TITA PIAZ

“Il
diavolo delle Dolomiti”
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2007 Pareti Verticali
L’alpinismo
fassano è meno elevato all’ importanza raggiunta rispetto
ad altre zone dolomitiche. Pur essendo la vallata al centro di gruppi
montuosi famosi c’è una certa lentezza di trovare grandi
nomi di guide che in altre valli, hanno determinato con le loro imprese
importanza del luogo , travolgendo richiamo e valore sulle Dolomiti
Orientali e sulle Pale di San Martino.
E’ in questo circostanza che il 13 ottobre 1879 Tita Piaz nasce
a Pera di Fassa da una famiglia in cui il padre Giovanni Battista
si procura denaro commerciando qualche cavallo e soprattutto superando
il Giogo di Fassa per consegnare merci in Val Gardena, mentre la madre,
vera e propria ambulante vagabondava, scendendo per Val d’Ega
fino a Bolzano per concludere una vendita quel tanto di piccole cose
che stanno racchiuse in un fazzoletto.
Eppure questo quadro di povertà, in cui fanno da comprimarie
anche le due sorelle maggiori di Tita, Olivia e Maria, è ravvicinato
da una passione vivificante per il teatro che coinvolge tutta la famiglia,
compresi parenti e in particolare il padre di Tita, filodrammatico
di grido, che trasmette al figlio l’entusiasmo del neofita e
l’assoluta capacità di calarsi nella parte perché
non gli mancassero né il talento, ne l’immaginazione
e perché non esita a seguire i suggerimenti di estro e fantasia.
Arriva ad una capacità di travolgere le tradizioni e di una
modernità addirittura sorprendente per i tempi che lo vede,
tanto per citare, protagonista di una rivoluzione con la quale trasforma
il panorama teatrale fassano giungendo all’innovazione di far
recitare, non più gli uomini vestiti da donna, ma donne i carne
e ossa con l’enorme scandalo di “femenes che fas commedie”.
Per tutta la sua giovinezza, Piaz vede emergere intorno a sé
personalità intrepide che con le loro imprese fanno compiere
enormi passi in avanti all’alpinismo dolomitico.
Georg Winkler è solo sulla “più piccola”
delle Torri del Vaiolet, il 17 settembre del 1887.Johann Santner con
Robert Hans Schmitt vince le Cinque Dita nel 1890 per la classica
ed esposta fessura che taglia diagonalmente la parete.
Di queste due imprese la prima è da citarla come la più
ardita, la seconda la più difficile di quegli anni.
Queste due imprese oltre a suscitare clamore in Val di Fassa, sicuramente
saranno giunte alle orecchie della famiglia Piaz la cui casa si trovava
proprio all’imbocco della Val Vaiolet. La conseguenza, come
si e detto, è l’estensione di questa attività;
altri imparano il mestiere e iniziano a operare le prime guide locali.
L’anno di lancio per l’alpinismo fassano e il 1885. Compare
Luigi Bernard, la prima grande guida, attivo fino al 1898; realizzerà
47 nuove salite.
Ad alzare il valore e i livelli di prestigio, penserà successivamente
Luigi Rizzi che riceverà nel 1898 le consegne dall’anziano
Luigi Bernard sulla Torre Rizzi, la “Vòia da Soàl”
(l’ago di Soial), ma ha già vinto il 3 settembre 1897,
con coraggiosa determinazione, La Ovest della Croda di Re Laurino,
parete che viene impropriamente paragonata alla sud della Marmolada,
sulla quale nel 1900 sale e scende, solo, dalla prima terrazza (la
sua impresa più difficile la realizzerà comunque nel
1908 nei Camini di Punta Pian dei Sass, scalata recentemente sopravalutata,
ma che resta largamente nelle difficoltà del 5° grado.
