AGNER 2873 m.

L’ARDITISSIMO SPIGOLO NORD PER LA VIA: C. GILBERTI E O. SORAVITO.

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PREFAZIONE:
La caratteristica VALLE DI SAN LUCANO, di origine glaciale a forma di “U”, è selvaggia. Il torrente TEGNAS, divide la valle con strapiombi, ardite e imponenti pareti che ne formano la valle. Lungo questa, si inoltra, la strada comunale asfaltata che, da TAIBON, termina fino alla frazione abitata di COL DI PRA’ (bar/ristoranti). Poi, la strada diviene silvo-pastorale e conduce ai sentieri alpini. E’ base di partenza per escursioni e ascensioni nel gruppo delle PALE DI SAN MARTINO, verso il monte AGNER e le PALE DI SAN LUCANO.
a sinistra della strada asfaltata, dopo aver affrontato con l'auto numerose curve, si arriva a uno spiazzo, ad una segnaletica del C.A.I. segna l'inizio del sentiero per bivacco "COZZOLINO”.
So parcheggia l'auto.

Il sentiero attraversa una zona stupendamente selvaggia e dopo circa 2 ore si giunge al BIVACCO 1350 mt. Dislivello complessivo: m.600 circa. Posti letto n° 9. ( Propietà del CAI XXX Ottobre tel.040 635500). Sorge alla base delle impressionanti crode settentrionali dell’Agnèr, dove il sole giunge per breve tempo solo d’estate; addossato ad un grosso masso è egregiamente protetto dalle valanghe e dalle slavine che convergono in gran copia nei colatoi laterali. Attenzione solo acqua di fusione!!!

Dal BIVACCO si osserva l'imponente parete dello spigolo dell'Agner lungo circa 1.600 mt, perfettamente verticale. L’AGNER (2872m). (http://www.arengario.net/momenti/momenti71.html) E' la vetta massima della cima e può essere in qualche modo considerata la "Montagna dei record". Parliamo dunque di una cima colossale, difficile, imponente. Le sue forme ricordano un gigantesco obelisco. Lo spigolo Nord , 1600 m; ha il record della via più lunga di tutte le Dolomiti. I primi a concluderla nel 1930 furono: C. Gilberti e O. Soravito. La parete Nord-Nord- Est. sicuramente ha l'aspetto più affascianante. E' necessario vederla per crederci.

SI TRATTA DI 1500 INTERMINABILI METRI VERTICALI, UNA LAVAGNA CHE SEMBRA NON FINIRE MAI, SFIDANDO QUALSIASI NUVOLA NELL’ARRIVARE ESAGERARE, QUESTA STUPENDA E AFFASCINATE MURAGLIA SI PUO’ PARAGONARLA A DISLIVELLI PRESSO LA CIMA E LAMBIRE L’IMMENSITA’ CELESTE.
SENZA HIMALAIANI. LO STESSO R. MESSNER SCALO’ QUESTA PARETE, COME UTILE BANCO DI PROVA PER POI ACCINGERSI A CONQUISTARE LE VETTE PIU’ ALTE DEL MONDO.
LUNGHEZZA 1600 m. DIFFICOLTA’ DAL IV° AL VI°- ORE: 9 - 13

Da Agordo imboccare la strada statale n. 203 in direzione di Cencenighe. Raggiunta la frazione di Taibon svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per la Valle di San Lucano. Entrati nella valle si segue per Col di Pra ma si parcheggia circa 2 Km. prima quando sulla sinistra s'incontrano le ben visibili indicazioni per il Bivacco Cozzolino.
Seguire l'ampia traccia che attraversa il torrente Tegnas; dopodiché il sentiero diviene una piccola traccia che sale ripidamente in direzione della parete nord del monte Agner. Ad un certo punto, quasi al cospetto della parete il sentiero si biforca (una palina evidente v'indicherà la corretta via). A destra il sentiero sale un ghiaione che porta il nome di "Van del Piz" mentre occorre deviare a sinistra sino ad entrare in un ghiaione che divide il Monte Agner dallo Spiz d'Agner che porta il nome di "Van de Mez" dove si trova anche il Bivacco Cozzolino (che non dovrete raggiungere).

