Dislivello:
350 mt.; sviluppo: 435 m
Difficoltà: TD max: 5°+
Tempo previsto: 5 – 6 ore.
Roccia: Fantastica e solida su tutta l’ascensione.
Materiale: dadi e cordini; chiodi per ogni casualità.
 |
Punti d’appoggio: Rifugio
Treviso, m 1631, CAI, posti 40, aperto dal 20/6 al 20/9, tel.
0439
62 311; rifatto del tutto nel 2004.
Bivacco Menegazzi, m 1737, CAI, posti 6, sempre aperto. |
Cartine: Tabacco foglio 022 (Pale
di San Martino), scala 1:25.000
Avvicinamento:
a) dalla Val Canali
Rifugio Treviso: si sale l’erto sentiero che conduce alla Forcella
delle Mughe (indicazioni vicino al
riparo invernale; segn. 720). Si risale con fatica l’intero
vallone, prima fra gli alberi, poi su
terreno aperto (ghiaie, erba ed alla fine qualche facili roccette)
sino alla Forcella delle Mughe, m 2244
(ore 1,30 – 2 dal rifugio).
b) da Sagron – Biv. Menegazzi
Zona Sarasin, in comune di Sagron – Mis, lungo la SS 347 del
Passo Cereda: si segue una
stretta stradina asfaltata alla località Faustin e poi ai prati
di Domadore m 1347 (parcheggio, tabelle
sulla strada statale poco visibili). Per una stradina forestale, dopo
circa un’ora di cammino
(tabelle) si giunge al Biv. Menegazzi, m 1747, vicino a l’ex
Casera Pianlonch, in un verde e piacevole pascolo nei pressi della
catena meridionale delle Pale. Si attraversa il pascolo verso N (segnavia
sui sassi ma all’inizio nessuna traccia nell’erba), puntando
verso la Forcella delle Mughe (o delle Grave come è chiamata
da questo versante). Si risale un grante prato incrociando un piccolo
sentiero che risale erto (segnavia) alla forcella (poco sotto questa
un brevissimo passaggio di 2°), ore 1,15 dal bivacco; 2,15 da
Domadore.
Forcella delle Mughe: per un piccolo sentiero indicato in rosso porta
ad una cengia (alcuni punti
esposti ma il percorso è molto ben segnalato) lungo il versante
O (Vallon delle Mughe) del Sass d’Ortiga;
arrivati ad un canalone, il cui lato antistante è ostruito
da una parete inaccessibile, si discende lungo la
stessa per una cinquantina di metri con l’aiuto di una fune
metallica (dopo piogge scolo d’acqua), fin dove
si può scalare dalla parte opposta, sempre con l’aiuto
della fune, una piccola fessura gialla (accesso di forza,
liscio dall’uso) e poi gradoni attrezzati che portano ad un
grande terrazzo di detriti ed erba che cinge
la base del Sass d’Ortiga. Visionare la via a questo punto e
riconoscere il percorso particolare dell’ascensione(limitati
dall’attacco).

Cenni generali.
Il tracciato sale all'incirca sulla perpendicolare calata dalla vetta;
il punto più particolare (l’indovinato tiro chiave) è
il diedro lievemente arcuato ben distinguibile circa 50 m sotto la
cima, costituito da una forma di scaglione separato e la levigata
parete alla sua sx.
