“Casco, moschettoni, imbrago, dissipatore; con questi mezzi, gli escursionisti sfilano e procedono lentamente agganciati, alle funi metalliche lungo le ferrate. Sono, per noi alpinisti puri, dei “parchi giochi” chiamati anche “sentieri della vertigine”… Sono fermamente contrario alle ferrate, molte delle quali, hanno dissacrato delle stupende pareti o peggio s’incrociano con “classiche” vie alpinistiche; ma quando vedo, queste persone sorridenti, entusiaste non posso non pensare che anche per loro è stata una giornata coronata da soddisfazione, vittoria che pervade in ciascuno di noi, quello che la montagna con la sua bellezza, ci ha donato”.

Giuseppe Frison.

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Per chi vuole scoprire il mondo della montagna più impegnativa, senza avere particolari esperienze alpinistiche, è opportuno che abbia una conoscenza delle varie tipologie di percorsi attrezzati e vie ferrate, delle difficoltà, dell’abbigliamento, dell’allenamento, dell’attrezzatura individuale e del suo uso, della progressione su ferrata e della programmazione di escursioni su sentieri attrezzati.

Giocare con il vuoto senza timori e senza rischio, dominare la verticalità e l' altezza, scalare le pareti di roccia come gli arrampicatori, adesso è possibile grazie a questi artefatti che sono le vie ferrate. Con le vie ferrate si impone, l' immagine di una nuova forma di escursionismo dalle sensazioni forti aperte a tutti. Essa, si offre come passerella tra le attività di massa poco tecniche ed altre molto tecniche quali l'alpinismo o l'arrampicata. Già dai tempi più remoti, l' uomo che viveva e si nutriva sulle montagne, ha imparato a posare scale, pezzi di fune, o ricavare gradini nella roccia, al fine di agevolare l' accesso a luoghi di vitale importanza quali, torrenti e pozzi da cui attingere acqua, terrazze su cui coltivare, grotte ove era possibile trovare ricovero o estrarre materie prime..... per poi arrivare in tempi più recenti, dove i montanari che fungevano da guida, conducendo i pellegrini, i mercanti, ed in seguito anche i turisti, attraverso i passi alpini, arrivarono a costruire interi percorsi, con corde e gradini per semplificarne il transito. Di origine tipicamente italiana, le prime vie ferrate furono realizzate dall’ esercito nel massiccio delle Dolomiti. Con il sopravenire della prima guerra mondiale, si sono interrotte le realizzazioni di vie ferrate per fini turistici sportivi e molti sentieri con passaggi difficili, al fine di facilitare gli spostamenti dei soldati in guerra, per il superamento di pareti aeree, di cenge con lo strapiombo sottostante e di sentieri ritenuti pericolosi, furono attrezzate con funi metalliche, scale e pioli infissi nella parete.
Dopo gli anni settanta il ritrovato benessere economico e l' incremento del turismo alpino, portarono allo sviluppo di vie attrezzate soprattutto dolomitiche, con fini oltre che di ascensione alle cime, anche di traversate particolarmente interessanti per storia, natura, paesaggi.
Un ulteriore sviluppo degli ultimi anni, ha visto le vie ferrate divenire percorsi sportivi, senza la necessità di essere in alta montagna, con preponderanza del gesto atletico sull' ascensione.
Di vocazione più sportiva e ludica le moderne vie ferrate sono degli itinerari essenzialmente rocciosi interamente attrezzati con un cavo d’ acciaio a cui assicurarsi e dei pioli o gradini metallici per facilitarne la salita. Oggi lo scopo delle vie ferrate è di permettere l’ ascensione in roccia anche all’ escursionista medio. Benché sicuri e accessibili in larga misura anche ai non scalatori, i percorsi attrezzati non debbono mai venire sottovalutati.

