FANES - COL DI LANA 2452 mt.

SENTIERO ALPINISTICO ALLA CIMA COL DI LANA

Attraverso uno dei luoghi più famosi della Grande Guerra.

Furono venti mesi che ai soldati degli opposti schieramenti richiesero una lotta terribile, fatta di indicibili sofferenze e fatiche, di sangue, di privazioni. Basti pensare ai due interi inverni passati l'uno contro l'altro su quelle vette, separati il più delle volte solo da poche decine di metri. Soffrendo insieme, pur controllandosi e pur sparandosi addosso a vicenda, lo stesso freddo e gli stessi patimenti. Fu una tremenda battaglia, combattuta sulla montagna e dentro la montagna.

Entrambi gli eserciti scavarono gallerie, camminamenti, trincee per aggirare il nemico e per sorprenderlo. E' stata la guerra degli assalti alla baionetta per conquistare una cima o un'anonima quota, magari riconquistata subito dopo dal nemico. E furono assalti che costarono innumerevoli di vite. Solo sul Col di Lana, ad esempio, in un'unica battaglia restarono sul campo 6400 soldati italiani e 1800 austriaci. Fu anche la guerra delle mine, fatte brillare sotto ai piedi delle postazioni nemiche, dopo mesi di massacrante lavoro di scavo della roccia.

 

 

Difficoltà: nessuna difficoltà, va comunque rilevato che l'ultimo tratto è in forte pendenza. Escursione consigliata anche agli escursionisti poco allenati.



Tempo: medio complessivo di percorrenza: circa 3 ore e 30 minuti (tre ore e mezza).





Punto di partenza: vicina di Palla/Agai (Livinallongo del Col di Lana).
Da Arabba, raggiungere il villaggio di Pieve di Livinallongo (con auto o con il pullman DOLOMITIBUS).

Il percorso escursionistico inizia al paese di Pala Agai, raggiungibile in poco più di cinque minuti d'auto da Pieve di Livinallongo, percorrendo una stretta strada asfaltata. Il villaggio, in cui un tempo vivevano 120 persone, oggi è abitato da una sola famiglia ed è uno dei tanti esempi dell'abbandono della montagna. All'inizio del villaggio, un'ampia piazzola consente di abbandonare l'auto prima di inoltrarsi lungo una strada forestale chiusa al traffico veicolare. Qui ha inizio l'escursione che ci porterà fino alla cima del Col di Lana.
La strada forestale sterrata, sale con pendenza dolce tra il fitto bosco a dominanza di abete rosso e, dopo circa dieci minuti di cammino, si raggiunge il rifugio museo di Pian de la Lasta (museo privato della Grande Guerra), sempre aperto durante la stagione estiva. Dal Pian de la Lasta si prosegue ulteriormente lungo la strada forestale o, a scelta, lungo i brevi tratti di ripido sentiero che costituiscono altrettante scorciatoie tra un tornante a l'altro della strada. In questo tratto, nel sottobosco è presente la fragola, il lampone, la carlina bianca pianta senza fustI.
La strada forestale sterrata, sale con pendenza dolce tra il fitto bosco a dominanza di abete rosso e, dopo circa dieci minuti di cammino, si raggiunge il rifugio museo di Pian de la Lasta (museo privato della Grande Guerra), sempre aperto durante la stagione estiva. Dal Pian de la Lasta si prosegue ulteriormente lungo la strada forestale o, a scelta, lungo i brevi tratti di ripido sentiero che costituiscono altrettante scorciatoie tra un tornante a l'altro della strada. In questo tratto, nel sottobosco è presente la fragola, il lampone, la carlina bianca pianta senza fusto, foglie spinose e fiori grandi con petali nastriformi bianco-avorio, raramente rosei, il millefoglio bianco-roseo fiori bianchi o bianco-rosati riuniti in racemi, il giglio martagone dai bellissimi fiori di colore rosa-violaceo con petali ricurvi all'indietro, il mirtillo nero dai fiori verdastri e bacche blu scuro molto saporite, la luparia dai fiori di color gialognolo riuniti in una lunga spiga, il fior di stecco dai fiori rosa carico, molto profumati, che compaiono prima delle foglie, le cui bacche di color rosso corallo, sono velenose; nei tratti dove sulla sinistra affiorano le rocce di colore scuro dove cresce il ginepro sabino un arbusto prostrato con rami coperti di foglie squamose di colore verde scuro e con bacche velenose che a maturità sono di colore bluastro, la rosa pendulina una rosa senza spine dai fiori con petali rossi. In questo bosco è presente: il capriolo, lo scoiattolo, la martora, la civetta capogrosso, il gallo cedrone, il picchio rosso maggiore, dal piumaggio nero e bianco con la parte posteriore del ventre con piume rosse, dal robusto becco che l'uccello usa come uno scalpello per spezzare la corteccia e il legno delle piante, in cerca di 3 larve di insetti, di cui si ciba. Continuando, il bosco si fa più diradato e la presenza del larice più è fitta; sulla destra tra gli alberi si aprono ampi squarci, attraverso i quali si gode un meraviglioso panorama verso il gruppo del Civetta, la Valle del Cordevole e il Lago di Alleghe.
Prima di raggiungere e superare il limite più alto del bosco, sulla sinistra si vedono alcune piccole sorgenti di acqua brillante e pura; più avanti il bosco si fa ancora più rado e compare l'ontano verde e il pino cembro.

