
Giocare
con il vuoto senza timori e senza rischio, dominare la verticalità
e l' altezza, scalare le pareti di roccia come gli arrampicatori,
adesso è possibile grazie a questi artefatti che sono le vie
ferrate. Con le vie ferrate si impone, l' immagine di una nuova forma
di escursionismo dalle sensazioni forti aperte a tutti. Essa, si offre
come passerella tra le attività di massa poco tecniche ed altre
molto tecniche quali l'alpinismo o l'arrampicata. Già dai tempi
più remoti, l' uomo che viveva e si nutriva sulle montagne,
ha imparato a posare scale, pezzi di fune, o ricavare gradini nella
roccia, al fine di agevolare l' accesso a luoghi di vitale importanza
quali, torrenti e pozzi da cui attingere acqua, terrazze su cui coltivare,
grotte ove era possibile trovare ricovero o estrarre materie prime.....
per poi arrivare in tempi più recenti, dove i montanari che
fungevano da guida, conducendo i pellegrini, i mercanti, ed in seguito
anche i turisti, attraverso i passi alpini, arrivarono a costruire
interi percorsi, con corde e gradini per semplificarne il transito.
Di origine tipicamente italiana, le prime vie ferrate furono realizzate
dall’ esercito nel massiccio delle Dolomiti. Con il sopravenire
della prima guerra mondiale, si sono interrotte le realizzazioni di
vie ferrate per fini turistici sportivi e molti sentieri con passaggi
difficili, al fine di facilitare gli spostamenti dei soldati in guerra,
per il superamento di pareti aeree, di cenge con lo strapiombo sottostante
e di sentieri ritenuti pericolosi, furono attrezzate con funi metalliche,
scale e pioli infissi nella parete.
Dopo gli anni settanta il ritrovato benessere economico e l' incremento
del turismo alpino, portarono allo sviluppo di vie attrezzate soprattutto
dolomitiche, con fini oltre che di ascensione alle cime, anche di
traversate particolarmente interessanti per storia, natura, paesaggi.
Un ulteriore sviluppo degli ultimi anni, ha visto le vie ferrate divenire
percorsi sportivi, senza la necessità di essere in alta montagna,
con preponderanza del gesto atletico sull' ascensione.
Di vocazione più sportiva e ludica le moderne vie ferrate sono
degli itinerari essenzialmente rocciosi interamente attrezzati con
un cavo d’ acciaio a cui assicurarsi e dei pioli o gradini metallici
per facilitarne la salita. Oggi lo scopo delle vie ferrate è
di permettere l’ ascensione in roccia anche all’ escursionista
medio. Benché sicuri e accessibili in larga misura anche ai
non scalatori, i percorsi attrezzati non debbono mai venire sottovalutati.


La
via ferrata consiste: avere costantemente una corda metallica per
assicurarci. All'attacco si agganciano i moschettoni dei due bracci
del set alla corda metallica, si inizia l'ascensione fino al primo
paletto. Raggiuntolo si deve effettuare lo scavalcamento staccando
un solo moschettone che deve poi essere riagganciato alla corda dopo
il paletto stesso, solo ora si sposta anche il secondo. Si prosegue
in questo modo avendo cura di lasciare una distanza pari a quella
tra due paletti tra noi e il compagno che ci precede; questo serve
ad evitare di essere travolti in caso di caduta. Per superare un tratto
attrezzato con scala a pioli si devono agganciare i moschettoni ai
pioli ad un'altezza prossima a quella della testa prima di iniziare
la salita. Saliti alcuni gradini si spostano nuovamente in avanti,
sempre uno per volta. Se non è possibile agganciarli ai pioli
vanno posti sui montanti della scala.
Il
cavo: è una fune d'acciaio od una catena. Generalmente viene
usato come punto di attacco dei moschettoni ma è anche d’aiuto
per la progressione, in particolare, lungo pareti verticali.



I
gradini: sono molto utilizzati specialmente per superare le placche.
Aiutano la progressione sia
con le braccia che con le gambe. Tramite 2 moschettoni di rinvio possiamo
assicurarci per superare con sicura tranquillità anche le pareti
più esposte.
Le
placchette: permettono l'appoggio di un piede alla volta e sono usati
saltuariamente per aiutare in un singolo passaggio.Non permettono
di assicurarsi. Si trovano specialmente su ferrate con roccia granitica,
come le alpi occidentali.
Le
scale: vengono utilizzate molto in ambiente Dolomitico ed è
presente specialmente per superare placche o tratti di pareti leggermente
strapiombanti, in modo da consentire di superare il passaggio con
moderata difficoltà. Generalmente, se la scala è particolarmente
lunga, ai suoi lati scorre anche il cavo.
Il
ponte: non presenta nessuna difficoltà nell’attraversarlo,
se non per un pò d’esitazione o di “patos”
dovuta dalla sua ondulazione nell’attraversarlo. C’è
sempre un cavo per auto-assicurarsi.
