CIMA SCOTONI 2989 mt.

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VIA DEI “FACHIRI” PER LA PARETE SUD-OVEST

Il giovane triestino Enzo Cozzolino, in invernale, riconferma con il suo tracciato, la fedeltà al vecchio stile del “sesto grado”, insidiato dai primi chiodi ad espansione che stavano prendendo nel campo dell'alpinismo un uso abituale. Il suo breve racconto della stupefacente via aperta d'inverno il 14 e 15 gennaio 1972 e in scarpe da ginnastica a destra della “Lacedelli” comincia deplorando la disonestà di tanti ripetitori del sesto grado che passano a forza di chiodi dove i primi salitori sono saliti in libera . Enzo Cozzolino descrisse il tratto chiave della via Fachiri in poche righe ma molto significative: “…Quaranta metri di traversata, due chiodi entrati di poco nella roccia compitissima, una lunghezza fantastica…”.

Prima salita: Enzo Cozzolino – Flavio Ghio 14 e 15 gennaio 1972.


Lunghezza: 450 mt.
Difficoltà: VI°

Descrizione:
Aperta in invernale, questa via è una delle più belle realizzazioni della parete, soprattutto per lo stile, in velocità e con pochi chiodi, adottati dai primi salitori.
Per molto tempo ha rappresentato un vero banco di prova per molti arrampicatori, in particolare per la difficile (e poco protetta/proteggibile) traversata a metà via.
La direttrice nella prima parte è il pilastro staccato da cui prende il nome la via, il caratteristico pulpito dei fachiri.
Sopra la prima cengia, dopo due tiri di corda verticali, si affronta la lunga attraversata verso sinistra, per poi proseguire dritti e leggermente a destra verso la seconda cengia.
Anche se i passaggi non raggiungono mai le difficoltà massime della “Lacedelli” , questa via per l'inferiore qualità della roccia e per il minor numero di protezioni richiede lo stesso impegno e preparazione della vicina “Via degli Scoiattoli”.

Attacco:

Si attacca alla destra della Lacedelli sulle rocce grigie dello zoccolo, tenendo come riferimento il caratteristico pilastro staccato (pulpito del fachiro).

1° Si sale lungo la parete a placche con difficoltà di 4°, 4°+ ; 40 mt.

2° Si prosegue con un tiro di 40 mt. spostandosi leggermente verso sinistra.

3° Si superano altri 40 mt di 4°+ fino alla base del diedro che porta all'apice del pulpito.

4° Si sale il diedro con difficoltà di 5°+; 45 mt.

5° Con altri 35 mt., sempre leggermente verso sinistra si guadagna la prima cengia. 4°+.

6° Per parete compatta dopo 35 mt. si arriva all'inizio della traversata da destra verso sinistra 4°+.

7° Passaggio chiave!

Con esposta e poca protetta attraversata di circa 35 mt. si giunge alla prima sosta (chiodi) 5°+.

8° Si continua la traversata su placche solidissime e lame appoggiate con poca possibilità di protezione per altri 35 mt. Questo è la lunghezza di corda più difficile; molto esposta su roccia compatta 6°+.9° Con un tiro di circa 50 mt. e di difficoltà di 5°+ si supera il diedro subito dopo aver vinto l'attraversata.

10° Si giunge ad un altro diedro fessurato e lo si sale per 30 mt.; 6°+.

11° Ci si sposta di due metri verso destra e superando uno strapiombo (6°) si giunge alla base di un altro diedro.

12° Lo si risale con arrampicata verso sinistra 5°, 40 mt.

13° Si vince l'ultima difficoltà superando un altro diedro verticale 4°+ e quindi si raggiunge la seconda cengia.

Discesa:
Si traversa verso sinistra lungo la seconda cengia, e si scende poi facilmente fino alla forcella della Torre del Lago e per sentiero alla base della parete.

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