VIA FRISCH - CORRADINI ALLA PALA DEL RIFUGIO

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E' stata per molti anni la via di riferimento della val Canali, ed è una delle grandi "classiche" nelle Dolomiti.

DAL LIBRO: “TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”
Dopo due ore di viaggio in auto, lascio Fiera di Primiero alle mie spalle per prendere a destra la strada del Passo Cereda, che, uscita dell'abitato, prosegue diritta costeggiando il torrente Canali. Arrivo al ponte sotto il Castel Pietra e dopo un successivo tornante, svolto a sinistra per prendere la carreggiata per Val Canali che porta fino alla località Cant del Gal. Arrivato, faccio sosta per fare uno spuntino e perché l'auto riprenda fiato.
Ammiro il grandioso anfiteatro di crode della Val Pradidali, del Massiccio Centrale, la Alta Val Canali e la superba parete del Sass Maor.
Ora, Cant de Gal, è il capolinea di tutte le autovetture, ma fino agli anni '80 non esistendo la barra che ora ne impedisce l'accesso si poteva andare avanti ancora con l'auto.
Con la "Carolina" (nomignolo affibbiato simpaticamente alla mia auto), dopo la breve sosta, riprendo a destra, la ripida e sassosa strada forestale che costeggia il torrente. Giungo il largo letto che forma una piazzola di parcheggio.
Scendo, zaino alle spalle, e circondato a destra dalla Catena del Coro che forma la testata della Valle, a sinistra dall'enorme pilone della Pala del Rifugio, la Punta del Rifugio, il Sass D'Ortiga. Attraverso il letto del torrente e più avanti trovo il sentiero che porta al Rifugio Treviso. In 35 minuti lo raggiungo. Renzo Timellero, guida alpina e gestore del rifugio mi attende con un minestrone caldo sulla tavola. Sa che a causa del mio lavoro arrivo tardi.
Dopo il rifugio Brentei è il mio preferito.
Abbracci e pacche. Dopo i convenevoli ci scambiamo i ricordi, le vicissitudini della vita, i progetti e sotto suo suggerimento consulto la guida per prepararmi all'ascensione del giorno dopo. Proprio in quell'incontro amichevole conobbi Tiziana Waiss.
La conoscevo solo di nome, per le sue imprese alpinistiche e perché era stata la ragazza di Enzo Cozzolino, morto durante l'ascensione alla Torre Babele nel gruppo del Civetta nel luglio del 1973. Le vie aperte da Cozzolino,  a detta di Reinhold Messner, sono riconosciute come prosecuzione del 7° grado per le difficoltà estreme che presentano superate in "libera".
  Da Enzo Cozzolino furono aperte le seguenti vie:
parete N. del Pizzetto E. - parete N. dello Spiz d'Agner S. - parete O. dello Spiz d'Agner S. - parete O. Cima Busazza ect.

Termino di rifocillarmi, esco fuori dal rifugio, il silenzio è accompagnato dal frinire dei grilli e su nel cielo c'è un manto di stelle. Una pace che ci vuole per trovare noi stessi. Una delicata voce si sostituisce al silenzio dell'aria cantando la melodia "Stelutis Alpini". La canta una ragazza. Gli ospiti del rifugio mi riferiscono che è l'alpinista Tiziana Weiss. Mi avvicino e, poiché faccio parte del coro Marmolada di Venezia, con la voce da basso mi associo fino alla fine della canta.
Siamo stati ascoltati nel più rispettoso silenzio dai presenti del rifugio.
Altri si uniscono a noi per vocalizzare ancora canti di montagna.

Tiziana è una ragazza molto bella con un sorriso accattivante.   Abbiamo la stessa età: lei è del 2 febbraio 1952 ed io del 29 febbraio 1952. Mi sento disarmato dalla sua naturalezza. Mostra interesse per tutte le persone che la circondano.
Il giorno dopo mi ritrovo casualmente in arrampicata con lei, salendo lo spigolo nord-ovest del Dente della Pala del rifugio. Nasce l'amicizia, e sulla cima, che sovrasta il rifugio Treviso, parliamo delle nostre varie esperienze, programmi e naturalmente di montagna. Al rientro, in rifugio, Tiziana, dopo aver parlato con il gestore-guida alpina Renzo Timellero, mi propone di scalare l'indomani la Pala del Rifugio per la parete nord-ovest "via del gran diedro" aperta da H.Frisch e B.Corradini.
So che è una grandiosa ascensione molto sostenuta ma, in quel momento sono consapevole di avere l'occasione di arrampicare con Lei, ottima arrampicatrice. All'alba,

