VAL D’ADIGE
CIME DI VIGO - CIMA DI ROCCAPIANA 1873 mt.
FERRATA BURRONE GIOVANELLI.


  " Chi ha esperienza di montagna sa quanto sia importante avvistare da lontano la sagoma indistinta di un rifugio alpino, del rifugio programmato come "tappa" della propria escursione, significa provare la soddisfazione d'essere quasi arrivati, pregustare una bevanda dissetante , un piatto caldo, un bicchiere di vino e il riposo su un rustico letto d'alta quota, ma vuol dire anche anticipare in cuore il piacere dell'accoglienza, di un sorriso semplice che ti viene da chi conosce la fatica della salita, da chi sa che cosa significhi amare l'alpinismo"

Tratto da Guida
ai rifugi del Trentino
Azienda promozione Turistica del Trentino

 

 



Difficoltà: facile.
Il giro della dorsale della Roccapiana non pone difficoltà tecniche; il tratto che risale il canale del "pass déla léver" si svolge su traccia non segnalata, anche se discretamente visibile.
La discesa del Burrone Giovanelli richiede piede fermo, a causa dei massi resi assai viscidi dall'acqua. Prestare attenzione ai segnali nella parte che precede il Burrone; disposti nel più frequentato senso di salita sono - nel verso contrario - meno evidenti alle svolte.
Il lungo percorso, seppur alleviato dal balzo funiviario, richiede un ottimo allenamento.

 




Tempi di percorrenza: salita alla cima h. 4.30, discesa ore 4, totale h. 8.30.

 

 


Dislivello totale: mt. 1200 in salita, mt. 1700 in discesa.
Percorso in breve: Loc. Ischia_Mezzocorona_Loc. Monte (funivia)_Baito degli Aiseli_Zengia Stréta_Pass del Léver_Coverlat_Cima Roccapiana_Malga Craun_Loc. Monte_Baita dei Manzi_Burrone Giovanelli_Loc. Ischiai

 

 



Punti d’appoggio:
Funivia Mezzocorona O461/603288 (I^ corsa h. 7.30)
Albergo ai Spiazzi (loc. Monte) 0461/605640
Albergo Tre Cime (loc. Monte) 0461/603777

 

Clicca per ingrandire
Click to enlarge

Percorso:
Dallo spiazzo in Loc. Ischia, mt. 234, si ripercorre la stradina di accesso fino a tornare sulla strada principale del paese. 
Seguendola a sx, si raggiunge uno slargo con tabellone. 
Ancora a sx (Via del Castello) si passa tra le case, e dopo un capitello si giunge in Piazza della Chiesa. 
A sx (Via della Grotta), passando sotto un volto si sale in poco tempo alla stazione della Funivia di Mezzocorona, q.ta 260 ca. (h. 0.40). 
L’aerea trasvolata dura pochi minuti ed in breve tocca il bordo del piccolo altopiano di Monte, dove sono due alberghetti e poche casupole. 
Dalla stazione a monte con pochi passi si raggiunge un punto con tabelle, q.ta 890 ca. (h. 0.15 da Mezzocorona). 
Splendida veduta sulla Piana Rotaliana dove, come in un immenso puzzle, si distendono gli appezzamenti a vigneto che caratterizzano la zona.
Si segue un viottolo verso nord (segn. 507), il quale più sopra diventa sterrato che taglia la Val Piaget e con breve salita giunge alla Loc. Plon, in corrispondenza di un bivio segnalato, q.ta 1010 ca. (h. 0.15). 
Si segue a sx il Sentiero Piaghi (segn. 504) che s’inerpica sulla Costa dei Formigari. 
Dopo ripido tratto inizia un obliquo verso dx che alza alla base di giallastre pareti sgretolate (caduta sassi). 
Il sentierino ne rasenta il basamento giungendo sotto una grande rientranza (madonnina in alto su una roccia). 
La traccia rimonta faticosamente una rampa laterale e, in forte salita, aggirando le ultime rocce monta al bosco superiore. 
Il percorso prende fiato in una bella pineta, fatta di conche e doline, e s’allunga alla piccola e nascosta radura del Baito degli Aiseli, mt. 1412 (h. 1). 
La diroccata baracca può solo offrire uno spartano riparo (tavolaccio con panca e camino). 
Tralasciando il Sentiero delle Carbonare si continua sul 504 che, con tratto erto, tra gli alberi, si porta sul bordo che scoscende in Val dei Formigari; bella vista verso il Gruppo di Brenta. 
Rientrando sulla costiera orientale il solco compie una lunga diagonale, poi con poche svolte sale ad una specie di dosso assai panoramico, q.ta 1600 ca. (h. 0.30). 
Grande visuale sul Brenta, la Paganella, la Val d’Adige ed i monti a est della stessa. 
La traccia compie un non breve traverso in quota verso ovest, alta sugli scoscendimenti che s’inabissano nella Val della Merla, scorrendo alla base delle gialle pareti meridionali del Monticello. 
Il sentierino è ben inciso sulla “Zéngia Stréta”, sulla quale è meglio non distrarsi, passa qualche radice e taglia dei solchi. 
Si giunge in vista della sella tra il cupolotto del Monte Pontàl e un avancorpo ad ovest del Monticello. 
La traccia gira l’interno di un ripido canale erboso che, più sotto, picchia anch’esso nella Val della Merla; qui si abbandonano i segnavia, q.ta 1620 ca. (h. 0.15).Una traccia, debole ma ben visibile, risale a zig zag il fondo del canale, stretto da fiancate.

Descrizione:
Una catena di monti divide la Val di Non dalla Val d'Adige; dal Passo della Mendola si allunga a mezzodì, esaurendosi nella Piana Rotaliana di Mezzolombardo.
Le cosiddette Cime di Vigo sono la parte più meridionale, che arcuandosi a S/O si scompone in alte pareti terminando con l'appendice della Rocchetta.
La Roccapiana ne è la sporgenza più elevata, la quale concede una vista spaziale sulle due vallate suddette e su una moltitudine di montagne; Adamello, Brenta e Cevedale si spiegano a ventaglio.
Si guarda al lontano Monte Roèn, al Lagorai più occidentale e alle Prealpi Trentine.
Uno sguardo sulla carta permette di costruire un giro ad "8" che ha come fulcro la Loc. Monte; un solare altopiano raggiungibile da Mezzocorona tramite una piccola funivia.
Dalle coste meridionali del Monticello, attraverso un passaggio di cacciatori (il pàss déla léver), si guadagna la dorsale maggiore e la cima.
Visitando la sottostante radura di Malga Craun si ripassa Monte e si affronta la discesa del Burrone Giovanelli, profonda forra percorsa dal Rio del Burrone, e chiusa tra pareti verticali alte un centinaio di metri. Il torrente sul fondo, ha formato dei salti che si discendono tramite scalette ed infissi artificiali a fianco di suggestive cascatelle.
Una grande camera naturale rinserra la "Cascata della Cravatta", alta più di settanta metri e il cui capriccio delle correnti d'aria si diverte a spostarne il velo sfavillante; nella luce pomeridiana è un gioco di colori seducente.
Dal cupo squarcio naturale si riesce alla luce della Piana Rotaliana, concludendo così un itinerario che visita i due animi della montagna; quello sporto agli aperti cieli delle creste, e quello chiuso - tenebroso - della gola finale.
Una miscela alla fine appagante come poche.