GIGLIO MARTAGONE

by giuseppe frison: foto eseguita durante la salite al Rif. Brentei_Gruppo di Brenta

Lilium martagon

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Uno dei gigli selvatici più belli, appariscenti ornamenti dei pendii di montagne e rari. È presente dai 300 a 1800 m s.l.m. Le radici spostano il bulbo nel terreno fino a fargli raggiungere la profondità ottimale.

Pianta erbacea perenne che può raggiungere il metro e mezzo. Il bulbo è grosso e squamoso; il fusto è eretto, robusto, cilindrico, pubescente in alto e più o meno striato di violetto.
Le foglie sono verticillate a 4-8 (15), lanceolato-spatolate di 2,5 x 12 cm. Le foglie sono oblunghe e spatolate o largamente lanceolate, sparse nella superiore e addensate a verticillo nella parte bassa del fusto. Il fusto è alto dai 30 cm a 120 cm. Il peduncolo fiorale è incurvato in basso. I tepali sono sei, lanceolati, piegati verso l'esterno, con macchie porporine scure. Anche gli stami sono sei, prima convergenti poi incurvati anche essi verso l'esterno, molto sporgenti dai tepali, con piccoli filamenti rossi e lunghe antere di colore rosso minio. Il fiore ha quindi la stessa forma delle più comuni Liliaceae ed è solo il colore che lo caratterizza. L'habitat ideale è costituito dalle brughiere di altitudine, dalle radure dei boschi, su substrato calcareo o su terreno fertile o umido.
L'infiorescenza è un racemo ricco, con fiori in numero variabile da 3 a 20, ciascuno del diametro di 5-6 cm, penduli o nutanti, provvisti di peduncolo arcuato lungo 2-5 cm.
I petali sono di colore carminio-violetti o violetti, lucidi e cerosi, sopra più chiari e con macchie scure, lanceolati e ricurvi esternamente.
Gli stami sono lungamente sporgenti, penduli e provvisto di un filamento biancastro ed antere scure.

La raccolta è vietata.

Curiosità:

Per ristabilire l’intimità perduta la vita quotidiana è scandita da ritmi di preghiera e sacrifici. Il rapporto con gli dei s’interiorizza e Giunone assorbe ed assimila una miriade di divinità minori: Lucina (che fa vedere la luce al neonato) Opigena (che assiste le partorienti) Cinxia (che modella il cinto da sposa) Iterduca (che conduce nella nuova casa), ma la caratteristica dominante della Giunone romana è il suo legame con la famiglia stessa. Non che le donne romane non andassero al tempio per i sacrifici, ma gran parte dei “misteri” femminili un tempo gelosamente custoditi dalle sacerdotesse ora entrano nella dimora coniugale. La vera “domina” è la signora che può permettersi di partorire ed allevare i figli in casa, nelle stanze che diventeranno poi il “gineceo” in cui lo stesso padrone di casa entra soltanto se invitato. E si moltiplicano in città giardini interni, che sono anche orto, farmacia e frutteto. I fiori infatti servivano principalmente per le ghirlande nelle cerimonie sacre, ma se ne faceva grande uso anche in cucina ed in farmacia. La coltivazione del papavero, da cui si ricavava un sonnifero più blando dell’oppio, era così diffusa che in Grecia l’espressione “orto del papavero” designava un orticello di piccole dimensioni. Si fabbricavano poi unguenti, deodoranti e talchi in casa, soprattutto coi petali di rosa e fiori di lavanda. I bulbi dei gigli si potevano tranquillamente consumare come alimento.In Olanda ancora adesso negli orti si coltiva a questo scopo il giglio martagone, che poi viene cotto nel latte e mescolato alla pasta di pane, ma pare

che il giglio bianco fosse insostituibile per i disturbi femminili: eccezionale antispasmodico durante le mestruazioni, era usato sia come emmenagogo che deostruente mammario. Anche oggi è considerato miracoloso contro la mastite e viene usato per impacchi esterni, mentre se ne sconsiglia l’uso interno, perché la farmacopea moderna ne ha evidenziato alcune componenti leggermente tossiche.