Crozzon di Brenta 3135 mt. - Via Aste - Navasa

INTRODUZIONE:
ARMANDO ASTE E MILO NAVASA, 25-27 AGOSTO 1959.
LA VIA E’ DEDICATA ALLA MEMORIA DI GIULIO GABRIELLI. L’ ITINERARIO RAGGIUNGE E SUPERA DIRETTAM. IL GRAN DIEDRO ROSSASTRO SITUATO TRA LO SPIGOLO NORD E IL PILASTRO N-E. ARRAMPICATA MISTA ( LIBERA E ARTIFICIALE ) MOLTO INTERESSANTE E DI SODDISFAZIONE. I CHIODI E I CUNEI OCCORRENTI SONO ATTUALMENTE GIA’ INFISSI.
BUONI I PUNTI DI SOSTA E QUELLI PER EVENTUALE Bivacco Crozzon "E. Castisglioni".

Dislivello fino alla vetta 850 mt.; lunghezza di svilutto circa 1400 mt. dei quali 500 metri (facili) fino alla vetta.

Tempi: per l'attacco 1ora dal rif. Brentei - per la via dalle 8-14 ore - per la discesa dallo spigolo con doppie dalle 4-5 ore - la via nella parte alta è ben chiodata, ma nella parte bassa (fino a sopra il tetto) si incontrano solo sporadici chiodi e nessuna sosta. Nella parte mediana invece si incontrano le soste e mediamente un paio di chiodi per tiro (di più nei tratti con artificiale). Consigliato, oltre a friends (fino al 2) e dadi, anche un piccolo assortimento di chiodi. Esposizione: NE, attenzione che il grande diedro rimane all'ombra quasi sempre!

Avvicinamento:
dal rif. Brentei prendere il sentiero che porta vero il Rifugio XII Apostoli. . Dopo la discesa iniziale, il sentiero inizia a risalire e porta alla base dello spigolo Nord; abbandonarlo in prossimità dei primi due tornanti e seguire le vaghe tracce che su terreno erto ed incomodo conducono abbastanza velocemente verso la base della parete. Si attacca subito alla sx del nevaietto triangolare a centro parete. Circa 1 ora

Descrizione :

1° tiro: Si attacca sulla sx del piccolo nevaio triangolare per facili rocce e paretine, si sale quasi verticalmente senza percorso obbligato fino alla grande cengia; chiodi, molte soste intermedie disperse lungo i tiri (150 mt, 3°, 4° ). Sosta su spuntone

2° tiro: Si attraversa lungamente sulla cengia in orizzontale fino alla base del diedro in una zona concava della parete (150 mt, 1°-2°, sosta da attrezzare).

3° tiro: Si sale tranquillamente la zona concava della parete mantenendosi sulla dx. Dirigersi verso un evidente diedro-camino. Sosta (45-50 mt, 4°, sosta su clessidra)

4° tiro: Superare il diedro camino, arrampicando sulle facili placche di sx (numerose clessidre) fino ad giungere su una grande cengia (30-40 mt, 4°, sosta da attrezzare)

5° tiro: Salire per un'evidente fessura sulla dx fino a un chiodo su terrazzino. Continuare ad arrampicare la fessura, ora più verticale (chiodo) fino a un primo terrazzino. Salirla ancora per 5 mt. fino ad un secondo terrazzino con un chiodo (60 mt, 5°+, sosta - chiodo).

6° tiro: Si attraversa in leggera salita verso sx in direzione dell'evidente tetto che fa da barriera all'accesso del diedro soprastante. Roccia friabile e difficilmente proteggibile fino al suo margine sx in prossimità dell'unica fessura che lo taglia (chiodo). Superare il tetto e i 4 mt. di fessura al di sopra(1 cuneo + 1 cordone su masso incastrato) fino ad arrivare a un terrazzino. Attenzione!!! Si consiglia di mettere delle protezioni lunghe al sotto il tetto per evitare incastri di corda! La lontananza della sosta e la difficoltà di farsi arrestare e manovrare le corde, è opportuno usare il fi-i!(Gancio di sospensione per l'arrampicata artificiale, per il posizionamento, la progressione e il sollevamento di carichi).(30 mt, 5°+/A1, sosta su 2 ch.)

7° tiro: Si prosegue per un poco marcato diedro sulla sx (2 ch.) fino ad un terrazzino. Non salire lungo la fessura (roccia marcia) sopra la sosta. (20-25 mt, 6°, sosta su 2 chiodi).

