Pulsatilla Alpina

Pulsatilla Montana

Ranuncolacee.

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Benchè sia diffusa un poco ovunque la pulsatilla spesso è difficile a trovarla.

I botanici la chiamano anche Pulsatilla sulphurea e la definiscono acre e velenosa.

Pianta: Sono piante perenni senza fusto, setosa e fragile, i cui fiori, quando appassiscono, formano dei ciuffi lanuginosi, costituiti dai frutti piumosi che al vento si disperde a poco a poco.

 

Fiore: di colre porpora-violacei, grandi, eretti poi penduli.

Calice: su peduncolo radicale, con involucro a lacinie, 6 sepali petaloidi, stami dorati.

Le foglie: a rosetta, argentate, vellutate, picciolate, divise profondamente 2-3 volte.  

Fioritura: marzo - maggio.

Frutti: numerosi achemi a testa sferica, oblunghi, vellutati

Protetta: pianta comune. E' velenosa. La pianta fresca è tossica.

CURIOSITA': Il suo sapore è così acre che anche gli animali non ne se ne cibano

Storia: In altri tempi , era utilizzata per curare diverse malattie come la paralesi, la cecità o gli stati depressivi. Attualmente, i fitoterapisti la prescrivono,talvolta, contro spasmi viscerali.

Ambiente: Nelle zone submontane, fino a 800 mt..

Cucina: con i fiori e le foglie essicate si preparano infusi e dolci e molto salutari.


Medicina: Proprità: antispasmodico, diaforetico, diuretico, espettorante, revulsivo, sedativo. Si usa tutta la pianta (maggio-luglio). La pianta frasca è molto dannosa per uso interno.

Principi attivi: Tannino, pectine, mucillagine.

Per curare: dermatosi, efelidi, emicrania, febbre, mestruazioni, spasmo, tosse..

Gli omeopatici ne usano l'essenza per curare le varici.

Poesia:

È difficile crederlo osservando la grazia del suo portamento, le belle foglie, la peluria sericea che la riveste, quasi si fosse incipriata d’argento. Ovunque la si veda è come ricevere un regalo, come vivere un momento da non dimenticare. Un’immagine da fissare nella memoria, e nell’anima, perché la montagna offre di rado questi doni e solo a chi sa meritarli.