lasciamo il rifugio, non senza le più attenzioni, raccomandazioni e "In bocca al lupo" di Renzo, e saliamo il sentiero che ci porta all'attacco. Fino al gran diedro, che solca nel centro della parete nord-ovest, ci arrampichiamo a comando alternato ma, giunti alla fessura di 5°+ le dico (sicuramente dettato dalla paura di far brutta figura e anche perché so che è difficile): "Tiziana é tutta tua". Lei mi sorride e dopo un buffetto alla guancia parte cantando e come una ballerina sale con estrema sicurezza e scioltezza. Rimango stupito di come riesce scalare senza far capire le difficoltà della fessura.
Dopo aver superato il grande tetto la raggiungo e con aria sorniona si prende la rivincita: "Giuseppe vai".
 
Bianco e senza parole mi copre di ferraglia, mi porge un bacio e disinvolta mi dice: "Vai". Con il cuore in gola, senza parole parto. Sopra mi attendono 30 metri strapiombanti di 5°+ ma soprattutto il tiro è completamente a portata dei suoi occhi. La guardo e lei con un sorriso d'invito mi dice: "Forza".
Pian piano, con copioso sudore che scende sotto il casco, salgo i primi metri nei quali mi trema una gamba, non ricordo quale. Mi volto e stupidamente le chiedo: "Su dritti", domanda per la quale mi mordo la lingua.  
Mi scrollo da addosso i suoi occhi e riprendo, con calma e naturalezza, ad arrampicare nella maniera che mi è migliore, che mi consente di arrivare ben presto al camino-canale. Per fortuna ho gli scarponi rigidi quasi nuovi e anche nei minimi appoggi tengono bene. Alla gran spalla erbosa e ghiaiosa ci abbracciamo e intoniamo la "Montanara" che in ripetizione ci accompagna fino in vetta.

Tiziana mi racconta parte della sua vita e di quella di Enzo. Io l'ascolto semplicemente senza entrare in particolari. Parla a ruota libera come per togliersi o meglio liberarsi del grande peso che si porta internamente da tempo.
Mangiamo un panino, della cioccolata, dell'acqua e rimaniamo ancora in cima per circa un'ora, attorniati dalle Pale che ci guardano. Pace immensa tra l'uomo e Dio. Tiziana mi dice: "Torniamo, perché la via del rientro è lunga e difficoltosa".