A
Tita Piaz scalatore si arriva pertanto mentre vengono conquistate
le più importanti cime della zona. Dopo un rapido noviziato
sale a sua volta, nel 1897, sulla Torre Winkler, all’epoca
riservata alle guide più famose (Dimai, Bottega, Zagonel)
e in Val di Fassa al solo Luigi Rizzi e non ancora salita da guide
di Nova Levante, Tires e Gardena. Si sta ultimando in quei giorni
la costruzione de Rifugio Vaiolet e dalla cima Tita urla ai suoi
compaesani: “Portatemi una birra!”, affermando
una superiorità che esprimerà ad ogni livello, compresi
quelli politici ed amministrativi, alle quali responsabilità
non si sottrarrà mai.
Cosa ha significato questa salita è facile comprenderlo
come termine di confronto sia con gli altri arrampicatori che
per le sue successive imprese. Si pensi che tutta la vita alpinista
di Tita Piaz ruoterà in fondo attorno a questa Torre e
all’impresa compiuta dal diciassettenne alpinista di Monaco
(appena rientrato dalla guerra il fassano vi salirà immediatamente
per farvi sventolare la bandiera italiana mentre una banda suona
inni al Ciampedie per la festa dello statuto). Ma la vera impresa
che porrà l’alpinismo fassano non solo all’altezza
dei livelli già raggiunti, ma all’avanguardia, centrale
nel movimento alpinistica, è il colpo d’ala, compiuto
nell’estate del 1900 dal ventenne Tita che sale in solitaria
la fessura Nord-Est della Punta Emma. Preuss e Dulfer, vollero
ripeterla due volte ciascuno, tanto ne erano entusiasti. |
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Preuss qualificava questa impresa: “Unica del suo genere
in relazione ai tempi”.
Il grande alpinista Dulfer, del resto, indicava tre tappe nella progressione
delle difficoltà affrontate: Il Winklertiss alla Torre del
Vaiolet, La Fessura Piaz alla Punta Emma, la sua Fessura alla Fleischbank,
passando dal superamento del quarto al limite superiore del quinto
grado.
La sua ultima impresa non tramonterà mai. Tita Piaz sale sulla
Torre Winkler (sempre lei!) con Sandro del Torso e Fosco Maraini il
31 agosto 1935 con un’altra elegante via nuova su ottima roccia
ed elevata esposizione. La sua impresa non è storia solo per
l’alpinismo ma fa storia perché coinvolge tutti i valori
in campo e gli uomini di ogni censo, dai quotidiani fino ai sovrani
d’Italia e del Belgio. Tita Piaz rientra in un alpinismo moderno,
consapevole, che sa farsi da padrone delle montagne che gli appartengono
perché prima di tutto sono la terra natia; un alpinismo nel
quale si ritrovano tutti gli amori e le passioni. A Pia si deve riconoscere
di avere elevato al massimo rango l’alpinismo fassano facendosi
interlocutore all’inizio del secolo in prima persona con i più
grandi, Preuss e Dulfer (con Dulfer compie una prima ascensione alla
nord della Punta di Frida, il 24 luglio 1912) che diversi alpinisti
considerano la sua salita più difficile, anche se di persona
segnalerei la Nord-Est della Winkler, di poca durata ma carica ed
entusiasmante come nel vedere il bagliore di un fulmine.
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Piaz
ha aperto una cinquantina di vie nuove, tra cui ben 32 sulle montagne
di Fassa, sedici sulle Dolomiti orientali e due nel Kaisergebirge.
