Stella Alpina o Edelweiss.

 

by giuseppe frison foto fatta durante l'ascensione allo spigolo sud "Comici" della Torre Piccola di Falzarego; gruppo Fanes.

La stella Alpina è detta anche “fiore di roccia”.

La Stella alpina è senza dubbio la più nota pianta alpina. Considerata il simbolo delle Alpi è spesso ricercata dai turisti anche a rischio della loro incolumità e della scomparsa della specie.

Ancora oggi - malgrado anni di battaglie e polemiche, volte a sensibilizzare turisti e gitanti sull'importanza del rispetto dell'ambiente naturale, soprattutto in luoghi "a rischio", come quello alpino - non è infrequente incontrare pseudoalpinisti che, sulla via del ritorno, mostrano trionfanti interi mazzi di fiori "proibiti", come i genepì o le stelle alpine. Quest'ultima, poi, sembra essere la specie più ambita, forse in virtù di una fama che la vuole "difficile da conquistare" e che "conferisce un'aureola di virile coraggio a chi la raccoglie", come scrive Sandro Pignatti nella sua Flora d'Italia.
E così, sulla scorta di false leggende purtroppo profondamente radicate, una delle piante più belle delle nostre Alpi, anzi la specie-simbolo della montagna, è oggi in fase di estinzione e non è escluso che un giorno la potremo osservare solo negli erbari o ammuffita fra le pagine di un libro.


E’ una pianta erbacea eretta, alta 5-20 cm, con una rosetta di foglie basali da cui si dipartono uno o più fusti fittamente pelosi e perciò quasi bianchi. Anche le strette foglie sono bianco-lanuginose, specialmente sulla pagina inferiore, molto meno sulla superiore.
La "stella" è un’infiorescenza complessa in cui numerosi fiori tubulosi, molto piccoli e verdognoli, sono riuniti in capolini, circondati di squamette brune, che hanno un diametro di circa 5 mm; questi capolini (da 2 a 10) a loro volta sono circondati da foglie fiorali molto pelose e bianche, che sporgono costituendo i raggi della stella.Il maggior pregio della stella alpina e' quello di conservare le sue caratteristiche una volta essicata e di poter essere usata anche come ornamento su cartoline e su composizioni floreali. L'infiorescenza di questa specie e' in effetti un insieme di capolini di fiori piccolissimi, bianchi, insignificanti, posti in evidenza da un involucro stellare, composto da 5-8 foglie spesse, lanose, e di un grigio che varia d'intensita' a seconda del substrato sul quale la pianta e' cresciuta. L'indumento bianco che ricopre questa specie e' una valida difesa all'eccessiva traspirazione e si forma in quantita' sulle piante che vivono allo stato spontaneo.
La Stella alpina cresce sulle Alpi e sull’Appennino ligure nei prati, nei pascoli sassosi e sui dirupi, sempre di natura calcarea, nella zona alpina, fin oltre 3000 m.

La fioritura è visibile tra luglio ed agosto.
Il frutto è un achenio con pappo paglierino di 4-6 mm.

Curiosità e leggende:

In un paese ai piedi della montagna viveva Berta la figlia bella quanto perfida di un borgomastro.
Hans, il giovane padrone di un mulino che sorgeva lì vicino si innamorò di lei.
La bella e malvagia Berta volle come prova d'amore l'acqua che sgorgava dalla roccia in cima alla montagna: si diceva che fosse protetta dai nani e che il loro re uccidesse chiunque volesse prenderla.
Per amore Hans affrontò ogni pericolo e scoprì che le acque del laghetto erano in realtà uno specchio di cristallo che proteggeva dei bellissimi fiori: le stelle alpine. Dopo averle raccolte venne scaraventato in fondo al precipizio dai bellicosi nani. Miracolosamente il fiore lo salvò e lui capì la crudeltà della ragazza di cui si era innamorato e non la volle più:sposò infatti una fanciulla meno bella ma più buona di Berta.

