MARMOLADA |
VIA FERRATA: "I QUATTRO MAGNIFICI" Le informazioni qui riportate hanno solo un fine illustrativo, non didattico. Se non sei un esperto, rivolgiti a una sezione di un Club alpino, a una guida alpina professionista, oppure a una scuola abilitata di alpinismo, scialpinismo, arrampicata o speleologia. Leggi le avvertenze.
"Il progetto èstato realizzato dalla guida alpina Mauro Giovanazzi con l'aiuto di Gianni Ghetta, Luigi Zulian e Maurizio Davarda. L' itinerario deve essere percoso solo da chi è adeguamente preparato. |
Difficoltà: Ferrata Estremamente difficile. Si tratta di un percorso che richiede un impegno fuori dal comune, tale da fare di questa ferrata quella che in assoluto può essere considerata (luglio 2010) la più difficile delle Dolomiti, per la lunghezza dei passaggi difficili ed atletici, i quali richiedono un impegno psico-fisico notevole. La ferrata risulta tecnicamente più difficile della Costantini alla Moiazza (anche se questa ha uno sviluppo ben maggiore), della severa Piazzetta sul Piz Boè, della Stella Alpina all' Agner o della recente Sci Club 18 al Faloria; è ben più impegnativa della vicina Kaiserjager sul Col Ombert, della Pertini sullo Stevia o della celeberrima Tomaselli a Punta Fanes, come pure della Pisetta sul Dain Piccolo, ai margini del territorio dolomitico.
Idea: La via ferrata è nata sul progetto di ripristino di un sentiero attrezzato utilizzato nella grande guerra come seconda linea e punto di avvistamento verso le creste del Malinvern, passo delle Selle e l'intera cresta del Costabella fino alla fortezza del Col Umbert. Lungo il tracciato della via ferrata sono stati rinvenuti resti di catene, chiodi e vecchie tavole in legno utilizzati per attrezzare il sentiero stesso.
Salita: I primi trenta metri della ferrata sono estremamente verticali e tramite cavo, ma con pochissimi appoggi per i piedi, si supera la prima fessura ed un arioso camino. Si capisce immediatamente la difficoltà elevata e la possibilità, in caso di ripensamento di abbandonarla. Si prosegue tramite un esposto traverso a sx per proseguire con un'alternanza di placche, diedri, piani inclinati. Si raggiunge il primo posto di riposo. Il panorama si estende e domina la valle dei Monzoni. Da qui inizia, verticalmente, il tratto acrobatico strapiombante che con traversata spettacolare, molto aerea, e l' aiuto di un sistema di fune di appoggio (ponte doppio), fa arrivare alll' estremita' dell' enorme fessura. Grazie piccoli appoggi da studiare permettono di risalire il tratto verticale (30 m.) che porta sulla grande cengia boschiva. Con un collegamento tra i primi due spezzoni di ferrata possibilita' di uscire a sx su sentiero che porta a Buffaure. Si percorre il sentiero (200 mt.) che porta al collegamento del grande traverso con un tratto verticale che ci porta dentro ai due anfiteatri che sovrastano la val S.Nicolò (i resti di una baracca in legno della guerra evidenziano chiaramente il posto di guardia). Si prosegue fino a un tratto molto esposto che dà la sensazione di "volare" sopra la fantastica valle, mentre difronte la parete dei Maerins lascia a bocca aperta per colori e verticalità. Per sentiero attrezzato si superano poi una serie di cengie che portano nel grande camino formato dalla parete del Maerins. Attenzione!!! Circa 10 mt. più su, bisogna affrontare, una placca, caratterizzata da una fessura. Se non si possiede tecniche di arrampicata, questa viene superata facendo gran forza sul cavo cercando la massima aderenza con le suole delle scarpe. La parte superiore, nel complesso, è leggermente meno impegnativa soprattutto grazie alla presenza di 3-4 chiodi per appoggiare i piedi ed anche una maggiore presenza di appigli naturali che aiutano a dare sicurezza e stabilità ad una posizione spesso molto verticale ed esposta. Il secondo punto di sosta si trova a circa 100mt sopra. Prima il termine della ferrata è opportuno, fare una piccola pausa poiché, nonostante manchino solo questi 60mt, la verticalita' li rende particolarmente impegnativi e la stanchezza nelle braccia può cominciare a farsi sentire. Si riprende la salita affrontiamo il tratto finale con molta calma. Risalire una parete molto esposta ma con alcuni appoggi per i piedi, non visibili immediatamente ma che procedendo con calma si trovano. E' necessario però affrontare il tratto con l'ottica dell'arrampicata più che della ferrata!! E' possibile capire che mancano solo alcune decine di metri dalla fine della ferrata dalla presenza dei pini cimbri sulla vetta e dall'agenda con le firme di chi ci ha preceduto. Terminato il cavo, lo spettacolo dei prati di Buffaure e il panorama unico sul Catinaccio Rosengarten invitano a fare una sosta al rifugio Baita Cuz (2200 m.) tel. 0462/760354 a soli 100 mt. Discesa: Si attendono vostre foto e suggerimenti per rendere la descrizione più attendibile e utile.
|