
Difficoltà:
Sentiero esposto con tratti attrezzati (cavi e scale). L'escursione,
di notevole impegno in considerazione del dislivello da percorrere,
si svolge interamente sulla riva occidentale dell'alto lago di Garda;
dai numerosi punti panoramici toccati, il percorso offre scorci di
rara bellezza sul lago e sulla valle del Sarca, a volte con esposizioni
mozzafiato per la verticalità delle pareti sottostanti
Tempo: circa 4 ore per eseguire l’intero
percorso.
Dislivello:
489 metri in salita
Località:
Biacesa
di Ledro 418 mt. E' possibile pernottare, il sabato sera, presso la
locanda Anpola sita nella valle di Idro.

La
zona del lago di Garda offre una decina di vie ferrate a pochi minuti
d’auto dai centri principali. La lunghezza varia dai 200 fino
ai 1.200 metri, alcune sono adatte ai principianti ed ai bambini mentre
altre presentano grandi difficoltà. Tutte hanno in comune la
bellezza del panorama e la possibilità di salita in tutte le
stagioni.
Ferrata "Fausto Susatti" a Cima Capi
Percorsio alpinistico e molto panoramico, a picco sul lago, adatto
a chi ama le escursioni e vuole iniziare l'attività su vie
ferrate o sentieri attrezzati.
Ferrata di Castel Drena
Caratteristico percorso in canyon, un tempo usato come via segreta
di fuga dal Castello sovrastante. Via in ambiente fiabesco, breve
ma talvolta esigente dal punto di vista della forza.
Ferrata "Via dell'Amicizia" a Cima S.A.T.
La ferrata si svolge prevalentemente su scale molto aeree a picco
sul lago, panorama stupendo su tutta la zona.
Ferrata "G.Sega" Avio
Percorso caratteristico che si svolge sulle pareti a picco sulla Valle
dell'Adige. Il tracciato segue una antica via dei contrabbandieri.
Richiede buon allenamento per la lunghezza del percorso.
Ferrata di Monte Albano
A due passi dall'abitato di Mori, costituisce un buon allenamento
per le ferrate più difficili. Alterna traversi molto esposti
a tratti verticali di una certa difficoltà.
Ferrata "Rino Pisetta" al Monte Piccolo Dain
Ferrata solo per esperti, una delle più difficli in Europa,
molto impegnativi i primi 60 metri e le placche centrali. Panorama
unico su tutta la valle dei laghi.
Ferrata "Che Guevara al Monte Casale"
Percorso interminabile su una grande parete, sede di storiche vie
su roccia. Non difficile dal punto di vista tecnico ma di lunghezza
impegnativa che richiede una buona condizione fisica.
Descrizione:
Sentiero
attrezzato che compie un giro ad anello a partire dal paese di Biacesa,
sopra al lago di Garda. Suggestivo
ambiente
naturale e panoramico. Particolarmente interessante la fascia di vegetazione
che s’imbatte lungo il sentiero di avvicinamento nr. 470. Si
pratica tutto l'anno.
Tragitto
stradale: Trento - Sarche - Riva del Garda - Galleria dell'Agnese
- Biacesa
Si
raggiunge Biacesa di Ledro (m. 418) passando per la famosa “galleria
dell’Agnese” che si imbocca girando a sinistra prima di
Riva del Garda.
Si parcheggia l’auto, quindi si segue l’indicazione per
Cima Capi che sale in un primo momento
il “Sentiero dei Béchi” (segnavia n. 470) e dopo
poco lo si lascia per prendere a sinistra il sentiero delle Laste.
Questo, porta in 40’ a San Giovanni.
Si prosegue con sviluppo pianeggiante nella Val del Gac, fino a collegarsi
con il sentiero n. 405 che sale dalla Val Sperone. In breve, (10’)
si raggiunge l’attacco della ferrata Susatti, che si affronta
adeguatamente attrezzati, anche se la via non è molto impegnativa.
Si procede inizialmente su roccette attrezzate con cordino metallico
e quindi con qualche breve tratto esposto con ottima vista sul Lago
di Garda si raggiunge la vetta di Cima Capi m. 907 in 2.h30’.
E’ obbligo una lunga sosta per ammirare lo stupendo panorama.
Si può raggiungere il bivacco Arcioni per la sosta pranzo.
Discesa:
Si scende di qualche metro dalla cima; si risale il crinale fino al
bivio per il sentiero (a tratti attrezzato) Foletti n. 460. Losi segue
attraversando un tratto quasi orizzontale costituito da placche rocciose
che poi si alzano sotto la Rocca, dopo le quali si arriva all’edificio
realizzato nel 1985 dal Gruppo di Biacesa della SAT 45’ (3.15’).
Dal terrazzo, si scende tra fitto bosco seguendo la ripida stradina
che porta a Biacesa 45’ (4 ore).
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La Rocchetta ::::::::::::::::::
Tratto dal sito:
www.fortietrincee.it
La
conquista di S. Giovanni
Nell’ottobre 1915 viene occupata Pregasina da parte del Battaglione
Vestone mentre la Guardia di Finanza, che aveva già occupato
cima Bal, appoggiava dall’alto la conquista di cima Nodice.
Conquistata la cima del Nodice, dopo tre giorni di aspri combattimenti,
la Finanza, scesa nel frattempo da cima Bal, occupava il paese di
Biacesa e Prè.
Tre o quattro giorni dopo gli austriaci, che nel frattempo si erano
ritirati verso le posizioni di s. Giovanni, tentarono con un fulmineo
attacco di rioccupare Biacesa. Attacco che fu prontamente respinto
dai finanzieri dell’8° Compagnia comandata dal tenente Urbano
che fu ferito per ben tre volte meritandosi la medaglia d’argento
al valor militare.
