È la più classica via del gruppo e una delle salita
che completa delle Dolomiti, paragonabile come importanza alpinistica
alla via Solleder-Lettenbauer della parete Nord-Ovest della Civetta,
della quale è leggermente più facile ma nel complesso
più divertente e sicura.Il versante nord del Pelmo è
caratterizzato, nella parte superiore, da un imponente spigolo posto
sulla verticale della vetta; a partire dalla base dello spigolo posto
sulla verticale della vetta; a partire dalla base dello spigolo; a
2800 metri circa, sono evidenti due costoloni inclinati che scendono
alquanto, a forma di V rovesciato, fino a confondersi con la parete
sottostante in corrispondenza dell'intersezione con una sottile lunghissima
cengia che inizia dal canalone settentrionale de la fessura.
Al di sotto della cengia vi è una impressionante bastionata
di rocce verticali. I primi salitori individuarono con felice intuito,
tre grandi traversate per cenge che consentirono di salire, con difficoltà
relativamente modeste, sino alla base delle imponente spigolo e poi
proseguirono nei pressi dello spigolo stesso, contro il corso per
lo più obbligato e forti difficoltà.

Felix Simon e Roland Rossi, 11-12 agosto 1924.
2a salita e prima femminile:Hans
Stegher e Paula Wiesinger, con la variante di attacco, 23-24
luglio 1929;
1a solitaria: Vittorino Penso.
1a invernale: Renato
Casarotto da solo, per l'itinerario della prima salita
italiana.
La roccia è buona, ad eccezione di alcuni brevi tratti,
specificati nella relazione. Pericolo di cadute pietre. È
frequente trovare ghiaccio o vetrato nella parte superiore
della via.
Altezza della parete: 870 metri.
Difficoltà: V°+.
| IL RIFUGIO
CITTA' DI FIUME (m. 1917) Ricavato
dalla antica Malga Dorona, il suo nome ricorda da un
trentennio i fiumani in esilio. Collocato in posizione
incantevole, sul retro ha i dolci declivi del Col de
la Puina, di fronte la maestosa parete settentrionale
del Pelmo, del Pelmetto, quindi il Civetta e, lontano,
il ghiacciaio della Marmolada e del gruppo del Sella.
Incluso nell'itinerario dell'Alta Via n. 1 delle Dolomiti,
è tappa d'obbligo per gli escursionisti che,
attraverso sentieri facili e perfettamente segnati,
intendono raggiungere, in una giornata, più rifugi.
Avvicinamento
all'attaco:
Da
rifugio Fiume 1918 mt. per il sentiero Flaibani
o dalla forcella Staulanza 1766 mt. per il sentiero
di forcella di Val d'Arcia s'e salire sul nevaio di
Val d'Arcia e attraversarlo in direzione della base
dell'avancorpo della parete Nord che maggiormente si
abbassa nel nevaio stesso.
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Attacco
e descrizione della via:
L'attacco è nell'insenatura nevosa a destra di tale
avancorpo ove si può trovare una crepaccia terminale
(ore 2 dal rifugio fiume; ore 1,45 da forcella Staulanza).
Salire obliquamente verso sinistra sino alla sommità
dell'avancorpo (130 mt.; IIIº, pass. Iniziale IV°
+).
Alcuni metri più in alto raggiungere e percorrere orizzontalmente
verso destra una stretta cornice, interrotta in un punto,
sin là alla base di una serie di camini e fessure (100
metri; un pass. IV°).
Percorrere i camini ora detti uscendo alla fine sulla parete
sinistra sino alla grande cengia a 200 metri circa dalla base
(140 mt.; IV° e V°; qui inizia l'importante variante
108pc).
Seguire a lungo la cengia verso sinistra; sotto grandi strapiombi,
aggirare all'interno tre grandi massi che la ostruiscono e
proseguire ancora per pochi metri su stretta cornice fino
alla base di un grande diedro regolare posto sulla verticale
della vetta aperta ( 150 mt.: ch.,in parte esposto; buona
possibilità di bivacco sulla cengia).
Salire verticalmente nel fondo del diedro per 90 mt.circa,
evitare a sinistra un primo strapiombo che lo interrompe e
poi, sotto un secondo strapiombo, traversare a destra ad uno
spigolo (100 mt.circa;V°-).
Superare un corto salto friabile che un caminetto a destra
dello spigolo sino ad una cengia a 400 metri circa dall'attacco
(15 mt.;IV°).
Traversare a destra per la cengia, aggirandolo spigolo franoso
di un grande costolone che scende obliquamente verso destra
del centro della parete (100 mt.circa; qui termina la variante
108pc).
A destra del costolone superare un salto stazionante e proseguire
obliquamente sinistra su placche e rocce gradinate sin alla
base grande spigolo che caratterizza la parte superiore del
versante Nord (85 mt.; IV° e III°, discreta possibilità
di bivacco per due persone).
Partendo da una nicchia a destra dello spigolo, salire uno
stretto dietro giallo che incide un pilastrino (si può
percorrere anche il parallelo diedro grigio a destra) sino
ad una cengia (25 mt.;VI°-).