Purtroppo lo sapevo!
Un anno prima con Maurizio Venzo "Nane" "I do bocia" e un'altra cordata composta da R.Liberalato-Marampon "I do veci" avevo arrampicato lungo la via Castiglioni-Dettassis dello spigolo nord. Naturalmente la cordata dei "veci", era arrivata prima in cima alla Pala del Rifugio canzonandoci noi "bocia" per la nostra lentezza. In quell'occasione, quando intraprendemmo la discesa incontrammo, ferma, una cordata di tre alpinisti di Piacenza, che non sapevano dove procedere. Liberalato si prese l'onere dell' apripista.
Il sentiero, che attraversava l'inizio del collo del canalone di Sant'Anna, era coperto di neve ghiacciata. Liberalato proseguì pestando e premendo con gli scarponi la neve per creare dei buoni punti di appoggio.
Arrivato alla fine della conca innevata raggiunse il sentiero sgombro di neve. Era il mio turno ma, nel momento di fare il primo passo, si slacciò la bretella dello zaino sbilanciandomi.
Il mio compagno di cordata, M.Venzo mi aiutò a ricomporre l'assetto dello zaino riagganciando la bretella.
Durante questa manovra un membro della cordata di Piacenza ci superò e proseguì nel nevaio come aveva fatto Liberalato.
Improvvisamente nel mezzo del colatoio si staccò la lingua di neve sotto ai suoi piedi, portandolo giù rapidamente per il canalone di Sant'Anna.
Impietriti, seguimmo tutta la scena senza poter far nulla.
Io e Maurizio ci guardammo e senza proferir parola, ci leggemmo nei nostri animi. Se non fosse stato per lo zaino sarebbe toccata a me.
Liberalato ci distolse dal turbamento. Con le corde a disposizione si fece calare, con velocità, giù per 160 metri nel canalone ghiacciato. Passò mezz'ora prima che udissimo un fievole: "Tirate su". Al suo arrivo aveva gli occhi lucidi e il suo corpo tremava come una foglia da tutto quello che aveva visto.
Trascorsero cinque minuti per farlo parlare. Disse solo: "E' precipitato con un salto di 300 metri". A me e Maurizio riferì che aveva visto sangue e parte della testa (non aveva il casco).
Fu uno dei ritorni più lunghi, tesi, angoscianti della mia esperienza alpinistica. Al rifugio avvertimmo le squadre del soccorso alpino. Noi scendemmo dalla Val Canali e Liberalato decise improvvisamente di fermarsi nella piazza di Primiero. Urlò la sua disperazione, rammarico e con tutte le sue forze buttò all'aria tutto il materiale alpinistico. Non voleva saperne più niente dell'alpinismo. Per superare il trauma, il giorno successivo, io, Maurizio e Nino abbiamo fatto un'ascensione al Piz Ciavazes lo spigolo sud-est Abram ma di Liberalato, da quel giorno, in montagna nessuna traccia.
Il ricordo di quel terribile episodio mi fece attraversare la cresta nord-est (Vallon di S.Anna) in completo stato d'ansia e paura.
Questa volta non c'era neve. Tiziana, mi vede nell'abbandono più assoluto, vuole sapere la causa del mio mutismo. Le riproduco brevemente l'esperienza vissuta. Lei, mi prende la mano e mi propone di fare un'altra via assieme. Rimango stupito. Attraversiamo sotto la cresta della Punta del Rifugio arrivando all'intaglio sotto lo spigolo del Sass D'Ortiga. Di qui, giù nel Vallon delle Mughe per poi dirigerci alla base della parete Punta della Disperazione. In 45 minuti saliamo la parete nord-est per la via Timellero-Secco.
In cima, guardando le punte delle Pale dorate dal sole che stava tramontando dietro la Cima del Coro, ho pianto sulla spalla di Tiziana.
Purtroppo nel luglio del 1978 seppi da amici che Tiziana aveva raggiunto il suo Enzo. Era morta mentre saliva quella stessa via che aveva fatto con me alla Pala del Rifugio.
Di Lei, conservo, il suo sorriso, il dolce rispetto che aveva per il suo Cozzolino, la sua grazia, dell'amore che aveva per la montagna e della sua voce che canta ancora nel mio cuore.
Più volte, quando canto ai concerti con il coro "Marmolada", e il pubblico, richiede come bis il canto "Signore delle Cime". Simultaneamente mi appare Tiziana alla Frisch che danza su per la parete, verso la cima, come una ballerina.
 Giuseppe Frison
 

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Primi salitori: H. Frisch, P. Corradini 1967.
Dislivello: 700 mt.; Sviluppo 820mt.

Difficoltà: 5°+ (TD).

Itinerario: Tracciato che si svolge sempre su roccia ottima.

Materiale. normale dotazione alpinistica

Accesso:

DAL RIFUGIO TREVISO, PER IL SENTIERO N° 707 CHE CONDUCE AL PASSO CANALI. SOTTO LA PARETE DELLA PALA DEL RIFUGIO, ABBANDONARLO, E RAGGIUNGERE L’ATTACCO ( GRANDE OMETTO) POSTO CIRCA 150 METRI A DESTRA DELLO SPIGOLO NORD-OVEST, DOVE INIZIA LA VIA CASTIGLIONI-DETASSIS.

DESCRIZIONE:

DALL’ATTACCO, SALITI 15 mt. SI RAGGIUNGE UNA COMODA CENGIA (IV°). SPOSTARSI A SX E SALIRE DIRITTI SU VERTICALI PLACCHE CON ERBA; ALLA FINE, SPOSTARSI ANCORA A DX AD UNA COMODA SOSTA (30 mt.. DI IV°+, V°, E UN PASS. DI V°+).

