
La stella
Alpina è detta anche “fiore di roccia”.
La Stella
alpina è senza dubbio la più nota pianta alpina. Considerata
il simbolo delle Alpi è spesso ricercata dai turisti anche
a rischio della loro incolumità e della scomparsa della specie.
Ancora oggi
- malgrado anni di battaglie e polemiche, volte a sensibilizzare turisti
e gitanti sull'importanza del rispetto dell'ambiente naturale, soprattutto
in luoghi "a rischio", come quello alpino - non è
infrequente incontrare pseudoalpinisti che,
sulla via del ritorno, mostrano trionfanti interi mazzi di fiori "proibiti",
come i genepì o le stelle alpine. Quest'ultima, poi, sembra
essere la specie più ambita, forse in virtù di una fama
che la vuole "difficile da conquistare" e che "conferisce
un'aureola di virile coraggio a chi la raccoglie", come scrive
Sandro Pignatti nella sua Flora d'Italia.
E così, sulla scorta di false leggende purtroppo profondamente
radicate, una delle piante più belle delle nostre Alpi, anzi
la specie-simbolo della montagna, è oggi in fase di estinzione
e non è escluso che un giorno la potremo osservare solo negli
erbari o ammuffita fra le pagine di un libro.
E’ una pianta erbacea eretta, alta 5-20 cm, con una rosetta
di foglie basali da cui si dipartono uno o più fusti fittamente
pelosi e perciò quasi bianchi. Anche le strette foglie sono
bianco-lanuginose, specialmente sulla pagina inferiore, molto meno
sulla superiore.
La "stella" è un’infiorescenza complessa in
cui numerosi fiori tubulosi, molto piccoli e verdognoli, sono riuniti
in capolini, circondati di squamette brune, che hanno un diametro
di circa 5 mm; questi capolini (da 2 a 10) a loro volta sono circondati
da foglie fiorali molto pelose e bianche, che sporgono costituendo
i raggi della stella.Il maggior pregio della stella alpina e' quello
di conservare le sue caratteristiche una volta essicata e di poter
essere usata anche come ornamento su cartoline e su composizioni floreali.
L'infiorescenza di questa specie e' in effetti un insieme di capolini
di fiori piccolissimi, bianchi, insignificanti, posti in evidenza
da un involucro stellare, composto da 5-8 foglie spesse, lanose, e
di un grigio che varia d'intensita' a seconda del substrato sul quale
la pianta e' cresciuta. L'indumento bianco che ricopre questa specie
e' una valida difesa all'eccessiva traspirazione e si forma in quantita'
sulle piante che vivono allo stato spontaneo.
La Stella alpina cresce sulle Alpi e sull’Appennino ligure nei
prati, nei pascoli sassosi e sui dirupi, sempre di natura calcarea,
nella zona alpina, fin oltre 3000 m.
La fioritura è visibile tra luglio
ed agosto.
Il frutto è un achenio con pappo paglierino di 4-6 mm.
Curiosità
e leggende:
 |
In
un paese ai piedi della montagna viveva Berta la figlia
bella quanto perfida di un borgomastro.
Hans, il giovane padrone di un mulino che sorgeva lì vicino
si innamorò di lei.
La bella e malvagia Berta volle come prova d'amore l'acqua che
sgorgava dalla roccia in cima alla montagna: si diceva che fosse
protetta dai nani e che il loro re uccidesse chiunque volesse
prenderla.
Per amore Hans affrontò ogni pericolo e scoprì che
le acque del laghetto erano in realtà uno specchio di cristallo
che proteggeva dei bellissimi fiori: le stelle alpine. Dopo averle
raccolte venne scaraventato in fondo al precipizio dai bellicosi
nani. Miracolosamente il fiore lo salvò
e lui capì la crudeltà della ragazza di cui si era
innamorato e non la volle più:sposò
infatti una fanciulla meno bella ma più buona di Berta.
|
Ogni notte,
la montagna piangeva per la solitudine; essa invidiava i
pascoli sottostanti ricchi di fiori di tutti i colori, a differenza
della sua nuda roccia che non poteva ospitarne neanche uno.
I suoi lamenti strazianti arrivarono fino al cielo. Un giorno una
stella, colpita dal continuo lamento, si allontanò dal firmamento
per raggiungere e consolare la vetta solitaria. Dopo
un lungo volo atterrò tra i crepacci e venne accolta dalla
montagna. La stella abbracciò la terra con delle sottili
radici ed essa, per proteggerla dal freddo, le donò una leggera
peluria.
 |
Alle
prime luci dell'alba il sole illuminò il nuovo fiore
chiamato edelweiss o stella alpina, che non abbandonò
più la sua amata montagna.
Una
giovane
coppia viveva felice ai piedi di un'alta cima. Un giorno
il marito decise di scalare la grande montagna, ma purtroppo
cadde in un crepaccio.
La donna, non potendo vivere senza il suo amato, chiese al
Signore di potersi trasformare in un fiore per stargli per
sempre vicino. |
La Stella Alpina, in primo luogo, ha
avuto dalla sua conoscenza le motivazioni che di aver portato alla
costruzione di questo mito vegetale, prime fra tutte la densa tomentosità
che la contraddistingue e la sua adozione quale emblema da sfoggiare
negli stemmi di alcuni Club Alpini europei.
E inoltre interessante osservare che il timore della sua scomparsa,
in seguito ai danni da collezionismo sconsiderato, era già
vivo nel secolo scorso, tanto che nel 1878, in Svizzera, si registrò
il primo decreto di proibizione di raccolta.
La
conoscenza delle stelle alpine risale ad epoche abbastanza remote,
la loro introduzione nei giardini europei è un fenomeno relativamente
recente, se si pensa che L. alpinum venne impiegato per la prima
volta in senso ornamentale nella seconda metà del Settecento
e che solo verso gli inizi della prima Guerra Mondiale si iniziò
a coltivare una seconda specie proveniente dalla Cina centrale,
L. haplophylloides, che oltretutto profuma di limone.
Coltivazione:
Per coltivare la leontopodium è necessario disporre
di un terreno poroso e ben drenato composto da ghiaia, sabbia e
terra di abete. Le piantine, se coltivate in giardino, dovranno
essere esposte in posizione soleggiata ma allo stesso tempo al riparo
dalle piogge: l’ideale sarebbe porle a ridosso di pareti rocciose
L'impiego delle stelle
alpine nei giardini va fatto in modo oculato, se si vogliono ottenere
risultati apprezzabili, soprattutto per ciò che riguarda
la conservazione delle loro peculiarità, quali la pelosità
e il diametro dei fiori. Importante sarebbe coltivare queste piante
in ambiente alpino, quindi ad un'altitudine non inferiore ai 1.000
metri. In ogni modo la loro collocazione va limitata al giardino
roccioso o, meglio ancora, al muro fiorito, magari insieme ad
altre piante di montagna come Androsace, Papaver alpinum, Saxifraga.
Essenziale è poi la preparazione del terreno, che deve
essere alcalino o neutro. La moltiplicazione avviene per seme
mettendo a germinare i semi in primavera in un terreno composto
di terra fibrosa, terriccio di foglie e ciotoli di granito in
posizione fresca e ombrosa. Le piantine verrano trapiantate quando
avranno raggiunto le dimensioni ideali per consentire la messa
a dimora. Altro metodo di moltiplicazione è per divisione
dei cespi delle
|
 |
piante adulte.
Poesia: