PELMO

Parete Nord del Pelmo_copyright g.frison_http://www.paretiverticali.it

Attenzione!!! Si attende, verifiche e perizie sullo stato della via, dopo l'enorme frana del monte Pelmo, del 1 settembre 2011, che ha costato la vita a due uomini del Soccorso alpino travolti dalla scarica di sassi e poi trovati morti a 700 metri di distanza dal punto in cui erano sospesi con le corde prima di essere spazzati via.

Dal corriere delle Alpi:

BORCA DI CADORE. Erano partiti l'altra sera per prestare soccorso a due alpinisti tedeschi, feriti da una scarica di sassi ed incrodati in una cengia, sulla via Simon-Rossi, nella parete nord del Pelmo. Ma, all'alba di ieri, proprio quando stavano per recuperare gli alpinisti incrodati, a 2900 metri di quota, un'enorme scarica di sassi li ha travolti, spezzando le corde e facendoli precipitare per 700 metri. Un volo mortale che non ha dato scampo ad Alberto Bonafede, 43 anni, ed Aldo Giustina, 42, tecnici del soccorso alpino di San Vito. Un nuovo tremendo lutto, un'altra giornata maledetta per il soccorso alpino bellunese, a due anni dalla tragedia di Falco, l'elicottero del 118 precipitato sul Faloria.

Dopo l'allarme diramato dal 118, Bonafede e Giustina, assieme ai colleghi del Cnsas di San Vito e della Val Pettorina, si erano ritrovati, martedì sera, al rifugio Venezia. L'obiettivo era quello di risalire la via Normale del Pelmo. Quattro ore di cammino, sotto una pioggia incessante. Poi, una volta in cima al Pelmo, la decisione di bivaccare, in attesa dell'alba. Alle 4.45, i soccorritori hanno iniziato ad attrezzare dall'alto, con ancoraggi e corde, la via per recuperare gli alpinisti tedeschi, che erano stati individuati a 140 metri sotto la cima, sulla via Simon-Rossi. I primi due a scendere sono stati proprio Bonafede e Giustina. La tragedia è avvenuta alle 5.17, quando erano ad una ventina di metri dalla cengia dove si trovavano gli alpinisti tedeschi. Un'enorme massa di sassi, calcolata dagli esperti in circa 2500 metri cubi di materiale, si è staccata dalla cima della parete. I sassi hanno spezzato le corde alle quali erano legati Bonafede e Giustina e li hanno trascinati a valle. Il tutto, sotto i volti impietriti dei colleghi. Inizialmente s'era temuto che la tragedia avesse coinvolto anche i due alpinisti tedeschi. Il distacco del materiale aveva, infatti, creato nella zona un'enorme nuvola di polvere che ha impedito, inizialmente, di vedere bene cosa fosse successo. Poi, dopo diversi minuti, quando le condizioni di visibilità sono tornate normali, le squadre del soccorso alpino, che avevano allestito nella notte una base anche al rifugio Città di Fiume, hanno intravisto la luce dei caschetti dei due alpinisti tedeschi sulla cengia. Sani e salvi, nonostante il crollo di materiale, equivalente a quello di un condominio di 10 piani. A quel punto, nonostante la tragedia, i soccorritori non si sono allontanati ed hanno atteso il momento giusto per portare a termine il salvataggio. Alcune ore dopo, verso le 10.30, Franz Sebald Forster, 53 anni, ed Robert Wollmann, 44 anni, feriti leggermente, sono stati recuperati ed affidati al personale medico del Suem. Uno è stato trasportato in elicottero all'ospedale di Agordo mentre l'altro, meno grave, in ambulanza. Intanto, col passare delle ore, le condizioni nella zona sono diventate proibitive. Tra le 5.17 e le 12 si sono contate una decina di scariche di sassi. Per questo, il soccorso alpino è stato costretto a rinunciare al recupero delle salme dei loro colleghi per non rischiare altre vite. Ci riproveranno oggi, tempo permettendo.

http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/09/01/news/tragedia-sul-monte-pelmo


È la più classica via del gruppo e una delle salita che completa delle Dolomiti, paragonabile come importanza alpinistica alla via Solleder-Lettenbauer della parete Nord-Ovest della Civetta, della quale è leggermente più facile ma nel complesso più divertente e sicura.Il versante nord del Pelmo è caratterizzato, nella parte superiore, da un imponente spigolo posto sulla verticale della vetta; a partire dalla base dello spigolo posto sulla verticale della vetta; a partire dalla base dello spigolo; a 2800 metri circa, sono evidenti due costoloni inclinati che scendono alquanto, a forma di V rovesciato, fino a confondersi con la parete sottostante in corrispondenza dell'intersezione con una sottile lunghissima cengia che inizia dal canalone settentrionale de la fessura.
Al di sotto della cengia vi è una impressionante bastionata di rocce verticali. I primi salitori individuarono con felice intuito, tre grandi traversate per cenge che consentirono di salire, con difficoltà relativamente modeste, sino alla base delle imponente spigolo e poi proseguirono nei pressi dello spigolo stesso, contro il corso per lo più obbligato e forti difficoltà.

 


Felix Simon e Roland Rossi, 11-12 agosto 1924.

2a salita e prima femminile:Hans Stegher e Paula Wiesinger, con la variante di attacco, 23-24 luglio 1929;
1a solitaria: Vittorino Penso.
1a invernale: Renato Casarotto da solo, per l'itinerario della prima salita italiana.


La roccia è buona, ad eccezione di alcuni brevi tratti, specificati nella relazione. Pericolo di cadute pietre. È frequente trovare ghiaccio o vetrato nella parte superiore della via.
Altezza della parete: 870 metri.
Difficoltà: V°+.

IL RIFUGIO CITTA' DI FIUME (m. 1917)

Ricavato dalla antica Malga Dorona, il suo nome ricorda da un trentennio i fiumani in esilio. Collocato in posizione incantevole, sul retro ha i dolci declivi del Col de la Puina, di fronte la maestosa parete settentrionale del Pelmo, del Pelmetto, quindi il Civetta e, lontano, il ghiacciaio della Marmolada e del gruppo del Sella. Incluso nell'itinerario dell'Alta Via n. 1 delle Dolomiti, è tappa d'obbligo per gli escursionisti che, attraverso sentieri facili e perfettamente segnati, intendono raggiungere, in una giornata, più rifugi.

Avvicinamento all'attaco:

Da rifugio Fiume 1918 mt. per il sentiero Flaibani o dalla forcella Staulanza 1766 mt. per il sentiero di forcella di Val d'Arcia s'e salire sul nevaio di Val d'Arcia e attraversarlo in direzione della base dell'avancorpo della parete Nord che maggiormente si abbassa nel nevaio stesso.


Rifugio Città di Fiume_copyright g.frison_http://www.paretiverticali.it

Attacco e descrizione della via:
L'attacco è nell'insenatura nevosa a destra di tale avancorpo ove si può trovare una crepaccia terminale (ore 2 dal rifugio fiume; ore 1,45 da forcella Staulanza).
Salire obliquamente verso sinistra sino alla sommità dell'avancorpo (130 mt.; IIIº, pass. Iniziale IV° +).
Alcuni metri più in alto raggiungere e percorrere orizzontalmente verso destra una stretta cornice, interrotta in un punto, sin là alla base di una serie di camini e fessure (100 metri; un pass. IV°).
Percorrere i camini ora detti uscendo alla fine sulla parete sinistra sino alla grande cengia a 200 metri circa dalla base (140 mt.; IV° e V°; qui inizia l'importante variante 108pc).
Seguire a lungo la cengia verso sinistra; sotto grandi strapiombi, aggirare all'interno tre grandi massi che la ostruiscono e proseguire ancora per pochi metri su stretta cornice fino alla base di un grande diedro regolare posto sulla verticale della vetta aperta ( 150 mt.: ch.,in parte esposto; buona possibilità di bivacco sulla cengia).
Salire verticalmente nel fondo del diedro per 90 mt.circa, evitare a sinistra un primo strapiombo che lo interrompe e poi, sotto un secondo strapiombo, traversare a destra ad uno spigolo (100 mt.circa;V°-).
Superare un corto salto friabile che un caminetto a destra dello spigolo sino ad una cengia a 400 metri circa dall'attacco (15 mt.;IV°).
Traversare a destra per la cengia, aggirandolo spigolo franoso di un grande costolone che scende obliquamente verso destra del centro della parete (100 mt.circa; qui termina la variante 108pc).
A destra del costolone superare un salto stazionante e proseguire obliquamente sinistra su placche e rocce gradinate sin alla base grande spigolo che caratterizza la parte superiore del versante Nord (85 mt.; IV° e III°, discreta possibilità di bivacco per due persone).
Partendo da una nicchia a destra dello spigolo, salire uno stretto dietro giallo che incide un pilastrino (si può percorrere anche il parallelo diedro grigio a destra) sino ad una cengia (25 mt.;VI°-).
Per la cengia a sinistra aggirare il pilastrino e salire alla sua sommità per un camino (25 mt.;IV°).
Di qui traversare a destra orizzontalmente tenendo le mani al bordo di una stretta cornice, fino a un piccolo terrazzino con spuntone biancastro (15 mt.; V°).
Di qui salire verso sinistra a raggiungere una svasatura che il sistema verticalmente sino a un terrazzo (20 mt.; V°+ e V°).
Continuare obliquamente verso sinistra su rocce gradinate portandosi al filo dello spigolo, sotto grandi strapiombi (60 metri circa;III°; buona possibilità di bivacco).
Girare lo spigolo e traversare sn 15 metri su stretta cornice giungendo in vista di un caratteristico camino rosso. Sulla parete a destra del camino superare verticalmente uno strapiombo proseguire diagonalmente a sinistra e infine traversare orizzontalmente nel camino (15 metri;IV°), (si può anche continuare l'attraversata orizzontalmente per la "stretta cornice" di attaccare il camino su rocce friabilissime, entrare in una grotta e uscirla attraverso una fenditura orizzontali del soffitto (15 metri;V°+).
Continuare verticalmente per fessura strapiombante e poi per parete grigia fin sotto la fascia di strapiombi (70 metri circa;V°+ eV°).
Salire obliquamente a destra sotto di strapiombi fino alla base di un diedro (12 metri; V°).
Entrare ne diedero da destra e poi salire verticalmente in direzione dell'altra fascia di strapiombi (20 metri contro, V° e V°). A
alcuni metri a sinistra salire un diedro tra gli strapiombi fino la cengia, bivacco dei primi salitori (35 metri;V°).
Salire sinistra della cengia una fessura fino ad un'altra cengia (25 metri;V°) all'altezza dell'inizio della gola terminale.
Salire allo spigolo a sinistra (Est) della gola e poi per la parete che lo segue sino alla cresta sommitale poco a Est della vetta (80 metri;IV°+).
Tempo di percorrenza:
12 ore circa dall'attacco