SI ATTRAVERSA 3 mt. A DX, OBLIQUARE ANCORA A DX,

POI DIRITTI E UN PO’ A SX PER DIFFICILI PLACCHE E FESSURINE ERBOSE SINO AD UN ESILE PUNTO DI SOSTA (VI°+, V°)
ANDARE ATTRAVERSANDO PRIMA E OBLIQUANDO POI A SX, SEGUENDO UN SISTEMA DI CENGETTE, FINO A RAGGIUNGERE LO SPIGOLO ARROTONDATO CHE SI TROVA AL CENTRO DELLA PARETE N-O E CHE DELIMITA A DX LA FACCIA DEL GRAN DIEDRO CHE SOLCA LA PARETE (80 mt. DI IV°+, V°-).
BISOGNA RAGGIUNGERE LA BASE, DI UN EVIDENTE PILASTRINO, APPOGGIATO A DX (V°-), CI SI PORTA A SX. QUINDI DIRITTI FINO ALLA PASE DEL PILASTRINO (35 mt., DI IV°+).
PER MEZZO DELLA FESSURA-DIEDRO, SI ARRIVA ALLA CIMA DEL PILASTRINO (20 mt. DI V°).
TRAVERSARE A SX UN PO’ OBLIQUAMENTE, SU BELLISSIME PLACCHE NERASTRE PER CIRCA 15 mt. (V°), POI DIRITTI E APPENA A SX SU PARETE VERTICALE (V°+), RAGGIUNGENDO UNA CENGETTA OVE SI TROVA UN COMODO PUNTO DI SOSTA.
9°) TRAVERSARE A DX, POI DIRITTI E UN PO’ A DX, IN UN COLATOIO VERTICALE ED ERBOSO CHE SI SALE. SCAVALCARE LO SPIGOLO A DX, SALIRE IN UNA FESSURINA NASCOSTA, FINO AD UNO SCOMODO PUNTO DI FERMATA (38 mt. DI V° E V°+).
10°)11°) SALIRE APPENA A DX, DOPO POCHI METRI SCAVALCARE LO SPIGOLO DI SX E PROSEGUIRE OBLIQUAMENTE A SX, SU TERRENO PIU’ FACILE, SINO A SOSTARE SU UN BALLATOIO COMODO (50 mt. DI IV° POI III°+).
12°) SUPERARE UN MURETTO VERTICALE (V°), USCIRNE A DX E SOSTARE COMODAMENTE.
13°)14°) SALIRE OBLIQUAMENTE A SX SU PLACCETTE E FESSURINE, ARRIVANDO POCO SOTTO LA ZONA DEI TETTI (50 mt. DI VI°+, V°)
15°) SUPERARE UNA FESSURA (V°-), CHE PORTA AD UNA SOSTA, SOTTO IL TETTO.
16°) SI VA 3 mt. A SX E SI SALE DIRITTI (V°+) FINO AL TETTO; SUPERARLO ATTRAVERSANDO IN OBLIQUO A SX SOTTO ESSO (V°+), DOPO 10 mt. SI ARRIVA ALLA SOSTA.
17°) UN PO’ A DX, SI SUPERA DIRETTAMENTE UNO STRAPIOMBO (V°+) E SI CONTINUA ALCUNI METRI, RAGGIUNGENDO UN CAMINO OBLIQUO A SX, CHE PERMETTE DI ARRIVARE ALLA SECONDA SPALLA DELLO SPIGOLO N-O (IV°+).
DA QUESTO PUNTO, SI PROSEGUE PER L’ITINERARIO CASTIGLIONI-DETASSIS:
SUPERARE UN PRIMO TRATTO A DX DEL FILO DELLO SPIGOLO, POI TENERSI A SX DI QUESTO, SU MAGNIFICA ROCCIA SOLIDA E APPIGLIATA (IV°).
SI SALE DIRETTAMENTE FIN ALLA SPALLA SOMMITALE, CON DIVERTENTE ARRAMPICATA SU STUPENDA ROCCIA (5-6 TIRI DI CORDA DI IV°+).

DISCESA:
DALLA VETTA SI SCENDE IN DIREZIONE EST, VERSO IL SASSO D’ORTIGA.
SEGUIRE TRACCE DI SENTIERO, GIUNGENDO SOPRA UN CANALONE CHE SCENDE NEL VALLON DELLE MUGHE. TRAVERSARE, ORA, SU ROCCE NON MOLTO SALDE, VERSO DESTRA, LASCIANDO A SINISTRA UNA ESPOSTA FORCELLETTA.
NON SALIRE IL PRIMO CANALINO CHE SI PRESENTA, MA OBLIQUARE ANCORA IN SALITA A DESTRA FINO A RAGGIUNGERTE UNA SPALLA (PICCOLI OMETTI).
SCENDERE, POCO, SUL VERSANTE NORD, CONTINUARE AD ATTRAVERSARE SULLA PARETE NORD DELLA PUNTA DEL RIFUGIO IN DIREZIONE DEL SASS D’ORTIGA (GRANDE MASSO INCASTRATO). DALLA FORCELLA, ABBASSARSI, MA NON TROPPO, PER UN CANALE, SUL VERSANTE SUD. TRAVERSARE PER GENGIA, SOTTO LA PARETE SUD-OVEST DEL SASSO D’ORTIGA, FINO AD UN PUNTO DI INTERRUZIONE
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