Raggiunta la cocuzzolo del Ciamplac (m 1922), si esce dalla zona boscosa. Qui è propizio fermarsi per ammirare il bellissimo e vasto panorama che si gode da questo luogo: da sinistra, in senso orario, si vedono il Lagazuoi (m 2778), la Tofana di Mezzo (m 3244), la Tofana di Rozes (m 3225), la Croda Negra (m 2518), l'Averau (m 2649), il Nuvolau (m 2574), la Gusella (m 2595), la Croda da Lago (m 2701), i Lastoi de Formin (m 2657), il Monte Pore (m 2405), il Monte Pelmo (m 3168), il Monte Civetta (m 3220), il Monte Fernazza (m 2100), il Monte Migon (m 2312), la Marmolada (m 3343) e, sulla immediata destra, il Col di Lana (m 2452) la meta dell'escursione è ancora lontana. La flora è qui rappresentata dalle specie foraggiere del pascolo d'alta montagna, con la presenza della campanula barbata dai fiori azzurri pendenti e pelosi all'interno, dal bombice alpino distinguibile per avere la parte terminale dell'addome di color arancione carico, dalla genzianella germanica con i suoi fiori color azzurro-violaceo, la parnassia con fiori di color bianco candido, il brugo dai numerosi fiori piccolissimi di color rosa-violaceo e indice di suoli fortemente acidi, il cardo scardaccio (pianta spinosissima, alta anche più di un metro, con fiori grandi intensamente colorati da rosa-violetto a rosso-purpureo), spesso visitati dai bombici e dalle farfalle, entrambi numerosi in questo tratto, dove, insieme a altre specie di farfalle, sono presenti la vanessa orticaria; una farfalla comune dalle ali splendidamente colorate e la rara farfalla apollo) dalle ali bianche con macchie nere e quattro ocelli rossi ornati di nero con il centro bianco. Qui è presente anche la cinciallegra un piccolo uccello molto comune dalle piume del dorso color giallo-verdastro e quelle della testa nere e la ben più rara rondine di montagna (Ptyonoprogne rupestris) con piume bruno-grigie sul dorso, più chiare sulle parti inferiori.
Proseguendo lungo la carreggiata forestale che attraversa il pascolo, si perviene alle opere di ricezione dell'acqua per la vicina di Pala Agai. Qui c'è una fontanella alla quale si può bere e all'occorrenza attingere acqua fresca, poiché più a monte non si incontreranno altre sorgenti. Ancora cento metri o poco più e la strada forestale ha termine; da qui in poi si prosegue sul sentiero, verso la cima del Col di Lana già in vista. In questo tratto di transizione tra il bosco e il pascolo d'alta montagna è presente, più che altrove nella zona, il camoscio il muflone (specie estranea all'ambiente alpino e introdotta negli anni 1984-1986, la marmotta il gracchio alpino dalle piume completamente nere con becco giallo e zampe rosse e non è raro n’eppur vedere, alta nel cielo, l'aquila reale