La via ferrata consiste: avere costantemente una corda metallica per assicurarci. All'attacco si agganciano i moschettoni dei due bracci del set alla corda metallica, si inizia l'ascensione fino al primo paletto. Raggiuntolo si deve effettuare lo scavalcamento staccando un solo moschettone che deve poi essere riagganciato alla corda dopo il paletto stesso, solo ora si sposta anche il secondo. Si prosegue in questo modo avendo cura di lasciare una distanza pari a quella tra due paletti tra noi e il compagno che ci precede; questo serve ad evitare di essere travolti in caso di caduta. Per superare un tratto attrezzato con scala a pioli si devono agganciare i moschettoni ai pioli ad un'altezza prossima a quella della testa prima di iniziare la salita. Saliti alcuni gradini si spostano nuovamente in avanti, sempre uno per volta. Se non è possibile agganciarli ai pioli vanno posti sui montanti della scala.

Il cavo: è una fune d'acciaio od una catena. Generalmente viene usato come punto di attacco dei moschettoni ma è anche d’aiuto per la progressione, in particolare, lungo pareti verticali.

I gradini: sono molto utilizzati specialmente per superare le placche. Aiutano la progressione sia con le braccia che con le gambe. Tramite 2 moschettoni di rinvio possiamo assicurarci per superare con sicura tranquillità anche le pareti più esposte.

Le placchette: permettono l'appoggio di un piede alla volta e sono usati saltuariamente per aiutare in un singolo passaggio.Non permettono di assicurarsi. Si trovano specialmente su ferrate con roccia granitica, come le alpi occidentali.

Le scale: vengono utilizzate molto in ambiente Dolomitico ed è presente specialmente per superare placche o tratti di pareti leggermente strapiombanti, in modo da consentire di superare il passaggio con moderata difficoltà. Generalmente, se la scala è particolarmente lunga, ai suoi lati scorre anche il cavo.

Il ponte: non presenta nessuna difficoltà nell’attraversarlo, se non per un pò d’esitazione o di “patos” dovuta dalla sua ondulazione nell’attraversarlo. C’è sempre un cavo per auto-assicurarsi.

In ferrata, un’assicurazione ottimale si attua con l’utilizzo di un “Set da Ferrata” composto da un Dissipatore d’energia dotato di specifico spezzone di corda, due moschettoni idonei ed un’imbragatura: il tutto certificato CE – UIAA.
Il Dissipatore è un freno che assorbe l’energia di caduta, generalmente tramite lo scorrimento di una porzione di corda attraverso un numero di fori predisposti. L’energia dissipata attraverso l’attrito di scorrimento della corda fa si che la forza d’impatto non superi il valore di 6 kN (600 kg); indispensabile è l’approntamento di un corretto sistema di legatura.

La caduta su ferrata può essere estremamente rischiosa e, anche se apparentemente banale, può risolversi in modo drammatico. L’energia di caduta deve essere dissipata in attriti e deformazioni (deformazione elastica della corda, freni dissipatori ed altro). In alpinismo si indica la “gravosità della caduta” come rapporto fra l’altezza del volo e la lunghezza della corda che trattiene l’alpinista e che può deformarsi; tale rapporto è chiamato “Fattore di caduta” ed il suo valore massimo è pari a 2 quando si attua una progressione in cordata. In ferrata questo valore può aumentare in modo estremamente preoccupante! Infatti quando una persona si auto assicura con un semplice spezzone di corda, in caso di caduta il moschettone scorre lungo la “linea di sicurezza” (cavo o catena) senza attriti che assorbono energia; di regola, il breve spezzone utilizzato per l’auto assicurazione, con la propria “deformazione elastica” non può assorbire una quantità d’energia significativa. In questa situazione diventa probabile la rottura di un anello della catena di assicurazione, moschettone o corda, o il verificarsi di un grave danno fisico (di solito la lesione alla colonna vertebrale), da qui l’importanza dell’utilizzo del Dissipatore.

