LUPARIA - VULPARIA

Aconitum lycoctonum

Ranuncolaceae

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"Bellezza e veleno". È una pianta ritenuta molto bella, può avere fiori violacei o gialli.

Pianta: diffusa nelle regioni montagnose, cresce bene sia sui terreni umidi di collina, sia sui terreni concimati nei dintorni di stalle o letamai dei pascoli montani, ai margini dei boschi o vicino a piccoli corsi d'acqua fino a 2400 metri s.l.m.

Fioritura: giugno - agosto

Fiore: sono alti da 50 a 150 cm Sono gialli, riuniti in una infiorescenza terminale.

Corolla:

Le foglie: basali sono di colore verde-scuro con picciolo di 2 cm e lembo palmato-partito, diviso in 5 segmenti obcuneati o strettamente rombici, lobati e dentati verso l'alto, per un diametro totale di circa 15 cm.
Le foglie cauline sono simili ma sessili e incise più profondamente.

Protetta: Protetta! Pianta officiale.

Raccolta:

Medicina: L'ingestione anche minima di questa sostanza provoca ansia e prostrazione, aumento della salivazione, nausea, forti dolori al torace, irregolarità nel ritmo cardiaco e, a volte, perfino la morte. A volte si sono avuti intossicazioni e fenomeni irritativi locali solo tenendo un mazzo di questa pianta nelle mani, perché i principi attivi vengono assorbiti anche attraverso la pelle.
Casi di avvelenamenti del bestiame sono stati riportati anche dalla medicina veterinaria.
I suoi estratti NON devono MAI essere utilizzati da inesperti ma, a giuste dosi, servono per curare nevralgia, gotta, sciatica, mal di cuore. Inoltre se lavorato dagli eroboristi può avere proprietà diuretiche (stimola la diuresi, e la depurazione dell’organismo), sudorifiche, sedative, febbrifughe, narcotiche e analgesiche

Cucina:

Curiosità: La Vulparia è una delle piante più velenose in natura, probabilmente ha questo nome perché un tempo si usava l’estratto del suo veleno per uccidere volpi e lupi. "Bellezza e veleno" , infatti il nome Aconitum deriva dal greco "akoniton", velenoso, a suggerire la presenza della terribile aconitina, un alcaloide molto tossico, sia per l'uomo che per gli animali. A dimostrazione della pericolosità del veleno contenuto nella pianta, si ricorda che anticamente in India le punte delle frecce venivano intinte con il succo delle radici.

Leggenda: Il loro aspetto particolare e la loro velenosità hanno dato spunto a miti
e leggende che da sempre indicano l’aconito come il fiore della vendetta e dell’amore colpevole. La mitologia
greca narra che Cerbero, cane a tre teste (a cui si è ispirato il Fuffi di Harry Potter) di Ecate, regina dell’Ade, portasse nella bava i semi d’aconito. Quando Ercole rapì la bestia, trascinandola schiumante di rabbia sulla terra, favorì la diffusione dei semi lungo il tragitto; è così che i semi d’aconito arrivarono in questo mondo. Secondo la tradizione norvegese questo fiore rappresentava, per la sua particolare forma, l’Elmo di Odino, il più valoroso guerriero teutonico. Tale speciale copricapo conferiva a chiunque lo indossava il potere magico di rendersi invisibile agli uomini. La religione cristiana lo ritiene il cappuccio dei monaci. In Francia è popolarmente detto carro di Venere.