EMILIO COMICI (1901-1940)
E’ molto arduo scrivere la carriera alpinistica di Emilio Comici “L’angelo delle Dolomiti”, ma è una grande gioia poterlo fare dopo aver ripetuto molti dei suoi leggendari tracciati. Nel salire le sue vie, ho compreso, l'alpinista Emilio Comici, il quale con la sua umiltà, passione, amore per la montagna, riusciva con semplicità a risolvere i più difficili passaggi, tracciando itinerari con estrema logica, quasi tutti sempre diritti alla cima, regalandosi tutto quello che la montagna gli offriva.
Nato a Trieste (allora non italiana) il 21 febbraio del 1901, Emilio Comici, rappresenterà il più straordinario talento del periodo tra le due guerre, nella storia dell'alpinismo e dell'arrampicata.
Da molti paragonato per la sua eleganza di stile durante l'arrampicata, al mitico Paul Preuss, iniziò la sua carriera sportiva presso l'associazione polisportiva "XXX ottobre". QUESTA PORTAVA LA DATA IN CUI LA CITTA’ DI TRIESTE FU RIUNITA ALL’ITALIA. E. COMICI A ALLORA, INIZIO’ A CONOSCERE LA SPELEOLOGIA COME PASSIONE E SPORT E LA PRATICO’ NEL CARSO CON GLI AMICI, CON DISINVOLTURA E AUTODIDATTA. CON PASSIONE, ENTUSIASMO, DEDIZIONE E IL SUO FORTE CARISMA I SUCCESSI ARRIVARONO BEN PRESTO; IL GRUPPO RIUSCI’ AD OTTENERE QUALCHE AIUTO MATERIALE, DA PARTE DELLE ISTITUZIONI, RIUSCENDO, NEL 1926, A STABILIRE IL RECORD MONDIALE DI “PROFONDITA’”: - 500 m.; RISULTATO E PRIMATO OTTEMUTO DALLO STESSO COMICI.
NEL PERIODO DEL 1927-28, EMILIO COMICI, PROGRESSIVAMENTE ABBANDONO’ L’ATTIVITA’ SPELEOLOGICA A FAVORE DELL’ALPINISMO. LE PARETI DELLA VAL ROSANDRA, A POCHI CHILOMETRI DALLA CITTA’, GLI SERVIRONO AD ALLENARSI E RAFFINARE LA TECNICA DELL’ARRAMPICATA. NEL SALIRE ED APRIRE NUOVI TRACCIATI SULLA PARETE DELLA VALLE, INTUI’ DI FAR SORGERE UNA POTENZIALE “PALESTRA DI ROCCIA” E LA POSSIBILITA’ DI SFRUTTARLA, CREANDO E FONDANDO COSI’ UNA SCUOLA DI ARRAMPICATA.
NEL 1929, CON UN NUOVO TRACCIATO, CREA LA PRIMA VIA NUOVA ITALIANA DI VI° GRAGO, SULLA PARETE NORD OVEST DELLA SORELLA DI MEZZO, NEL GRUPPO DEL SORAPIS.
EMILIO COMICI, AVEVA LA FORTUNA DI POSSEDERE NEL CUORE, NELLA SENSIBILITA’ E NELL’INTELLIGENZA LE DOTI PIU’ GENUINE PER AMARE E GODERE LA MONTAGNA. INCOMINCIO’ AD APRIRE DIFFICILI TRACCIATI SULLE PARETI DELLE DOLOMITI. LA GRANDEZZA DI COMICI STA NON TANTO NELLA MOLE DELLE VIE PERCORSE E APERTE, FRA TUTTE SI RICORDI LA NORD DELLA CIMA GRANDE DI LAVAREDO. CON I FRATELLI DIMAI, NEL 1933, MA NELLA PUREZZA DELLO STILE E NELLA RICERCA DELLA LINEA ESTETICA IDEALE DELLA VIA: "LA GOCCIA D’ACQUA CHE CADE DALLA CIMA”. EGLI ANDAVA SOTTO LA VERTICALE DI UNA CIMA E TIRAVA SU DIRITTO SCRIVENDO COSI’, EROICHE PAGINE DELL’ALPINISMO NAZIONALE ED INTERNAZIONALE NELLA SUA BREVE VITA TERRENA. TRACCIO’ OLTRE DUECENTO NUOVE VIE SULLE DOLOMITI, MOLTE DI ESTREMA DIFFICOLTA’ E ANCOR OGGI, PUR ESSENDOCI NUMEROSI CHIODI DI ALTRE CORDATE OLTRE A QUELLI MESSI DAI PRIMI SALITORI PRIMI SALITORI, RENDENDO LA VIA PIU’ SICURA E PIU’ FACILE, CI SONO NUMEROSE CORDATE CHE SI RITIRANO O PUR DI PROCEDERE SENZA UN ADEGUATO ALLENAMENTO IMBRATTANO LA PARETE ANCORA CON CHIODI E CON SPIT. COME HO DETTO PRIMA, EGLI NON SALIVA SOLO PER VINCERE LA PARETE E CONQUISTARNE LA CIMAMA, DURANTE L’ASCESA, ARRAMPICAVA DANZANDO E DAVA AI SUOI MOVIMENTI FLUIDITA’ E BELLEZZA AL GESTO DI SALIRE LA PARETE. CONSIDERAVA L’ALPINISMO NON COME UNO SPORT MA COME UN’ ESPRESSIONE ARTISTICA: ”…INTENDO L’ARRAMPICAMENTO SOPRATTUTTO COME UN’ARTE. COME PER ESEMPIO LA DANZA O, SE VUOI, L’ARTE DEL VIOLINO. PERCHE’ SE SEI PADRONE ASSOLUTO DELLA TECNICA, PUOI FACILMENTE DARE ESPRESSIONE AI TUOI SENTIMENTI, PROPRIO COME NELLA MUSICA E NELLA DANZA. NEI PASSAGGI DIFFICILI IO MI ABBANDONO COMPLETAMENTE ALL’IMPRESSIONE DI VIVERE NELLA ROCCIA, E CHE LA ROCCIA VIVA IN ME” Emilio Comici. ANCHE LUI, COME TANTI ALTRI GRANDI ALPINISTI NON RISULTO’ ESENTE DAL FENOMENO DELLA CORSA ALLA COMPETIZIONE-SOLUZIONE DI GRANDI PROBLEMI ALPINISTICI DETTATI A QUEI TEMPI. PER TUTTA LA SUA BREVE CARRIERA ALPINISTICA PROVO’ DI TROVARE UN ADEGUATO COMPAGNO DI CORDATA: NE TROVO’ ALCUNI MA NON FISSI; ALTRI LO COINVOLSERO IN POLEMICHE E INFAMIE, MENTRE LUI ERA SCEVRO DA TUTTE LE ANGHERIE E PUBBLICITA’ GIORNALISTICHE. ALCUNE DELLE SUE GRANDI IMPRESE FURONO RIFATTE DALLO STESSO COMICI, IN SOLITARIA, PROPRIO PER CHIUDERE OGNI INCREDULITA’ E MALIDICENZE. INCONSAPEVOLMENTE TUTTI SI ALLONTANAVANO; NON ERA CAPITO O LO RITENEVANO TROPPO FORTE PER POTERSI LEGARE ALUI IN CORDATA. RICCARDO CASSIN DI LUI DISSE: “IN PIU’ DI CINQUANT’ANNI NON HO MAI VISTO ARRAMPICARE CON TANTA APPARENTE FACILITA’, CON TANTA ELEGANZA”. NEL 1932 COMICI ABBANDONO TRIESTE ED IL SUOP LAVORO AI MAGAZZINI GENERALI TRASFERENDOSI A MISURINA ED ESERCITANDO IL MESTIERE DI GUIDA ALPINA. NON FU UN’ESPERIENZA FORTUNATA; LE GUIDE E L’AMBIENTE LOCALE LO ESCLUSERO. LA SCELTA DI STABILIRSI A MISURINA E’ SOLO UN RIPIEGO PER COMICI, DATO CHE A CORTINA NE ERA STATO RESPINTO. FAMOSISSIMA E IN PARTE IMSPIEGABILE, LA STRAORDINARIA SALITA SOLITARIA E SENZA CORDE DELLA SUA STESSA VIA ALLA NORD DELLA CIMA GRANDE DI LAVAREDO NEL 1937; DOPO UN DIVERBIO CON LE GUIDE “FRATELLI” A. E G. DIMAI E QUELLE LOCALI. AD UNA LETTERA DI SEVERINO CASARA COSI’ RISPOSE: “…TU SEI UNO DEI POCHI CHE POSSANO VERAMENTE COMPRENDERE L’ALPINISMO SOLITARIO, PERCHE’ L’ HAI FATTO TU PURE. A ME PIACE IMMENSAMENTE. NON HO PROVATO FINORA NIENTE DI PIU’ BELLO IN MONTAGNA. CREDO ALMENO DI NON AVER PROVATO NIENTE DI PIU’ BELLO, PERCHE’ SE QUEI MOMENTI MI HANNO PORTATO GIOIA, VUOL DIRE CHE MI AVVINCEVANO ASSAI, MI STORDIVANO TUTTO. E’ BELLO, IMMENSAMENTE BELLO ARRAMPICARE TUTTO LIBERO, SU UNA PARETE CHE STRAPIOMBA, VEDERE FRA MEZZO ALLE TUE GAMBE IL VUOTO, E SENTIRSI DI POTERLO DOMINARE CON LE TUE SOLO FORZE. IO QUANDO ARRAMPICO DA SOLO GUARDO SEMPRE IN GIU’ PER INEBRIARMI DEL VUOTO, E CANTO DALLA GIOIA. SE NON HO FIATO PER CANTARE, PERCHE’ IL PASSAGGIO DIFFICILE ME LO STRONCA, ALLORA IL CANTO CONTINUA MUTO NEL MIO INTERNO”. MAGGIOR PARTE DEI SUOI CLIENTI VENIVANO DALLE AMICIZIE CHE AVEVA FOTTO A TRIESTE, COME PURE I COMPAGNI DI CORDATA NELL’APRIRE NUOVE VIE MA, CON IL PASSARE DEL TEMPO AMICI E CLIENTI SI FECERO SEMPRE PIU’ RARI FINO A DISPERDERSI. DINO BUZZATI, CHE SI ERA LEGATO PIU’ VOLTE ALLA CORDA DI COMICI, DISSE: “ DOPO AVER VISTO COMICI INNALZARSI CON LA LIEVITA’ DI UN GRAZIOSO INSETTO, SU PER GLI STRAPIOMBI, TUTTI GLI ARRAMPICATORI, ANCHE BRAVISSIMI, APPARIVANO AL CONFRONTO DEI GOFFI E PESANTO SCIMMIONI. DA COSI’ STUPEFACENTE BRAVURA NACQUERO LE SUE GRANDI IMPRESE MERAVIGLIOSE NON TANTO PER L’AUDACIA, QUANTO PER LA BELLEZZA RIGOROSA DELLA CONCEZIONE. LINEA VERTICALE ASSOLUTA DALLA BASE ALLA VETTA, CORRISPONDE IN ALPINISMO ALLA PERFEZIONE ESTETICA”. DOPO AVER SALITO LO SPIGOLO GIALLO SUD DELLA CIMA PICCOLA DI LAVAREDO CON MARY VARALE E ZANUTTI IL 2/3/4/5/6/7 SETTEMBRE 1933 SCRISSE: “…HO SUPERATO LO SPIGOLO GIALLO COMPIENDO L’ARRAMPICATA PIU’ AEREA, PIU’ ESPOSTA CHE SI POSSA IMMAGINARE: PERCHE’ LO SPIGOLO E’ VERAMENTE AFFILATO COME UN TAGLIAMARE, UN ARATRO, UNA SPADA, E CONTINUAMENTE STRAPIOMBA, E IL VUOTO INCOMBE NON SOLO SOTTO L’ARRAMPICATORE, MA A DESTRA E A SINISTRA, E LO SGUARDO NON SI RIPOSA PIU’ SULLE ROCCE, MA CONTINUAMENTE SI PERDE NELL’ARIA”.