Ogni notte, la montagna piangeva per la solitudine; essa invidiava i pascoli sottostanti ricchi di fiori di tutti i colori, a differenza della sua nuda roccia che non poteva ospitarne neanche uno.
I suoi lamenti strazianti arrivarono fino al cielo. Un giorno una stella, colpita dal continuo lamento, si allontanò dal firmamento per raggiungere e consolare la vetta solitaria.
Dopo un lungo volo atterrò tra i crepacci e venne accolta dalla montagna. La stella abbracciò la terra con delle sottili radici ed essa, per proteggerla dal freddo, le donò una leggera peluria.

by giuseppe frison foto fatta durante l'ascensione allo spigolo sud "Comici" della Torre Piccola di Falzarego; gruppo Fanes.

Alle prime luci dell'alba il sole illuminò il nuovo fiore chiamato edelweiss o stella alpina, che non abbandonò più la sua amata montagna.

Una giovane coppia viveva felice ai piedi di un'alta cima. Un giorno il marito decise di scalare la grande montagna, ma purtroppo cadde in un crepaccio.
La donna, non potendo vivere senza il suo amato, chiese al Signore di potersi trasformare in un fiore per stargli per sempre vicino.

La Stella Alpina, in primo luogo, ha avuto dalla sua conoscenza le motivazioni che di aver portato alla costruzione di questo mito vegetale, prime fra tutte la densa tomentosità che la contraddistingue e la sua adozione quale emblema da sfoggiare negli stemmi di alcuni Club Alpini europei.
E inoltre interessante osservare che il timore della sua scomparsa, in seguito ai danni da collezionismo sconsiderato, era già vivo nel secolo scorso, tanto che nel 1878, in Svizzera, si registrò il primo decreto di proibizione di raccolta.
La conoscenza delle stelle alpine risale ad epoche abbastanza remote, la loro introduzione nei giardini europei è un fenomeno relativamente recente, se si pensa che L. alpinum venne impiegato per la prima volta in senso ornamentale nella seconda metà del Settecento e che solo verso gli inizi della prima Guerra Mondiale si iniziò a coltivare una seconda specie proveniente dalla Cina centrale, L. haplophylloides, che oltretutto profuma di limone.

Coltivazione:
Per coltivare la leontopodium è necessario disporre di un terreno poroso e ben drenato composto da ghiaia, sabbia e terra di abete. Le piantine, se coltivate in giardino, dovranno essere esposte in posizione soleggiata ma allo stesso tempo al riparo dalle piogge: l’ideale sarebbe porle a ridosso di pareti rocciose

L'impiego delle stelle alpine nei giardini va fatto in modo oculato, se si vogliono ottenere risultati apprezzabili, soprattutto per ciò che riguarda la conservazione delle loro peculiarità, quali la pelosità e il diametro dei fiori. Importante sarebbe coltivare queste piante in ambiente alpino, quindi ad un'altitudine non inferiore ai 1.000 metri. In ogni modo la loro collocazione va limitata al giardino roccioso o, meglio ancora, al muro fiorito, magari insieme ad altre piante di montagna come Androsace, Papaver alpinum, Saxifraga. Essenziale è poi la preparazione del terreno, che deve essere alcalino o neutro. La moltiplicazione avviene per seme mettendo a germinare i semi in primavera in un terreno composto di terra fibrosa, terriccio di foglie e ciotoli di granito in posizione fresca e ombrosa. Le piantine verrano trapiantate quando avranno raggiunto le dimensioni ideali per consentire la messa a dimora. Altro metodo di moltiplicazione è per divisione dei cespi delle

piante adulte.

Poesia:

È fatta di sei minuscoli capolini raccolti al centro, circondati da ligule acute, disposte come i raggi di una ruota e coperte di “lana” candida per resistere al freddo. Leontopodium, dal greco, vuol dire “piede di leone”, ma per noi rimane una stella, una piccola stella di neve e di luce, forse inventata dalla fantasia, solo per chiuderla fra le pagine di un libro. Per ricordare.