L’attacco si svolse in località Toiane poco fuori l’abitato
di Biacesa.
Dopo questa azione per circa un paio di mesi ci fu una relativa calma
che permise al Battaglione Vestone, poi sostituito dal Valchiese,
di rafforzare le posizioni conquistate.
Il 5.1.1916 la 8° Compagnia della Guardia di Finanza, comandata
dal capitano Trucchi, divisa in quattro plotoni, parte alla conquista
di s. Giovanni, muovendo dalla località le Fratte che era appena
stata conquistata il 31.12.1915 dal tenente Arcioni.
Un plotone prosegue per i piani di Vasotina, mentre gli altri tre
attaccano il Trincerone di s. Giovanni ( i resti si notano ancora
oggi ) che viene occupato dal brigadiere Frascarolo e dal tenente
Arcioni. Questo trincerane partiva dalle gallerie poco sotto la chiesetta
e saliva fino all’ingresso delle gallerie di cima Sperone (
Rocca ). Dopo qualche mese di calma relativa, servita a fortificare
la posizione conquistata, il Comando italiano progetta l’attacco
per la conquista di cima Sperone, l’attuale cima Rocca.
Si inizia il 5.4.1916 con un diversivo per disorientare gli austriaci.
Le batterie del Carone, agli ordini del tenente Cippelli, aprono il
fuoco verso la cima del Cadria e del Nozzolo. Contemporaneamente le
truppe italiane attraversano il torrente Ponale e occupano le “
Zete del Ponale “ e da lì partono alla conquista dello
Sperone. All’azione parteciparono truppe del battaglione Valchiese
con truppe dei Volontari Alpini Bresciani. Poco sopra le “Zete”
fu colpito a morte il Volontario Boninsegna Guido originario della
valle di Ledro e che si era offerto come guida. Un cippo lo ricorda.
L’attacco prosegui su per la valle del Gac esposti al tiro che
proveniva dalle m’unitissime postazioni austriache sovrastanti.
Gli austriaci avevano approntato anche delle reti piene di sassi che
venivano sganciate sugli assalitori. La salita alla cima fu un vero
disastro. Furono approntate scale e corde per poter salire più
agevolmente, lungo il tragitto dell’attuale Ferrata di Cima
Capi. Durante la salita fu occupato anche l’importante posizione
del Defensionsmauer, facendo diversi prigionieri, mentre gli altri
superstiti si ritirarono precipitosamente verso le postazioni più
in alto.
La Guardia di Finanza ,che era gia in posizione a s. Giovanni, occupò
Vasotina e Bocca Pasumer tentando di salire il ripidissimo trincerane
che sale verso cima Sperone. Trincerone che si percorre ancora oggi.
Dall’altra parte le truppe italiane riuscirono a conquistare
parzialmente, un paio di volte, cima Cimegoi (ora cima Capi ), ma
furono ricacciati più in basso dalla violenta reazione degli
austriaci.
L’azione durò, con alterne fortune, una decina di giorni.
Nella zona di s. Giovanni cadde il Ten. Arcioni, alla cui memoria
è stato intitolato il Bivacco, medaglia d’argento.
Dopo dieci giorni di sanguinosi attacchi, il Comando Italiano decise
di ritirare le truppe sul sentiero “ del Bech “ e li rimasero
fino alla fine della guerra, mentre la Guardia di Finanza non abbandonò
mai la posizione di S. Giovanni. Il posto di vedetta più avanzato
era situato tra i ruderi della chiesetta ad una trentina di metri
dalle linee austriache.
Il risultato finale dell’azione fu di circa 300 caduti.
La visita a questo campo di battaglia, anche dopo quasi 100 anni,
è quanto mai interessante, anche perché gran parte delle
fortificazioni sono tutt’ ora agibili e visitabili.
Dall’abitato di Biacesa si prende la mulattiera per S. Giovanni.
Gli escursionisti più esperti potranno deviare a destra sul
sentiero del Bech ed affrontare la ferrata per cima Capi; ferrata
non particolarmente difficile, ma comunque da non sottovalutare.
Lungo la mulattiera, ad un certo punto, si trova sulla sinistra una
profonda buca, è quanto rimane della postazione avanzata austriaca,
conquistata il 31.12.1915 dal Tenente Arcioni.
Un gruppo di appassionati ha ricostruito, negli anni 80, la chiesetta
distrutta durante la guerra ed inoltre costruito il bivacco nelle
immediate adiacenze; bivacco intitolato alla memoria del Tenente Arcioni,
ottimo punto di partenza per le escursioni nella zona.
Da visitare il ripristinato sistema di gallerie austriache che porta
a cima Rocca ( indispensabile la pila ). Dalla cima si gode un eccezionale
panorama sul lago e sul Basso Sarca. Scendendo lungo il ripido trincerane,
che la Guardia di Finanza tentò inutilmente di salire, si arriva
in breve ai prati di Vasotina ed al bivacco.
Altro percorso degno di interesse storico è quello che conduce
a cima Capi.
Dal bivacco si segue il sentiero attrezzato “Folletti”
e poi seguendo il profondo trincerane di cresta, si arriva in breve
sulla cima.
Eccezionale punto panoramico.
Nei giorni festivi, al bivacco, si trova sempre qualche appassionato
della zona che sarà ben lieto di soddisfare ogni vostra curiosità
storica.
Ogni anno ,a Biacesa, nel mese di maggio, la Guardia di Finanza commemora
i propri caduti con una solenne cerimonia sul sagrato della chiesa
,davanti al monumento che ricorda il fatto d’arme.