UN SICURO POSTO DI LAVORO GLI GIUNSE DA SELVA DI VAL GARDENA, NEL NOVEMBRE DEL 1938, COME DIRETTORE DEI MAESTRI DELLA SCUOLA NAZIONALE DELLA VAL GARDENA E DALLA NOMINA DI PODESTA’; UNICO E PRIMO PODESTA’ ELETTO DAL POPOLO, SPONTANEAMENTE, E NON DESIGNATO DAL GOVERNO; GRAZIE ANCHE AI BUONI UFFICI DI UN SUO ESTIMATORE. IL RAPPORTO CON LA POPOLAZIONE, DAPPRIMA DIFFIDENTE, DIVENNE BEN PRESTO BENEVOLO E TUTTA LA VALLE LO STIMARONO, SOPRATTUTTO PER LA SUA SAGACIA E DOLCEZZA NEL RISOLVERE I VARI PROBLEMI DELLA GENTE. SEVERINO CASARA SUL SUO LIBRO : “IL VERO ARRAMPICATORE” SCRISSE: “QUANTE SERE A SELVA AL CHIAROR DELLA LUNA, VEDEVI IL PODESTA’ CON LA CHITARRA A TRACOLLA, CONTORNATO DA UNA FOLTA SCHIERA DI AMICI E VILLEGGIANTI, PASSARE PER LA STRADA DEL PAESE, E CANTAR COME GLI STORNELLI E LE NENIE MALINCONICHE DELLA MONTAGNA. TUTTI RIMANEVANO COLPITI DA QUELLA SEMPLICITA’. QUALCUNO, CHE LO VEDEVA PER LA PRIMA VOLTA, ESCLAMAVA: “COME?...QUESTO E’ COMICI?...IL GRANDE SCALATORE|…L’ASSO DEGLI ASSI!...”. “BUMM!...”RISPONDEVA EGLI SORRIDENDO…”. INVECE IL RAPPORTO CON LE GUIDE LOCALI, ERA SEMPRE TESO E NON ACCETARONO MAI EMILIO COMICI, COME ALPINISTA E GUIDA. SOLO LA GRANDE GUIDA, GIAMBATTISTA VINATZER; L’UNICO A CUI COMICI NON “FACEVA OMBRA”. IL LAVORO DI PODESTA’ E LA LONTANAZA DEGLI AMICI LO PORTARONO A PRODURRE UNA SOLO GRANDE IMPRESA TRA IL 1938-’40; LA NORD DEL SALAME “CAMPANILE DI COMICI”, NEL MASSICCIO DEL SASSOLUNGO IL 28/29 AGOSTO DEL 1940 CON SEVERINO CASARA. “…SONO STATE BELLE ORE DI LOTTA E DI TREPIDAZIONE, ORE DURANTE LE QUALI CI SI SENTE ANCORA DI ESSERE QUALCUNO. MAGARI QUESTA PERSONALITA’ NON SERVE PRATICAMENTE A NIENTE, MA ALMENO SERVE A CONSOLARCI UN PO’ RIANDANDO COL PENSIERO A QUEI MOMENTI DI VITA FORTE, DI LOTTA, DI PERICOLO E DI INTIMA SODDISFAZIONE. BISOGNEREBBE AVERE SEMPRE LA FORZA DI SCUOTERSI, DI LOTTARE PER SENTIRSI VERAMENTE VIVI E PER AVERE SODDISFAZIONE DI SE STESSI…” DA LETTERA DI EMILIO COMICI IL 15 SETTEMBRE 1940 A SEVERINO CASARA.
NEL POMERIGGIO DEL 19 OTTOBRE 1940, SI LASCIO’ CONVINCERE A SEGUIRE DEGLI AMICI VERSO UNA PARETE DI ALLENAMENTO, PUR NON AVENDO VOGLIA DI ARRAMPICARE; AVEVA MOLTO LAVORO DA SVOLGERE IN UFFICIO. TRALASCIO’ LA PARETE STRAPIOMBANTE E IN COMPAGNIA DI UNA SIGNORINA SALI’ PER LA VIA PIU’ FACILE E SI PORTO SENZA DIFFICOLTA’ AD UN TERRAZINO. GLI AMICI AVEVANO PROBLEMI PER RAGGIUNGERLO ED EGLI, PER POTER A LORO INDICARE IL PERCOSO PIU’ FACILE, PRESE UN CORDINO DA UNO ZAINO E RICAVATONE UN’ ASOLA PER SICUREZZA SI APPESE CARICANDO IL SUO PESO PER SPORGERSI VERSO IL BASSO. IL CORDINO SERVIVA A PORTARE SOLO I CHIODI ED ERA MARCIO. PRECIPITO’ TROVANDO LA MORTE AI PIEDI DI UN ROCCIONE, DOVE ORA RIPOSA, IN VALLELUNGA A SELVA DI VAL GARDENA.
AL SUO FUNERALE ACCORSERO ALPINISTI E GUIDE DA OGNI PARTE D’EUROPA, E TUTTA LA GENTE DELLA VALLE, CHE SI RECO’ SPONTANEAMENTE A DARE L’ULTIMO SALUTO “ALL’ANGELO DELLE DOLOMITI”.

