SASS D' ORTIGA M. 2613


Parete Sud-Ovest

Sicuramente uno degli itinerari più belli e caratteristici delle Dolomiti, interessante, verticale, lineare, con roccia ottima e proteggibile.

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Logo ufficiale gruppo rocciatori"Gransi" CAI di Venezia. Prima salita: 3 agosto 1946: Vittorio Penzo, Renzo Torresan con uscita sullo spigolo O...

Seconda salita con variante diretta: 22 luglio 1961. Samuele Scalet, Aldo Bettega.......................... Prima ripetizione integrale "via V.Penzo, R.Torresan": 20 settembre 1986 Aldo De Zorzi e Silvio Boz.

Storia della via: . ::::::::::::::::......... Ugo Pomarici: Rivista Alpi Venete, 1° semestre 2003

"...3 agosto 1946: i veneziani Vittorio Penzo (Venezia 1923-2000) Accademico del CAI grande arrampicatore solitario e Renzo Torresan pensando di ripetere la via Dalla Piazza, ma già nel secondo tiro di corda non si trovano più con la relazione in loro possesso e sono costretti ad andare su a naso; dopo aver superato il tratto più arduo dove il Dalla Piazza dice di essere volato, si trovano dinanzi un diedro liscio e strapiombante.

Penso lo tenta, ma lo trova ostico e non riesce ad andare oltre: scende e pensando di trovare terreno più facile verso lo spigolo, che già conosce avendolo percorso l'anno prima in solitaria traversa obiquamente lungo una cornice ascendente per una cinquantina di metri, utilizzando sette chiodi ed uscendo sulla via già nota laddove un grosso masso squadrato salda il pilastro all'ultimo risalto: Torresan seguendolo e recuperando il materiale, lascia due chiodi per dimostrare l'avvenuto passaggio Dopo aver confrontatto la loro esperienza con il Dalla Piazza ed aver ottenuto dallo stesso risposte evasive o comunque non soddisfacenti, i due ritengono di essere i primi salitori della parete e danno pubblicazione della loro salita sulla R.M. del 1946, nonchè avviso sulla Cronaca del Gazzettino di Venezia; la notizia della salita appare anche sulla neonata rivista triveneta "Alpi Venete".

15 ottobre 1961: Samuele Scalet e Aldo Bettega di Fiera di Primiero salgolo la parete SO. La relazone di tale salita è presentata come prima ascensione sei anni più tardi nella R.M. del 1967? Il titolo dell'articolo è :"Una parete a sorpresa". Sorpresa di che? Ma di aver fatto una via nuova! E dove? "Quasi non crediamo che tutto ciò sia vero: una via dirett, nel centro di una bella parete vergine, alta 400 metri, e ben in vista è una fortuna piuttosto rara negli anni sessanta".

20 settembre 1986: la cordata feltrina di Aldo De Zorzi e Silvio Boz ripete integralmente la via Penzo_Torresan, trova uno dei chiodi lasciati sulla traversata e conferma le difficoltà così denunciate dalla cordata. Viene dato rilievo alla ripetizione con un trafiletto su Alpi Venete e si avanza un timido accenno di riattribuire la priorità della salita alla cordata veneziana.

Le varie guide pubblicate tradiscono questa aspettativa speriamo di ricevere conforto al 2035?...."

"...I redattori delle rubriche, delle riviste alpine e i compilatori di guide della Val Canali, dimentichi di aver già pubblicato nel passato altre relazioni, continuano col sorriso sulle labbra, senza obiezione alcuna, ad accettare segnalazioni di nuove vie sulla stessa parete, e così operando, riescono a soddisfare la vanagloria degli alpinisti che vogliono fregiarsi della conquista del "Più interessante problema della Val Canali"...".. Ugo Pomarici pag.12/19 rivista Alpi Venete n° 1 sem.2003


Dislivello: 350 mt.; sviluppo: 435 m

Difficoltà: TD max: 5°+
Tempo previsto: 5 – 6 ore.
Roccia: Fantastica e solida su tutta l’ascensione.
Materiale: dadi e cordini; chiodi per ogni casualità.

Punti d’appoggio: Rifugio Treviso, m 1631, CAI, posti 40, aperto dal 20/6 al 20/9, tel. 0439
62 311; rifatto del tutto nel 2004.
Bivacco Menegazzi, m 1737, CAI, posti 6, sempre aperto.

