C A T I N A C C I O

FERRATA PASSO SANTENER 2741 mt.


Difficoltà: facile. Itinerario tra i più belli e spettacolari del genere, consigliato anche a chi non ha grande esperienza di vie ferrate per le scarse difficoltà tecniche dei singoli passaggi; non sottovalutare comunque l'esposizione e le difficoltà dovute a particolari condizioni (ghiaccio, specialmente di primo mattino). Ovviamente sono possibili combinazioni di percorso diverse, ma quella suggerita è la più breve e la più consigliata per un itinerario della durata di una giornata.

 


Tempo: circa ore 2,15’ fino al passo Santener - Periodo consigliato: luglio - metà settembre

Dislivello: circa 400 mt dal Rif. A. Fronza al Passo Santener


Punto di partenza: Rifugio A. Fronza alle Coronelle (2339 m), raggiungibile dalla Malga Frommer (1743 m, sulla strada Passo di Costalunga - Passo Nigra) in cabinovia oppure per sentiero nel bosco e sui ghiaioni (2c) in h 2,15


Descrizione :
Dal rifugio, da cui si gode una splendida veduta sul Gruppo del Latemar e sugli altopiani boscosi che si allungano fra la Val d' Ega e la Val di Tires, si prende il sentiero che risale il gradino roccioso immediatamente alle spalle della costruzione, sfruttando una serie di canalini detritici (qualche corda fissa). Superate le rocce, ci si ritrova sull'ampio cengione che fascia tutto il versante occidentale del Gruppo del Catinaccio, e che forma una specie di balconata naturale dalla quale si elevano le pareti delle cime principali. Si giunge ad un bivio (h 0,20): trascurato il ramo di destra, diretto al Passo delle Coronelle, si prende il sentiero di sinistra (542s) che percorre in falsopiano il cengione costeggiando le precipiti pareti della Cresta di Davoi (2745 m). Giunti alla base dell'imponente Cima Catinaccio (2981 m), il sentiero inizia ad inerpicarsi per un sistema di roccette e canalini che permettono di guadagnare quota sulla parete; pur mantenendo una scarsa esposizione, il tracciato richiede attenzione, in quanto sulle roccette iniziali le attrezzature non ci sono. Superati alcuni caminetti con l'ausilio di scale e pioli metallici, si giunge ad una stretta forcellina posta tra la parete vera e propria del Catinaccio e una affilatissima guglia rocciosa ("Ago di Schroffenegger"): superata la forcellina (sul versante opposto, passaggio difficoltoso nei primi metri) si scende brevemente fino ad incontrare un ampio canalone, sovente ghiacciato. Questo canalone è uno dei passaggi chiave dell'ascensione, e il suo superamento presenta difficoltà variabili a seconda dello stato di innevamento: se detritico, basta risalirlo brevemente e poi appoggiare sulla sinistra, se ghiacciato invece conviene attraversarlo subito e poi risalirlo sul fianco sinistro grazie agli infissi artificiali fino al punto in cui gli stessi se ne allontanano. E' bene comunque porre la dovuta attenzione al passaggio, in quanto il canalone, in basso, si interrompe bruscamente con un salto di alcune centinaia di metri. Superato faticosamente un ulteriore breve risalto, ci si ritrova su di una forcellina di cresta da cui si avvista la larga sella del Passo Santner (2734 m); l'ultimo tratto è costituito dalla traversata di una parete verticale per mezzo di pioli infissi nella roccia (passaggio un po' vertiginoso ma non difficile), che consente di toccare le ripide ghiaie del Passo Santner, aperto tra la Cima Catinaccio (2981 m) e la Croda di Re Laurino (2813 m). Con pochi passi si raggiunge il Rifugio Passo Santner (h 2,15), da cui si apre una vista spettacolare sulla Valle dell'Adige e oltre, fino all'Ortles - Cevedale; in basso, tra le rocce, appare minuscolo il Rifugio Fronza.

Discesa:
Sul versante opposto, si distende la dolce conca detritica del Gartl, con il pittoresco laghetto e le famosissime Torri del Vajolet, che però di qui non appaiono così ardite e slanciate come nelle cartoline. Dal rifugio è possibile utilizzare due tracce che divallano nella conca del Gartl: è più consigliabile quella di sinistra, che si mantiene a ridosso della cresta della Croda di Re Laurino e che tocca la sella del Passo di Re Laurino (attenzione all'esposizione dell'opposto versante!); di qui le Torri appaiono d'infilata, snelle ed ardite come siamo abituati a vederle in tutte le foto. Una breve discesa conduce al centro dell'anfiteatro, dove sulle sponde del piccolo laghetto sorge il Rifugio Re Alberto I dei Belgi (2621 m, h 2,30). La traccia procede in ripida discesa ed affronta ora la Gola delle Torri, una ripida gola rocciosa attraverso la quale il sentiero si fa strada con un tortuoso percorso, alternando tratti di roccette ad altri ghiaiosi. Costeggiando alla base l'imponente parete della Punta Emma (2617 m), estrema propaggine della Cima Catinaccio verso la Valle del Vajolet, si prosegue in discesa toccando infine il fondovalle all'altezza del ripiano delle Porte Negre, presso cui sono siti il Rifugio Vajolet e il Rifugio Preuss (2243 m, h 3,20). Bella veduta sull'alta Valle del Vajolet, con l'imponente Catinaccio d'Antermoia (3001 m) sullo sfondo, e sulla Conca di Gardeccia, con le cime che le fanno corona (Larsec, Cigolade, Mugoni). Imboccata la larga rotabile sterrata diretta a Gardeccia, la si abbandona quasi subito per prendere un sentierino sulla destra (indicazione, 541) che traversa in leggera salita diagonale i pendii erbosi e detritici scendenti dalla parete orientale della Cima Catinaccio (impressionante veduta sulla liscia e nera parete al cui piede ci si trova). Raggiunti i pascoli erbosi del Col de Barbolada (2375 m, h 3,50), in vista dei versanti orientali della Cresta di Davoi e delle Coronelle, si prosegue in piano fino ad incontrare un trivio: trascurate le diramazioni di sinistra (scende alla Conca di Gardeccia, 550) e la prosecuzione del sentiero (diretto al Passo delle Cigolade), si imbocca il ramo di destra 550 che si inerpica sulla sponda di una valletta erbosa e si inserisce nell'anfiteatro detritico della Busa di Davoi. Risalendo sul fianco sinistro la Busa, si raggiunge il canalone detritico che porta in breve all'angusto Passo delle Coronelle (2630 m, h 4,30), da cui ci si affaccia nuovamente sui boschi della Val d'Ega e sul Gruppo del Latemar. Disceso, con attenzione per via della ripidezza e della friabilità (possibilità di neve), lo stretto canalone, si giunge sul largo cengione detritico che fascia tutto il versante Ovest del Catinaccio e presto si incontra il bivio con il sentiero 542s.Scendendo il gradino roccioso sottostante, si ritorna velocemente al Rifugio A. Fronza alle Coronelle (2339 m, h 5,15).