Lungo il sentiero la pendenza si fa subito più accentuata e in breve ci si trova a dover affrontare un tratto abbastanza ripido, superato il quale si prosegue fino al Capello di Napoleone (m 2200) e, superato anche il limite superiore degli ultimi alberi sparsi (abete rosso e ontano verde), si prosegue quasi costantemente in cresta, dove, sulla destra, a tratti si vede, otto - novecento metri più in basso, il centro abitato di Pieve di Livinallongo e, sul versante opposto della valle il cui fondo è segnato dal torrente Cordevole, si vedono i villaggi di Sotil, Davedino, Sotanglacia e Ornella. Proseguendo, la pendenza del sentiero aumenta ulteriormente, ma a questo punto dell'itinerario, ci si può considerare già vicini alla meta. I prati sono fitti di erbe; dal carice ricurvo, dalla festuca di Haller, dal palèo delle Alpi e dal cervino; un'erba non appetita al bestiame e che di questo si avvantaggia notevolmente soprattutto là dove il pascolo è intenso. Tra il verde delle foglie di queste piante erbacee, fanno capolino i fiori della genziana punteggiata (dai fiori gialli fittamente punteggiati di bruno, la linaria alpina dai fiori azzurro-violacei con fauce arancione e l' antillide alpestre dai fiori gialli formanti un capolino con base bianca coperta da fitta peluria.
Superato l'ultimo tratto, molto ripido, solitamente intrisi di sudore, si perviene finalmente alla cima del Col di Lana, a quota 2465 m s.l.m., dove è stata innalzata una grande croce di legno. Poco più in basso, nel 1927 è stata costruita una graziosa chiesetta e, più recentemente, subito sotto la cima, a quota 2462 metri di quota, è stato eretto anche un piccolo bivacco incustodito, affidato a tutti gli escursionisti con ideali e formazione, affinché altri, trovano questo luogo sempre accogliente e pulito; aperto tutto l'anno. Dalla cima del Col di Lana, si gode di uno splendido panorama, assolutamente indescrivibile: le montagne che si vedono tutt'intorno sono innumerevoli, possenti, magnifiche. Da questa sommità si vedono le montagne dell'Austria e la maggior parte delle più importanti cime dolomitiche. Sul lato orientale, appena sotto la cima, là dove si vede l'enorme cratere scavato dalla mina fatta brillare il 18 aprile 1916 durante la Grande Guerra, quando quassù si sono affrontati lungamente e cruentamente popoli e genti della montagna, c'è un monumento eretto nel 1995 con iscrizioni in tre lingue: italiano, tedesco e ladino. Sui versanti del Col di Lana, anche nelle vicinanze del sentiero percorso, vi sono alcune gallerie artificiali scavate a scopi bellici durante la Grande Guerra; queste gallerie sono oggi indicate con iscrizioni commemorative e l'entrata, sia pure non agevole, non è comunque stata chiusa totalmente: se ne sconsiglia vivamente la ricognizione, vietata e pericolosa.
Discesa: Dalla cima del Col di Lana si ridiscende per lo stesso itinerario percorso in salita, fino al villaggio di Pala Agai, dove ha avuto inizio l’escursione.