PERICOLI: le vertigini sono un pericolo grave. E' pertanto vivamente sconsigliato affrontare vie ferrate a tutti coloro che ne soffrono. Non hanno niente a che fare con l'equilibrio o la forma fisica, sono però causate dal timore che si possa cadere. Un rimedio a momentanei episodi di vertigini consiste nel non guardare in basso e tenere lo sguardo sempre verso la parete, in alto. Le cadute di sassi sono uno dei pericoli costanti e maggiori che s’incontrano sulle ferrate. Spesso sono causate da altri escursionisti, anche di altre cordate, ma anche dal vento ed in questo caso non si ha praticamente alcun preavviso. Si devono quindi attraversare passaggi a rischio uno per volta, e qualora si provochi una caduta di sassi, cosa da evitare con estrema cura, gridare ai compagni la parola "sasso!!!" per avvertirli in tempo. Il caschetto è molto importante, il sottogola deve essere sempre allacciato e ben regolato. In caso di nebbia la via ferrata diventa una guida sicura, è assai difficile smarrirsi seguendola. La pioggia, invece, può rendere il sentiero molto pericoloso e le funi scivolose, in questo caso i guanti sono essenziali. Per chi percorre una via ferrata un pericolo grandissimo sono i fulmini. Bisogna evitare, se possibile, i temporali; si verificano spesso nel pomeriggio e alla sera . Se non si riesce ci si deve allontanare dalle vette, creste, funi metalliche (che fungono da parafulmine), alberi e massi isolati. La caduta; dato che il kit da ferrata e' fornito di uno spezzone di corda (lungo almeno un paio di metri) a valle del dispersore, questa parte di corda scorre lungo il dissipatore, disperdendo l' energia di caduta ed evitando il rischio del cosiddetto "fattore 2": infatti in caso di caduta va sempre tenuto presente il rapporto fra la lunghezza della caduta e la lunghezza di corda a disposizione per disperdere l' energia della caduta stessa: se la caduta e' lunga il doppio della corda a disposizione (da cui "fattore 2"), l' elasticita' della corda in genere non e' sufficiente ad ammortizzare l' energia, e il "colpo di frusta" che ne consegue e' quasi sempre letale !

NORME PER LA SICUREZZA:

