O D L E

SENTIERO GUNTHER MESSNER

 

 

Difficoltà: poco difficile. Da superare qualche roccetta di 1° ben appigliata, una scala verticale di 12 mt., circondati da un ambiente selvaggio con magnifico panorama.

 

 

 

Tempo di percorrenza: 8 ore

 

 

•  Dislivello: 1000m.


Rifugio: Rif. Genova 2297 mt. - tel. 0472 840132

 

"La storia di questo rifugio prende il via verso la fine del secolo scorso quando Johann Santner lanciò la proposta di edificare un piccolo rifugio nella zona del Passo Poma. L'idea venne concretizzata nel 1896 da un facoltoso commerciante di Dresda, Franz Schlüter, che era rimasto affascinato dalla bellezza della zona. ... L'incarico venne affidato a Richard Neisse che ideò una spartana costruzione in legno composta da una cucina, una sala da pranzo e cinque camere. Nella costruzione del rifugio Franz Schlüter si avvalse della valida collaborazione della sezione dell'Alpenverein di Bressanone che pochi anni prima aveva costruito il rifugio Plose. (...) L'opera venne inaugurata il 4 agosto 1898 e subito donata da Franz Schlüter alla sezione dell'Alpenverein di Dresda. (...) Nel 1908 il rifugio venne completamente ristrutturato e assunse le dimensioni odierne. Fu anche dotato di acqua corrente e di un impianto di illuminazione. (...) Dopo la prima guerra mondiale l'immobile venne incamerato dal Demanio Militare che, nel 1925, lo passò in gestione al CAI di Genova ... Nel dopoguerra la sezione del CAI di Genova decise di passare la gestione del rifugio alla neocostituita sezione di Bressanone. (...) La Sezione del CAI Bressanone si è impegnata molto, da sempre, e con sforzi finanziari, per garantire la massima efficienza al rifugio."

Questa catena è famosissima per almeno due motivi: è riprodotta anche su popolarissimi puzzles, e, inoltre, ai suoi piedi Nord, versante di Fùnes, dal lato anche più fotografato, nacque nel 1944 Reinhold Messner, uno dei più noti alpinisti mondiali. A soli sei anni Reinhold, accompagnato da papà, salì la vetta più alta, il Sass Rigàis, m 3025, che allora non aveva neppure le due (facili) vie ferrate che oggi lo rendono accessibile a quasi tutti. Il versante di Gardena presente gli spettacolari pascoli di Cìsles (funivie e cabinovie sia da Santa Cristina che da Ortisèi).


Sentiero attrezzato che percorre le cime del Ring Spiz (2590m.), Monte Rovinz (2646m.) e la Cima Lavina Bianca (2496m.) con corde fisse nei punti più esposti. Posto nella Valle di Funes con panoramica circostante verso il Sass de Putia-Odle e la Cresta del Monte Tollen.

In questo bellissimo gruppo dolomitico, prettamente in ambiente montano originale, si possono godere panorami di alpeggi e boschi curati come dei veri giardini. Questo sentiero attrezzato è dedicato al fratello di Reinold Messner scomparso nel Himalaya.

Il sentiero attrezzato Gunther Messner si sviluppa sulle Odle di Eores in Val di Funes. Da Malga Zannes per sentiero si sale all'Alpe del Covolo dove ha inizio il sentiero attrezzato che, per tracciato di cresta e toccando varie cime, sbocca sull'Alta Via n° 2 delle Dolomiti.

Percorso:
Dallo spiazzo prende avvio il largo sentiero segnalato con l'abbreviazione GM, sale ripido nel bosco di abeti fino a portarsi sul bordo della grande depressione di frana che lambisce il tracciato. 
Questo scarta a dx e traversa in quota una scarpata ripida e franosa sottostante una scogliera di rocce rotte. 
In ultimo ne esce per un erto canalino alto ca. 30 metri servito da corda fissa, dopo il quale riprende pianeggiante alto sul fondale di Fùnes e di Eòres. 
Si passa una sorgente raccolta da un tronco e poco dopo si lascia a dx una deviazione per S. Maddalena. 
Il sentiero avvicina le pendici del Col Magrei e dopo una solitaria conca erbosa accosta la sella omonima a q.ta 2160 ca. Si apre il fondale sulle Odle, coi versanti nord della Furchetta e del Sass Rigais che si ergono dai ghiaioni basali.  
Dopo breve tratto si perviene ad un bivio con tabelle, q.ta 2200 ca. (h. 1.15) . 

Si tralascia una discesa nel fondovalle di Fùnes e si continua verso l'alto. 
La traccia percorre l'alveo di una allungata vallecola che solca il margine superiore dell'Alpe dei Cóvoli; a sx si levano bizzarre formazioni rocciose, il silenzio è sovrano. 
E' un tratto non certo breve, ad un dosso ne subentra un altro e poi un altro ancora, infine appare nel fondo una specie di grande torcia rocciosa che appartiene alla rotta cresta della C. Lavina Bianca. 
Nei pressi la salita si smorza, solca un sistema di piccoli dossi ed avvista la croce sul M. Tullen. 
Si percorre una dorsale che guarda da un lato i docili prativi, dall'altro un profondo colatoio. 
Tagliate le ghiaie basali alla cima, si trova una tabella che indica per la stessa, q.ta 2500 ca. (h. 1.15) . 
Sono 150 metri spesi bene.  