Descrizione di un altro itinerario di percorso; Partenza da Passo Val Parola

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Difficoltà: Difficile Lunga traversata che richiede buon allenamento e il superamento di alcuni tratti attrezzati.

 

 

Tempo: circa 5,30-6 ore. Periodo consigliato: Da luglio a settembre. Frequentazione: Media

 

Dislivello totale: 535 m in salita; 1.23.5 m in discesa.

 



Rifugio:
Rif. Val Parola

 

La traversata permette, partendo dal Passo di Valparola, di raggiungere in successione la cima del Monte Siéf (2.424 m) e quella del Col di Lana (2.452 m, quota massima toccata dall’itinerario) e arrivare quindi a Pieve di Livinallongo.

Entrambe le Cime, sono state scenari d’importanti eventi bellici durante la Prima Guerra Mondiale rappresentandone il tragico simbolo sul fronte dolomitico.

L’escursione offre un giro completo d’orizzonte su magnifiche vedute panoramiche. Dopo le vicine pareti del Lagazuoi e del Sasso di Stria, infatti, compaiono successivamente il Gruppo di Fanes, l’altopiano del Pralongià, l’alta Val Cordevole, la bastionata delle Conturines, il Sass da Putia, la Gardenazza, il Sella, la Marmolada, la Civetta, il Monte Porè ed il Gruppo Croda da Lago - Cernera.

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Dal Passo di Valparola (2.168 m) si segue il sentiero segnavia n. 23 che passa nei pressi del Lago di Valparola e poi scende per Le Laste (2.013 m) fra il Sass de Stria e la Montagna del Castello, superando la rocciosa balza finale per un varco ripido con cascatelle.
Il sentiero scende ora fino a quota 2.013 m circa, per poi risalire per i prati di Gerda fino a giungere a quota 2.262 m in corrispondenza del crinale della Sella del Siéf, poco sotto il caratteristico promontorio roccioso denominato Piccolo Settsáss o Sasso Richthofen, in omaggio al nome del primo geologo che, dagli studi in questa zona, ebbe l’intuizione del singolare processo di formazione delle Dolomiti.

Dalla Sella del Siéf si stacca a sinistra il sentiero segnavia n. 21 che scende lungo il crinale alla Sella (Passo Siéf, 2.209 m) per poi salire per il crinale del Monte Siéf alla Cima Siéf (2.424 m)
Dalla Cima Siéf si scende per il sentiero (ancora segnavia n. 21) che, con alcuni passaggi attrezzati ed un po’ esposti, prosegue lungo la rocciosa cresta poco sotto il crinale in versante Val Cordevole (qui sono presenti molti resti di opere belliche ed è pericoloso entrare nelle gallerie e nelle caverne) dapprima scendendo all’insellatura di quota 2.383 m (un’incisione profonda aperta dalla mina austriaca del 21 ottobre 1917) e poi risalendo alla vetta del Col di Lana (2.452 m).

CENNI STORICI

Il Museo Storico del Col di Lana, intitolato a Carlo Ragnes - progettista della chiesetta situata sulla cima del monte - è di proprietà di Ezio Ragnes, figlio di Carlo.
Il museo è stato realizzato ed inaugurato alla fine del 1994 e si trova all’interno di un edificio una volta adibito a rifugio.
Ezio Ragnes ricerca personalmente i reperti di guerra in mostra nelle due sale al primo piano dell’edificio oltre che nell’atrio dello stesso (situato al piano terreno).
L’ultimo ritrovamento significativo risale al 13.08.1997: in questa data, infatti, Ezio Ragnes sulle pendici del Col di Lana ha rinvenuto un teschio di un giovane militare morto nella Grande Guerra.
Fra le Tofane e il Pasubio furono fatte scoppiare durante la prima guerra mondiale 33 mine sotterranee, cinque delle quali nel massiccio del Col di Lana e del Sief.
La cima del Col di Lana fu conquistata dagli italiani proprio tramite lo scoppio di una mina, fatta brillare nella notte dal 17 al 18 aprile 1916.
Ai primi del novembre 1917 ci fu però la rotta di Caporetto e tutta la zona di Livinallongo, compreso il Col di Lana, ritornò terra austriaca.

SCRITTO TRATTO DA: www.grandeguerra.com

Il Gruppo del Col di Lana (2462 m) - Siéf (2424 m) di natura vulcanica, si stacca nettamente dalle cime dolomitiche della zona Sett Sass - Lagazuoi ed è nettamente visibile da chi percorre la statale delle Dolomiti nella valle del Cordevole, sia prevenendo dal Passo Pordoi, sia dal Passo Falzarego.
Anche dalla statale Agordina, all'altezza di Alleghe, il contrafforte del Col di Lana ricoperto di boschi in basso, e di verdi erbe interrotte qua e là da rocce e pietraie nerastre, che diventano prevalenti sulle creste, si staglia netto contro il cielo.
Piccole borgate e paesi più grandi come Arabba, Ruaz, Corte, Contrin, Sièf, Pieve di Livinallongo, Agai, Salesei (cimitero monumentale italiano), Andraz sono scaglionati lungo la strada delle Dolomiti e contornano la base del Lana. Questi luoghi, menzionati nei bollettini di guerra, costituiscono anche le basi di partenza per le escursioni su Gruppo (interessante è anche il percorso dal Passo di Valparola).

