GRUPPO DELLA SCHIARA

VIA FERRATA MARMOL – BIVACCO S. ROCCO (MARMOL) 2280 mt.

Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo, non didattico. Se non sei un esperto, rivolgiti a una sezioalpino, a una guida alpina professionista, oppure a una scuola abilitata di alpinismo, scialpinismo, arrampicata o speleologia. Leggi le avvertenze.


Tutte le quattro ferrate nel Gruppo della Schiara
possono essere combinate tra di loro svariatamente.

 

Sito ufficiale del C.N.S.A.S.
  " Chi ha esperienza di montagna sa quanto sia importante avvistare da lontano la sagoma indistinta di un rifugio alpino, del rifugio programmato come "tappa" della propria escursione, significa provare la soddisfazione d'essere quasi arrivati, pregustare una bevanda dissetante , un piatto caldo, un bicchiere di vino e il riposo su un rustico letto d'alta quota, ma vuol dire anche anticipare in cuore il piacere dell'accoglienza, di un sorriso semplice che ti viene da chi conosce la fatica della salita, da chi sa che cosa significhi amare l'alpinismo"

Tratto da Guida
ai rifugi del Trentino
Azienda promozione Turistica del Trentino

 

 

 

 

Difficoltà: Ferrata difficile. Si può salire alla vetta della Schiara. Realizzata nel 1965 dalla Sezione di Belluno del C.A.I

 

 




Tempo di percorrenza: Case Bortot – Bivacco S. Rocco(Marmòl) 6 ore. Ferrata: circa 6 ore.


 

 


Dislivello: Salita: Case Bortot – Bivacco S. Rocco (Marmòl) circa 1500 mt.
Discesa: 1500 mt. – Ferrata: ca. 500 mt.



Rifugio:
Il rifugio VII° Alpini (mt. 1502), ubicato in località Pis Pilon ai piedi della parete Sud dello Schiara, e' di proprietà del CAI Belluno. Inaugurato nel 1951, dispone di 54 posti letto e di un locale invernale con 5 posti che si trova nell'adiacente Capanna Severino Lussato.
Il Rifugio e' l'ultima tappa dell'Alta Via delle Dolomiti n.1 e il punto di partenza per svariate ascensioni, nonchè per le tre classiche vie ferrate dello Schiara: la ferrata Zacchi, la ferrata del Marmol ed il sentiero attrezzato Sperti. Oltre a queste tre vie, il Rifugio e' raggiungibile da altri due percorsi segnalati: uno proviene dal Pian de Caiada attraverso Forcella Caneva e Forcella Pis Pilon, l'altro, assai lungo e faticoso ed in alcuni tratti anche pericoloso, arriva dalla Forcella Oderz dopo aver risalito tutta la Val de Piero.

Per informazioni:tel. 0437-941631 (rifugio) e-mail: caibelluno@mail.com (CAI
Belluno).

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Accesso:
Da Belluno si guida l'auto a Bolzano Bellunese e poi fino alle Case Bortot ( 694 m ). Parcheggiata l'auto, si prende il facile sentiero 501 che, in circa 2 ore e 45 minuti, permette di raggiungere il Rifugio VII Alpini ( 1490 m ). Magnifica posizione ai piedi della parete sud del M. Schiara. Si seguono poi i sentieri n. 514 e 503 per pendii prativi con singoli faggi fino all'inizio della ferrata a circa 1800 mt. nel tratto inferiore della ferrata si sale per la “via ferrata zacchi”. Questo percorso attrezzato è, nel suo genere, tra i più classici e difficili delle Dolomiti; riserva molti passaggi interessanti e scorci di rara bellezza ma va affrontato con attenzione (lunghi tratti senza attrezzature) ed equipaggiamento adeguato (imbrago, cordini, moschettoni, casco, dissipatore) da sole persone esperte. si sale fino al bivio per la “via ferrata marmòl”. si sale attraversando cenge rocciose e tratti di pareti esposte, senza difficoltà, seguendo sempre il segnavia n°. 514 fino al bivacco s. bocco (marmol), 2280 mt. ricovero a semibotte con 9 brande; vena d'acqua nelle vicinanze.

Discesa:
a) Come la salita.

b) oppure traversata del M. Schiara, 2565 mt. sulla “via ferrata berti”.

c) dal bivacco marmòl si sale al bivio per Forcella del marmòl e ci si dirige verso la stessa , a quota 2262 m (percorso non banale, attenzione!). Seguendo le segnalazioni, si comincia la ” ferrata Mariano” , più agevole ma con alcuni passi non facili. Le attrezzature non sono molte anche perchè il terreno non è sempre difficile. Occorre fare attenzione in alcuni tratti non attrezzati ma abbastanza esposti. In due orette si è in cima al pelf ( 2502 m ). Dalla vetta si scende per la via normale , molto ben segnalata e senza difficoltà tecniche, lungo la cresta est e il versante sud (sentiero 511). Alla base del Sass de mel, sotto la Forcella Caneva ( 1848 m ), si prende a sinistra il sentiero 505 che dopo aver raggiunto la forcella stessa , conduce piacevolmente fino al Pian de Caiada ( 1200 m circa), un luogo incantevole ( NB : con maggiori difficoltà e senza segnavia è possibile raggiungere direttamente il sentiero 505 dalla normale al Pelf in prossimità della Forcella Sass de Mel, evitando di transitare per Forc. Caneva, aggirando il Sass de Mel a sinistra). Qui finisce questa lunga escursione e ci si deve far venire a prendere in auto. Ore 4:00-4:30 circa. dislivello 300 mt.

