Alpi Carniche - CIMA DELLA SFINGE M. 1754

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Parete Nord “via classica”.


 

Le difficoltà sono moderate e la l’itinerario è attrezzato alle soste con anelli cementati. Non c’è confronto con le “vere”classiche, ma la via garantisce un’ ascensione in tranquillità anche se la roccia, pur ben appigliata, non è sempre sicura e le possibilità di mettere rinvii intermedi nei tiri, per lo più sulle larghe placche inclinate, non sono ben fornite” (insussistenti le clessidre, scarse le fessure per dadi); per questo bisogna porre attenzione nella salita (porre attenzione in una giornata umida “ la parete diventa viscida). Il percorso è relativo alla logica, è bello gli ultimi tiri sull’antispigolo sono esaltanti.

L’avvicinamento all’attacco della via non è troppo lungo, discesa poco impegnativa e, vista la quota bassa, i pochi tratti erbosi o sporchi ne fanno una bella ascensione frequentata.

Primi salitori: C. Gilberti, O. Soravito, 4/10/1927

Dislivello: 500 m (sviluppo: m 720)

Difficoltà: AD+ max: 4° (variante: 5°-).

Tempo previsto: ore 5,30.


Roccia: generalmente buona anche se richiede attenzione sulla solidità degli
appigli.
Materiale: qualche cordino e dado (poche clessidre e fessure); 2-3 chiodi per
evenienze particolari (qualche sosta non attrezzata).


Avvicinamento:
Da Moggio Udinese (raggiungibile da Udine via autostrada – uscita Carnia), si risale lungo la Val Aupa e le sue piccole frazioni. Circa 2 km dopo aver lasciato sulla destra la deviazione per il piccolo abitato di Dordolla, si prende a sx una stradina asfaltata (indicazioni per il rifugio Grauzaria) che sale a tornanti per circa 1 km fino ad un piccolo parcheggio.

Da qui si sale verso il rifugio Grauzaria (segn. 437, tabelle). Per arrivare all’attacco della via vi sono due possibilità:

a)
salire fino al rifugio, m 1250, 1 ora dal parcheggio, e poi prendere il sentiero 446 per il bivacco
Feruglio (indicazioni) che corre in piano sotto le pareti della Sfinge. Si attraversano alcuni canaloni

franosi fin quando il sentiero si porta a pochi metri sotto le rocce della bella parete
nord della Sfinge. Qui (bel praticello) si sale a dx per pochi metri fino ad un ometto. Siamo 50
m sotto un camino formato da un piccolo torrione che si appoggia sulla parete della Sfinge,
circa 100 m prima di raggiungere la grande gola che si incunea nel versante nord del massiccio
della Grauzaria (15 min dal rifugio). Soluzione più lunga ma che consente eventualmente di
lasciare le cose inutili in rifugio, dove si scenderà più tardi.

b)
dopo circa 20 minuti di cammino dal parcheggio si stacca a sx un sentiero (tabella e segnavia
su una roccia in alto) per il bivacco Feruglio. Lo si imbocca e si sale per erba e mughi fin sotto
le pareti nord del massiccio della Grauzaria, dove si incontra il sent. 446 che collega il rifugio
Grauzaria al bivacco Feruglio. Lo si segue a dx, passando sotto alla grande gola nord, fino
all’attacco (vedi soluzione precedente). 1 ora dal parcheggio, soluzione più rapida se non si
pernotta in rifugio.

Linea generale:

Dal punto d’attacco la via segue nei primi tiri il camino citato (vedi avvicinamento), oltre il quale va in
leggera diagonale a dx per placche inclinate fino alla cengia che taglia a metà altezza la parete (poco
visibile dal basso). La si segue a dx fino allo spigolo “del naso” (cosiddetto per l’evidente strapiombo che
forma il naso della Sfinge). La seconda parte della via si svolge lungo il colatoio a dx dello spigolo
(visibile dal rifugio ma non dall’attacco), fin quando da questo (dopo 50 m circa) si può traversare a dx
fino ad uno spigolo appoggiato parallelo a quello del naso (chiamato “antispigolo”) che domina il rifugio.
Risale il filo di questo fino ad un canale che permette di uscire dalla parete circa 100 m sotto la vetta.