In
ferrata, un’assicurazione ottimale si attua con l’utilizzo
di un “Set da Ferrata” composto da un Dissipatore d’energia
dotato di specifico spezzone di corda, due moschettoni idonei ed un’imbragatura:
il tutto certificato CE – UIAA.
Il Dissipatore è un freno che assorbe l’energia di caduta,
generalmente tramite lo scorrimento di una porzione di corda attraverso
un numero di fori predisposti. L’energia dissipata attraverso
l’attrito di scorrimento della corda fa si che la forza d’impatto
non superi il valore di 6 kN (600 kg);
indispensabile è l’approntamento di un corretto sistema
di legatura.
La
caduta su ferrata può essere estremamente rischiosa e, anche
se apparentemente banale, può risolversi in modo drammatico.
L’energia di caduta deve essere dissipata in attriti e deformazioni
(deformazione elastica della corda, freni dissipatori ed altro). In
alpinismo si indica la “gravosità della caduta”
come rapporto fra l’altezza del volo e la lunghezza della corda
che trattiene l’alpinista e che può deformarsi; tale
rapporto è chiamato “Fattore di caduta” ed il suo
valore massimo è pari a 2 quando si attua una progressione
in cordata. In ferrata questo valore può aumentare in modo
estremamente preoccupante! Infatti quando una persona si auto assicura
con un semplice spezzone di corda, in caso di caduta il moschettone
scorre lungo la “linea di sicurezza” (cavo o catena) senza
attriti che assorbono energia; di regola, il breve spezzone utilizzato
per l’auto assicurazione, con la propria “deformazione
elastica” non può assorbire una quantità d’energia
significativa. In questa situazione diventa probabile la rottura di
un anello della catena di assicurazione, moschettone o corda, o il
verificarsi di un grave danno fisico (di solito la lesione alla colonna
vertebrale), da qui l’importanza dell’utilizzo del Dissipatore.

PERICOLI:
le vertigini sono un pericolo grave. E' pertanto vivamente sconsigliato
affrontare vie ferrate a tutti coloro che ne soffrono. Non hanno niente
a che fare con l'equilibrio o la forma fisica, sono però causate
dal timore che si possa cadere. Un rimedio a momentanei episodi di
vertigini consiste nel non guardare in basso e tenere lo sguardo sempre
verso la parete, in alto. Le cadute di sassi sono uno dei pericoli
costanti e maggiori che s’incontrano sulle ferrate. Spesso sono
causate da altri escursionisti, anche di altre cordate, ma anche dal
vento ed in questo caso non si ha praticamente alcun preavviso. Si
devono quindi attraversare passaggi a rischio uno per volta, e qualora
si provochi una caduta di sassi, cosa da evitare con estrema cura,
gridare ai compagni la parola "sasso!!!" per avvertirli
in tempo. Il caschetto è molto importante, il sottogola deve
essere sempre allacciato e ben regolato. In caso di nebbia la via
ferrata
diventa
una guida sicura, è assai difficile smarrirsi seguendola. La
pioggia, invece, può rendere il sentiero molto pericoloso e
le funi scivolose, in questo caso i guanti sono essenziali. Per chi
percorre una via ferrata un pericolo grandissimo sono i fulmini. Bisogna
evitare, se possibile, i temporali; si verificano spesso nel pomeriggio
e alla sera . Se non si riesce ci si deve allontanare dalle vette,
creste, funi metalliche (che fungono da parafulmine), alberi e massi
isolati. La caduta; dato che il kit da ferrata e' fornito di uno spezzone
di corda (lungo almeno un paio di metri) a valle del dispersore, questa
parte di corda scorre lungo il dissipatore, disperdendo l' energia
di caduta ed evitando il rischio del cosiddetto "fattore 2":
infatti in caso di caduta va sempre tenuto presente il rapporto fra
la lunghezza della caduta e la lunghezza di corda a disposizione per
disperdere l' energia della caduta stessa: se la caduta e' lunga il
doppio della corda a disposizione (da cui "fattore 2"),
l' elasticita' della corda in genere non e' sufficiente ad ammortizzare
l' energia, e il "colpo di frusta" che ne consegue e' quasi
sempre letale !

NORME
PER LA SICUREZZA:
1 - È indispensabile avere un minimo di esperienza in montagna
o in arrampicata, prima di avventurarsi sulla via ferrata.
2 - Restare distanziati nei tratti ripidi, non essere più di
due persone sul cavo tra due ancoraggi eccetto nella progressione
legati in cordata.
3 - Non abbandonare l'itinerario attrezzato, seguire i sentieri di
collegamento e di discesa rispettando il senso della marcia.
4 - Non percorrere la ferrata in condizioni climatiche sfavorevoli
(pioggia, neve, ghiaccio, situazioni temporalesche; ecc…. ).
5 - In nessun punto del percorso i moschettoni che collegano l'alpinista
al cavo devono essere sganciati contemporaneamente dal suddetto cavo.