La via sale dallo zoccolo (attacco circa 40 m a sx della striscia
nera che segna la parte bassa della parete al centro) in diagonale
a dx verso la striscia nera fino ad una piccola nicchia con macchia
gialla (ben visibile dall’attacco). Da lì una fessura
in verticale conduce sotto al settore di strapiombi gialli al centro
della parete. Lo si supera nel centro, dopo un traverso orizzontale
a sx, portandosi poi in diagonale a dx fino alla base del diedro (in
questo tratto non si segue la fessura nerastra che segna il margine
dx degli strapiombi e sale direttamente in verticale al diedro –
probabile percorso originale? – come sembrerebbe più
naturale dalla base; roccia in parte friabile e difficoltà
attorno al 6°). Si scala il diedro (alla base, possibile uscire
a sx, lungo il percorso originale, per una lunga fessura quasi orizzontale
fino allo spigolo, diff. presunta 5°-, roccia ottima) e sopra
lo stesso una fessura diagonale a
sx, che corre sotto la volta nera strapiombante della cima, conduce
alla vetta.
 |
Salita:
1) Poco oltre una fuoruscita d’acqua
(caratteristico per la roccia lisciata), prima di iniziare a risalire
il canale che conduce alla forcella sotto lo spigolo O del monte,
si lascia il sentiero per salire (slegati) lo zoccolo basale della
parete per roccette (2°, max. qualche pass. 3°) fin dove
sale più in alto, circa 40 m a sx della ben visibile striscia
nera che solca la parte bassa della parete nel centro (piccolo
posto per cambiarsi e fare la sosta0, 1CLF con cordone |
rosso sbiadito, a. 2006). 80
mt; 2°; pass. 3°.
2) Dalla clessidra d’attacco si
sale dritti per circa 10 mt lungo una fessura superficiale (4°),
andando obliquamente a dx verso una nicchia con una chiazza gialla-arancio
ben riconoscibile. Si sale la diagonale su ottime rocce articolate
ed addossate fino ad identificare la fermata. Chiodi e cordini nella
nicchia (35 mt, 4°-). 45 mt; 4°.
3) Dalla sosta si arrampica senza deviazioni
per qualche metro la fessura verticale sovrastante (4°+, 5 mt,
1C), stando poi preferibilmente sulla bella parete alla sua sx (si
può anche continuare per la fessura, meno bello), raggiungendo
un piccolo terrazzino nella fessura (30 m, 4°, clessidre). Oltre
il terrazzino conviene passare a dx della fessura su belle rocce articolate
con solidi appigli
fino a portarsi ad una comoda sosta con chiodi e cordone sotto gli
strapiombi gialli al centro della parete (20 mt, 4°). 55 mt; 4°,
4°+.
4) Si traversa a sx in orizzontale su
roccia gialla appoggiata e compatta (esposto) con appigli piccoli
ma solidi (10 m, 4°+, 1C in alto alla fine), fino a raggiungere
il dente sotto gli strapiombi con un evidente cordino penzolante.
Si supera di forza il breve strapiombo (3 mt, 6°- oppure A1 comodo,
2C), e quindi una seconda pancetta strapiombante con ottime prese
(3 mt, 5°+, 1C con cordino). Sopra si continua per bella parete,
su fessure superficiali, tendendo leggermente verso dx, con bellissima
arrampicata su difficoltà costanti, superando una piccola terrazza,
per sostare poi circa 10 mt sotto e a dx di un settore giallo e strapiombante
della parete (35 mt, 4°, sosta un po’ scomoda su un 1C,
poco visibile, e/o grosso spuntone) 50 mt; 4°+, 5°+, pass.
6°-(A1).
5) Dalla sosta si traversa a dx in leggera
ascesa in bella esposizione, su appigli solidi ed abbondanti
(20 mt, 4°, 4C) puntando ad un ballatoio grigio che si protende
in fuori sulla dx (visibile dalla
sosta). Sotto lo stesso si risale la breve fessura che permette di
raggiungerlo (10 mt, 4°, poi 3°+,
1C all’inizio), sostando più comodamente su 3CF nella
fessura. 30 mt; 4°.
6) Dal ballatoio si continua in verticale
lungo la fessura, un po’ umida ma di roccia buona, o sulle
belle rocce a dx, ormai in vista del diedro finale. Si guadagna un
primo terrazzino (30 mt, 4°,
pass. 4°+, 1C alla fine sul terrazzino; sosta possibile) e poi,
stando un po’ a dx della fessura, un
secondo terrazzino di roccia giallastra proprio alla base dell’evidente
diedro finale (20 mt, 4°, 1C) 50 mt; 4°, 4°+.
