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© 2001-'07 Pareti Verticali
VOLONTÀ,
ESTRO, DETERMINAZIONE QUESTE LE CARATTERISTICHE DI ENZO COZZOLINO
CHE, DOPO APPENA UN ANNO DI ALLENAMENTI IN VAL ROSANDRA, SI SCATENA
IN CIVETTA.. LASSÙ RIPETE ALCUNE TRA LE PIÙ BELLE CLASSICHE
DI OGNI TEMPO: VIA TISSI ALLA TORRE VENEZIA, VIA CARLESSO ALLA TORRE
TRIESTE, E INFINE IL DURISSIMO DIEDRO PHILIPP.
GLI MANCA ANCORA UN INVERNALE, E COSÌ CONCLUDE L'ANNO CON LA
PRIMA RIPETIZIONE DELLA VIDESOTT-RUDATIS ALLA CIMA BUSAZZA, PERCORSA
QUASI PER INTERO SOTTO UNA BUFERA DI NEVE.
IL RICHIAMO DELLE CRODE È DIVENTATO IRRESISTIBILE, QUASI VIOLENTO:
ENZO VUOL METTERSI ALLA PROVA, CONFRONTARSI CON LE DOLOMITI. È
SOLO L'INIZIO DELLA GRANDE CARRIERA ALPINISTICA.
IL 1968 È L'ANNO DELLA GRANDE RIPETIZIONI: L' 11 MAGGIO, IN
CORDATA CONJOSE BARON, SALE A TEMPO DI RECORD LA VIA "PAOLO VI"
AL PILASTRO DI ROZES, LO SPIGOLO E LA PARETE NORD DELL'AGNER, LA VIA
SOLDA' ALLA MARMOLADA E INFINE, SULLA TISSI ALLA TORRE ARMENA, SALE
SENZA ASPETTARE CHE GLI FACCIANO SICUREZZA.
MA NON È FINITA: IN BRENTA MACINA UN SESTO GRADO AL GIORNO.
LA RESISTENZA DI SILVANO SINIGOI, IL SUO SECONDO, È MESSA A
DURA PROVA.
ENZO HA DEI RITMI INFERNALI, NON È FACILE STARGLI DIETRO. E
PRIMA CHE LA STAGIONE FINISCA, C'È ANCORA IL TEMPO DELLE DUE
PRIME INVERNALI: LO SPIGOLO SUD DELLA TORRE DI FANES E LA VIA JULIA
ALLA TOFANA DI ROZES.
NELLA PRIMAVERA SUCCESSIVA, COZZOLINO ESCE QUASI IN GIORNATA DALLA
VIA LACEDELLI ALLA CIMA SCOTONI; È LA SESTA RIPETIZIONE. POI,
INIZIA LA STAGIONE DELLE SOLITARIE, CIRCA UNA VENTINA TUTTE DI V E
VI GRADO, TRA CUI LO SPIGOLO DELL' AGNER, 1600 metri DI SVILUPPO IN
5,30 ORE, ENZO CONCLUDE L'ANNO CON LA PRIMA INVERNALE SOLITARIA DELLA
VIA " PISONI ALLA TORRE DEL LAGO. HA ESAURITO UN CICLO, ORA STA
PER INIZIARE QUELLE DELLE VIE NUOVE.
IL 1970 E’ UN ANNO PROGRAMMATO DALL’INIZIO ALLA FINE;
ALLENAMENTI DURISSIMI E DIETA FRANCESCANA PER MANTENERSI IL PESO FORMA.
IN
GIUGNO, IN CORDATA CON LUCIANO CORSI, COZZOLINO TRACCIA UN NUOVO ITINERARIO
LUNGO LO SPIGOLO OVEST DELLO SPIZ D’AGNER NORD E UN ALTRO SULLA
PARETE SUD DI PUNTA CHIGGIATO.
ALL’INIZIO DI AGOSTO CADE IN SUPER ALLENAMENTO E IL MEDICO GLI
IMPONE UN MESE DI RIPOSO. A DENTI STRETTI, ENZO OBBEDISCE.
ARRIVA SETTEMBRE, LA STAGIONE E’ ORMAI AGLI SGOCCIOLI, MA LUI
AVRA’ ANCORA IL TEMPO DI APRIRE TRE NUOVI ITINERARI: SULLA PARETE
NORD DELLO SPIZ D’AGNER SUD, SULLA EST DELLA PALA DI SAN MARTINO
(ENTRAMBE IN CORDATA CON PAOLO RUMIZ) E SUL DIEDRO DEL PICCOLO MANGART
DI CORITENZA (CON ARMANDO BERNARDINI; UN GIORNO E MEZZO PER L’INTERA
SALITA E, UNA DECINA DI CHIODI IN TUTTO).
NELL’ESTATE DEL 1971, CON ADELCHI CASALE, ENZO TRACCIA UNA NUOVA
VIA SULLA PARETE OVEST DELLA CIMA BUSAZZA; POI, CON FABIO ARDESI,
UN’ALTRA SULLA NORD DEL PIZ POPERA.
