Gruppo del Civetta - PAN DI ZUCCHERO 2726 mTt

“ VIA DELLE GUIDE”

www.paretiverticali.it

Premessa: Bellissima via, bella roccia, linea impeccabile ambiente stupendo...
La mia prima via di sesto, fatta con scarponi rigidi, assieme a Nino e Nane. A quel tempo, nel tiro chiave, trovati tre chiodi. Rimane sempre una salita impegnativa e il 5°+ che oggi molte guide attribuiscono ai passaggi chiave, rimangono ancora per molti ripetitori 6°- / 6°.

Il Pan di Zucchero, si trova appena a nord della Punta Civetta e tra questa e la Torre da Lago. E' visibile sia dal sentiero Tivan che da ovest, ove presenta una punta aguzza. Prima dell'impresa di Renzo Videsott e Domenico Rudatis il 19 agosto 1928, lungo lo spigolo Nord-Est furono fatti molti tentativi per arrivare conquistarne la cima. Fu raggiunta, per lo spigolo sud-est, da Hubert Peterka e Ludwig Hall il 16 agosto 1929, con una via a livello di difficoltà simili alla prima; scendendo a nord, completarono la prima attraversata. Attilio Tissi, Giovanni Andrich e Domenico Rudatis il 22 agosto 1932 per parete nord-ovest aprirono una via grandiosa e difficile. Più impegnativa per la continuità dei passaggi fu la via tracciata sulla parete est da Paul Liebl e Michel Schober il 24 agosto 1938. Ancra più impegnativa è la direttissima alla parete Nord-Ovest aperta tra il 23 e 26 agosto 1962, da Giorgio Radaelli, Bepi Pellegrinon, Vasco Taldo e Jasve Aiazzi. Per ultima sempre per parete Nord-Ovest la "Via dei Polacchi" di Roman Bebak, Janus Ferensky e Ryszard Kowaleski nei giorni 13 e 14 agosto 1968 raggiunsero la forcella sud della Cima aprendo un nuovo itinerario.

Primi salitori: Primi salitori: Paul Liebl e Michel Schober il 24 agosto 1938

Sviluppo: 370 m. Difficoltà:  4°, 5°, 6°- Tempi:  h 3 circa
 
Avvicinamento:

Dal rifugio Coldai, per il sentiero Tivàn risalire alla base dello spigolo nord-est della Torre di Valgrande, costeggiare la parete est e superare lo spigolo Sud-Est. Seguire tracce di sentiero che portano alla base del Pan di Zucchero e attraversare all'estremità sinistra della Parete Est.

 

Attacco:
 
1° tiro: Si sale 2mt. dritti per poi continuare in obliquo verso dx fino a raggiungere l'estremità di una cengia. 50 mt 2°, 3°.

 

2° tiro: continuare a salire in obliquo verso dx fino a raggiungere un buon punto di sosta. 50 mt 3°, 3°+.

3° tiro: Si arrampica in verticale, fino ad arrivare sotto ad uno strapiombo. Si attraversa a dx per poi obliquare a sx. Da qui verso destra fino a superare un masso. 40 mt., 4°, pass. di 4°+

4° tiro: Attraversare a sx 3 mt. Arrampicare in verticale 2 mt;

 

5° e proseguire verso sx fino ad arrivare a un camino. Superare il camino 5° e con salita verso sx si guadagna la sosta.30 mt., 5°+, 5°-.

5° tiro: Su diritti per una placca, poi superare una fessura strapiombante fino a giungere ad un terrazzino 2 ch. e arrivare alla base di un camino. 30 mt. 6°-, 6°. Roccia solida, entusiasmante arrampicata.

6° tiro: Proseguire per dx della fessura diedro camino lungo la grande placca, e e arrivare alla sosta. 32 mt 6°, 6°-.

 

7° tiro: Sempre a dx per la fessura che incide la grande placca 5°-, superare uno strapiombo 5°-°; 2 ch., Prendere la fessura di sx pass. di 5°+,per arrivare ad un buon punto di sosta su gengia; roccia solida.