6 - Rispettate l’ ambiente, non uscite dai sentieri, e non fate
cadere pietre.
7 - I minori di anni 12 devono essere legati in cordata e accompagnati
da un adulto responsabile
Questa "pacifica" invasione immette la "Via ferrata"
anche nelle Alpi Occidentali come disciplina della montagna,
opinabile o meno, ma coesistente con le altre realtà. Sorte
in Dolomiti per motivi bellici, ripristinate in seguito per motivi
di sviluppo turistico su una zona particolarmente impervia ove la
via ferrata risolveva i passaggi più brevi per accedere da
un vallone all'altro, si sviluppano ora alla fine del millennio un
po' dappertutto. Nelle Alpi Francesi a noi confinanti scoppia come
fenomeno turistico alternativo allo sci. Infatti accanto ad ogni stazione
sciistica o turistica, che abbia un terreno roccioso compatibile,
nasce una via ferrata, anzi più d'una. Ovviamente queste hanno
prerogative completamente diverse dalle Dolomiti. Sulle Alpi Orientali
esse collegano valichi su lunghi percorsi e facilitano l'ascesa di
alcune cime (Tofane, Marmolada, Civetta, etc), in Francia e in Val
di Susa nascono accanto al villaggio, si snodano su falesie non lontane
dal centro abitato (se si esclude la Punta Charrà), vengono
concepite con difficoltà tecniche sempre nuove con l'avvento
di ponti tibetani, passerelle vertiginose, aree traversate su un cavo
"tyrolienne", passaggi a braccia alla "rambo"
per creare il più possibile l'avventura a discapito della meta,
al pari dell'alpinismo con il free-climbing. Il "giusto mezzo"
senza fanatismi di alcun genere, porta a considerare che anche dal
punto di vista dell'impatto ambientale, non è poi così
eclatante, come alcuni vogliono far osservare. E' l'eterno amletico
dubbio di chi vuol vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.
Dà molto più all'occhio una cava che abbia distrutto
una fetta di montagna o una strada che per la sua costruzione abbia
intaccato il manto boschivo con taglio di alberi con "annessi
e connessi" che qualche Km. di cavo invisibile (perché
costruito con materiali color "roccia") su una "Via
Ferrata". In alcuni casi queste recuperano addirittura dei vecchi
percorsi accanto ad antichi manieri o inaccessibili "ruderi"
di importanza storica che da anni era impossibile anche solo tentare
di raggiungere. In più per le "Guide Alpine" è
una nuova fonte di accompagnamento, in quanto esse sono sempre più
svantaggiate nel loro lavoro dal prolificare di Gruppi "privati"
o dell'alpinismo tecnicizzato e solitario che più non abbisogna
della guida, che invece resta l'unica persona esperta a cui affidarsi.
Oltre tutto non è: "per far sentire tutti alpinisti"
che vengono costruiti questi percorsi come affermano i più
"integralisti", ma per iniziare al mondo verticale chi pur
essendo attratto dall'arrampicata, preferisce iniziare ad arrampicare
su questi percorsi vertiginosi assicurato ad un cavo. Non si imparerà
la tecnica di arrampicata, ma si avrà la possibilità
di affacciarsi ad un mondo nuovo e affascinante. Tanti di questi percorsi
sono addirittura adattati ai bambini e costruiti per la loro "iniziazione".
Anche la scala di difficoltà per le vie ferrate ha parametri
diversi dall'alpinismo e dall'escursionismo.
PARAMETRI DI VALUTAZIONE TECNICA:
FACILE:
Ferrata poco esposta, poco impegnativa con lunghi tratti su sentiero.
MEDIA DIFFICOLTA': Ferrata anche lunga ed esposta, ma poco
di forza e sempre facilitata dagli infissi immessi su di essa.
DIFFICILE: Ferrata che supera qualche
breve strapiombo, con passaggi atletici, vuoto continuo. Il problema
"pericolo" (caduta di pietre o altro viene specificato ogni
volta e non aumenta la valutazione della difficoltà ma del
rischio oggettivo).
MOLTO DIFFICILE: Ferrata con passaggi
molto acrobatici, tecnici, che richiede forza nelle braccia ed assoluta
mancanza di vertigini.
ESTREMAMENTE DIFFICILE: A volte riferito ad un solo passaggio
volutamente creato "ad arte" per impegnare sopra ogni immaginazione
il frequentatore. In questo caso vi è un segnale di pericolo
prima di intraprendere il passaggio e comunque vi è sempre
la possibilità di un passaggio alternativo.
IL
CAI, ha adottato parametri ancora differenziati, con l'adozione
di una scala di difficoltà suddivisa in 5 gradi, proposti da
Schnürer, che per le Dolomiti ha usato questi parametri: (I,II,III,IV,V)
come per l'alpinismo ma essendo la via ferrata una progressione artificiale
(A "ZERO") ovviamente non è rapportata alla difficoltà
della parete ma a quella creata dalla progressione artificiale del
cavo.
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