NOTE STORICHE....

Il contrafforte Col di Lana - Sièf, prolungamento del gruppo Sett Sass, dal quale è separato da un'ampia Sella (Sella del Sièf), domina come un gigantesco torrione l'intero percorso della Strada delle Dolomiti tra Canazei e Cortina d'Ampezzo e la statale Agordina proveniente da Alleghe.
L'importanza strategica del Gruppo è evidente: Dal Col di Lana e dal Sief, allora in territorio austro-ungarico, si sbarrava l'accesso per gli italiani, provenienti da Agordo o da Cortina, alle Valli Badia, Fassa, Gardena e quindi si impediva loro il raggiungimento dell'obiettivo strategico della avanzata in Val d'Adige e in Val Pusteria. Per questo motivo tutto il settore fu potentemente fortificato dagli Austriaci con una linea difensiva che dal forte di Valparola, correva lungo la cresta del Sett Sass, quindi attraverso le trincee fortificate della Sella del Sief raggiungeva i costoni alle falde meridionali del Col di Lana (costoni di Castello, Agai, Salesei) e quindi scendeva, sempre tenendosi su posizioni formidabili, al Forte La Corte e alla tagliata stradale di Ruaz. Al di là del Cordevole, la linea fortificata si allacciava alle posizioni del Sass di Mezdì e della Mesola, e quindi alla Marmolada.
Fu appunto nell'intento di strappare all'avversario il prezioso fortino - osservatorio che le pendici del Lana (e del Sief) furono irrorate di tanto sangue italiano, da meritare a quel fosco colle il nome di "Calvario del Cadore" o di "Col di Sangue". Toccò al IX Corpo della IV Armata (18a Divisione) il compito di attaccare il Col di Lana. L'avanzata delle truppe italiane nei primi giorni di guerra, fu prudente e graduale fino ad urtare contro le posizioni fortificate degli Austriaci e dei Tedeschi dell'Alpenkorp, che nonostante la Germania non fosse ancora in guerra con l'Italia, erano giunti a dar man forte ai nostri nemici d'oltralpe.
Luoghi come il "Panettone", il "Cappello di Napoleone", il "Fortino Austriaco", la "Ridotta La Marmora", che sbarravano i tre costoni del Col di Lana che scendono su Salesei, Agai, Andraz, divennero tristemente famosi per i nostri fanti (la fanteria attaccò in prevalenza).
I costoni e le valli interposte si ricoprirono di innumerevoli cadaveri di nostri soldati, che diedero loro nomi da tragedia: Vallone del Sangue, Vallone delle Morte. Nonostante l'insensata azione di comando che spesso caratterizzava i nostri attacchi, i nostri fanti, con il coraggio e la tenacia che li contraddistinguevano, riuscirono ad occupare tutta la montagna ad esclusione della vetta del Lana e di tutta la cresta e della sottostante Sella del Sief.
Sulla cima del Lana, le nostre posizioni distavano solo cinquanta metri da quelle nemiche.
Una trincea semicircolare sbarrava l'accesso alle due vette del Lana (l'occidentale, più alta, e l'orientale) mentre il retro era protetto dallo strapiombo inaccessibile che scende sul Vallone del Sangue (tra Lana e Sief). Fu merito del Sottotenente del Genio, duca Gelasio Caetani di Sermoneta, discendente da una nobile famiglia, ideare e portare a compimento una galleria di mina che dalle posizioni italiane raggiungeva il suolo sottostante la posizione di vetta austriaca. Il 17 Aprile 1916, alle 23:35, oltre 5 tonnellate di gelatina esplosiva trasformavano la vetta in un profondo e vasto cratere. Buona parte del presidio austriaco periva nell'esplosione, rimanendovi sepolto: le ossa di oltre 120 soldati austriaci giacciono sepolte nel cimitero naturale di vetta e casualmente emergono tra i ghiaioni dei torrenti che il disgelo estivo fa scendere dalla cima...
Dopo aver occupato la cima del Lana, per un anno e mezzo gli Italiani cercarono di occupare anche il Sief e sfondare verso la Val Badia. Quasi ci riuscirono, ma la vetta martoriata dalla lotta di mine del Sief e la sottostante Sella costituirono un ostacolo insuperabile.
Con la ritirata del Novembre 1917, conseguente a Caporetto, le posizioni del Lana e del Sief, così duramente e sanguinosamente conquistate dovettero essere abbandonate.
Migliaia di nostri soldati sono rimasti nell'ossario di Pian di Salesei, mentre alcuni corpi insepolti emergono ancora, anche se raramente, a ottant'anni dalla fine della guerra, dalle pietraie e dai pascoli attorno alle cime.