Cartine: Tabacco foglio 022 (Pale di San Martino), scala 1:25.000
Avvicinamento:
a) dalla Val Canali
Rifugio Treviso: si sale l’erto sentiero che conduce alla Forcella delle Mughe (indicazioni vicino al
riparo invernale; segn. 720). Si risale con fatica l’intero vallone, prima fra gli alberi, poi su
terreno aperto (ghiaie, erba ed alla fine qualche facili roccette) sino alla Forcella delle Mughe, m 2244
(ore 1,30 – 2 dal rifugio).
b) da Sagron – Biv. Menegazzi
Zona Sarasin, in comune di Sagron – Mis, lungo la SS 347 del Passo Cereda: si segue una
stretta stradina asfaltata alla località Faustin e poi ai prati di Domadore m 1347 (parcheggio, tabelle
sulla strada statale poco visibili). Per una stradina forestale, dopo circa un’ora di cammino
(tabelle) si giunge al Biv. Menegazzi, m 1747, vicino a l’ex Casera Pianlonch, in un verde e piacevole pascolo nei pressi della catena meridionale delle Pale. Si attraversa il pascolo verso N (segnavia sui sassi ma all’inizio nessuna traccia nell’erba), puntando verso la Forcella delle Mughe (o delle Grave come è chiamata da questo versante). Si risale un grante prato incrociando un piccolo sentiero che risale erto (segnavia) alla forcella (poco sotto questa un brevissimo passaggio di 2°), ore 1,15 dal bivacco; 2,15 da Domadore.
Forcella delle Mughe: per un piccolo sentiero indicato in rosso porta ad una cengia (alcuni punti
esposti ma il percorso è molto ben segnalato) lungo il versante O (Vallon delle Mughe) del Sass d’Ortiga;
arrivati ad un canalone, il cui lato antistante è ostruito da una parete inaccessibile, si discende lungo la
stessa per una cinquantina di metri con l’aiuto di una fune metallica (dopo piogge scolo d’acqua), fin dove
si può scalare dalla parte opposta, sempre con l’aiuto della fune, una piccola fessura gialla (accesso di forza,
liscio dall’uso) e poi gradoni attrezzati che portano ad un grande terrazzo di detriti ed erba che cinge
la base del Sass d’Ortiga. Visionare la via a questo punto e riconoscere il percorso particolare dell’ascensione(limitati dall’attacco).

Cenni generali.
Il tracciato sale all'incirca sulla perpendicolare calata dalla vetta; il punto più particolare (l’indovinato tiro chiave) è il diedro lievemente arcuato ben distinguibile circa 50 m sotto la cima, costituito da una forma di scaglione separato e la levigata parete alla sua sx.
La via sale dallo zoccolo (attacco circa 40 m a sx della striscia nera che segna la parte bassa della parete al centro) in diagonale a dx verso la striscia nera fino ad una piccola nicchia con macchia gialla (ben visibile dall’attacco). Da lì una fessura in verticale conduce sotto al settore di strapiombi gialli al centro della parete. Lo si supera nel centro, dopo un traverso orizzontale a sx, portandosi poi in diagonale a dx fino alla base del diedro (in questo tratto non si segue la fessura nerastra che segna il margine dx degli strapiombi e sale direttamente in verticale al diedro – probabile percorso originale? – come sembrerebbe più naturale dalla base; roccia in parte friabile e difficoltà attorno al 6°). Si scala il diedro (alla base, possibile uscire a sx, lungo il percorso originale, per una lunga fessura quasi orizzontale fino allo spigolo, diff. presunta 5°-, roccia ottima) e sopra lo stesso una fessura diagonale a
sx, che corre sotto la volta nera strapiombante della cima, conduce alla vetta.

Salita:
1) Poco oltre una fuoruscita d’acqua (caratteristico per la roccia lisciata), prima di iniziare a risalire il canale che conduce alla forcella sotto lo spigolo O del monte, si lascia il sentiero per salire (slegati) lo zoccolo basale della parete per roccette (2°, max. qualche pass. 3°) fin dove sale più in alto, circa 40 m a sx della ben visibile striscia nera che solca la parte bassa della parete nel centro (piccolo posto per cambiarsi e fare la sosta0, 1CLF con cordone