La via V. Penzo, R. Torresan segue la fessura
orizzontale ascendente a sinistra che taglia la parete con
una espostissima e difficile traversata (5°) fino a raggiungere
lo Spigolo Ovest (70 mt. Roccia ottima.
Variante diretta S. Scalet, A. Bettega, 22 luglio
1961
1) Dalla sosta si sale la parete a sx
del diedro (a circa 5 m di distanza dal fondo dello stesso; possibile
anche la salita lungo la fessura del diedro; più scomodo ma
più opportunità di assicurarsi), su terreno verticale
ma ricco di eccellenti appigli, raggiungendo il fondo del diedro a
una decina di metri dalla base (10 mt, 5°-, 1C in alto). Si prosegue
ora con arrampicata sostenuta lungo il fondo del diedro, arrampicando
per lo più frontalmente sulla parete di sx, incisa da una piccola
fessura verticale nella quale sono infissi vari chiodi (20 mt, 5°,
vari tratti di 5°+, 4C, 1 clessidra nel fondo del diedro formata
da un masso incastrato, alcune possibilità di assicurarsi con
dadi grandi o friend nel diedro). L’ultimo tratto del diedro
lo si evita salendo un po’ a sx lungo la parete, ora più
appigliata (10 mt, 5°-), passando poi a dx dello stesso quando
si appoggia un po’ (5 mt, 4°, 1C alla fine). Si rimontano
i facili gradini detritici sopra lo scaglione che ha formato il diedro,
sostando alla base degli strapiombi neri finali (5 mt, 2°). 50
mt; 5°, 5°+ tiro impegnativo.
2) Dalla sosta si sale la marcata fessura
trasversale a sx che porta verso la cima evitando gli strapiombi scuri
sovrastanti. A causa di una piccola frana si oltrepassano con arrampicata
delicata gli iniziali
metri oltre la sosta (5 mt, 5°, 1C alla fine). Poi si prosegue
con più scioltezza su magnifici appigli in
entusiasmante esposizione fin dove la fessura si dissolve sotto la
parete giallastra (10 mt, 4°+, 2C).
Si traversa in longitudinale a sx su roccia chiara liscia (5 mt, 5°-)
arrivando ad una nicchia con detriti sotto uno strapiombo, dove consente
fermarsi per scongiurare la resistenza nelle corde (5 mt, 2°,
sosta da equipaggiare su dadi e chiodo). 25 mt; 4°+, pass. 5°.
3) Superata la nicchia qualche metro
in orizzontale a sx (10 mt, 3°+) e poi in obliquo per belle rocce
articolate e compatte (15 mt, 3°), lungo parete sempre meno ripida,
fino a risalire un canalino detritico a sx degli sporgenze sommitali
dell’anticima, soffermandosi su massi incastrati qualche metro
sotto la medesima (25 mt, 2°). 50 mt; 3°, 3°+, poi 2°.
4) Si avanza slegati senza difficoltà
lungo la cresta finale o poco sotto a questa in direzione NE (verso
la Croda Grande e l’Agner), raggiungendo la cima (piccola madonnina
e libro di vetta). 100 mt; 1°, pass. 3°.
Discesa:
SCENDERE PER LASTRONI PIATTI E RIPIDI DELLA CIMA OVEST ALLA POCO ACCENTUATA
CIMA EST. SULLA LARGA CRESTA SODA, A FORMA DI PETTINE, RAGGIUNGERE,
PER PENDII ERBOSI LA FORCELLA DELLE MUGHE; UN'ORA DI CAMMINO DALLA
VETTA, I°-II°; IL PERCORSO È SEGNALATO
DA OMETTI. SI RIPRENDE E SENTIERO CHE PORTA A RIFUGIO TREVISO.