LAGO DI GARDA - CIMA CAPI 907 mt.

SENTIERO ATTREZZATO FAUSTO SUSATTI

Difficoltà: Sentiero esposto con tratti attrezzati (cavi e scale). L'escursione, di notevole impegno in considerazione del dislivello da percorrere, si svolge interamente sulla riva occidentale dell'alto lago di Garda; dai numerosi punti panoramici toccati, il percorso offre scorci di rara bellezza sul lago e sulla valle del Sarca, a volte con esposizioni mozzafiato per la verticalità delle pareti sottostanti




Tempo: circa 4 ore per eseguire l’intero percorso.


Dislivello: 489 metri in salita



Località: Biacesa di Ledro 418 mt. E' possibile pernottare, il sabato sera, presso la locanda Anpola sita nella valle di Idro.

La zona del lago di Garda offre una decina di vie ferrate a pochi minuti d’auto dai centri principali. La lunghezza varia dai 200 fino ai 1.200 metri, alcune sono adatte ai principianti ed ai bambini mentre altre presentano grandi difficoltà. Tutte hanno in comune la bellezza del panorama e la possibilità di salita in tutte le stagioni.
Ferrata "Fausto Susatti" a Cima Capi
Percorsio alpinistico e molto panoramico, a picco sul lago, adatto a chi ama le escursioni e vuole iniziare l'attività su vie ferrate o sentieri attrezzati.
Ferrata di Castel Drena
Caratteristico percorso in canyon, un tempo usato come via segreta di fuga dal Castello sovrastante. Via in ambiente fiabesco, breve ma talvolta esigente dal punto di vista della forza.
Ferrata "Via dell'Amicizia" a Cima S.A.T.
La ferrata si svolge prevalentemente su scale molto aeree a picco sul lago, panorama stupendo su tutta la zona.
Ferrata "G.Sega" Avio
Percorso caratteristico che si svolge sulle pareti a picco sulla Valle dell'Adige. Il tracciato segue una antica via dei contrabbandieri. Richiede buon allenamento per la lunghezza del percorso.
Ferrata di Monte Albano
A due passi dall'abitato di Mori, costituisce un buon allenamento per le ferrate più difficili. Alterna traversi molto esposti a tratti verticali di una certa difficoltà.
Ferrata "Rino Pisetta" al Monte Piccolo Dain
Ferrata solo per esperti, una delle più difficli in Europa, molto impegnativi i primi 60 metri e le placche centrali. Panorama unico su tutta la valle dei laghi.
Ferrata "Che Guevara al Monte Casale"
Percorso interminabile su una grande parete, sede di storiche vie su roccia. Non difficile dal punto di vista tecnico ma di lunghezza impegnativa che richiede una buona condizione fisica.

Descrizione:
Sentiero attrezzato che compie un giro ad anello a partire dal paese di Biacesa, sopra al lago di Garda. Suggestivo ambiente naturale e panoramico. Particolarmente interessante la fascia di vegetazione che s’imbatte lungo il sentiero di avvicinamento nr. 470. Si pratica tutto l'anno.
Tragitto stradale: Trento - Sarche - Riva del Garda - Galleria dell'Agnese - Biacesa
Si raggiunge Biacesa di Ledro (m. 418) passando per la famosa “galleria dell’Agnese” che si imbocca girando a sinistra prima di Riva del Garda.
Si parcheggia l’auto, quindi si segue l’indicazione per Cima Capi che sale in un primo momento
il “Sentiero dei Béchi” (segnavia n. 470) e dopo poco lo si lascia per prendere a sinistra il sentiero delle Laste. Questo, porta in 40’ a San Giovanni.
Si prosegue con sviluppo pianeggiante nella Val del Gac, fino a collegarsi con il sentiero n. 405 che sale dalla Val Sperone. In breve, (10’) si raggiunge l’attacco della ferrata Susatti, che si affronta adeguatamente attrezzati, anche se la via non è molto impegnativa.
Si procede inizialmente su roccette attrezzate con cordino metallico e quindi con qualche breve tratto esposto con ottima vista sul Lago di Garda si raggiunge la vetta di Cima Capi m. 907 in 2.h30’. E’ obbligo una lunga sosta per ammirare lo stupendo panorama.
Si può raggiungere il bivacco Arcioni per la sosta pranzo.

Discesa:
Si scende di qualche metro dalla cima; si risale il crinale fino al bivio per il sentiero (a tratti attrezzato) Foletti n. 460. Losi segue attraversando un tratto quasi orizzontale costituito da placche rocciose che poi si alzano sotto la Rocca, dopo le quali si arriva all’edificio realizzato nel 1985 dal Gruppo di Biacesa della SAT 45’ (3.15’).
Dal terrazzo, si scende tra fitto bosco seguendo la ripida stradina che porta a Biacesa 45’ (4 ore).

:::::::::::::::::: La Rocchetta ::::::::::::::::::

Tratto dal sito: www.fortietrincee.it

La conquista di S. Giovanni
Nell’ottobre 1915 viene occupata Pregasina da parte del Battaglione Vestone mentre la Guardia di Finanza, che aveva già occupato cima Bal, appoggiava dall’alto la conquista di cima Nodice.
Conquistata la cima del Nodice, dopo tre giorni di aspri combattimenti, la Finanza, scesa nel frattempo da cima Bal, occupava il paese di Biacesa e Prè.
Tre o quattro giorni dopo gli austriaci, che nel frattempo si erano ritirati verso le posizioni di s. Giovanni, tentarono con un fulmineo attacco di rioccupare Biacesa. Attacco che fu prontamente respinto dai finanzieri dell’8° Compagnia comandata dal tenente Urbano che fu ferito per ben tre volte meritandosi la medaglia d’argento al valor militare.
L’attacco si svolse in località Toiane poco fuori l’abitato di Biacesa.
Dopo questa azione per circa un paio di mesi ci fu una relativa calma che permise al Battaglione Vestone, poi sostituito dal Valchiese, di rafforzare le posizioni conquistate.
Il 5.1.1916 la 8° Compagnia della Guardia di Finanza, comandata dal capitano Trucchi, divisa in quattro plotoni, parte alla conquista di s. Giovanni, muovendo dalla località le Fratte che era appena stata conquistata il 31.12.1915 dal tenente Arcioni.
Un plotone prosegue per i piani di Vasotina, mentre gli altri tre attaccano il Trincerone di s. Giovanni ( i resti si notano ancora oggi ) che viene occupato dal brigadiere Frascarolo e dal tenente Arcioni. Questo trincerane partiva dalle gallerie poco sotto la chiesetta e saliva fino all’ingresso delle gallerie di cima Sperone ( Rocca ). Dopo qualche mese di calma relativa, servita a fortificare la posizione conquistata, il Comando italiano progetta l’attacco per la conquista di cima Sperone, l’attuale cima Rocca.
Si inizia il 5.4.1916 con un diversivo per disorientare gli austriaci. Le batterie del Carone, agli ordini del tenente Cippelli, aprono il fuoco verso la cima del Cadria e del Nozzolo. Contemporaneamente le truppe italiane attraversano il torrente Ponale e occupano le “ Zete del Ponale “ e da lì partono alla conquista dello Sperone. All’azione parteciparono truppe del battaglione Valchiese con truppe dei Volontari Alpini Bresciani. Poco sopra le “Zete” fu colpito a morte il Volontario Boninsegna Guido originario della valle di Ledro e che si era offerto come guida. Un cippo lo ricorda.
L’attacco prosegui su per la valle del Gac esposti al tiro che proveniva dalle m’unitissime postazioni austriache sovrastanti. Gli austriaci avevano approntato anche delle reti piene di sassi che venivano sganciate sugli assalitori. La salita alla cima fu un vero disastro. Furono approntate scale e corde per poter salire più agevolmente, lungo il tragitto dell’attuale Ferrata di Cima Capi. Durante la salita fu occupato anche l’importante posizione del Defensionsmauer, facendo diversi prigionieri, mentre gli altri superstiti si ritirarono precipitosamente verso le postazioni più in alto.
La Guardia di Finanza ,che era gia in posizione a s. Giovanni, occupò Vasotina e Bocca Pasumer tentando di salire il ripidissimo trincerane che sale verso cima Sperone. Trincerone che si percorre ancora oggi.
Dall’altra parte le truppe italiane riuscirono a conquistare parzialmente, un paio di volte, cima Cimegoi (ora cima Capi ), ma furono ricacciati più in basso dalla violenta reazione degli austriaci.
L’azione durò, con alterne fortune, una decina di giorni. Nella zona di s. Giovanni cadde il Ten. Arcioni, alla cui memoria è stato intitolato il Bivacco, medaglia d’argento.
Dopo dieci giorni di sanguinosi attacchi, il Comando Italiano decise di ritirare le truppe sul sentiero “ del Bech “ e li rimasero fino alla fine della guerra, mentre la Guardia di Finanza non abbandonò mai la posizione di S. Giovanni. Il posto di vedetta più avanzato era situato tra i ruderi della chiesetta ad una trentina di metri dalle linee austriache.
Il risultato finale dell’azione fu di circa 300 caduti.
La visita a questo campo di battaglia, anche dopo quasi 100 anni, è quanto mai interessante, anche perché gran parte delle fortificazioni sono tutt’ ora agibili e visitabili.
Dall’abitato di Biacesa si prende la mulattiera per S. Giovanni. Gli escursionisti più esperti potranno deviare a destra sul sentiero del Bech ed affrontare la ferrata per cima Capi; ferrata non particolarmente difficile, ma comunque da non sottovalutare.
Lungo la mulattiera, ad un certo punto, si trova sulla sinistra una profonda buca, è quanto rimane della postazione avanzata austriaca, conquistata il 31.12.1915 dal Tenente Arcioni.
Un gruppo di appassionati ha ricostruito, negli anni 80, la chiesetta distrutta durante la guerra ed inoltre costruito il bivacco nelle immediate adiacenze; bivacco intitolato alla memoria del Tenente Arcioni, ottimo punto di partenza per le escursioni nella zona.
Da visitare il ripristinato sistema di gallerie austriache che porta a cima Rocca ( indispensabile la pila ). Dalla cima si gode un eccezionale panorama sul lago e sul Basso Sarca. Scendendo lungo il ripido trincerane, che la Guardia di Finanza tentò inutilmente di salire, si arriva in breve ai prati di Vasotina ed al bivacco.
Altro percorso degno di interesse storico è quello che conduce a cima Capi.
Dal bivacco si segue il sentiero attrezzato “Folletti” e poi seguendo il profondo trincerane di cresta, si arriva in breve sulla cima.
Eccezionale punto panoramico.
Nei giorni festivi, al bivacco, si trova sempre qualche appassionato della zona che sarà ben lieto di soddisfare ogni vostra curiosità storica.
Ogni anno ,a Biacesa, nel mese di maggio, la Guardia di Finanza commemora i propri caduti con una solenne cerimonia sul sagrato della chiesa ,davanti al monumento che ricorda il fatto d’arme.