N.B.
Il secondo tiro della relazione qui descritta è una variante percorsa all’esterno del camino iniziale
(evitato a causa di una giornata di pioggia) ed è sconsigliabile (maggiori difficoltà e roccia non sempre
salda. In calce si riporta la descrizione del tratto corrispondente al camino basato sulla relazione di
“Dimensione quarto” (con correzione della lunghezza del tiro, qui errata, e di qualche altro dato
verificato sul posto).

 

SALITA:

1)
Dall’ometto d’attacco un tiro piuttosto facile per gradoni rocciosi inclinati consente di
raggiungere la base del camino formato dalla parete della Sfinge e da un piccolo torrione
staccato. 50 m, 2°, pass. 3°, 1AF.

2)
La parte iniziale del camino, profonda e tetra, si evita sulla sx lungo una bella paretina fin dove è
possibile entrare nel camino sopra il tratto impraticabile (15 m, 3°). Lo si risale per breve (5 m,
3°) per poi uscire a dx su una cengetta dove si trovano due chiodi (3 m, 3°, 2C, sosta eventuale;
fin qui percorso originale, il tratto successivo è la variante). Si percorre la cengia verso dx fin
dove si può salire più agevolmente su placche inclinate (5 m, 2°). Si rimontano le placche in
leggera diagonale a sx riavvicinandosi al camino (10 m, 4°). Da due spuntoni vicini si punta a
raggiungere l’uscita del camino in diagonale a sx su parete di roccia non buona (10 m, 4°, pass. 5°),
superando l’ultimo saltino del camino (2 m, 4°). Si sale sopra nel canale seguente facilmente
fino all’anello di sosta (in alto a dx), dove ci si ferma comodamente (5 m, 2°). 60 m, 3°, 2°, 4°,
5°-, 4°, 2°, 2C, 1AF. Percorso originale (consigliabile).
Dai due chiodi di sosta eventuale si sale per il camino (chiodo), preferibilmente sulla sua faccia
dx (3°+, gradinata), e si esce infine, con un ultimo movimento nel liscio camino (4°), nel canale
seguente alla sosta (35 m, 3°+, 4°, 2°).

3)
Si prosegue nel canale che sbuca su una terrazza detritica sotto grandi placche inclinate (15 m,
2°). Si sale sulla dx in una leggera depressione nelle placche con bella arrampicata, all’inizio
aiutandosi con una fessura (15 m, 3°+), poi su terreno aperto appoggiato (10 m, 3°), fino ad
un’altra zona di terrazze. La si sale stando sulla sx, raggiungendo, poco sopra la cengia detritica
più ampia, la sosta a spit (10 m, 1°); sulla cengia più ampia, circa 15 m a dx, vi è una sosta a chiodi
e cordini (sconsigliabile in quanto un po’ fuori dal percorso più agevole). 50 m, 2°, 3°+, 3°,
1°, 1 spit sosta.

4)
Si continua lungo le placche inclinate, sempre in leggera diagonale a dx. Conviene seguire i tratti
più articolati che si trovano verso la grande gola nord (stando più al centro, verso dx, difficoltà
superiori e poche possibilità di proteggersi), con divertente arrampicata fino al successivo
terrazzino con sosta a spit+chiodo collegati da un cordone. 50 m, 3°, pass. 3°+. 1 spit +
chiodo di sosta.

5)
Si continua con lo stesso andamento e caratteristiche lungo la parete che alla fine del tiro si
appoggia ancora di più formando varie terrazzette detritiche (40 m, 3°, 2°), giungendo all’inizio
della cengia mediana, che qui è una sorta di canalino ascendente a dx. Lo si percorre andando
decisamente a dx per facili saltini fino all’anello cementato di sosta (10 m, 2°, pass. 3°). 50 m,
3°, 2°, 1AF.

6)
Si sale il brevissimo e facile saltino roccioso sopra l’anello (5 m, 2°) e si percorre quindi
camminando la cengia in leggera ascesa verso dx fino quasi sotto il profilo dello spigolo del
“naso” (70 m, 1°). Da ultimo ci si innalza per facili saltini rocciosi fino alla base di due camini
paralleli che permettono di raggiungere il filo dello spigolo (15 m, 2°). Sosta con anello
cementato alla base del camino di sx. 90 m, 2°, 1°, 2°.