Attacco:
Dopo aver oltrepassato qualche metro di corde fisse il sentiero prosegue nel bosco e ne riesce poco dopo al cospetto di una parete. L'evidente traccia prosegue verso sinistra costeggiando tutta la parete, ma se si guarda a destra una piccola traccia avanza in direzione di un torrione staccato dalla parete. L'attacco è posto pochi metri prima di questo torrione, in corrispondenza di un diedro verticale ricco d'erba. Una freccia rossa verso l'alto e un ometto alla base del diedro vi daranno la certezza dell'attacco..

Descrizione:

1°-2°-3°-4° tiro:
Si sale su salti di roccia non sempre solida, tra erba e pini mughi. Tutte le soste sono attrezzate con 2 ch. uniti da cordone, tranne la 4a sosta, dove si osufruisce una radice di mugo.130 mt., II°, III° e IV°, 1 solo ch. di pass..

5° tiro:
Salire su grosse ghiaie, in obliquo, prima a dx. poi a sx. fino ad arrivare, sotto ad una paretina verticale. Sosta attrezzata con ch. 30 mt., I°.

6° tiro:
Superare la paretina spostandosi verso la fine leggermente a dx. e per ghiaie si raggiunge la sosta su degli spuntoni. Da attrezzare 30 mt., IV°+.

7°-8°-9° tiro:
Ancora per salti di roccia, con mughi si sale a sx della sosta. Si punta ad una grossa conifera, secca. Sosta su questa. Per tracce di passaggio obliquare a dx. Sosta sui mughi. Circa 150 mt., II°, II°+, III°, IV°-.

Da qui, ci si può anche slegare e mettere le calzature da avvicinamento. Si sale in mezzo ai mughi fino ad arrivare sotto ad una parete (Clessidra con cordino), Si continua, seguendo il sentiero verso sx. Tornare un po' a dx e, vinto un salto roccioso, 3 mt., III°- si giunge sopra ad un spallone coperto da numerosi mughi. Parte ostica, specialmente se fa caldo. Procedere con fatica e facendosi largo. Si arriva e si continua, sul filo sx dello spigolo che forma quasi una cresta. Procere per tracce, abbassarsi di 1 mt., per passare sul lato dx dello spigolo (esposto ma facile). Risalire fino ad arrivare ad un terrazzino. Sosta su radici di mugo. 200 mt., I°, II°, 1 passo III°-.

10°-11° tiro:
Salire per alcuni metri, sopra la sosta, un camino-fessura, per poi obliquare a sx fino ad una piccola sella e quindi rientrando sul lato sx dello spigolo. Salire per salti di rocce facili per ritornare sullo spigolo. Sosta su spuntoni. 80 mt., IV°, III°.

12° tiro:
arrampicando si arriva in cima di un piccolo pilastro. Scendere sul lato opposto per circa 10-15 mt. fino ad arrivare all'interno del canale. Sosta da attrezzare. 30 mt., III°.

13° tiro:
Portarsi alla base di una paretina, subito a dxestra del filo dello spigolo. Circa 30 mt., II°, I°.

14°-15° tiro:
Salire la paretina, per obliquare immediatamente a sx. Continuare a salire dritti su roccia un po friabile. Dopo un pò questa migliora, per giungere alla sosta su mughi vicino alla successiva parete. Dopo la paretina le difficoltà iniziano progressivamente a calare. 100 mt., V°, IV°, III°.

16° tiro:
Si supera un piccolo strapiombo; si traversa a dx per 5 mt. e si riprende a scalare obliquando leggermente a sx. Sosta su mughi. 40 mt., 2/3 chiodi, IV°+, V°.