IN AGOSTO, ANCORA CON BERNARDINI, SALE LA OVEST DELLA TERZA SORELLA
DEL SORAPISS; MA E’ NEL GENNAIO DELL’ANNO SUCCESSIVO,
CON FLAVIO GHIO, CHE FIRMA IL SUO CAPOLAVORO: L’INVERNALE SULLA
PARETE SUD DELLA CIMA SCOTONI.
SOLTANTO PER TRE DELLE SUE GRANDI VIE, SARA’ NECESSARIO IL BIVACCO:
QUELLA A PUNTA CHIGGIATO, AL MANGART DI CORTIRENZA E A CIMA SCOTONI.
NESSUN ACCOSTAMENTO O PARALLELISMO CON SUOI CONTEMPORANEI E’
POSSIBILE.
LO SILE, LA TECNICA, LA DETERMINAZIONE NE HANNO FATTO UN CAPOSCUOLA
SENZA CHE LUI SE NE RENDESSE CONTO.
ENZO: ALCUNE SUE PAGINE SCRITTE
DI SUO PUGNO
“IL
PRIMO IMPULSO DAVANTI AD UN TRATTO DI ROCCIA APPARENTEMENTE INSUPERABILE
IN ARRAMPICATA LIBERA, E’ QUELLO
DI CHIODARE E TALVOLTA QUESTA SENSAZIONE PUO’ ESSERE TALMENTE
FORTE DA NASCONDERE AGLI OCCHI DELL’ALPINISTA LA REALTA’
DI UNA SISTUAZIONE CHE POTREBBE ESSERE AFFRONTATA IN MODO MENO DRASTICO.
CON IL CEDERE A QUESTO IMPULSO CADE ANCHE- ALMENO PER QUANTO MI RIGUARDA
– UNO DEGLI ELEMENTI ESSENZIALI CHE COSTITUISCONO IL PILASTRO,
IL VERO FASCINO DELL’ARRAMPICATA: L’ENIGMA DEL PASSAGGIO
E LA SUA EVENTUALE SOLUZIONE IN BASE AD UN RAGIONAMENTO E AD UN’
INTUIZIONE (…) SFRUTTANDO CIOE’ RAZIONALMENTE ED INTELLIGENTEMENTE
GLI APPIGLI PIU’ O MENO MARCATI O VISIBILI CHE LA PARETE STESSA
OFFRE PER ESSERE SALITA (…); PER QUANTO HO POTUTO, HO SEMPRE
CERCATO DI RESISTERE ALL’IMPULSO SU ACCENNATO.
QUALCHE VOLTA MI SONO ACCORTO, INFATTI, D’AVER PIANTATO UN CHIODO
DOVE UNA MAGGIOR RIFLESSIONE E OSTINAZIONE SAREBBERO BASTATE.
PER ME E’ BASTATA QUESTA CONSAPEVOLEZZA PER COMPROMETTERE LA
GIOIA E LA SODDISFAZIONE DELLA SALITA (…); HO PENSATO E PENSO
TUTTORA CHE L’ESSENZIALE NON SIA ESCLUSIVAMENTE IL RAGGIUNGIMENTO
DELLA VETTA, QUANTO IL MODO CON CUI LA SI RAGGIUNGE”.
UN
ALTRO SCRITTO DOPO LA NUOVA VIA A CIMA SCOTONI:”OGGI SONO MOLTI
GLI ALPINISTI CHE VANNO SUL VI°, MA TRA TUTTI QUANTI LO FANNO “VERAMENTE”,
E CIOE’ LEALMENTE, SENZA RICORRERE AD ABBONDANTI CHIODATURE E
O STRANI SOTTERFUGI, SPECIALMENTE SUI TRATTI ESTREMAMENTE DIFFICILI
CHE SI DOVREBBERO COMPIERE IN ARRAMPICATA LIBERA?. OGGI, I MEZZI TECNICI,
SONO TANTI E TALI CHE PERMETTONO AGLI ALPINISTI SENZA SCRUPOLI DI FARE
VIE DI VI°ANCHE SE NON SONO CAPACI DI FARLO IN MODO ONESTO. SI E’
GIUNTI AL PUNTO IN CUI NON SI ESITA PIU’ PIANTARE CHIODI AD ESPANSIONE
DOVE I PRIMI SALITORI SONO PASSATI IN LIBERA”.
QUANDO
ENZO MORI’, AVEVA SOLO 23 ANNI.
NELL’ESTATE DEL 1972, DURANTE UNA SOLITARIA ALLA TORRE DI BABELE,
NEL GRUPPO DEL CIVETTA, SCOMPARIVA UNO DEI MAGGIORI PROTAGONISTI DELL’ALPINISMO
DEGLI ANNI ‘6O, LASCIANDO AGLI SCALATORI DI ALLORA I GERMI DELL’ALPINISMO
A VENIRE
ERA L’ANIMA DELL’AMBIENTE ALPINISTICO DELLA SUA CITTA’.
ENZO COZZOLINO, UNA CAREZZA SULLA ROCCIA.
ANCORA OGGI, E’ UN MITO PER LE NUOVE GENERAZIONI.
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