PIZ CIAVAZES 2831 m.
„ VIA ROBERTA E DIEDRO BUHL”
PREFAZIONE:
HERMANN BUHL E WALTER STRENG APRIRONO NEL 1949, UNA VIA DIRETTA DELLA VIA MICHELUZZI, TRACCIANDO UNA IMPORTANTE SCALATA CON UN’ARRAMPICATA IMPEGNATIVA E SOSTENUTA CHE SUPERA L’EVIDENTE DIEDRO GIALLO SOTTOSTANTE LA CENGIA DEI CAMOSCI. DISLIVELLO 170 m. DIFFICOLTA’ DI VI°.
CON LA PRIMA PARTE DELLAVIA “ROBERTA ‘83”, APERTA DA LUIGI FELICETTI E ROBERTO PLATTER NELL’ESTATE DEL 1983 I DUE TRACCIATI COMPONGONO UN’ASCENSIONE MOLTO BELLA E VARIA CON ROCCIA OTTIMA. 90 m. DI VI° E VI° SUPERIORE

DESCRIZIONE:
DAL LIBRO: “TRA IL SILENZIO DELLE PARETI”.
LUGLIO 2001
NELLA MIA TESTA, CI SONO MOLTE ASCENSIONI CHE DESIDERO FARE, MA SO CHE IL MIO AMICO “Nane” (GUIDA ALPINA), NON HA TEMPO DA DEDICARMI. QUANDO SI PRESENTA L’OCCASIONE DI, UN SUO SPAZIO LIBERO, NE APPROFITTO IMMEDIATAMENTE.
PIU’ VOLTE HO SCALATO LA PARETE SUD DEL PIZ CIAVAZES, CON DIVERSI COMPAGNI DI CORDATA O DA SOLO, IN LIBERA, PER LE VARIE VIE DELLA PARETE.
MI HA SEMPRE COLPITO, IL DIEDRO CHE TAGLIA VERTICALMENTE LA PARETE CENTRALE, A GOCCIA D’ACQUA, E PER IL MOTIVO CHE LA VIA ERA STATA APERTA DAL GRANDE ALPINISTA BUHL, M’INTIMORIVA, RIMANDANDO D’ANNO IN ANNO LA SUA SCALATA.
SEMBRA IMPOSSIBILE, MA QUESTE IMPEGNATIVE ASCENSIONI, LE ESEGUO, PARTENDO IL MATTINO PRESTO, DAL LIDO DI VENEZIA, PER TERMINARLE NELLA SERATA, CON IL VIAGGIO DI RITORNO ALL’ISOLA. MI AVVENTURO, PSICOLOGICAMENTE, CON CERTA TEMATICA SICUREZZA, SOLO CON L’AMICO MAURIZIO VENZO.
COME SEMPRE, PRIMA D’OGNI SALITA, LEGGO SULLA GUIDA L’ITINERARIO, PER IMPRIMERLO NELLA MENTE E SAPER POI AFFRONTARE CON SICUREZZA LA SALITA.
L’ALPINISTA, DEVE PREPARARSI ALLA MONTAGNA, MORALMENTE E TECNICALMENTE.
MORALMENTE, PERCHE’ SENZA UN’EDUCAZIONE ALPINISTICA, CIOE’ SENZA PASSIONE E SPIRITO DI SACRIFICIO, SENZA LA GIOIA DI AVVICINARSI ALLA MONTAGNA, SENZA L’ANIMO DI COMPRENDERE, L’INFINITA MALIA, SENZA LA CONOSCENZA DELLA STORIA DELL’ALPINISMO, SENZA L’INTIMA PREPARAZIONE ALLE SODDISFAZINE DI LOTTA, SENZA INSOMMA SENTIRE IL FASCINO DELL’ALPE, NON SI PUO’ ASSOLUTAMENTE MAI ESSERE DEI VERI ALPINISTI.
LA MONTAGNA, E SULLE ROCCE IN PARTICOLARE, SI DEVE ANDARE PER PROVARE SENSAZIONI BELLE E SANE, E CIOE’PER VIVERE E NON PER MORIRE.
IL VIAGGIO D’ANDATA E’ UN CONTINUO PARLARE DELLE NOSTRE DIFFICOLTA’ DI VITA, DEI DESIDERI, SOGNI, IDEE PER CONTINUARE A VIVERE CON SERENITA’.
ARRIVATI ALLA PIAZZOLA DI SOSTA PER L’AUTO, SOTTO LA PARETE DEL PIZ CIAVAZES FINALMENTE PARLIAMO DELL’ASCENSIONE DA EFFETTUARE.