Antelao_Pelmo_Civetta quadro ad olio g.frison '04_http://www.artsvenice.com

Curiosità:
Il momento culminante nella storia alpinistica del Pelmo sarebbe venuto nel 1924: quell'anno la superba vittoria di una cordata austro tedesca sulla parete Nord, con una via diretta di 900 metri mirabilmente tracciata, qualunque sia imposto che oggi le viene assegnato in moderne scale delle difficoltà, costituì certamente il prologo delle grandi imprese che l'anno successivo (1925) avrebbe stabilito le caratteristiche del 6º grado sulle Dolomiti. È verosimile del problema fosse allora nelle mire dei migliori arrampicatori e che qualche tentativo forse anche già stato compiuto; a ciò allude Felix Simon, uno dei due primi scalatori, nei racconti più estesi dedicati all'ascensione (1924,1958 come rievocazione): questo lato del Pelmo, correva fra gli alpinisti di lingua tedesca l'espressione di "Monte agognato".
I due ardimentosi si erano incontrati, con lo stesso proposito, a Cortina: Felix Simon più anziano era di Lipsia, il giovane studente Roland Rossi di Innsbruck. Dopo aver passato la notte sulle panche della Casera Dorona (1918 metri, ora rifugio "Città di Fiume").
La mattina del 11 agosto saliranno a Val d'Arcia e al piccolo ghiacciaio ai piedi della parete circa sotto la verticale della cima. Attaccarono con fervore, ma con l'idea soltanto di saggiare la parete con una ricognizione; si trovarono subito impegnati in passaggi difficili e si scambiarono a vicenda in testa alla cordata; avevano un accordo di 35 metri e 8 chiodi da roccia (in gran parte riutilizzati).
Erano già alti nella salita esplorativa quando si accorsero che non avevano niente da mangiare, salvo una tavoletta di cioccolato e alcune mandorle con uva passa, ne avevano equipaggiamento da bivacco: tutto era rimasto a un terzo compagno che era venuto con loro fino all'attacco della parete; si accordarono, con il suo consenso, di proseguire.
Scalarono per tutta la giornata, sempre alternandosi al comando, e soltanto dopo tredici ore di dura arrampicata furono costretti dal buio a sostare, su una stretta cengia, circa un centinaio di metri sotto alla cima.
Il terzo compagno, dalla base della parete, ne aveva scortati durante il giorno e anche l'intera notte rimase su in montagna.
All'alba i due scalatori ripresero a salire, incontrando rilevanti difficoltà e in particolare e superando una difficilissima fessura terminale; sbucarono "sulla cresta est a sinistra della gola sommitale alcuni metri sotto la vetta".
Poiché della "via Simon- Rossi" si sono avute, in varie ripetizioni, descrizioni differenti e ne sono derivate non piccole varianti, si è ritenuta la di riprodurre la scizzo col tracciato dalla relazione all'originale.

Monte Pelmo versante nord_copyright g.frison_http://www.paretiverticali.it