L'ITALIA ENTRA IN GUERRA

Nel 1915 quando l’Italia entrò in guerra, la tranquillità delle Dolomiti venne sconvolta dal rumore delle armi. Un continuo movimento di uomini e mezzi agitò una Comunità parsimoniosa e tranquilla.
16 maggio. In Ampezzo si chiamarono alla visita militare tutti i non ancora arruolati dai 16 ai 50 anni, inquadrati negli Standschützen, tiratori al bersaglio, o nel Landsturm ( leva in massa).
Viene consegnata la divisa con l’aquila tirolese. Costituiscono il II° Zug (plotone), IV Compagnia del Battaglione Enneberg - Marebbe. Molti abbandonarono il paese.
Il fronte si snodava a nord di Cortina. Vennero chiamati alle armi 669 ampezzani,. più 35 lavoratori e mandati a difendere il fronte austriaco.
19 maggio. Furono avviati sul Son Pouses 135 Standshützen con 60 capi di bestiame.
Gli Ampezzani potevano vedere le loro case e i parenti. L’angoscia e la sofferenza non avevano limiti.
20 maggio. Alcuni Ampezzani, simpatizzanti per l’Italia, sono internati dall’autorità austriaca a Katzenau (presso Linz). I feriti dalla Galizia sono trasferiti in altri ospedali dell’Austria.
Cortina si svuota in un clima di timore e speranza. Il Parroco-Decano, don Antonio Pallùa, esorta la gente a non partire.
22 maggio: I soldati tirolesi rafforzano Son Pòuses e altre posizioni strategiche dal Col di Lana al Monte Piana.
23 maggio: L’Italia dichiara guerra all’Austria, comunicando l’inizio delle ostilità per la mezzanotte.