-<<BEPI TI VEDO IN FORMA E ALLORA FACCIAMO UNA BELLA DIRETTA>>.
LO GUARDO, INTERROGATIVAMENTE.
CONTINUA. -“SAI, PER ARRIVARE AL DIEDRO FACCIAMO UNA BELLA VARIANTE. E’ PIU’TECNICA, AEREA, ENTUSIASMANTE”.
“TUTTO QUI ?” RISPONDO. LA CURIOSITA’ E LA SALITA PROPOSTA DAL NANE MI AFFASCINA.
MUNITI DI CASCO, CORDE, MOSCHETTONI E RINVII CI AVVICINIAMO ALLA BASE DELLA PARETE. NON DOBBIAMO CONQUISTARE LA MONTAGNA, MA SALIRLA CON PROFONDA UMILTA’.
E’ LA MONTAGNA CHE DEVE CONQUISTARE NOI.
LA VIA, SUPERA LA ZONA DI PLACCHE LISCIE A SINISTRA DELLA VIA MICHELUZZI.
GUARDO ESTEREFFATTO IL NANE, DAVANTI HO UNA PLACCA NERA E LEVIGATA DI CIRCA CENTO METRI CHE TERMINA SOTTO UN TETTO GIALLO.
-“VOGLIAMO SCALDARCI?”-ESCLAMA IL NANE.
COME UNA LUCERTOLA, LE SUE MANI, DIVENTANO DUE VENTOSE.
LE SUE SCARPETTE, ADERISCONE ALLE PIU’ PICCOLE ASPERITA’ DELLA ROCCIA SENZA ESITAZIONE, CON UNA SINCRONIA DA BALLERINO. CON CALMA SERENA E IL SUO CANTICCHIARE SEMBRA, CHE AL POSTO DI SALIRE LA DIFFICILE PLACCA, LA STIA DISEGNANDO E MI INFONDE, NEL VEDERLO, LA SICUREZZA NECESSARIA PER AFFRONTARE ANCH’IO L’IMPRESSIONANTE E NUDA PARETE.
IL NANE E’ UN GRANDE ALPINISTA DELLA MONTAGNA, UN’ACROBATA DELLA ROCCIA, NELLA SUA NATURALE UMILE SEMPLICITA’, IL VEDERLO SOSPESO NEL VUOTO SCIOGLIE I PIU’ ARDUI PROBLEMI ALPINI CON LA SERENITA’ DI UN FANCIULLO.
-“QUALI DIFFICOLTA’ PORTA?” CHIEDO TIMOROSAMENTE.
-“MA…MI SEMBRA DA RICORDARE DA UN SESTO SUPERIORE AD ALCUNI PASSAGGI DI SETTIMO. NON TI PREOCCUPARE, SE GURDI BENE C’E’ TUTTO DA POTER SALIRE TRANQILLAMENTE”.
HO CAMBIATO GLI OCCHIALI DA POCO MA VEDO TUTTO LISCIO E MI AFFIDO SOLO ALLE SUE PAROLE RASSICURANTI. APPENA GUNTO IN SOSTA, NOTO CHE LA CORDA NON TOCCA LA ROCCIA. E’ VICINA , SOLO, GRAZIE AI RINVII CHE LA TRATTENGONO.
-“PARTI”-
LA LINEA VERTICALE TRA ME E IL MIO AMICO E’ ASSOLUTA. RIALZO LO SQUARDO VERSO IL COMPAGNO, GUARDINGO, MA SENTO DENTRO UNA SICUREZZA CHE DA TEMPO NON PROVO.
MI SEMBRA DI ESSERE UN TUTT’UNO CON LA ROCCIA, OGNI PASSAGGIO LO SUPERO CON TRANQUILLITA’ E DELICATEZZA, TANTO CHE IL NANE , VEDENDOMI, PRENDE LA PAROLA:- “ACCIDENTI, NON TI CREDEVO A QUESTI LIVELLI!. CI FACCIAMO UNA MERAVIGLIOSA ASCENSIONE”.
FORSE SARA’ CHE DA DUE ANNI HO TROVATO E PROVATO L’ALPINISMO SOLITARIO, IN LIBERA, E CHE POCHI LO POSSONO COMPRENDERE.
QUANDO ARRAMPICO DA SOLO, GUARDO SEMPRE GIU’ PER INEBRIARMI DEL VUOTO, E SPESSE VOLTE CANTO DALLA GIOIA. E’ UN TU PER TU CON LA MONTAGNA E IL SUO FASCINO PENETRA PIU’ ACUTAMENTE NELL’ANIMO FACENDO VIBRARE LE FIBRE PIU’ RECONDITE.