E’ INCREDIBILE, AL GIONO D’OGGI, COME L’UOMO E.COMICI SIA STATO DIMENTICATO DALLA GENTE DEL RIDENTE VILLAGGIO DI SELVA VAL GARDENA E SOPRATTUTTO DALLE GUIDE. IN ALCUNI SITI LOCALI NON VIENE RIPORTATO NULLA .HO TROVATO SU UN SITO DELLA VALLE UN’ ACCENNO COME CURIOSITA’ DEL POSTO: “AL CIMITERO IN SELVA VAL GARDENA CI E’ UN CHAPEL COMMEMORATIVO NELLA MEMORIA DELLA MONTAGNA-EERS CHE HA PERSO LE LORO VITE NEI DOLOMITES DI VAL GARDENA (COME EMILIO COMICI LEGGENDARIO COMICI IN 1940). I LORO NOMI SONO INCISI PER POSTERITA’ NEL LIBRO D’OTTONE GRANDE”

Giuseppe Frison. ............................................................................................Copyright © 2001-'12 Pareti Verticali

“…Anche sel iera riva' a l'alteza de esser Sindaco de SELVA, una region della Val Gardena, per el mio Riccardo el restera', sempre el suo idolo triestin , quel che ga' inculca' a la nostra muleria de amar no solo el mar, ma anche la Montagna”.
www.tuttotrieste.net scritto da: Maria Zanier
Il giornalista Arturo Tanerini scrisse sulla rivista: ATESIA AUGUSTA ANNO III n° 1 Bolzano – Gennaio 1941 XIX:


