Siria si unisce alla lotta globale contro l’Isis
Siria si unisce alla lotta globale contro l'Isis
Damasco, 11 novembre 2025 – La Siria entra ufficialmente nella coalizione internazionale anti-Isis. Un passo che, secondo fonti americane riportate dal Wall Street Journal, potrebbe cambiare gli equilibri nel Medio Oriente. L’annuncio è arrivato ieri sera, con un post su X del ministro dell’Informazione siriano. Ha confermato la firma di un’intesa politica con la coalizione guidata dagli Stati Uniti. Un cambio di rotta che, almeno sulla carta, trasforma Damasco da attore incerto a partner nella lotta al terrorismo.
Siria nella coalizione anti-Isis: cosa cambia davvero
La notizia è stata lanciata dal Wall Street Journal, che ha raccolto le prime reazioni da fonti dell’amministrazione americana. Nel messaggio diffuso dal ministro siriano si legge: “La Siria ha firmato una dichiarazione di cooperazione politica con la coalizione per sconfiggere l’Isis”. L’accordo, per ora, non prevede impegni militari. È un’intesa politica, pensata per rafforzare il fronte comune contro la minaccia jihadista.
A Washington, da fonti diplomatiche riservate, si apprende che la decisione è il frutto di settimane di colloqui segreti. Un funzionario del Dipartimento di Stato, che ha chiesto l’anonimato, ha spiegato: “La priorità resta la stabilità nella regione e fermare le cellule Isis ancora attive tra Siria e Iraq”. Nessun dettaglio operativo è stato finora reso pubblico.
Damasco cambia ruolo
L’ingresso della Siria nella coalizione segna una svolta rispetto agli anni passati. Dal 2014, quando l’Isis era al suo massimo tra Raqqa e Mosul, Damasco era rimasta ai margini delle operazioni guidate dagli Stati Uniti e dai loro alleati. Solo con il declino dello Stato Islamico e i cambiamenti regionali, si sono aperti spiragli.
Il ministro dell’Informazione ha sottolineato che “l’accordo è solo politico” e non prevede l’invio di truppe o missioni congiunte. Una posizione confermata anche da fonti vicine al governo di Bashar al-Assad: “La Siria vuole sostenere la stabilità e combattere il terrorismo, ma senza rinunciare alla propria sovranità”, ha detto un consigliere presidenziale contattato di notte.
Le reazioni nel mondo e cosa aspettarsi
La notizia ha diviso le capitali più coinvolte nella lotta all’Isis. A Parigi, il ministero degli Esteri ha reagito con prudenza: “Seguiamo con attenzione gli sviluppi”, ha detto una portavoce durante il briefing mattutino. Anche Londra e Berlino mantengono un atteggiamento cauto. Solo Ankara, con una nota diffusa alle 8:30 ora locale, ha espresso “preoccupazione per possibili effetti sugli equilibri regionali”.
Sul terreno la tensione resta alta. L’Osservatorio siriano per i diritti umani segnala scontri sporadici tra milizie legate all’Isis e forze locali nelle province orientali. La presenza di consiglieri militari russi e iraniani a Damasco complica ulteriormente la situazione. Fonti Onu ribadiscono però che “la cooperazione internazionale è l’unica via per evitare una nuova escalation”.
Il futuro è tutto da scrivere
Resta da vedere quanto peserà sul campo l’accordo appena firmato. Gli analisti notano che la Siria, dopo anni di isolamento diplomatico, cerca ora una qualche legittimazione internazionale. “È un modo per uscire dall’angolo”, spiega Karim Bitar, ricercatore all’Institut de Relations Internationales et Stratégiques di Parigi. Ma senza un impegno operativo diretto, il vero impatto della partecipazione siriana è ancora da valutare.
Intanto, per le strade di Damasco, la notizia è passata quasi inosservata. Nei caffè di Bab Touma, pochi sembrano interessati alle mosse della coalizione. “Qui pensiamo solo a tirare avanti”, ammette Khaled, tassista di 42 anni. Eppure, in un Medio Oriente dove le alleanze cambiano in fretta e le tensioni sono sempre dietro l’angolo, anche una firma su un accordo politico può essere l’inizio di un nuovo capitolo.