17°-18° tiro:
Si sale verso la grande cengia soprastante. All'inizio per mughi e grosse ghiaie, poi per salda roccia ma mai difficile.100 mt, II°, III°, IV°. Si arriva ad una cengia. Ottima per bivaccare. Dalla cengia si innalza lo spigolo solcato da un profondo camino. Questa è la "Variante dei Triestini".
Scalare le rocce con detriti fin dove la parete dello spigolo torna ad essere assai verticale e da qui, sale la Variante dei Triestini. Invece, ci porta con attraversata a dx, per raggiungere il grande canale, dopo aver superasto prima uno più piccolo. Arrampicata non difficile, ma esposta e su roccia sporca di detriti. Si raggiunge il filo dello spigolo. Salire dritti, nel canale un paio di mt. fino a quando questo, si fa ripido e diventa più difficile. Sosta da attrezzare. 80 mt. dalla cengia.

19°-20°-21°-22° tiro:
Salire all'interno del canale-rampa. Non andare tanto a sx, fino ad arrivare ad una comoda terrazza. Qui il camino-rampa piega a sx. verso l'evidente intaglio sul filo dello spigolo. Sosta. 1 ch. da integrare. 160 mt., 2 ch. durante la salita.

23° tiro:
Superare il canale-rampa, dirigendosi verso l'intaglio sulla lama dello spigolo. Sopra l'intaglio, si arriva ad una piccola nicchia. 2 ch. 35 mt., IV°, IV°+.

24°-25°-26°-27°-28° tiro:
Arrampicare su rocce più facili, puntando alla base dell'ultimo salto verticale dello spigolo. Da qui iniziano i tiri più difficili della via. Soste tutte da attrezzare tranne quella del 28° tiro. Arrivati alla base della parete terminale non usare il punto di sosta con 2 ch.. si consiglia di attraversare per circa 8 mt. a dx trovandovi 3 ch. all'interno di una piccola nicchia. 180 mt., dal II° al IV°+ V°- , 2/3 chiodi di passaggio. Il 28° tiro è il più impegnativo.

29° tiro:
Arrampicarsi lungo la fessura a sx della sosta. Si attraversa verso dx fino ad arrivare alla base di seconda fessura molto verticale. Con arrampicata entusiasmante e roccia solida, la si segue sino al suo termine uscendo su di un pulpito. Mettere cordini per le protezioni per allegerire l'attrito. 50 mt., IV°+ V°- 1 dado incastrato, 1 fettuccia arancione (visibile). Chiodi: 5.

30° tiro:
Siamo giunti al tiro chiave della via. Davanti a noi c'è una placca molto compatta sulla quale si intravvedono ch. +cordini per facilitarne la salita. Questa è una variante. Dalla sosta, ci si porta a dx aggirando un piccolo spigolo. Si presenta una fessura-diedro verticale e ben chiodata (porre attenzione ai chiodi ed 1 cuneo). La si sale fino alla sosta. 30 mt., V°+, VI°-, numerosi chiodi.

31° tiro:
Proseguire salendo lungo la fessura. Si supera un passaggio stapiombante e si continua, sempre seguendo la fessura (8-10 mt.) per uscire poi a sx su una placca verticale ma ben lavorata. La si supera per arrivare ad una piccola cengia. Sosta 2 ch. 30 mt., IV°+, V°+, 2 ch.

32° tiro:
sAttraversare pochi mt. a dx fino a prendere e salire un diedro molto verticale al suo termine. Sosta 2 ch.
30 mt., IV°+, 2 chiodi.

33° tiro:
Salire lungo le rocce a dx della sosta. Continuare senza difficoltà, fino a raggiunge una comoda cengia. Sosta 2 ch. 30 mt., IV°, III°.

34° tiro:
Spostarsi, circa 4 mt. a dx della sosta e superare la fessurina verticale di circa 10 mt. Poi, si attraversa per un paio di mt. a dx. Si supera un piccolo strapiombo guadagnando la sosta. 2 ch. + cordone a dx. 25 mt., IV°+, V°, V°+, 5/6 chiodi.

35° tiro:
Salire la placchetta strapiombante, poco sopra la sosta. Si arrampica dentro in un diedro per alcuni metri al suo termine, finiscono le difficoltà della via. Obliquare a sx fino ad uscire di nuovo sullo spigolo. Sosta da attrezzare.
50 mt., V°+, IV°, III°, 3 ch.