AMPEZZO OCCUPATA

24 maggio: Ore 18. Gli Italiani varcano il confine ad Acquabona. Ampezzo è sgombra da qualche giorno, ma invece di ordinare agli ufficiali di avanzare, approfittando della debolezza dell’avversario, il generale Nava li invita ad attendere... Gli Italiani non si muovono. Nelle prime due settimane, sfruttando la loro superiorità, potrebbero occupare non solo la Pusteria, ma puntare al Brennero.
27 maggio: Dal Passo Tre Croci-Crojes scendono alle 16,45 otto fanti della Brigata Marche e entrano in Cortina, proseguendo per Zuèl, senza imbattersi in alcun soldato austriaco.
29 maggio: Cortina è occupata senza colpo ferire, dal 23° Reggimento della Brigata Como.
Ore 4 pomeridiane.
I soldati rimasero delusi per la freddezza con cui furono accolti; ma non si poteva pretendere che gli Ampezzani, vecchi, donne e bambini, provassero simpatia per invasori indesiderati e armati che si apprestavano a combattere e forse uccidere i loro figli, mariti, padri e fratelli, dai quali si trovavano separati per colpa loro.
Si udirono i primi quattro colpi di cannone.
Gli alberghi furono requisiti; quasi tutte le case dovettero ospitare ufficiali e militari. A seconda della situazione erano presenti in Ampezzo da 20.000 a 30.000 soldati. Sul territorio sorsero attendamenti, baracche, magazzini, trincee, strade, camminamenti, ospedaletti, cucine, stalle, osservatori ecc.
L’inazione dei primi 15 giorni.
4 giugno: Cominciano a sparare tutto il giorno da Son Pòuses
Invece che avanzare subito gli Italiani si sistemarono in paese e sulle alture. Così avvenne quello che gli Austriaci chiamarono "un miracolo militare". I primi giorni furono determinanti per tutto l’andamento della guerra. Per gli Italiani l’inazione fu un errore fatale, che costò in seguito decine di migliaia di morti. Per gli Austriaci un colpo di fortuna insperato e incredibile.
E’ fondamentale ricordare che su tutto il fronte, l’Austria ebbe sempre intenzioni difensive e non pensò mai a grandi avanzate. In base al concetto difensivo e per mancanza di forze, gli Austriaci si limitarono ad impedire passaggi.
Eccetto arretramenti di poco conto, la linea difensiva austriaca rimase pressoché invariata fino alla fine del conflitto. Gli Italiani non riuscirono mai a sfondare in profondità, nonostante gli sforzi e le apocalittiche mine.
Giugno "Per sospetti e denunce vennero internati in Italia parecchie persone" accusate di essere filo-austriacanti.

 

LE OPERAZIONI SUL FRONTE AMPEZZANO

7.16 giugno: Primi attacchi italiani inutili, a Son Pòuses e Val Gòtres
10 giugno: Gli Standschützen ampezzani da Son Pòuses sono trasferiti sul Col di Lana
13 .15 giugno: Assalti inutili a Gòtres e Son Pòuses con gravi perdite.
15 giugno: Combattimenti a Fontana Nègra, Col di Bois, Intrà i Sasc, Sass de Strìa presto interrotti per il gran numero di morti e pochi risultati.
5 .11 luglio: Vari assalti Intrà i Sass e sul Sass de Strìa, senza risultati.
7.11 luglio: Conquista della Forcella del Col dei Bois, e Cima Bois.
20 luglio: A Fontana Nègra muore il gen. Antonio Cantore.
30 luglio: Viene occupato il gruppo del Cristallo dagli Italiani.
2 agosto: Viene conquistata la forcella di Fontana Negra.
8 .9 agosto: Altri assalti Intrà i Sass e il Sass de Strìa senza risultato.
Agosto: Gli Alpini occupano il crinale del Cristallo. Attacchi disastrosi nella zona di Cima Falzàrego, Forcella Travenànzes, Foràme, Costabella.
Da settembre a ottobre assalti italiani sulle pendici Nord del Cristallo, Costabella, Foràme, Rauchkofel.
Settembre: inutili assalti italiani sul Castelletto, mentre riescono a sistemarsi sulla cengia Martini del Lagazòui.
18 settembre: Conquista Italiana della Tofana de Rozes.
18 ottobre: Gli Italiani conquistano Cima Falzàrego. Occupata la cima del Sass de Strìa, muore sottotenente Mario Fusetti, ma poco dopo è rioccupata dagli Austriaci.
20.26 ottobre: Combattimenti gruppo del Cristallo - Foràme.
24.28 settembre e 17.31 ottobre: Inutili attacchi al Castelletto.
24 ottobre: Tentativo italiano di superare Ruffiedo per avanzare invano verso Cimabanche - Sorabànces.
7 novembre: Gli Italiani conquistano e perdono la cima di Col di Lana
Pochi mesi dopo, il 24 ottobre, la ritirata di Caporetto: l'esercito italiano dovette abbandonare, in grande fretta, le posizioni conquistate e ritirarsi sulla linea Monte Grappa - Montello - Piave. Naturalmente dei Ceri del 1917 si perse ogni traccia, ma poco importa, avevano ben svolto il loro compito!
Oggi a Pian di Salesei esiste un cimitero militare dove riposano 4700 soldati ignoti, 685 soldati noti italiani e 19 austriaci.

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