L’ISOLAMENTO IRSVEGLIA IN ME, EMOTIVITA’ FINO ALLORA ASSOPITE, CHE METTE A NUDO L’INTERA MIA EFFICIENZA FISICA E PSICHICA.
BEBBO DIRE CHE LA PADRONANZA, RAGGIUNTA CON LE VIE FATTE IN LIBERA, OGGI MI STA AIUTANDO A DOMINARE TRANQUILLAMENTE L’ASCENSIONE. TUTTAVIA, SCONSIGLIO A TUTTI DI NON INTRAPRENDERE STRADA, PERCHE’ LA VITA E’ UNA COSA MERAVIGLIOSA E VALE LA PENA DI VIVERLA FINO IN FONDO. RAGGINGO AL POSTO DI SOSTA IL NANE.
-“ORA ANDIAMO SUL PIU’ DELICATO MA SE FRUTTI I PICCOLI BUCHETTI E FAI ADERIRE BENE LE SCARPETTE, RIESCI CON TRANQUILLITA’, A PASSARE”. MI DICE CON DISIVOLTURA IL NANE.
RIPARTE, SU PER LA PLACCA NERA, E VEDO GIA’ DAI PRIMI PASSI CHE CURA LO STILE PER DARE MAGGIOR RENDIMENTO CON MINOR SPRECO DI ENERGIE.
LA VARIANTE, PER LA VIA ROBERTA ’83, E’ UNA SCELTA GIUSTA: ANZI PER ME, CHE PREDILIGO LA PARETE APERTA E’ UN TERRENO AMICO.
GIUNGIAMO SOTTO IL TETTO A MEZZA LUNA E LO EVITIAMO CON UN TRAVERSO VERSO DESTRA DI 40 METRI CHE CI PORTA ALL’INIZIO DELL’ATTACO PER IL DIEDRO BHUL.
-“MAMMA MIA”- ESCLAMO “MA SONO PASSATI CON LA CERA?”.
E’ INCREDIBILE.
E’ TAMENTE LUCIDO E LISCIO, CHE IL TRAVERSO, DATO SULLE GUIDE DI IV°+, PER ME DIVENTA UN V°+ SCIVOLOSO. QUI PROPRIO, LE SCAEPETTE, NON MI AIUTANO E PIU’ VOLTE SCIVOLO O SCARICO COMPLETAMENTE IL PESO SULLE BRACCIA, TENENDOMI SU APPIGLI LUCIDI. CON DEGLI EPITTETI PESANTI, RAGGIUNGO IL NANE ALLA BASE DEL DIEDRO.
IL DIETRO SI STAGLIA VERSO IL CIELO CON TUTTA LA SUA IMPORTANZA E LA BELLEZZA DELL’ARRAMPICATA. E’ UNA SCALATA IMPEGNATIVA E SOSTENUTA, SU ROCCIA MOLTO BUONA CON DIFFICOLTA’ DI V°+ E PASSAGGI DI VI° PER CENTOSESSANTAMETRI.
-“BEPI ALL’OCCHIO!”-
-”VAI TRANQUILLO, NON TI PERDO UN SECONDO DI VISTA”-.
-“VADO”-
GLI RISPONDO CON UN ACCENNO D’ASSENSO. SIAMO RIUSCITI VELOCEMENTE A SUPERARE DUE CORDATE, SULLA LPACCA LUCIDA E LISCIA, ORA SIAMO SOLI PERCHE’ LA COSTOLA DI SINISTRA, CI NASCONDE DALLE CORDATE CHE STANNO SALENDO. TUTTO QUESTO CI RENDE PIU’ UNITI, ARRAMPICANDO SOLO CON IL NOSTRO AMORE PER LA MONTAGNA.
I PRIMI 40 METRI LI SALIMO VELOCEMENTE.
ORA L’AMICO, E’ IMPEGNATO A PASSARE UNA STROZZATURA STRAPIOMBANTE DEL DIEDRO (VI°-) E RIESCO A SENTIRE IL SUO IPERVENTILARE, MA SOPRATTUTTO A SMESSO DI CANTARE.
-“CI SIAMO”- PENSO E CON ATTENZIONE SEGUO OGNI SUO MOVIMENTO.
SALE COME UN VERME DENTRO LA FESSURA: POI NE ESCE. CON LE MANI CERCA DI SFRUTTARE, IN OPPOSIZIONE, I LABBRI DEL DIEDRO; IL PIEDE DESTRO E’ DENTRO LA FESSURA, L’ALTRO E’ QUASI ALL’ALTEZZA DEL BACINO.
