MONTE AGNER  2873 mt.

 

PARETE NORD-EST;  via dei “Sudtirolesi

 

 Bellissima arrampicata di notevoli difficoltà; la via si sviluppa a sinistra della via Iori, Andreoletti, Zanutti. Aggirando a sinistra per 500 m. c. III lo scudo di rocce gialle alla base della parete est, proseguendo tra lo scudo di rocce gialle al centro della parete per 600 m. c. IV, e lo scudo di rocce gialle della parte sommitale.

Prefazione:

SOTTOGRUPPO DELL' AGNER "SPIZZÒN

Il sottogruppo dell’Agnèr è l’ultimo della muraglia meridionale delle Pale, a
Nord della forcella dello Spizzòn. Culmina nel M. Agnèr 2872 m. con una struttura a piramide. Obelisco alpino delle valli e paesi che lo circondano. La cresta con direzione est-nord-est decresce con cime di grande interesse per gli alpinisti e degrada infine ad ovest di Taibon. Il sottogruppo dell’Agnèr corona a nord la conca di Frassenè e si pone all'attenzione per i suoi giganti di roccia corallina dello Spizzòn e dello Spiz d' Agnèr: si frastaglia in un corteggio di guglie sempre più minute e le ultime delle quali emergono con belle merlature dalla costa prativa. Verso nord domina la valle di S.Lucano, teatro di miti e leggende, con mirabili appicchi fiammeggianti nel cielo, poderosi spigoli e pareti tra le più alte delle Alpi Dolomitiche. Particolarmente imponente e superbo l'Agnèr si presenta fra i giganti di roccia.


1 - MONTE AGNER "SPIZZON"2872 m.
Si presenta da nord con una bellezza esaltante e maestosa a sud in uno scrigno di colori tra i diversi appicchi è racchiusa la cima da dove si gode un panorama vasto e stupendo. La terminologia che ha prevalso in questi ultimi decenni (Agnèr) deriva dal fatto che la montagna veniva utilizzata come pascolo, sul versante sud, dove si è sviluppata la pastorizia (bovini e ovini). Localmente, a Taibon, viene designato col nome di Pizzòn (essendo il più grande dei numerosi "pizzi" del Gruppo) e Piz la Torre Armena. A Frassenè l’Agnèr è chiamato anche Spizzòn, mentre Spiz viene designato lo Spiz d'Agnèr Sud.
"Chi togliendosi una volta alle abitudini
uguali della vita, desidera ritemprare le forze della mente e
del corpo; vada sull’Agnèr e là assiso ai piedi dell'ometto di
pietra da noi costruito il 18 agosto 1875, spaziando lo sguardo
nello stupendo panorama che gli si offre tutto all'intorno,
potrà godere delle sensazioni profonde e deliziose". CESARE TOME'

http://digilander.libero.it/pagaio/Salite/sld004.htm

H. Holzer, G. e R. Messner, il 17-18 agosto 1967.

Altezza: 1400 mt. c. Difficoltà: III, IV, V, VI-, A2. Ore 8-10.

Prima ripetizione: Bruno e Giorgio De Donà, il 20 settembre 1975.

Prima invernale e prima solitaria: Bruno De Donà, il 16 settembre 1978.

 Accesso:

Dalla valle di S. Lucano si raggiunge il Van de Mez; oltre il Bivacco Cozzolino si percorre il canalone di neve. Salendo sulla parete a sinistra (direzione di salita) del canalone si arriva ad un masso incastrato nella gola tra l'Agnèr e lo Spiz d’Agnèr Sud e la parete nord.

CON ENZO COZZOLINO ERA ARRIVATA L’EPOCA DEL SETTIMO GRADO E QUALCHE ANNO DOPO, REINHOLD MESSNER NEL SUO LIBRO “SETTIMO GRADO” SCRIVEVA:” CON IL RICOMOSCIMENTO CHE UN PROGRESSO E’ POSSIBILE SOLO IN ARRAMPICATA LIBERA (…) NELLE ALPI, ALLA FINE DEGLI ANNI SESSANTA, SI FORMARONO GRUPPI “LIBERISTI” CHE VOLSERO DEFINITIVAMENTE LE SPALLE ALL’IDEOLOGIA DELLA “DIRETTISSIMA” E SI RIALLACCIARONO ALLE IDEE DI PAUL PREUSS. INTERESSAVA IL VII°, QUINDI NON ” L’IMPOSSIBILE RESO POSSIBILE”, MA PROPRIO L’ANCORA POSSIBILE, CHE FINO ALLORA ERA CONSIDERATO IL LIMITE DEL POSSOBILE (…). NELL’ESTATE 1971, ENZO COZZOLINO, L’AVVERSARIO DEL CHIODO A PRESSIONE, APRI’ CON UNA DOZZINA DI CHIODI NORMALI VIE CHE, IN PRECEDENZA, NON ERANO RIUSCITE A EMINENTI SCALATORI MALGRADO L’APPORTO DEL PERFORATORE.

Estratto grazie alla gentile concessione del sito:http://digilander.libero.it/pagaio/Salite/sld004.htm

Descrizione:

L'attacco della via si trova sul masso che costituisce un ponte naturale fra le pareti.I-II-III-IV-V-VI-VII Tiro: 300 mt. c.; III, II. Si sale obliquamente a destra, poi verso sinistra su rocce gradinate fino a delle grandi cenge. VII al XIV Tiro: 300 mt. c.; I, II, III. Arrampicando facilmente obliquamente verso sinistra fino all'inizio di un grande pilastro situato alla destra della riga nera, che divide lo scudo centrale da quello sommitale.XV al XXVII Tiro: 400 mt. c.; I, III-, IV. Quindi a destra e poi si sale lungo il pilastro, superando una parete di placche. Si continua sotto lo scudo di rocce gialle della parte finale della parete, raggiungendo un camino che sale da destra verso sinistra, al suo termine si scende alcuni m. c.; attraversando a sinistra e poi salendo, si giunge ad una cengia inclinata, sulla destra della riga nera, in una zona di gigantesche placche grigie.XXVIII Tiro: 50 m. c.; III-. Si attraversa a sinistra lungo questa cengia oltre la riga nera bagnata dall'acqua, si supera un breve muro di roccia.XXIX al XXXIII Tiro: 200 mt. c.; IV-, V, V+, II, I. Si sale verso la riga nera bagnata, si prosegue per placche lisce, fino ad un sistema di cenge.XXXIV al XXXIX Tiro: 200 mt. c.; A1, A2, A1, III, II. Salendo si raggiunge una sottile fessura che porta nella gola finale, quasi sempre bagnato, raggiungendo quindi la vetta.

VARIANTE SUPERIORE: Fausto Conedera, Carlo Della Lucia, settembre 1987.Invece di attraversare a destra in alto nel camino finale della via H. Holzer, G. e R. Messner, il 17-18 agosto 1967, perché spesso bagnato da una cascata d’acqua., si segue a sinistra la grande cengia leggermente discendente 50 m. c.; si aggira un pilastro appoggiato alla parete, lo si sale, 40 mt. c.; V+. Continuando verticalmente per placche, 80 mt. c.; V-, si traversa obliquamente verso sinistra per placche fino ad una grande banca, 80 mt. c.; IV, III. Per lo spigolo in comune con la via del Cuore, si perviene in vetta

 

DISCESA:

Seguire i segnavia della via comune.  In 2 -3 ore si raggiunge il rifugio Scarpa. Se ci si attarda nel salire la grandiosa via e, si perviene alla cima sul tardi, conviene scendere fino al bivacco Biasin e completare il rientro all’indomani.