
Difficoltà: Salita molto difficile
con alcuni passaggi estremamente difficili ed atletici. Richiede più
volte, per superare i passaggi, l’uso delle braccia.
La discesa risulta poco difficile ma il tutto viene appesantito dall'estrema
lunghezza del percorso!.
Tempo: Rif. San Sebastiano al rif. Carestiato 45'm. - Dal rif. Carestiato all'attacco 10'm. - Dall'attacco alla cima
Moiazza 6,30 h con eventuali breve soste. - Dalla sella alta (bivio per la cima) al biv. Moiazza 1h. - Dal biv. Moiazza al sentiero che porta ai mughi 1,45h. Dal sentiero per il rif. Carestiato 30'm. Si consiglia di pernottare al Rif. Bruto Carestiato 1834 mt.
·
Dislivello: circa. 1250 mt
Rifugi: rif. Tomè - rif. San.
Sebastiano 1601 mt.
- rif. Bruto Carestiato 1834 mt.
- biv. Grisetti
- biv. Moiazza 2600 mt

Punto
di paretenza:
Da
Agordo nella Val Cordevole o da Chiesa in Val Zoldana è necessario
raggiungere,in entrambi i casi su strada a tratti stretta ed un pò
sconnessa, passo Duran a quota 1601mt dove si può parcheggiare
nei pressi dei rifugi Tomè e San Sebastiano
.
Dal parcheggio del rif. San Sebastiano (cartelli) parte il sentiero
549 che conduce attraverso un breve tratto di pascoli con segni di
erosione alla strada sterrata che passando sopra Malga Duran raggiunge
il rif. Bruto Carestiato (1834 mt) in circa 45' dal passo. Durante la salita il percorso offre bellissimi panorami.

Descrizione
della ferrata:
L'attacco della ferrata si trova seguendo il sentiero dietro al rifugio a nord ('indicazione "ferrata
G. Costantini")
e dista circa 10' dal rif. Carestiato su facile
sentiero (1860 mt)
. La via inizia in breve traversata verso sx.
ma
presto ripiega in verticale su roccia povera di appoggi per i piedi
ma attrezzata con pioli metallici e mantiene il proprio sviluppo sulla
dx. rispetto al vallone di roccia concava gialla e nera che caratterizza
la parete. Si prosegue nuovamente in traversata obliqua a sx. senza
appoggi artificiali ma su roccia più gradinata; tecnicamente
l'impegno non è elevato ma è necessario procedere con
molta cautela vista l'altaesposizione.