8° tiro: Arrampicarsi dritti su placchette fessurate (2 ch.) fino a una cornice orizzontale. da questa si attraversa a dx fino arrivare alla sosta (30 mt, °5+/6°–, sosta su 2 chiodi).

9° tiro: Non salire la fessura sulla dx, ma si segue la rampetta sopra la sosta prima verso sx per poi traversando leggermente verso dx fino ad arrivare alla base di un diedro rossastro. (30 mt, 5°, sosta su 3 chiodi).

10° tiro: Non arrampicarsi lungo il fondo del diedro, marcio, ma salire la placchetta sulla dx (chiodo visibile dalla sosta) fino a una zona più facile (chiodo). Superare all'interno del diedro un saltino verticale per poi spostarsi ancora a dx sostando su un terrazzino. (35-40 m, 5° - 5°+, sosta su 2 chiodi)

11° tiro: proseguire dritti in placca su roccia friabile sul lato dx del diedro (un chiodo nascosto leggermente a sx, poi numerosi chiodi e eventuale sosta appesa a metà) fino ad una fessura (dado incastrato mio) presso la quale si traversa un metro a sx fino alla sosta appesa. [30/35 m, VI, sosta su 4 ch. di cui uno mio!]

12° tiro: dritto un paio di metri su roccia ancora friabile fin sotto uno strapiombino (2 ch.), traversare a dx (2 ch.) e risalire la fessura sovrastante fino a un bel terrazzo con sasso appoggiato. Tiro eventualmente concatenabile con il precedente.[15 m, VI, sosta su 3 ch. + spuntone]

13° tiro: risalire il diedro sovrastante la sosta (3 ch.) e uscirne sulla dx in una nicchia (2 ch.), proseguire lungo la seguente fessura (3 ch + 2 cunei di cui 1 piantato in un buco!) fin sotto un tetto. traversare a dx fino alla scomoda sosta appesa. [30 m, VI/A0, sosta non integrabile con protezioni veloci su 4 ch.: 1 buono, 2 mediocri, uno quasi completamente corroso – molto utile un chiodo a lama sottile per sostituirlo!]

14° tiro: tornare a sx fino all'ultimo ch. (in alternata al secondo conviene partire direttamente da qui senza neanche smoschettonarlo) e superare il tettino sulla sx (ch.) entrando in un diedro. proseguire fino al suo termine (possibile sosta su 2 ch. a pressione e cuneo…) e uscire a dx (1 ch.) per fessure fino a un terrazzino. [30 m, VI, sosta su 3 chiodi]

15° tiro: superare la placchetta sovrastante la sosta (4 chiodi) che sbarra l'accesso al camino terminale fino a una zona di terrazzi (sosta eventuale). proseguire lungo la fessura di dx e il seguente diedro-camino. [60 m, V/1p. A1, sosta su clessidre]

16° tiro: proseguire per il camino piegando a dx per cengia verso il suo termine fino alla cresta sommitale. [70 m, IV+/V–, sosta su spuntone]

Da qui vi sono 2 possibilità:

continuare fino in vetta oppure scendere lungo lo spigolo Nord.

Per continuare fino in vetta, seguire il facile spigolo Nord senza percorso obbligato fin dove questo si spiana e permette di slegarsi [200 m, III]. Questa parte può essere comunque scesa in corda doppia su ancoraggi già presenti. Da qui ci si può slegare e continuare facilmente lungo la cresta fino alla vetta del Crozzon di Brenta[500 m, max II]