È del 1927 la sua prima importante impresa. Insieme all'amico Razza, Comici compie la prima ascensione alla cima Innominata lungo la gola Nord - Est. È un itinerario che comporta difficoltà di 4° grado con passaggi di 5°. Si consideri che nessuna parete Nord della catena dello Jôf Fuart era stata ancora scalata da altre cordate. Ma è nel 1928 che il nome di Comici diventa famoso fra gli alpinisti e non solo quelli giuliani. Egli infatti compie la prima ascensione della Nord della cima di Rio Freddo. È una parete alta più di 600 metri, verticale ed esposta, solcata quasi al centro da un camino, sfociante, in alto, in un ampia rientranza scura detta Vano Nero.

Trascorrono pochi mesi dalla grandiosa impresa che egli apre un'altra via, sempre nelle Alpi Giulie. In tutto, nello stesso anno, apre quattro vie nuove. Negli anni 30, Comici, assieme al suo compagno Fabjan, attacca la N.O. della Sorella di Mezzo del Sorapis, aprendo il primo tracciato di sesto grado italiano. L'ascensione alla Sorella di Mezzo lo consacra sestogradista, uomo di punta tra i migliori scalatori su roccia.

Prima di questa ascensione, sempre con lo stesso compagno, C. compie un nuovo tracciato al Dito di Dio, sempre nel gruppo del Sorapis, con difficoltà continue di 5° grado.

Dopo l'exploit torna ad arrampicare nelle Alpi Giulie aprendo due nuovi itinerari: il primo sulla Torre degli Orsi, per ricordare l'amico Dario Mazzeni caduto proprio su quella parete nel tentativo di aprire una nuova via, il secondo sulla Torre Lazzara assieme al compagno Piero Slocovich.

