Biancospino

Crataegus monogyna

Rosaceae

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Il nome volgare deriva a quest’arbusto dall’avere rami spinosi che in primavera si ricoprono letteralmente di fiori bianchi e profumati. E' chiamato anche "amico del cuore".

Pianta:
Il biancospino si può rinvenire ai margini dei boschi, nelle radure, ai bordi delle strade; la sua fascia altitudinale è compresa tra la pianura ed i 1000 m circa di quota, eccezionalmente raggiunge i 1500 m, è indifferente al substrato.
E’ un arbusto, talora piccolo albero alto sino ad 8 m, caducifoglio.

 

Fioritura: aprile-maggio

Le foglie: sono alterne, generalmente raggruppate in fascetti, profondamente incise in 5-7 lobi, il margine è intero o poco dentato

Fiore: dal profumo simile a quello delle mandorle amare, sono riuniti in corimbi all’apice di corti rametti.

Corolla: con cinque petali bianchi, racchiude un unico stilo; è pianta ermafrodita.

Raccolta frutto: settembre-ottobre.

Frutti: pomi; sono globulosi, rossi a maturazione; hanno diametro di 8-10 mm, recano all’estremità un residuo del calice, contengono un unico seme.

Protetta: Comune.

Medicina: proprietà astringenti. I fiori contengono principi attivi ad azione vasodilatatrice, ipotensiva e cardiotonica. Recenti studi indicano che il biancospino é utile per mantenere una fisiologica funzionalità cardiaca.

Impieghi: I frutti del Biancospino, da freschi dolciastri e farinosi, sono utilizzabili per preparare bevande fermentate e gradevoli marmellate. Il legno, molto compatto e duro, è utilizzato per lavori al tornio; è inoltre ben levigabile.

Cucina:

Infuso di biancospino
Mescolate 20 g di biancospino (fiori) e 20 g di maggiorana (sommità fiorite).
Dosate 1 cucchiaio e ponetelo in infusione per circa 15 minuti in 2,5 dl di acqua bollente, quindi filtrate. Consumatene 2 tazze al giorno lontano dai pasti e 1 alla sera mezz’ora prima di coricarvi.
Aiuta a combattere stati di ansia e di angoscia.

Infuso
Ponete in infusione 1 cucchiaio di fiori di biancospino essiccati in 1/2 l d'acqua bollente. Lasciate riposare per circa 15 minuti e addolcite con zucchero di canna o miele a piacere.

Infuso di biancospino
Miscelate bene 1 cucchiaio di biancospino (fiori), 1 cucchiaio di salvia (foglie), 1 cucchiaio di menta (foglie) e 1 cucchiaio di melissa (foglie).
Prelevate poi 1 cucchiaio del composto e versatevi sopra 1 lazza di acqua bollente, lasciando riposare per 10 minuti prima di filtrare.
Bevetene 2 tazzine al giorno dopo i pasti come rimedio contro l'angina pectoris.

Vino di biancospino
Ponete a macerare 20 g di biancospino per 1 settimana in 1 l di vino bianco.
Trascorso questo periodo filtrate spremendo bene il vegetale e conservate in bottiglia.
Consumatene 2 bicchierini al giorno come sedativo del sistema nervoso e per combattere l’arteriosclerosi.

Il biancospino in cucina
In cucina i frutti degli esemplari selvatici possono essere utilizzati per la preparazione di marmellate, ma poiché (a esclusione della varietà azzeruolo) non hanno un sapore particolarmente gradevole (la consistenza è farinosa e il sapore vago e poco formato), è meglio utilizzarli sempre in associazione con altri frutti di bosco.

Curiosità: Il nome deriva da "kratos" che in greco, significa forza, e "oxus "aguzzo, ed "anthos" fiore. A causa delle sue punte acuminate, si considera una pianta protettrice delle case ed in grado di allontanare gli spiriti del male.
L'albero di Biancospino è associato molto profondamente con i rituali di Maggio da tempi precedenti al Medioevo inglese. I frutti venivano utilizzati come cibo e per fare il vino nel Medioevo in tutta Europa.

Leggenda: "...si pensava che le siepi di rose selvatiche e di biancospino presentassero un varco nascosto per l’altro mondo. Dal momento che i Celti non hanno trasferito dichiarazioni scritte, dobbiamo presagire dalle odierne abitudini greche e romane l’effettivo merito divino della pianta, che era valutata difensora degli ingressi e delle cerimonie nuziali. In caso di inquinamenti si incendiavano fiaccole di biancospino per depurare l’aria. Una leggenda inglese riferisce che Giuseppe d’Arimatea, il componente del Sinedrio che aveva tentato d’opporsi alla punizione di Gesù e dopo la sua morte ne aveva raccolto il sangue nella nota coppa, avesse interrato il suo bastone utilizzato dal viaggio a Glastonbury ed istantaneamente ne fosse prodigiosamente sbocciato un biancospino. Superfluo rammentare che la zona si ergeva in vicinanza dell’antica “Avalon”, il più rilevante centro di storie medioevali, dove si affermava fosse seppellito Artù. Incomprensibilmente la pianta fioriva alla vigilia di Natale ed il giorno successivo un ramo veniva maestosamente regalato in dono al re ed alla regina d’Inghilterra. L’usanza fu benevolmente accettata dalla Chiesa cattolica per più di mille anni. Si credeva l’albero un efficace simbolo della Vergine dei Sette dolori, perché i fiori bianchi alludevano alla verginità, gli stami rossi al sangue del Cristo e le spine, ovviamente, alla passione. Naturalmente si dice che formasse la corona di spine… ma va detto che non c’è un solo arbusto spinoso in tutt’Europa che non rivesta questo ruolo in qualche leggenda locale. L’arbusto di Glastonbury, in ogni caso, fu accuratamente sradicato dai puritani di Cromwell, nel 1639, come vestigia di pericolose superstizioni popolari. Più vicina a noi è la leggenda che vuole le antiche mura di Milano integralmente tappezzate di questa pianta. In questo caso l’abbattimento è più antica e motivata esclusivamente da necessità politiche ed economiche: nella Pasqua del 1162 “ahi passion di Cristo e di Milano!” Federico Barbarossa rase al suolo la città perché s’opponeva ai suoi ordini e nella ricostruzione successiva (un miracolo per i mezzi d’allora) di biancospino sulle mura non si parla più. Se anche in Italia è esistito un uso magico delle recinzioni, ed il testo di Plinio lo suggerisce, il suo significato esoterico è stato accuratamente rimosso fin dall’antichità. Legato alla dea minore “Maia”, festeggiata nel mese di maggio, è valutata la pianta del segno dei gemelli, simbolo d’innocenza e giovinezza..."