Ed è qui che possiamo cogliere quella fusione tra capacità
alpinistica ed estrosità che è stata messa in evidenza
sopra parlando della sua passione per il teatro. All’inizio
della sua attività alpinistica, nel 1899, sale otto cime
in sette ore con due nuove; partendo dalla Est del Catinaccio,
termina sulla Torre Delago ed espone le sue sbrindellate scarpette
nella sala del rifugio Vaiolet forse pensando ad un futuro museo
alpinistica. Il concatenamento che anticipa di gran lunga i tempi
e gli alpinisti attuali, quantomeno nella concezione, avviene
nel giorno in cui sale il Campanile Basso al mattino e la Winkler
al pomeriggio con un trasferimento rapido in motocicletta. |
Questa estrosità di Piaz la si ritrova nella traversata aerea
dal CampanileTrier al Campanile Paola il 31 luglio 1906e in particolare
quella precedente dal Campanile Misurina alla Guglia De Amicis il
17 luglio 1906. In queste due imprese ci sono azioni irrepetibili
e straordinarie, gesti unici e bloccati a quel solo momento in cui
vengono fatti e che mai saranno più uguali fra loro, come quando
dalla Guglia De Amicis, Tita e Ugo De Amicis lasciano cadere “giù
a piombo due pagnotte e una scatola di sardine” al portatore
che grida che ha fame, o come quando sulla cengia del Campanile di
Val Montanara “svolgono la corda che è ancora arrotolata
come si trovava sotto le ragnatele della bottega” di Domegge,
prima di lanciarla nel vuoto (pesa 6 Kg) per compiere la discesa più
lunga di corda delle Alpi. Anche qui un movimento deciso, solo loro,
ritagliato in un tempo e in un luogo che non potrà mai rivivere
nello stesso modo e che fa parte ormai della leggenda Piaz. Tita compie
la scalata più difficile delle Alpi al Campanile Toro nel 1906,
la scalata più percorsa e celebrata alla Ovest del Totenkichl
nel 1908, l’arrampicata più pericolosa allo Spigolo Nord-Ovest
dello Schenon nel 1926…
“Piaz è un moderno: una guida che è celebre a
trent’anni e che tiene conferenze in città tedesche e
scrive sui giornali italiani, una guida che si interessa alla politica
e alle questioni sociali, che possiede una bella palazzina in stile
nuovo e una motocicletta…degno di essere accanto alle grandi
guide che fecero la conquista delle Alpi: diversissimo da queste le
quali a me, in suo confronto, sembrano degli antichi”. Guido
Rey.
Tita Piaz nella sua notorietà non lascia intravedere le difficili
vicende familiari costellate di tanti periodici lutti, dall’ostracismo
delle Associazioni alpinistiche austriache, dai lunghi anni di guerra,
dalle polemiche, dai salvataggi spesso tragici, dalle tante prigionie
subite (l’ultima dalle SS a Bolzano per ben nove mesi nel 1944)…un
alternarsi di avvenimenti che si potrebbe concentrasi nel scrivere
un capitolo su:”Tita Piaz e il dolore”. Eppure Tita Piaz
appare sempre più forte, in grado comunque di recuperare come
dopo l’unico volo fatto sulla Sud della Marmolada e di salvarsi
come avviene dalla seconda calata del campanile di Val Montanara quando
aggrovigliato nelle doppie riesce ad afferrare al terzo lancio la
corda che Ugo De Amicis gli ha lanciato dopo che per “due volte
gli arrivò sulla schiena…”.
Piaz
è indomito sempre nell’occhio del ciclone tanto che il
console di Trento, il 20 settembre 1927, scrisse ad Andreoletti che
si è interposto a nome di Piaz: “…In quanto
Piaz per ora non si prenderà contro di lui nessun provvedimento,
ma sarebbe opportuno consigliarlo a non occuparsi di politica e fare
il rocciatore, visto che in quel campo può primeggiare e avere
delle soddisfazioni”.
Tita
piaz è un uomo estroverso e per questo motivo egli è:
poeta dialettale (autore di quartine augurali in occasione di
matrimoni di amici e parenti); un Piaz poliedrico che passa
dall’ira furibonda all’estate ammirata con un linguaggio
dannunziano che media il Vangelo icastiche espressioni di fuoco;un
Tita a noi più vicino come quello che mentre saliva sulla
sua famosa fessura,con un fazzoletto, le asciugava gli appigli
bagnati.
Piaz
muore cadendo in corsa da una bicicletta il 6 agosto 1948. |
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Curiosità:
Maria
Piaz e il Passo Pordoi
La "mare del Pordoi" e la grande funivia

Il
Passo Pordoi e lo sviluppo turistico dolomitico
Lo
sviluppo dell’economia turistica al Pordoi è dovuto alla
caparbietà e alla fantasia di una straordinaria donna, Maria
Piaz, la “mare del Pordoi” (madre del Pordoi in lingua
ladina). Questa donna, madre di 6 figli, dedicò tutta la sua
vita al Pordoi.
