Carlina Segnatempo

Carlina acaulis
Composite

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Altri nomi comuni: Carlina, cardo di S. Pellegrino, segnatempo, tiroliro, capù, carlo pinto, articiocc de montagna, semprevivo.

Un bel fiorellone con petali "secchi".

Pianta: La Carlina è alta cinque centimentri e' pianta perenne, quasi senza fusto. Vegeta nei pascoli, negli ambienti rocciosi e nei prati secchi, predilige terreni silicei e calcarei sino a 2.200 mt.

 

Fioritura: da luglio a ottobre, sono bianco verdastri o argentati.

Fiore: ridotto ad un grosso capolino da sei a dodici centimentri di diametro, comprese le bratte.

Corolla: Il suo achenio e' ricoperto di peli gialli ripiegati.

Le foglie: sono disposte a raggera e sono molto spinose.

Protetta: Protetta!

Raccolta:


Medicina: ha proprieta' cicatrizzanti, diuretiche, sudorifere e serve per curare influenza, aczema, acne e fegato. Il decotto di carlina (30 grammi di radici bollite per cinque minuti in un litro di acqua, zucchero quanto basta , una tazza due o tre volte al di') serve per curare il fegato.

Cucina: Della carlina si utilizza la radice, raccolta in autunno ed essicata nel forno. I ricettacoli dei capolini, noti come “pane del cacciatore”, sono eduli, utilizzabili come i cuori dei carciofi, oppure tagliati a piccoli pezzi, messi a cuocere con lo zucchero in poca acqua, fino ad ottenere una purea dolce-piccante, ottima da utilizzare come la mostarda.
Le radici invece, tagliate a rondelle e private della parte interna legnosa, possono essere utilizzate per fare canditi, una prelibatezza se coperti di cioccolato

Curiosità: Il fiore della carlina puo' considerarsi un piccolo igrometro: quando il tempo e' bello le bratte sono ben aperte e distese, in previsione di maltempo esse si inclinano verso l'interno, ricoprendo il capolino. La radice e' grossa, con latice dall'odore sgradevole.

Storia: il nome generico da Carlo Magno che attribuì alla pianta il potere di curare la pestilenza sembra che lo stesso Linneo, attribuisse e dedicasse tale pianta all'imperatore.
Altri ipotizzano un riferimento a Carlo V, in realtà appare più probabile, una banale deformazione della parola "carduncolos", diminutivo di cardo e il nome starebbe quindi, per piccolo cardo. Acaulis perché generalmente priva del gambo.