Comici, oltre ad arrampicare su roccia , nelle stagioni invernali, si dedica anche alle salite lungo canaloni ghiacciati effettuando delle prime come il canalone del Sorapis e il canalone ovest della cima Tre Scarperi. Oltre a questo egli si dedica all'escursione con gli sci e si allena in Val Rosandra in attesa del ritorno della bella stagione. Nell'estate di quell'anno compie la prima assoluta della Torre Innominata nel gruppo del Rinaldo e la settimana successiva scala, lungo un nuovo tracciato, la ovest del Cimon del Montasio rimanendo impegnato in parete per nove ore e mezza. Ma la più importante scalata di quell'anno resta la ovest della Croda dei Toni di Mezzo, sulla quale nessun altro alpinista aveva ancora effettuato una prima salita. La parete impegna molto Comici, che assieme agli amici Slocovich e Fabjan supereranno difficoltà fino al sesto grado.

Un'altra grande impresa è la conquista della Nord al Civetta. La salita impegna C. e il compagno Giulio Benedetti per due giorni, superando continui strapiombi, tetti e diedri, in condizioni di sicurezza precaria, per i chiodi che non entravano completamente nelle fessure e per i terrazzini non sempre sicuri.

Tre Cime di Lavaredo_olio su tavola eseguito da  g.frison_http://www.artsvenice.com

La conquista della Nord di Lavaredo: nel 1933 Comici, vivendo a Misurina, è in grado concretizzare il suo sogno anticipando i rivali, ma purtroppo è costretto a rimandare in quanto gli manca un compagno, un amico di cui fidarsi. La guida Angelo Dimai si incontra con Comici per chiedergli di unire le forze per l'assalto decisivo. Così il 12 agosto, Comici, assieme alle guide Dimai, supera gli strapiombi. L'arrampicata è difficile data anche dalla poca sicurezza offerta dai chiodi che non entrano nelle fessure. Il mattino seguente i tre riprendono la scalata giungendo vittoriosi alle 10 in vetta.

L'impresa suscita forti critiche nell'ambiente alpinistico.

Si accusano i vincitori dell'eccessivo uso di chiodi. In special modo le critiche vengono rivolte verso Comici dagli stessi compagni legati in corda con lui sulla parete. Invidiosi delle sue grandi doti alpinistiche, cercano di infangare il suo nome. Dimai asserisce che più volte aveva chiesto a Comici di lasciarlo provare a fare il passaggio che Comici si ostinava a tentare di superare senza risultato.

Parole infondate che verranno poi smentite da Comici con la dimostrazione della sua ripetizione in solitaria effettuata il 2 settembre di quattro anni dopo. Nello stesso anno, ai primi di settembre, finalmente in cordata dell'amico Zanutti, conquistano la Cima Piccola di Lavaredo per lo spigolo Giallo. Un'altra bellissima impresa dell'alpinista triestino, con difficoltà di sesto grado e una arrampicata sempre aerea.

Assieme alla signora Anna Escher, sua affezionata amica e cliente, effettua delle campagne alpinistiche in Egitto, Spagna, Jugoslavia e Grecia. Quest'ultima è la più nota per gli scritti lasciati da Comici sulla spedizione e per la notorietà del monte Olimpo.

Di notevole importanza sono le sue imprese effettuate in arrampicata solitaria nel 1937. Egli infatti in quell'anno scalò non solo la Nord della Lavaredo ma mesi prima, trovandosi nel Gruppo del Brenta, decide di scalare la Fehrman al Campanile Basso.

Una via lunga 350 metri con difficoltà di quinto grado. Emilio impiega un'ora e un quarto. Poi non contento attacca la mitica "paretina Preuss" 120 metri, considerati uno dei quinti gradi più difficili e pericolosi del gruppo. Egli li supera in venti minuti, aprendo perfino una variante diretta superando dei strapiombi. A Emilio non basta ancora questa impresa, invece di scendere in doppia, ridiscende tranquillamente la parete in arrampicata libera. Infine l'ultima scalata solitaria sulla Nord della Lavaredo, lo pongono fra gli alpinisti di spicco dell'arrampicata solitaria.

È del 1940 l'ultima grande impresa compiuta da Comici, avendo per compagno di cordata l'amico vicentino Severino Casara. Comici aveva individuato un bel campanile in una delle tante sue esplorazioni. Si trattava del Salame nel gruppo del Sassolungo. È una parete che si addice allo stile di Comici per la sua posizione particolare, per la possibilità di compiere una salita che segue una linea elegante di fessure e strapiombi e per il fatto che la torre non possedeva nessuna via lungo i suoi versanti.