Finalmente, la via è domata. Si raggiunge la terrazza detritica sotto la vetta salendo per circa 150 mt. Attenzione per la stanchezza, le roccie sono facili ma esposte. II°, III°. Percorso non è obbligato. Si deve andare ad superare il canale a sx. E' più comodo, proseguire poi su rocce più semplici a sx dello stesso. Si obliqua a destra per giungere l'inizio della terrazza. Continuare verso dx (sempre viso a monte) per raggiungere il bordo della terrazza. Da qui, si trovano le indicazioni per il Bivacco Biasin (circa 15 minuti) o per la vetta. In entrambe le direzioni delle corde fisse facilitano alcuni passaggi.

DISCESA:
SEGUIRE I SEGNAVIA DELLA VIA COMUNE. IN 2,30 – 3 0RE SI RAGGIUNGE IL RIFUGIO SCARPA.
SE L’ USCITA DELLA GRANDIOSA VIA, AVVIENE SUL TARDI, CONVIENE PERNOTTARE, AL BIVACCO BIASIN E COMPLETARE IL RIENTRO L’INDOMANI.

Specifica: La discesa molto impegnativa. Inizia dal Bivacco. E' evidenziata, la discesa, con una freccia rossa su un sasso che ne indica la direzione. Si scende su fondo di roccia (placche) ricoperte di ghiaie. Come detto all'inizio attenzione alle condizioni meteo. Se piove o fa nevischio (succede) diviene molto difficile e pericoloso a scendere.

Si continua a scendere aiutati da ometti, tracce e segni rossi per circa 20' minuti, fino ad arrivare ad un bivio. (2435mt) dove ci si trova a due segnavie. Segnavia gialla (sinistra orografica) porta a valle lungo la via normale mentre la segnavia rossa (destra orografica) porta all' attacco della variante attrezzata della via normale che scende lungo un canalone con strettissimi tornanti su fondo detritico, pendii erbosi e tratti attrezzati talvolta ripidi fino allo spigolo finale, attrezzato, che "precipita"allo sbocco del canalone terminando (se la stagione lo concede ci porta molto velocemente giù tenere sempre la destra del canalone) alla base della via normale attrezzata (1985mt) a circa 2.00h dal bivacco.

N.B. E' possibile in alcuni punti arrivare al base della normale attrezzata, con breve discesa di pochi metri lungo facili rocce, al nevaio.

Segno GIALLO: ci porta alla sinistra orografica del canalone. Si attraversa un impervio terminale costituito da grossi massi e residui di precedenti valanghe oppure dal manto nevoso. Il percorso fa fare un largo giro per poi rientrare verso dx o per il sentiero Miniussi che attraversa sotto le rocce per poi confluire sul sentiero dell'andata verso il rifugio Scarpa per altro sentiero più sotto che perviene direttamente alla Malga Losch.

Attenzione!!! La seggiovia chiude alle 18,00.

 

CURIOSITA’:
LA VALLE SAN LUCANO E' META DI TURISTI, ESCURSIONISTI, SEMPLICI CAMMINATORI, CICLISTI, PER LA SUA INCONTAMINATA NATURA, PER I SUOI SILENZI, PER IL PAESAGGIO E PER LE SUE ACQUE. E’ STUPENDA E BELLISSIMA D’INVERNO CON LA SUA BRINA O DOPO UNA NEVICATA. ALL’INIZIO DELLA VALLE LA BELLA CHIESETTA IN ONORE DI SAN LUCANO, VESCOVO DI SABIONA, IL QUALE SOGGIORNO’ DA EREMITA NELLA VALLE, CHE DA LUI PRESE IL NOME.

Consiglio di un amico: 17 giugno 2007; Sono appena sceso dallo spIgolo nord dell' Agner roccia splendida ed arrampicata entusiasmante, tempo impiegato 12 ore per la cima e 1.5 per la discesa al bivacco a chi fosse intenzionato farlo un consiglio. Nella parte terminale ignorate il cordino penzolante, variante faticosa , conviene scendere nel camino vicino e salire da li. Ciao e buon divertimento Roberto CAI Verona (r.scolari@tiscali.it)

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