Nel
1902 Maria affittò un capanno per dare assistenza ai
turisti, ai commercianti, ai viandanti, ai pellegrini e ai contadini
che transitavano attraverso il Passo Pordoi per raggiungere
la Val di Fassa, Livinallongo, la Val Gardena e la Val Badia.
Nell’autunno dello stesso anno acquistò la costruzione
e da questo momento cominciò una serie di investimenti
che, grazie all’inaugurazione della Grande Strada delle
Dolomiti nel 1905, portarono alla graduale affermazione del
Passo Pordoi, oggi visitato da milioni di turisti ogni anno.
Gli
attuali Hotel Col di Lana, Pordoi, Savoia e Maria sono tutti
opera di questa infaticabile donna. Durante la Grande Guerra
1914-18, il Passo Pordoi, trovandosi in prossimità del
confine fra Impero Austro-Ungarico e Regno Italico, diventò
zona di guerra e tutti i locali vennero requisiti per essere
destinati ad uso militare. Dopo il periodo bellico tutte le
strutture erano ridotte in rovina e ci vollero anni di nuovi
sacrifici per risollevare le attività economiche del
Passo. Maria Piaz, assieme al figlio Francesco, diede il via
nel 1962 ai lavori di costruzione della spettacolare funivia
del Sass Pordoi, una delle prime funivie nelle Dolomiti, che
conduce alla Terrazza delle Dolomiti, da dove i turisti provenienti
da tutto il mondo hanno oggi l’occasione di godere delle
fantastiche bellezze naturali delle Dolomiti. |
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“La
Mare del Pordoi” morì nel 1971 all’età 94
anni.
La grande strada delle Dolomiti
La strada delle Dolomiti
è stata costruita all’inizio del ‘900 per favorire
lo sviluppo dell’economia turistica e per mostrare al mondo
le bellezze naturali delle Dolomiti, al centro dell’attenzione
internazionale già all’inizio del secolo. Con legge provinciale
votata nel 1897 dall’allora Dieta del Tirolo, si deliberò
la costruzione della strada delle Dolomiti con partenza da Trento
ed arrivo a Dobbiaco passando per il Passo Pordoi, Arabba, Passo Campolongo
e Cortina. I lavori iniziarono nel maggio del 1901 ed il tratto Val
di Fassa Livinallongo fu inaugurato nell’autunno 1905.
Alla costruzione della strada lavorarono 2500 operai pagati mediamente
3 corone al giorno. Il costo complessivo di costruzione della strada
fu di 1.115.400 corone di allora. Al Passo Pordoi, che rappresenta
la quota massima della strada con i suoi 2.239 metri, è tutt’oggi
presente l’obelisco commemorativo innalzato nel 1905 dove sono
riportati i dati tecnici della strada. Fra Canazei ed Arabba la strada
conta 61 tornanti, 28 verso Canazei e 33 sul versante di Arabba e
si sviluppa come un lungo serpentone sulle cui rampe oggi passano
milioni di turisti provenienti da tutto il mondo.
L'ardita funivia
| La
prima pionieristica funivia fu costruita nei primi anni sessanta
ed inaugurata a Pasqua del 1962. Anche questa volta l’input
per la costruzione dell’opera venne dalla vulcanica mente
di Maria Piaz. Il progetto originario prevedeva la costruzione
di una seggiovia ma questa tipologia di impianto fu scartata in
quanto con il posizionamento della stazione di monte alla forcella
Pordoi, ci sarebbe stato il pericolo di urto dei seggiolini contro
la roccia nei momenti di vento forte. Ancora una volta, come per
le altre iniziative di Maria, si trattò di un’impresa
d’avanguardia in quanto la funivia del Sass Pordoi fu una
delle prime costruite nella zona dolomitica.La funivia è
stata completamente ammodernata nelle strutture e nella meccanica
nel 1994/95. |
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Le due cabine hanno oggi una capienza di 65 persone ed in soli 4 minuti
conducono ai 2950 m di quota del Sass Pordoi.