE SEDUTI SUI SCALINI DEL RIFUGIO VAZZOLER, COLMI DI NEVE, SORRIDIAMO…>>>.
Giuseppe Frison.


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