Il grande esodo: un terzo dei dipendenti pubblici in pensione in dieci anni
Il grande esodo: un terzo dei dipendenti pubblici in pensione in dieci anni
Roma, 11 novembre 2025 – Dai dati appena pubblicati dall’Osservatorio Inps 2024 emerge un quadro chiaro: la fascia d’età più numerosa tra i lavoratori pubblici italiani è quella tra i 55 e i 59 anni, con quasi 662mila dipendenti (661.919, pari al 17,7% del totale). L’analisi presentata questa mattina disegna una pubblica amministrazione che sta invecchiando: oltre il 76% dei dipendenti ha almeno 40 anni. Un segnale che, secondo l’Inps, avrà effetti importanti nei prossimi anni.
Un terzo dei dipendenti pubblici andrà in pensione entro dieci anni
L’Istituto nazionale di previdenza sociale ha calcolato che, considerando l’età pensionabile ordinaria a 67 anni (con qualche eccezione per regimi speciali), “circa un terzo dei dipendenti pubblici andrà in pensione entro dieci anni”. Se queste previsioni si confermeranno, la struttura del lavoro statale rischia di cambiare profondamente. I sindacati parlano di una possibile “fuga di competenze” se non si troverà un modo per rinnovare davvero il personale.
Questo dato arriva proprio mentre il tema del turnover nella pubblica amministrazione torna a far discutere in politica. Solo pochi giorni fa, il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha ribadito l’urgenza di “ringiovanire gli organici”, puntando su nuove assunzioni e formazione continua. “Serve un piano serio – ha detto – per garantire servizi più efficienti e moderni ai cittadini”.
La pubblica amministrazione si fa sempre più vecchia: i numeri dell’Inps
Secondo il rapporto, chi ha più di 40 anni supera il 76% del totale. La fascia più rappresentata resta quella tra i 55 e i 59 anni, seguita da vicino da quella tra i 50 e i 54 anni. I giovani sotto i 35 anni sono meno del 10%. Un quadro che racconta anche le difficoltà degli ultimi decenni nel superare i concorsi pubblici e le strette sulle assunzioni dovute ai vincoli di bilancio.
“Negli ultimi vent’anni – spiega un funzionario del Ministero dell’Economia – le nuove leve sono entrate davvero a fatica. Ora rischiamo di dover ricostruire interi uffici”. Il problema è più evidente in settori come la scuola, la sanità e gli enti locali, dove il ricambio è più lento.
Cosa rischia la macchina dello Stato
L’invecchiamento del personale pubblico non è solo un problema di numeri. Per l’Inps, il progressivo pensionamento di centinaia di migliaia di dipendenti può mettere sotto forte pressione tutto il sistema. “Se non partono subito assunzioni mirate – avverte la Cgil Funzione Pubblica – rischiamo il blocco dei servizi essenziali”. Anche la Corte dei Conti, in una relazione recente, ha segnalato “difficoltà nella gestione delle uscite e delle nuove entrate”.
Il governo sta valutando diverse strade: dal potenziamento dei concorsi pubblici a percorsi più facili per i giovani laureati. Ma la burocrazia è lenta. “Non basta aprire nuovi concorsi – ammette un dirigente della Ragioneria generale dello Stato – serve anche rendere il lavoro pubblico più attraente”.
Il futuro della pubblica amministrazione: sfide aperte
Il tema del ricambio generazionale nella pubblica amministrazione è legato a doppio filo con la digitalizzazione e la modernizzazione dei servizi. L’Inps ricorda che la sfida non è solo sostituire chi va in pensione, ma anche aggiornare le competenze. “La transizione digitale richiede profili nuovi – spiega il ministro Zangrillo – dobbiamo investire su formazione e innovazione”.
Nel frattempo, nei corridoi degli uffici pubblici cresce la preoccupazione. “Molti colleghi andranno via nei prossimi anni – racconta una dipendente dell’Agenzia delle Entrate di via Cristoforo Colombo – e non sappiamo chi prenderà il loro posto”. Una domanda che resta aperta, mentre i numeri dell’Inps spingono a riflettere con urgenza sul futuro della macchina statale.