Comici insieme a Casara, nell'agosto del 1940 attaccano la parete. Superano passaggi difficili di sesto grado e sono costretti a bivaccare a metà. Giungono in cima stremati proprio quando il sole riesce ad apparire fra le nuvole quasi a voler rincuorare i due vincitori.

Sarà l'ultima scalata importante di Emilio, l'ultima sua prima.

Testo di Siro Cannarella da: www.caisag.ts.it/ Figure/Comici.php

 

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  • I suoi itinerari più famosi e importanti sono:
  • 1928 - Emilio Comici con Giordano Bruno Fabjan - 8 agosto prima salita alla parete nord della Cima di Riofreddo.
  • 1929 - via sulla Sorella di Mezzo al Sorapìs (Tre Sorelle-Sorapìs) con Giordano Bruno Fabjan, considerata la prima ascensione italiana di VI grado.
  • 1930 al 1933 – E' un susseguirsi di prime ascensioni che spaziano dalle Giulie a tutti i gruppi dolomitici, prediligendo arrampicate aeree, eleganti e dirette.
  • 1931 - 4/5 agosto. Emilio Comici e Giulio Benedetti compie la suo capolavoro, aprendo sulla parete Nord-Ovest del Civetta una via parallela alla Solleder; la Comici.
  • 1933 - Emilio Comici con Riccardo Cassin, Mario Dell'Oro, Mary Varale e Mario Spreafico - giugno, prima salita alla parete ovest Zuccone Campelli, 140 mt. IV-
  • 1933 - Il 12 e 13 agosto con i fratelli Angelo e Giuseppe Dimai, Comici vince la Nord della Grande di Lavaredo ricorrendo nei primi duecentocinquanta metri all'impiego sistematico dei chiodi. Resta ancora la più "libera" ed anche la più logica. Difficoltà di VI grado (con diversi passaggi in artificiale). L'impresa destaancora stupore per la verticalità della parete.
  • 1933 – Il 17 e 18 Agosto (o 8 settembre), Emilio Comici, assieme a Renato Zanutti e Mary Varale, scala l'aereo, elegantissimo Spigolo Sud-est dell'anticima della Cima Piccola di Lavaredo, "Spigolo Giallo" e ne diventa un'arrampica classica.
  • 1933 - Emilio Comici, invitato da Mary Varale, si reca in Grigna e apre una via di elevata difficoltà su un sassone alto una novantina di metri: il Corno del Nibbio.
  • 1934 - Emilio Comici con Giordano Bruno Fabjan, Vittorio Cottafavi e Gianfranco Pompei - 2 agosto, salita alla Punta di Frida per parete est, 170 mt. V,VI
  • 1934 - Emilio Comici con Mary Varale e Sandro Del Torso - 10 agosto, prima salita allo spigolo sud Torre Piccola di Falzarego 230 mt. V - IV
  • 1936 - Emilio Comici con Sandro Del Torso e Renato Zanutti - 13 luglio - Prima salita alla parete est Torre Comici 300 mt. V,VI
  • 1936 - Emilio Comici con Piero Mazzorana e Sandro Del Torso l'8-9 settembre 1936, prima salita al Dito di Dio parete nord, 600 mt. VI
  • 1936 – agosto. Emilio Comici compie la 1° solitaria del Campanile Basso per il Diedro Sud-ovest - (via Fehrmann) in un'ora e quattordici minuti e la Preuss in venti minuti. Catena degli Sfulmini – Gruppo di Brenta - Dolomiti di Brenta.
  • 1937 - Emilio Comici scala da solo, in tre ore e tre quarti, la "sua via" sulla Nord della Grande di Lavaredo, realizzando un exploit che lascerà ammirati e sconcertati gli ambienti alpinistici. Si crea una fama di "Comici uomo-mosca".
  • 1940 - Emilio Comici con Severino Casara il 28-29 agosto, aprono una grandiosa via alla parete nord del Salame del Sassolungo - chiamato poi Campanile Comici, 450 mt. di VI
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