
Lilium martagon
Copyright
© Pareti Verticali
Uno dei gigli selvatici più
belli, appariscenti ornamenti dei pendii di montagne e rari. È
presente dai 300 a 1800 m s.l.m. Le radici spostano il bulbo nel terreno
fino a fargli raggiungere la profondità ottimale.
Pianta
erbacea perenne che può raggiungere il metro e mezzo. Il bulbo
è grosso e squamoso; il fusto è eretto, robusto, cilindrico,
pubescente in alto e più o meno striato di violetto.
Le foglie sono verticillate a 4-8 (15),
lanceolato-spatolate di 2,5 x 12 cm. Le foglie sono oblunghe e spatolate
o largamente lanceolate, sparse nella superiore e addensate a verticillo
nella parte bassa del fusto. Il fusto è alto dai 30 cm a 120
cm. Il peduncolo fiorale è incurvato in basso. I tepali sono
sei, lanceolati, piegati verso l'esterno, con macchie porporine scure.
Anche gli stami sono sei, prima convergenti poi incurvati anche essi
verso l'esterno, molto sporgenti dai tepali, con piccoli filamenti
rossi e lunghe antere di colore rosso minio. Il fiore ha quindi la
stessa forma delle più comuni Liliaceae ed è solo il
colore che lo caratterizza. L'habitat ideale è costituito dalle
brughiere di altitudine, dalle radure dei boschi, su substrato calcareo
o su terreno fertile o umido.
L'infiorescenza è un racemo ricco,
con fiori in numero variabile da 3 a 20, ciascuno del diametro di
5-6 cm, penduli o nutanti, provvisti di peduncolo arcuato lungo 2-5
cm.
I petali sono di colore carminio-violetti
o violetti, lucidi e cerosi, sopra più chiari e con macchie
scure, lanceolati e ricurvi esternamente.
Gli stami sono lungamente sporgenti,
penduli e provvisto di un filamento biancastro ed antere scure.
La raccolta è vietata.
Curiosità:
|
Per
ristabilire l’intimità perduta la vita quotidiana
è scandita da ritmi di preghiera e sacrifici. Il rapporto
con gli dei s’interiorizza e Giunone assorbe ed assimila
una miriade di divinità minori: Lucina (che fa vedere
la luce al neonato) Opigena (che assiste le partorienti) Cinxia
(che modella il cinto da sposa) Iterduca (che conduce nella
nuova casa), ma la caratteristica dominante della Giunone romana
è il suo legame con la famiglia stessa. Non che le donne
romane non andassero al tempio per i sacrifici, ma gran parte
dei “misteri” femminili un tempo gelosamente custoditi
dalle sacerdotesse ora entrano nella dimora coniugale. La vera
“domina” è la signora che può permettersi
di partorire ed allevare i figli in casa, nelle stanze che diventeranno
poi il “gineceo” in cui lo stesso padrone di casa
entra soltanto se invitato. E si moltiplicano in città
giardini interni, che sono anche orto, farmacia e frutteto.
I fiori infatti servivano principalmente per le ghirlande nelle
cerimonie sacre, ma se ne faceva grande uso anche in cucina
ed in farmacia. La coltivazione del papavero, da cui si ricavava
un sonnifero più blando dell’oppio, era così
diffusa che in Grecia l’espressione “orto del papavero”
designava un orticello di piccole dimensioni. Si fabbricavano
poi unguenti, deodoranti e talchi in casa, soprattutto coi petali
di rosa e fiori di lavanda. I bulbi dei gigli si potevano tranquillamente
consumare come alimento.In Olanda ancora adesso negli orti si
coltiva a questo scopo il giglio martagone, che poi viene cotto
nel latte e mescolato alla pasta di pane, ma pare
|
 |
che il
giglio bianco fosse insostituibile per i disturbi
femminili: eccezionale
antispasmodico durante le mestruazioni, era usato sia come emmenagogo
che deostruente mammario. Anche oggi è considerato miracoloso
contro la mastite e viene usato per impacchi esterni, mentre se ne
sconsiglia l’uso interno, perché la farmacopea moderna
ne ha evidenziato alcune componenti leggermente tossiche.