7)
Si va qualche metro a dx per entrare nel camino di sx (5 m, 2°). Lo si risale su roccia in parte
malferma (20 m, 3°+, si può stare sulla placca a sx con difficoltà superiori, 4°), uscendo a dx
aggirando uno spuntone (5 m, 3°) oltre il quale si è alla base delle placche molto appoggiate a dx
dello spigolo. Si rimontano senza difficoltà i primi metri della placconata, riportandosi sulla
verticale del camino, dove si trova l’anello di fermata (10 m, 2°). 35 m, 2°, 3°+/4°, 2°, 1AF.

8)
Si scalano le placche molto appoggiate stando un po’ a dx della fessura obliqua formata dalla
parete verticale del “naso”, seguendo i tratti più articolati, raggiungendo un chiodo di sosta
(difficilmente visibile) subito sopra di un vago pulpitino, circa 6 m a dx della fessura diagonale.
55 m, 2°, pass. 3°. 1CF.

9)
Si continua lungo le placche, portandosi quasi a raggiungere la fessura diagonale (15 m, 3°, 2C in
alto, poco sotto la fessura). Se ne segue l’andamento verso dx per rocce molto articolate fino
alla base di un brevissimo caminetto che segna l’inizio del grande colatoio che sale verso la vetta
a dx dello spigolo del “naso” (15 m, 3°). 30 m, 3°, 2C, 1AF.

10)
Si rimonta il caminetto o stando all’interno (5 m, 4°, bella opposizione su pareti lisce, difficile se
bagnato) o scalando il saltino verticale sopra la sosta a sx del camino (5 m, 4°+). Oltre si
prosegue lungo il colatoio dapprima facile (15 m, 2°), poi con alcuni salti impegnativi (20 m, 3°,
pass. 4°-, fessura sulla dx di un grosso spuntone nel colatoio con sasso incastrato), fin dove si
vede sulla dx una cengia che esce. La si raggiunge con movimento delicato (5 m, 4°, 1C),
percorrendola poi facilmente verso dx fino alla sosta (10 m, 2°). 55 m, 4°/4°+, 2°, 3°, 4°-,
4°, 2°, 1C, 1AF.

11)
Siamo sotto il profilo dell’esposto ed appoggiato “antispigolo” (sotto appare il rifugio). Lo si scala
con bellissima arrampicata su roccia articolata, stando sul filo dello stesso fino alla sosta
successiva. 50 m, 3°/3°+, 1C, 1AF.

12)
Si prosegue sempre lungo l’entusiasmante filo. 45 m, 3°/3°+, 1AF.

13)
Si continua lungo lo spigolo che in alto si abbatte (20 m, 3°+). Si continua per rocce facili fino ad
entrare in vista del canale d’uscita, limitato a dx da un pinnacolo evidente (15 m, 2°, 1°). 35 m,
3°/3°+, 2°, 1°, 1AF.

14)
Si sale di conserva fino alla base del canale d’uscita per la sua facile parte iniziale. 40 m, 1°.

15)
Si scalano le rocce del canale, articolate ma con alcuni spuntoni malsicuri, fino a fermarsi circa 5
m sotto la forcelletta che ne segna lo sbocco. 20 m, 2°, pass. 3°, 1AF.

Discesa:

Si raggiunge con un passo la forcelletta, oltre la quale c’è il primo segno rosso. Si seguono gli evidenti
segni rossi in salita (da superare un caminetto di 2°, con un passaggio di 3° molto breve), finché si
raggiungono le cenge del versante ovest in vista del Portonat e del rifugio. Le si seguono (segni rossi),
scendendo vari facili gradoni rocciosi, fino a raggiungere il canale detritico sottostante (150 m di
dislivello circa). Lo si attraversa (qualche ometto), e poi lo si scende fino ad immettersi nel canalone
principale che scende dal Portonat, dove si incrocia il sentiero segnato (444, 1 ora dall’uscita) che
conduce con ripida discesa fino al rifugio (circa 1h30 dall’uscita).

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