Su quindi per ripide ghiaie e scaglie fino al solco finale che monta la cresta; ed è già il vuoto sul versante nord. 
A sx sull'esile crinale facile ma da fare con un minimo d'attenzione si tocca la vicina sommità del Monte Tullen, 
mt. 2653 (h. 0.20) . 
Splendida veduta sul Sass da Putia che sembra solcare i verdissimi prati di Campaccio, e d'infilata sulla cresta d'Eòres, sulla quale si nota lo svolgersi del sentierino.  

Si ritorna poco sotto la cresta e senza ripassare dal bivio si piega a sx, sottoroccia, dove una stretta cornice si ricollega alla traccia principale e conduce alla base d'un solco. Ripidamente (30 mt. corda fissa) si tocca la spalletta superiore e si sale la successiva costa di zolle riprendendo il displuvio. 
I segni restano per poco nel lato nord poi rientrano a meridione passando al culmine d'un canalone. 
Qui il percorso incontra le prime vere - anche se scarse - difficoltà. 
I bolli portano giù da una breve china esposta ai dirupi nord, quindi poggiano delle strette cornici di roccette, risalgono in obliquo una barra rocciosa un poco inclinata (corda fissa) e tornano sullo spartiacque nei pressi della sommità del Sasso della Conca, mt. 2590, piccola croce; si avvista una bella conca erbosa dalla quale - forse - ha preso il nome la cima.
Si perdono alcune decine di metri per contornare un brano più dirupato della dorsale, si taglia una costa e ci si abbassa alla base di un canale. 
La corda fissa lo rimonta per 15 metri uscendo alla stretta soprastante. 
I segni traversano una scarpata ed un susseguente pendio, affacciandosi ancora alla vista del Sass da Putia. 
Si perde qualche metro a dx avvicinando una cupa rientranza, un canalino non attrezzato risale all'intaglio superiore; sono ca. 15 metri di roccette appigliate di I° grado (delicate con neve, soprattutto nel verso opposto). 
Al sommo, q.ta 2510 ca., si ha in vista tutto l'ulteriore proseguo; si nota la cresta del Monte Confin con il tracciato che ne traversa l'inclinata china sottostante. 
In basso a dx i prativi dell'Alpe Campo, sullo sfondo orientale la scogliera del Sass da la Crusc.  

Si perde quota ripidamente per un rigo detritico e quindi si pianeggia lungamente per amene coste erbose. 
Doppiato l'angolo S/E del Monte Confin la redola traversa in falsopiano una serie di canali erbosi, ripidi colatoi e balze che scoscendono nella conca della Busa, in lato sud. 
Il non breve spostamento porta infine su una spalletta panoramica alla base di un verticale risalto. 
Una scala quasi verticale alta ca. 12 metri alza sul profilo superiore, dove un passamano metallico accompagna lungo un'esposta cornice rocciosa, dal quale una traccia scoscesa si abbassa a contornare lo sperone portandosi sulla forcella nel retro. 
Il sentierino taglia ora il versante nord di un contrafforte 
- ultima sporgenza rocciosa della lunga cresta d'Eòres - sottostandone i gialli appicchi e allungandosi alla dorsale che si lega col Putia; bellissimi i prativi della Costa Cialniör tempestati da baite, piccoli masi e fienili.  
Si segue brevemente questa dorsale erbosa (nord) per poi abbassarsi a dx a trovare un sentierino che in quota raggiunge la nascosta Forcella del Putia, mt. 2357 
(h. 2.45 dal Monte Tullen) . 
S'inquadra il canalone N/O affacciato ai sinuosi contorni erbosi del Monte Forca e della Plose.  

Il segn. 4 si abbassa con poche svolte nel largo canale sassoso percorso dal Rio Forcéla e trova un primo stacco per il Passo delle Erbe. 
Tralasciandolo si perde ancora qualche metro fino alla diramazione segnalata per la Croce di Russis, q.ta 2060 
(h. 0.30) . 
A sx dunque il sentierino taglia un canale bagnato da un rivo e passa sotto un grandioso diedro. 
La traccia percorre in lieve salita la base degli spalti settentrionali del Monte Confin, guadagnando in livello poco meno d'un centinaio di metri. 
Sorpassata l'ultima spalla la traccia entra nel vastissimo avvallamento compreso tra il Monte Tullen ed il Sasso della Conca.
In alto a sx si nota un curioso blocco di roccia in bilico sulla ristretta base; ricorda molto il più famoso "Uovo del Crìdola", lungo la via normale alla cima omonima.

Si comincia finalmente a perdere quota traversando le ghiaie centrali e allungandosi alle erbe dei Prati Rodella; in alto si nota la croce sulla vetta del Tullen.
Il sentiero solca dei magnifici ripiani ed infila il seguente bosco, bellissimo, non stretto ma intervallato da radure che permettono la vista sulle pareti della C. Lavina Bianca.
I segni guidano infine sul lato settentrionale delle balze che discendono dalle pareti.
Si traversa sulle tacche scolpite della scarpata simile a duro composto argilloso; il tratto è facile con fondo asciutto, ma con bagnato o con neve diverrebbe alquanto scabroso.
Si appressa la grandiosa colata di ghiaie ( la Lavina Bianca appunto) e ci si abbassa lungo il suo margine dx su fondo scivoloso.
In ultimo dal bosco si sbuca sulla strada, 300 metri a monte del punto di partenza.
A sx con pochi minuti d'asfalto si ritrova l'auto
(h. 2.15) (h. 8.15 in totale) .