I
primi tratti verticali si avvicinano e ci si trova ad affrontare placche
inclinate
che si riescono a superare grazie ad una buona aderenza
degli scarponi, al contrario risultano molto impegnative nel caso di
roccia umida.
Si guadagna quota salendo lungo la roccia nera parallelamente
foto all'ampia ed impressionante conca centrale che delimita il margine
sx. della via, fino a raggiungere tratti di parete più gradinati
dove il cavo è utilizzabile come scorrimano ed è possibile
avanzare grazie a facili appigli naturali. Un breve tratto tra
mughi e cengette porta a dx. ed aiuta a prender fiato prima di un
nuovo tratto verticale in leggera diagonale a sx. su roccia salda,
appoggi artificiali per i piedi non se ne trovano e ci si trova costretti
a procedere per brevi tratti in aderenza. L'esposizione aumenta,
è
d'obbligo procedere con cautela scegliendo con cura gli appoggi per
non "stressare" oltre misura le braccia ma la prima grande
cengia è in arrivo ed incamminandosi in direzione est,dopo
alcune facili roccette si ritrova la fune d'acciaio tesa in verticale
con progressione facilitata dalla roccia frastagliata e dal cavo sempre
ben teso. Un piccolo pulpito permette di riposare e di "studiare"lo
spigolo attrezzato sopra di noi ma non sembra di eccessivo impegno
tecnico così come le successive roccette non attrezzate (dove
l'attenzione è comunque d'obbligo).Si prosegue tra roccette, mughi
ed un ripido sentiero su pendio erboso fino ad arrivare sotto l'insenatura
della grande parete a quota 2170mt.
"PUNTO CHIAVE"
della Costantini ovvero un traverso a sx.
lungo circa 8mt dove le braccia sono estremamente
sollecitate e gli
appoggi per i piedi sono rappresentati unicamente da due incavi nella
roccia dove a fatica si riesce ad appoggiare la punta degli scarponi
ma risultano ugualmente di grande aiuto anche se situati nel tratto
finale del traverso.
Al termine si possono appoggiare i piedi su una staffa rettangolare
e procedere in verticale grazie a pioli e successive staffemetalliche
per non bloccare eventuali altri escursionisti in mezzo al traverso.
Si prosegue prima su roccia verticale
per una cinquantina di metri
mantenendosi sempre a dx. dell'insenatura centrale della parete poi
lungo un breve spigolo dove le roccia migliora e facilita la progressione
ed infine all'interno di un canalino superato il quale ci si ritrova
in comoda posizione grazie ad un panoramico pulpitino. Inizialmente
con sentiero poi con alcuni passaggi attrezzati si aggira a dx. una
testa rocciosa arrivando alla base della parete di Cima Cattedrale
dove un iniziale salto verticale si sposta poi a sx. all'interno di
un lungo canale inclinato dove non si trovano passaggi particolarmente
tecnici se non un pò di affanno per l'eventuale esposizione
al sole. Si arriva alla Pala del Belia a quota 2295mt
trovando
prima il bivio che a sx. riporta a valle interrompendo la ferrata
e rappresentando così una prima via di fuga anche se su sentiero
abbastanza impegnativo; questo bivio che rappresenta anche un punto
di sosta è individuabile da un grosso masso sopra il quale
è indicato il rif. Carestiato con scritta rossa e freccia.
L'itinerario continua ad est lungo la parete dx.
di una stretta gola
e porta a Cima Cattedrale (2557mt 4h).
Una freccia indica che la via
traversa a sx. si entra nella conca sotto la Cresta delle Masenade, la
si risale lungamente tramite placchette affannose ma ed impegnative
in particolare il tratto finale.
Si esce dalla conca su un terrazzo,si aggira lo spigolo su stretta
cengia e si sale per placche ripide fino ad arrivare alla Cresta delle
Masenade (2737mt 1h).
Finalmente a nord-ovest appare la Cima Moiazza
Sud
con le sue pareti gialle-nere.
La cresta,molto panoramica, degrada verso nord-ovest,è particolarmente
"affilata"in alcuni punti a cengette in altri e scende alla
forcella delle Masenade a quota 2650 mt dove a dx.
un cartello indica
la traccia di discesa per il bivacco Grisetti (nel caso di giornata
limpida il rosso bivacco è visibile ad occhio nudo mentre in
caso di nebbia è sconsigliabile la discesa verso quest'ultimo).
Dalla forcella si cammina sovrastando a nord il ripido ghiaione lungo
il punto basso della cresta (2610mt), si giunge ad uno stretto camino
superato il quale si sale in esposizione al grande pendio dietritico
sovrastante.
Un ripido e faticoso sentiero a tornanti porta alla sella alta a quota
2784mt in circa 1h dalla cresta delle Masenade.
Qui oltre che ad un buon punto di sosta vi si trova anche il bivio
per la Cima.
Proseguendo per la cimaci si trova subito ad affrontare
una traversata a dx. su roccia liscia in direzione sud-est,
si svolta
poi a sx. salendo su ruvide placche ed in circa 25' ci si trova all'inizio
della crestina sommitale
traversata la quale si raggiunge rapidamente
la Moiazza sud (2878mt) (spettacolare veduta panoramica).
Per continuare l'escursione è necessario ripercorrere a ritroso
la salita alla cima tornando così al bivio (alta sella) dove
questa volta si prosegue a sx. in direzione della maestosa cengia
Angelini segnalata con cartello e bolli rossi.
Stupendi e bellissimi panorami sulla Marmolata, gruppo del Civetta, gruppo del Sella. Vedi foto.


Si procede in grande esposizione fra pareti strapiombanti e talvolta
stretti passaggi
non assicurati che nel caso di nevicata notturna
si mantengono innevati anche il giorno successivo; in questo caso può
risultare utile l'utilizzo di una ventina di metri di corda come autoassicurazione
oppure come consigliato dal gestore del rif. Carestiato (sig.Todesco)
prendere in considerazione la possibilità di interrompere l'escursione
ritornando al bivio della forcella Masenade e scendere in direzione
del biv. Grisetti.
Aggirando alcuni spigoli, la cengia Angelini,
porta alla base della
parete ovest
dove inizia la discesa nella ghiaione del Van delle Nevere
(2670mt cartello) su traccia di ripido sentiero mentre sotto di noi
già si vede il biv. Ghedini - Moiazza (2600 mt) raggiungibile
in circa 50' dalla sella alta. Meglio riposare e rifocillarsi,
in quanto da qui, inizia la lunga discesa. 
Discesa:
Pochi metri dal bivacco si vedono le corde fisse
che scendono nel
canalone del Van del Cantoni ma al dire il vero dopo pochi metri di
discesa proseguono traversando per un centinaio di metri in lieve
salita sotto la cima delle Nevere in direzione sud-est.Al termine
della traversata la discesa inizia e prosegue su terreno misto:ripidi
salti verticali attrezzati si alternano a tratti di ripido sentiero
o ripide rocce levigate.
Si arriva in fondo al ghiaione a quota 2120 mt,da qui il sentiero
costeggia un piccolo canalone secondario deviando pian piano a sx.
in direzione dei verdi mughi sottostanti tra i quali già si
intravede il sentiero 554(cartelli)
che a breve incrocia l'alta via
delle Dolomiti n°1(1,45h dal bivacco) a quota 1780 mt dove in
direzione est con leggero saliscendi in circa 40' si raggiunge il
rif. Carestiato.