rosso sbiadito, a. 2006). 80 mt; 2°; pass. 3°.
2) Dalla clessidra d’attacco si sale dritti per circa 10 mt lungo una fessura superficiale (4°), andando obliquamente a dx verso una nicchia con una chiazza gialla-arancio ben riconoscibile. Si sale la diagonale su ottime rocce articolate ed addossate fino ad identificare la fermata. Chiodi e cordini nella nicchia (35 mt, 4°-). 45 mt; 4°.
3) Dalla sosta si arrampica senza deviazioni per qualche metro la fessura verticale sovrastante (4°+, 5 mt, 1C), stando poi preferibilmente sulla bella parete alla sua sx (si può anche continuare per la fessura, meno bello), raggiungendo un piccolo terrazzino nella fessura (30 m, 4°, clessidre). Oltre il terrazzino conviene passare a dx della fessura su belle rocce articolate con solidi appigli
fino a portarsi ad una comoda sosta con chiodi e cordone sotto gli strapiombi gialli al centro della parete (20 mt, 4°). 55 mt; 4°, 4°+.
4) Si traversa a sx in orizzontale su roccia gialla appoggiata e compatta (esposto) con appigli piccoli ma solidi (10 m, 4°+, 1C in alto alla fine), fino a raggiungere il dente sotto gli strapiombi con un evidente cordino penzolante. Si supera di forza il breve strapiombo (3 mt, 6°- oppure A1 comodo,
2C), e quindi una seconda pancetta strapiombante con ottime prese (3 mt, 5°+, 1C con cordino). Sopra si continua per bella parete, su fessure superficiali, tendendo leggermente verso dx, con bellissima arrampicata su difficoltà costanti, superando una piccola terrazza, per sostare poi circa 10 mt sotto e a dx di un settore giallo e strapiombante della parete (35 mt, 4°, sosta un po’ scomoda su un 1C, poco visibile, e/o grosso spuntone) 50 mt; 4°+, 5°+, pass. 6°-(A1).
5) Dalla sosta si traversa a dx in leggera ascesa in bella esposizione, su appigli solidi ed abbondanti
(20 mt, 4°, 4C) puntando ad un ballatoio grigio che si protende in fuori sulla dx (visibile dalla
sosta). Sotto lo stesso si risale la breve fessura che permette di raggiungerlo (10 mt, 4°, poi 3°+,
1C all’inizio), sostando più comodamente su 3CF nella fessura. 30 mt; 4°.
6) Dal ballatoio si continua in verticale lungo la fessura, un po’ umida ma di roccia buona, o sulle
belle rocce a dx, ormai in vista del diedro finale. Si guadagna un primo terrazzino (30 mt, 4°,
pass. 4°+, 1C alla fine sul terrazzino; sosta possibile) e poi, stando un po’ a dx della fessura, un
secondo terrazzino di roccia giallastra proprio alla base dell’evidente diedro finale (20 mt, 4°, 1C) 50 mt; 4°, 4°+.
La via V. Penzo, R. Torresan segue la fessura orizzontale ascendente a sinistra che taglia la parete con una espostissima e difficile traversata (5°) fino a raggiungere lo Spigolo Ovest (70 mt. Roccia ottima.
Variante diretta S. Scalet, A. Bettega, 22 luglio 1961
1) Dalla sosta si sale la parete a sx del diedro (a circa 5 m di distanza dal fondo dello stesso; possibile anche la salita lungo la fessura del diedro; più scomodo ma più opportunità di assicurarsi), su terreno verticale ma ricco di eccellenti appigli, raggiungendo il fondo del diedro a una decina di metri dalla base (10 mt, 5°-, 1C in alto). Si prosegue ora con arrampicata sostenuta lungo il fondo del diedro, arrampicando per lo più frontalmente sulla parete di sx, incisa da una piccola fessura verticale nella quale sono infissi vari chiodi (20 mt, 5°, vari tratti di 5°+, 4C, 1 clessidra nel fondo del diedro formata da un masso incastrato, alcune possibilità di assicurarsi con dadi grandi o friend nel diedro). L’ultimo tratto del diedro lo si evita salendo un po’ a sx lungo la parete, ora più appigliata (10 mt, 5°-), passando poi a dx dello stesso quando si appoggia un po’ (5 mt, 4°, 1C alla fine). Si rimontano i facili gradini detritici sopra lo scaglione che ha formato il diedro, sostando alla base degli strapiombi neri finali (5 mt, 2°). 50 mt; 5°, 5°+ tiro impegnativo.
2) Dalla sosta si sale la marcata fessura trasversale a sx che porta verso la cima evitando gli strapiombi scuri sovrastanti. A causa di una piccola frana si oltrepassano con arrampicata delicata gli iniziali
metri oltre la sosta (5 mt, 5°, 1C alla fine). Poi si prosegue con più scioltezza su magnifici appigli in
entusiasmante esposizione fin dove la fessura si dissolve sotto la parete giallastra (10 mt, 4°+, 2C).
Si traversa in longitudinale a sx su roccia chiara liscia (5 mt, 5°-) arrivando ad una nicchia con detriti sotto uno strapiombo, dove consente fermarsi per scongiurare la resistenza nelle corde (5 mt, 2°,
sosta da equipaggiare su dadi e chiodo). 25 mt; 4°+, pass. 5°.
3) Superata la nicchia qualche metro in orizzontale a sx (10 mt, 3°+) e poi in obliquo per belle rocce
articolate e compatte (15 mt, 3°), lungo parete sempre meno ripida, fino a risalire un canalino detritico a sx degli sporgenze sommitali dell’anticima, soffermandosi su massi incastrati qualche metro
sotto la medesima (25 mt, 2°). 50 mt; 3°, 3°+, poi 2°.
4) Si avanza slegati senza difficoltà lungo la cresta finale o poco sotto a questa in direzione NE (verso la Croda Grande e l’Agner), raggiungendo la cima (piccola madonnina e libro di vetta). 100 mt; 1°, pass. 3°.


Discesa:
SCENDERE PER LASTRONI PIATTI E RIPIDI DELLA CIMA OVEST ALLA POCO ACCENTUATA CIMA EST. SULLA LARGA CRESTA SODA, A FORMA DI PETTINE, RAGGIUNGERE, PER PENDII ERBOSI LA FORCELLA DELLE MUGHE; UN'ORA DI CAMMINO DALLA VETTA, I°-II°; IL PERCORSO È SEGNALATO
DA OMETTI. SI RIPRENDE E SENTIERO CHE PORTA A RIFUGIO TREVISO.

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