CON UNO SCATTO FELINO RIESCE AD AGGUANTARE UN BELL’APPIGLIO, TENDE L’AVAMBRACCIO DESTRO E CON URLA DI VITTORIA PASSA LO STRAPIOMBO.
ORA E’ IL MIO TURNO.
SONO QUARANTA METRI DI V°+ CON UN PASSAGGIO STRAPIOMBANTE DI VI°; E’ IL PASSAGGIO CHIAVE DELLA VIA.
CON CALMA SALGO IN SPACCATA IL DIEDRO E MI ACCORGO SUBITO CHE RIESCO CON SCIOLTEZZA A INNALZARMI.
MI TROVO, ORA, AL PASSAGGIO CHIAVE E SUBITO L’AMICO MI TENDE LE CORDE.
-“NO! “- GLI DICO. “SONO IN PERFETTO EQUILIBRIO E FACENDO COSI’ MI PORTI ALL’INTERNO DEL DIEDRO”.
MI RISPONDE: -“PERCHE’ HAI UN’ALTRA SOLUZIONE?”.
NON GLI DO’ RETTA.
CON UN’APERTURA ALARE, DI GAMBE, ESEGUO UNA SPACCATA DI CIRCA UN METRO E MEZZO E IN OPPOSIZIONE, CON LE MANI SULLA LISCIA ROCCIA GIALLA, RAGGIUNGO IL NANE.
-“MiMI FAI SCHIFO” RELPICA IL NANEROTTOLO, E TRANQUILLAMENTE GLI RISPONDO CHE VOLEVO VEDERE BENE, COSA C’ERA TRA LE MIE GAMBE E IL VUOTO.
UNA PAROLACCIA E UNA PACCA SUL CASCO, MI FA CAPIRE CHE NON HA DIGERITO, LA MIA GRAZIA NEL SUPERARE IL PASSAGGIO GRAZIE, SOLO, ALLA MIA ALTEZZA.
-“ALMENO UNA VOLTA TANTO SERVA QUALCOSA”- GLI DICO RIDENDO.
ORA, IL DIEDRO SI PRESENTA CON UN TIRO DI 50 METRI CON DIFFICOLTA’, CONTINUE DI V°+ E UN PASSAGGIO DI VI°-, MA INCREDIBILMENTE, LO AFFRONTIAMO DI CORSA.
ALTRI 30 METRI, SEMPRE NEL DIEDRO, CON DIFFICOLTA DI V° INFERIORE E RAGGIUNGIAMO PER ROCCE FACILI LA CENGIA DEI CAMOSCI, AL SOLE,
NEL SALIRE GLI ULTIMI METRI, PENSO CHE LA NOSTRA AMICIZIA SIA INSOLUBILE.
POCHI SONO GLI ALPINISTI, MIGLIAIA POSSONO ESSERE GLI ARRAMPICATORI, DATO CHE QUESTO SPORT E’ INTERPRETATO PIU’ DAI MUSCOLI CHE DALL’INTELLETTO.
CI SONO GARE, LE RIVALITA’, IL CLAMORE DELLA STAMPA E DELLA FOLLA, MA L’ALPINISMO NON PASSERA’, E RIMARRA PURO E IMMUTABILE, COME I NOSTRI POSTERI LO HANNO, SCOPERTO E TRAMANDATO”
Giuseppe Frison.

Gruppo Sassolungo e Piz Ciavazes-olio-'04 di giuseppe frison.www.arstvenice.com



DISCESA:
DALLA CENGIA DEI CAMOSCI:
E’ LA VIA DI DISCESA NORMALMENTE SEGUITA DAGLI ALPINISTI CHE SALGONO SOLO LA META’ INFERIORE DELLA PARETE SUD.
SI SEGUE LA CENGIA VERSO SINISTRA (OVEST); ESSA E’ GENERALMENTA AMPIA E PRIVA DI DIFFICOLTA’, SOLO VERSO LA FINE PRESENTA UN TRATTO ESPOSTO ATTREZZATO CON CORDA METALLICA. AL TERMINE DELLA CENGIA ABBASSARSI PER UN CAMINETTO E FACILI SALTI DI ROCCIA (I° - II°;POSSIBILE CORDA DOPPIA) SI PERVIENE COSI’ AL SENTIERINO DI DISCESA DALLA PRIMA TORRE DEL SELLA, E PER QUESTO SI RAGGIUNGE LA BASE DELLE ROCCE.

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