Note: Questa ferrata sostituisce il vecchio sentiero n°. 514 dal rif. 7° alpini, 1491 mt., alla forcella marmòl, 2262 mt. con forte pericolo di caduta sassi. La “via ferrata marmòl” è anche contrassegnata con il n°. 514, punti rossi e triangoli azzurri. prudenza in caso di nebbia.


Curiosità:
«Schiara». Un nome che per i bellunesi significa molto. Il gruppo della Schiara è la «montagna di casa», la meta privilegiata delle escursioni e delle imprese di molti alpinisti locali.
Ben visibili dalla Val Belluna , queste montagne, all'apparenza così palpabili e vicine, sono invece aspre e selvagge; infatti, solamente da pochissimi decenni, sono abitualmente percorse da alpinisti ed escursionisti.
Anche se una delle peculiarità principali del gruppo è la varietà di paesaggio, che offre a tutti gli appassionati la possibilità di divertirsi, vi predominano i tipici ambienti di media montagna, con pendii molto scoscesi coperti spesso di erba ( lóppa in dialetto locale), bassi cespugli e caratterizzati dalla massiccia presenza del pino mugo.

In questi luoghi, di faticoso e difficile accesso, si ritrova però quella natura non contaminata dalla «valorizzazione umana» e capace di suscitare in noi sensazioni indimenticabili.
Non è raro infatti l'incontro ravvicinato con il camoscio, sovrano incontrastato di queste zone, mentre si percorrono i difficili sentieri ed i caratteristici «viàz» (passaggi impervi), che mettono in crisi anche gli alpinisti più esperti per le loro difficoltà tecniche e di orientamento.
Il gruppo è comunque attraversato anche da buoni sentieri e da comode mulattiere che, partendo da fondo valle e attraversando le zone perimetrali più disagiate, si addentrano lungo le valli principali fino a raggiungere il cuore del massiccio, dove la vegetazione lascia gradualmente il posto alla roccia nuda.
Qui, sopra i 1500 metri circa, l'ambiente cambia totalmente: le pareti calcaree diventano imponenti, la loro verticalità si fa più pronunciata, si scoprono guglie molto affilate e torrioni slanciati; in poche parole si ritrova il tipico ambiente dolomitico.
Proprio la Dolomia Principale , sovrastata da Calcari Giurassici , costituisce i potenti strati delle cime più alte: la Schiara (m 2565), le Pale del Balcón, il Burèl (m 2281).
La parete sud-ovest di quest'ultimo ne costituisce l'esempio più eclatante: con i suoi 1450 metri di dislivello può essere annoverata fra le più alte ed impegnative delle Alpi, specialmente per il problema degli accessi all'attacco. Su questa parete, ad opera di cordate bellunesi e polacche, si sono scritte pagine importanti nella storia dell'alpinismo dolomitico.
Il gruppo è stato da sempre regno incontrastato dei valligiani locali, che ne raggiunsero la vetta più elevata (Schiara, m 2565) in epoca ignota, certo anteriormente alla prima salita documentata del monachese Gottfried Merzbacher, con le guide Cesare Tomè e Santo Siorpaes, il 17 settembre 1878.
Non bisogna qui dimenticare un antico ed illustre visitatore di queste montagne, un cavaliere romano funzionario dell'Impero, colpito dalla selvaggia bellezza di questi luoghi. Il suo nome, Caio Flavio Ostilio Sertoriano, è giunto sino a noi grazie ad un magnifico sarcofago, conservato attualmente nel cortile di Palazzo Crepadona a Belluno, dove possiamo ammirare ancor oggi alcuni interessanti bassorilievi ed un'iscrizione in greco, che è stata così resa in latino dall'umanista bellunese P. Valeriano: «Vigila, vale, montium semper memor» (Stai attento ed in buona salute, ...e ricorda sempre i tuoi monti!) epitaffio da lui stesso dettato e che ci dimostra il suo profondo amore per le nostre montagne.
Tornando ad anni a noi più vicini, il periodo fra la fine dell'ottocento ed i primi del novecento non vede grandi imprese. Gli unici che troviamo attivi nel gruppo sono gli alpinisti lombardi e veneti, grazie ai quali viene conquistato l'ardito obelisco della Gusèla del Vescovà (F. Jori, A. Andreoletti e G. Pasquali, 16 settembre 1913).