 

8° tiro: Salire in obliquo seguendo la fessura diedro verso dx. 30 mt. 4°+

 

9° tiro: , ora più facilmente Continuare a salire verso dxverso dx. Sosta. 30 mt 3°+

 

10° tiro: Attraversare verso sx per prendere una cengia da seguire sempre a sx. Sosta 25 mt. un passo di 3°, 2°, 1°.

 

11° tiro: Raggiunto lo spigolo 1°, lo si segue fino alla cima. 60 mt. 2°

Discesa:
Sviluppo 350 mt; la via di discesa coincide quasi completamente con la via di salita Videsott-Rudatis, Percorsa in senso inverso, con due corde da 40 mt., sono necessarie 10 calate di corda doppia per raggiungere la base.
1°) 20mt; dalla cima, in arrampicata libera, si scende alla forceletta tra le due cime del Pan di Zucchero.
2°) 7mt; si continua a scendere lungo il successivo canale sul versante Nord.Est (verso la Torre da Lago) fino ad un chiodo con cordini che si trova sulla sinistra.
3°) prima cd di 15 mt fino ad una cengia. 2mt a destra si trova alto chiodo di calata.
4°) seconda cd di 38 mt fino ad un terrazzino. 2mt a sinistra si trova il chiodo.
5°) terza cd di 13 mt fino alla forcella tra il Pan di Zucchero e la Torre da Lago. 1 m sotto la forcella chiodo.
6°) quarta cd di 38 mt. 4 m a destra 2 chiodi collegati da cordini.
7°) quinta cd di 25 mt. A sinistra e chiodi collegati da cordini.
8°) sesta cd di 38 mt, lungo il canale detritico della 4° LC. Altri 2 chiodi collegati con cordini.
9°) settima cd di 37 mt, fino ad arrivare all’ancoraggio sotto.
10°) ottava cd di 35 mt fino ad arrivare alla sosta con altri due chiodi collegati da cordini.
11°) nona cd di 20 mt fino alla sommità del diedro verticale di 7 mt della 2° lungh di corda. Cordini.
12°) decima cd di 38 mt. fino alla base del Pan di Zucchero.
Per traccia discontinua di sentiero si scende il ghiaione fino al sentiero Tivan.
Seguendo il sentiero Tivan, in senso inverso, si raggiunge il rifugio Coldai. Un'ora dalla base del Pan di Zucchero.

 

Dal libro:” Tra il silenzio delle pareti”.
1973, con Vezzi Renato e Luigi Verardo, inizio a scoprire il gruppo del Civetta.

Stiamo salendo lungo il sentiero Tivan, che ci porta a raggiungere poi, la traccia che finisce alla base dello spigolo Pollazzon - Rudatis della Torre Valgrande.  Progredendo, avevo intravvisto la mezzaluna del Pan di Zucchero ma pur catturando la mia attenzione non sapevo nulla di quella cima.

1975 Nino e Nane mi suggeriscono di fare una bellissima via sul Pan di Zucchero, ma con la pretesa che devo fare il terzo e quindi recuperare sempre tutto il materiale e divenire lo sherpa della compagnia. Accetto e saliamo lungo il sentiero Tivan. Arrivati alla base della parete est, ricordo la sua visuale nel 1973 e dallo scenario che mi si presenta ora, mi solleva l’idea di fare solo il portatore, della fatica di portare il materiale che serve per affrontare l'arrampicata. Sono contento; farò più fatica ma, i tiri più duri, se li giocano Nane o Nino.
E' la mia prima via di sesto grado.
Arrampico, con fatica ma tranquillamente i primi tre tiri di corda. Prima di iniziare il quarto tiro sento gli amici che stanno bisbigliando e chiedo a loro come mai sono li senza far nulla.
Nino mi risponde: “Vieni avanti, facciamo la sosta tutti e tre assieme qui!”.
Raggiunto gli amici, li vedo con una faccia sorniona.
Senza aver tempo di parlare mi tolgono lo zaino, mi bardano di moschettoni, cordini, chiodi e martello e con un risolino mi dicono: “E’ tutta tua!”.
Ribatto: “Come!!!”.
Urlo all’unisono e tassativo degli amici: ”Vai!”.