Per la cengia a sinistra aggirare il pilastrino e salire alla
sua sommità per un camino (25 mt.;IV°).
Di qui traversare a destra orizzontalmente tenendo le mani
al bordo di una stretta cornice, fino a un piccolo terrazzino
con spuntone biancastro (15 mt.; V°).
Di qui salire verso sinistra a raggiungere una svasatura che
il sistema verticalmente sino a un terrazzo (20 mt.; V°+
e V°).
Continuare obliquamente verso sinistra su rocce gradinate
portandosi al filo dello spigolo, sotto grandi strapiombi
(60 metri circa;III°; buona possibilità di bivacco).
Girare lo spigolo e traversare sn 15 metri su stretta cornice
giungendo in vista di un caratteristico camino rosso. Sulla
parete a destra del camino superare verticalmente uno strapiombo
proseguire diagonalmente a sinistra e infine traversare orizzontalmente
nel camino (15 metri;IV°), (si può anche continuare
l'attraversata orizzontalmente per la "stretta cornice"
di attaccare il camino su rocce friabilissime, entrare in
una grotta e uscirla attraverso una fenditura orizzontali
del soffitto (15 metri;V°+).
Continuare verticalmente per fessura strapiombante e poi per
parete grigia fin sotto la fascia di strapiombi (70 metri
circa;V°+ eV°).
Salire obliquamente a destra sotto di strapiombi fino alla
base di un diedro (12 metri; V°).
Entrare ne diedero da destra e poi salire verticalmente in
direzione dell'altra fascia di strapiombi (20 metri contro,
V° e V°). A
alcuni metri a sinistra salire un diedro tra gli strapiombi
fino la cengia, bivacco dei primi salitori (35 metri;V°).
Salire sinistra della cengia una fessura fino ad un'altra
cengia (25 metri;V°) all'altezza dell'inizio della gola
terminale.
Salire allo spigolo a sinistra (Est) della gola e poi per
la parete che lo segue sino alla cresta sommitale poco a Est
della vetta (80 metri;IV°+).
Tempo di percorrenza:
12 ore circa dall'attacco

Curiosità:
Il momento culminante nella storia alpinistica del Pelmo sarebbe venuto
nel 1924: quell'anno la superba vittoria di una cordata austro tedesca
sulla parete Nord, con una via diretta di 900 metri mirabilmente tracciata,
qualunque sia imposto che oggi le viene assegnato in moderne scale
delle difficoltà, costituì certamente il prologo delle
grandi imprese che l'anno successivo (1925) avrebbe stabilito le caratteristiche
del 6º grado sulle Dolomiti. È verosimile del problema
fosse allora nelle mire dei migliori arrampicatori e che qualche tentativo
forse anche già stato compiuto; a ciò allude Felix Simon,
uno dei due primi scalatori, nei racconti più estesi dedicati
all'ascensione (1924,1958 come rievocazione): questo lato del Pelmo,
correva fra gli alpinisti di lingua tedesca l'espressione di "Monte
agognato".
I due ardimentosi si erano incontrati, con lo stesso proposito, a
Cortina: Felix Simon più anziano era di Lipsia, il giovane
studente Roland Rossi di Innsbruck. Dopo aver passato la notte sulle
panche della Casera Dorona (1918 metri, ora rifugio "Città
di Fiume").
La mattina del 11 agosto saliranno a Val d'Arcia e al piccolo ghiacciaio
ai piedi della parete circa sotto la verticale della cima. Attaccarono
con fervore, ma con l'idea soltanto di saggiare la parete con una
ricognizione; si trovarono subito impegnati in passaggi difficili
e si scambiarono a vicenda in testa alla cordata; avevano un accordo
di 35 metri e 8 chiodi da roccia (in gran parte riutilizzati).
Erano già alti nella salita esplorativa quando si accorsero
che non avevano niente da mangiare, salvo una tavoletta di cioccolato
e alcune mandorle con uva passa, ne avevano equipaggiamento da bivacco:
tutto era rimasto a un terzo compagno che era venuto con loro fino
all'attacco della parete; si accordarono, con il suo consenso, di
proseguire.
Scalarono per tutta la giornata, sempre alternandosi al comando, e
soltanto dopo tredici ore di dura arrampicata furono costretti dal
buio a sostare, su una stretta cengia, circa un centinaio di metri
sotto alla cima.
Il terzo compagno, dalla base della parete, ne aveva scortati durante
il giorno e anche l'intera notte rimase su in montagna.
All'alba i due scalatori ripresero a salire, incontrando rilevanti
difficoltà e in particolare e superando una difficilissima
fessura terminale; sbucarono "sulla cresta est a sinistra della
gola sommitale alcuni metri sotto la vetta".
Poiché della "via Simon- Rossi" si sono avute, in
varie ripetizioni, descrizioni differenti e ne sono derivate non piccole
varianti, si è ritenuta la di riprodurre la scizzo col tracciato
dalla relazione all'originale.