Discesa normale e dalla Cima Tosa: Si svolge sulla complicata cresta che verso sud congiunge il crozzon alla cima tosa su terreno facile ma infido che richiede molta attenzione e concentrazione. Oltre ad un paio di calate si percorrono canalini detritici e cengie spesso esposte molto ben segnalati dai numerosi ometti. La roccia è spesso mediocre; in un punto pessima. Dalla Cima Tosa si segue la normale a quest'ultima fino al sentiero delle bocchette che si segue fino al pedrotti. Spalle al bivacco, pochi metri a sx di trova la prima calata che deposita su una cengia 15 metri più sotto. Si disarrampica fino alla forcelletta e si percorre una cengetta verso dx [spalle al bivacco] fino a girare l'evidente spigolo; si sale lungo quest'ultimo fin quasi in vetta. Mantenendosi sul versante ovest si perviene alla seconda calata che deposita 15 metri sotto. Si scende pochi metri fino alla forcelletta e si risale direttamente la parete opposta. Si seguono gli ometti fino al successivo canale che si segue in discesa sul fondo [sempre sul versante ovest!] per qualche decina di metri fino a rimontare con un facile passaggio d'arrampicata una cengetta stretta e molto esposta che parte due metri sopra il canale. Si segue la traccia con gli ometti [successivamente più larga e meno esposta] fino ad un altro canale che si attraversa sul versante ovest in leggera discesa [terreno marcio; eventuale sosta x doppia] fino ad una cengia che si segue verso dx fino a superare l'ennesimo spigoletto. Seguendo gli ometti si risale lungamente per facili sistemi di cenge fino a traversare verso dx [spalle a valle] con facile arrampicata fino al fondo dell'ultimo canale; in questo punto vi sono vari punti in cui la traversata sul fondo del canale sembra possibile: quella corretta è abbondantemente segnalata con ometti. Si risale il canale [qualche passo di III] su roccia inizialmente davvero marcia uscendo quasi subito verso dx [visibile cordino]. Seguendo gli ometti si perviene ad un secondo canale che conduce a pochi metri dalla madonnina di vetta della cima Tosa. Dalla sommità della tosa si oltrepassa la larga fenditura del canalone portandosi sull'ampio plateau che si segue verso sud-est [qualche ometto] fino ad incontrare un largo canale non facile da individuare [seguire i numerosi ometti]. Seguire quest'ultimo [numerosi ometti anche qui] fino al salto finale che si supera con due doppie da 20 metri su resinati. Si guadagna così il sentiero delle bocchette che si segue verso sx [spalle alla discesa] senza difficoltà fino al rif. Pedrotti. Da quest'ultimo facilmente al rif. Brentei.

Discesa dallo spigolo Nord del Crozzon di Brenta: (tutte le indicazioni si intendono faccia a valle): Seguire la cengia verso sx in orizzontale per tracce aggirando in maniera sicura un salto verticale. Riportarsi quindi verso dx fino ad un intaglio a V facilmente individuabile dall'alto presso cui si trova un ancoraggio con 4 chiodi con cordoni. Calarsi per 120 metri nel camino sottostante fino ad un'altra grande cengia. In questo tratto vi sono varie possibilità di calata, ma conviene effettuare 3 doppie da 40 metri (diverse soste già attrezzate); effettuando 2 doppie da 60 metri la prima risulta quasi impossibile da recuperare. Una volta sulla cengia (posto da bivacco) portarsi brevemente verso il un intaglio sul filo dello spigolo dove si trova un ancoraggio su chiodi. Calarsi con due doppie da 50 metri fino alla grande cengia che taglia tutta la paretre Ovest del Crozzon. Traversare su questa lungamente verso sx fino ad un bivio: buttarsi in discesa sul ghiaione fino ad individuare sulla dx un vago canale che taglia interamente la cengia. Da questo punto in avanti gli ometti diventano molto rarefatti e la traccia risulta in più punti non facile da seguire. [continuando a scendere per il ghiaione si arriva ad un salto roccioso che impedisce di scendere ulteriormente; spostandosi sulla sinistra si può individuare un posto da bivacco ben attrezzato (materassini) sotto un grande masso facilmente individuabile.] Superare il canale in prossimità di una cengetta in alto (senza scendere troppo) e seguire delle vaghe tracce che permettono di abbassarsi obliquando sempre verso lo spigolo (dx) e conducono a una lunga cengia in prossimità dello spigolo che continua anche lungo la parete NE. Al di sotto di un grande masso segnalato da un ometto si individua un ancoraggio (cordone su sasso incastrato) e ci si cala per 50 metri fino ad un'altra cengia dove sulla dx si individua facilmente un altro ancoraggio (2 chiodi + moschettone a ghiera). Con un'altra doppia da 55 metri si raggiunge un'ultima cengia. L'ancoraggio dell'ultima doppia rimane nascosto dal punto dove si arriva con la doppia ed è segnalato da un piccolissimo ometto quasi nascosto dietro uno spigolo. Per raggiungerlo abbassarsi una decina di metri sulla cengia e traversare a sx un ripido ghiaione (attenzione!) fino ad individuare l'ancoraggio su 3 chiodi dietro uno spigolino. Un'ultima calata deposita direttamente sul sentiero che in 30' circa riporta al rif. Brentei.

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