Prima di partire, mi stringo i lacci degli scarponi, tolgo la maglietta e rimango a petto nudo.
Il sole batte notevolmente su tutta la parete est ed io patisco il caldo.
Salgo a sinistra per raggiungere la base della fessura camino, poi su diritto fino a giungere la sosta.
I leccapiedi, dal basso mi urlano: “Bravo Bepi!”.
Mi raggiunge Nane e poi Nino.


Ora mi attende il tiro chiave: la placca di sesto. Il mio primo sesto!
Con calma, salgo usufruendo delle piccole tacche per gli appoggi. Nino mi urla di mettere un chiodo ma sono molto concentrato e non voglio perdere energie.
Mi trovo impegnato sulla placca di sesto a circa sette metri sopra della sosta; non trovo nulla da poter procurare o mettere un rinvio. Adocchio un chiodo arrugginito circa 3 metri sopra la mia testa. Decido dettato a livello psicologico, di lasciare la placca. Mi porto, in obliquo, alla mia sinistra verso la larga fessura. Raggiunta, mi avverto più sicurezza e avanzo in salita su roccia solida e compatta.
Madido di sudore arrivo finalmente dopo 10 metri al chiodo. Mi sembra buono e per prudenza lo batto con il martello, emette un buon suono.
Proseguo ora, esternamente sulla placca, ma quel tanto da poter appoggiare, eventualmente,  il piede sinistro anche all’interno della fessura.
Dopo cinque metri trovo il secondo chiodo. Passo il rinvio (moschettone, cordino, moschettone) e mi riposo. I due sotto, sono in silenzio, ma appena volgo a loro lo sguardo, Nino m’incoraggia: “Dai che stai andando bene!”.
Mi stacco dal chiodo e punto verso la sosta. Meno male che il sole non batte più sulla parete ed è un po’ più fresco. Trovo un rigonfiamento proprio prima della sosta; è un altro passo di sesto. Anche questa volta usufruisco del labbro sinistro della fessura, eseguo una spasmodica spaccata, riesco a prendere un appiglio alla base della sosta, mi aggrappo a questo premo il piede destro, lo scarpone tiene bene ed è bene aderente alla roccia. Urlo di gioia. Sono passato!

Un applauso da sotto.
Mi raggiunge Nino e con il solito bel sorriso mi avverte: “Vai avanti!”.
Ora con questo tiro ci distendiamo completamente, da classica cordata a tre.
Proseguo a destra della fessura lungo la grande placca, sempre su roccia solida. Gli scarponi aderiscono bene alle piccole asperità. La concentrazione è notevole. Sento di stare bene e con più tranquillità arrivo alla sosta dopo trentadue metri di sesto inferiore con un passo di sesto.

Recupero Nino e finalmente abbraccio il Nane. L’amicizia con il Nane, ci ha visto assieme nel salire le vie:  Spigolo Abram al Piz Ciavazes, spigolo Castiglioni-Detassis alla Pala del Rifugio, via Andrich alla Torre Venezia, via Comici al Salame di Sassolungo, via Schubert al Piz Ciavazes, la Preuss cima Piccolissima Lavaredo, la via Roberto e il diedro Buhl al Piz Ciavazes Ora assume il comando Nino. La via sale a destra per la fessura con difficoltà di quinto inferiore, si deve oltrepassare uno strapiombo e poi si supera la fessura di sinistra per giungere fuori delle difficoltà una cengia. Nino supera elegantemente il tiro e raggiunta la sosta, il Nane assume l’iniziativa della cordata.
Con velocità sostenuta arriviamo in cima.
Anche questa cima è stata conquistata e per la prima volta ci abbracciamo tutti e tre liberamente in cima.

www.paretiverticali.it