1 - È indispensabile avere un minimo di esperienza in montagna o in arrampicata, prima di avventurarsi sulla via ferrata.
2 - Restare distanziati nei tratti ripidi, non essere più di due persone sul cavo tra due ancoraggi eccetto nella progressione legati in cordata.
3 - Non abbandonare l'itinerario attrezzato, seguire i sentieri di collegamento e di discesa rispettando il senso della marcia.
4 - Non percorrere la ferrata in condizioni climatiche sfavorevoli (pioggia, neve, ghiaccio, situazioni temporalesche; ecc…. ).
5 - In nessun punto del percorso i moschettoni che collegano l'alpinista al cavo devono essere sganciati contemporaneamente dal suddetto cavo.
6 - Rispettate l’ ambiente, non uscite dai sentieri, e non fate cadere pietre.
7 - I minori di anni 12 devono essere legati in cordata e accompagnati da un adulto responsabile
Questa "pacifica" invasione immette la "Via ferrata" anche nelle Alpi Occidentali come disciplina della montagna, opinabile o meno, ma coesistente con le altre realtà. Sorte in Dolomiti per motivi bellici, ripristinate in seguito per motivi di sviluppo turistico su una zona particolarmente impervia ove la via ferrata risolveva i passaggi più brevi per accedere da un vallone all'altro, si sviluppano ora alla fine del millennio un po' dappertutto. Nelle Alpi Francesi a noi confinanti scoppia come fenomeno turistico alternativo allo sci. Infatti accanto ad ogni stazione sciistica o turistica, che abbia un terreno roccioso compatibile, nasce una via ferrata, anzi più d'una. Ovviamente queste hanno prerogative completamente diverse dalle Dolomiti. Sulle Alpi Orientali esse collegano valichi su lunghi percorsi e facilitano l'ascesa di alcune cime (Tofane, Marmolada, Civetta, etc), in Francia e in Val di Susa nascono accanto al villaggio, si snodano su falesie non lontane dal centro abitato (se si esclude la Punta Charrà), vengono concepite con difficoltà tecniche sempre nuove con l'avvento di ponti tibetani, passerelle vertiginose, aree traversate su un cavo "tyrolienne", passaggi a braccia alla "rambo" per creare il più possibile l'avventura a discapito della meta, al pari dell'alpinismo con il free-climbing. Il "giusto mezzo" senza fanatismi di alcun genere, porta a considerare che anche dal punto di vista dell'impatto ambientale, non è poi così eclatante, come alcuni vogliono far osservare. E' l'eterno amletico dubbio di chi vuol vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Dà molto più all'occhio una cava che abbia distrutto una fetta di montagna o una strada che per la sua costruzione abbia intaccato il manto boschivo con taglio di alberi con "annessi e connessi" che qualche Km. di cavo invisibile (perché costruito con materiali color "roccia") su una "Via Ferrata". In alcuni casi queste recuperano addirittura dei vecchi percorsi accanto ad antichi manieri o inaccessibili "ruderi" di importanza storica che da anni era impossibile anche solo tentare di raggiungere. In più per le "Guide Alpine" è una nuova fonte di accompagnamento, in quanto esse sono sempre più svantaggiate nel loro lavoro dal prolificare di Gruppi "privati" o dell'alpinismo tecnicizzato e solitario che più non abbisogna della guida, che invece resta l'unica persona esperta a cui affidarsi. Oltre tutto non è: "per far sentire tutti alpinisti" che vengono costruiti questi percorsi come affermano i più "integralisti", ma per iniziare al mondo verticale chi pur essendo attratto dall'arrampicata, preferisce iniziare ad arrampicare su questi percorsi vertiginosi assicurato ad un cavo. Non si imparerà la tecnica di arrampicata, ma si avrà la possibilità di affacciarsi ad un mondo nuovo e affascinante. Tanti di questi percorsi sono addirittura adattati ai bambini e costruiti per la loro "iniziazione".
Anche la scala di difficoltà per le vie ferrate ha parametri diversi dall'alpinismo e dall'escursionismo.

PARAMETRI DI VALUTAZIONE TECNICA:

FACILE: Ferrata poco esposta, poco impegnativa con lunghi tratti su sentiero.

MEDIA DIFFICOLTA':
Ferrata anche lunga ed esposta, ma poco di forza e sempre facilitata dagli infissi immessi su di essa.

DIFFICILE: Ferrata che supera qualche breve strapiombo, con passaggi atletici, vuoto continuo. Il problema "pericolo" (caduta di pietre o altro viene specificato ogni volta e non aumenta la valutazione della difficoltà ma del rischio oggettivo).

MOLTO DIFFICILE: Ferrata con passaggi molto acrobatici, tecnici, che richiede forza nelle braccia ed assoluta mancanza di vertigini.

ESTREMAMENTE DIFFICILE:
A volte riferito ad un solo passaggio volutamente creato "ad arte" per impegnare sopra ogni immaginazione il frequentatore. In questo caso vi è un segnale di pericolo prima di intraprendere il passaggio e comunque vi è sempre la possibilità di un passaggio alternativo.

IL CAI, ha adottato parametri ancora differenziati, con l'adozione di una scala di difficoltà suddivisa in 5 gradi, proposti da Schnürer, che per le Dolomiti ha usato questi parametri: (I,II,III,IV,V) come per l'alpinismo ma essendo la via ferrata una progressione artificiale (A "ZERO") ovviamente non è rapportata alla difficoltà della parete ma a quella creata dalla progressione artificiale del cavo.

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