Israele riapre il valico di Zikim: un barlume di speranza per Gaza
Israele riapre il valico di Zikim: un barlume di speranza per Gaza
Tel Aviv, 12 novembre 2025 – Questa mattina è stato riaperto il valico di Zikim, al confine tra Israele e il nord della Striscia di Gaza, per far entrare gli aiuti umanitari destinati alla popolazione palestinese. La decisione, annunciata dal Cogat – l’ente del Ministero della Difesa israeliano che gestisce gli affari civili nei territori palestinesi – arriva dopo settimane di pressioni internazionali e richieste da parte delle principali organizzazioni umanitarie.
Valico di Zikim riaperto, ma con regole ferree
Il Cogat ha spiegato in una nota diffusa all’alba che il passaggio sarà riservato solo ai convogli delle Nazioni Unite e delle principali organizzazioni internazionali attive nella zona. “Gli aiuti saranno sottoposti a controlli di sicurezza scrupolosi da parte dell’Autorità per i Valichi Terrestri del Ministero della Difesa”, si legge nel comunicato. Solo dopo questi controlli, i camion potranno attraversare il confine e raggiungere i centri di distribuzione nel nord della Striscia.
Già dalle 7.30 (ora israeliana), una decina di mezzi pieni di generi alimentari, acqua potabile e medicinali, attendevano il via libera vicino al checkpoint. Alcuni operatori umanitari, contattati telefonicamente, hanno spiegato che i controlli “richiedono tempo, ma sono fondamentali per garantire la sicurezza di tutti”.
Una crisi che non dà tregua
La riapertura del valico di Zikim arriva in un momento di grande tensione. Negli ultimi mesi, la situazione nel nord della Striscia di Gaza è peggiorata a causa delle restrizioni alle frontiere e degli scontri tra forze israeliane e gruppi armati palestinesi. Secondo l’ONU, più di 400mila persone sono sfollate nella zona settentrionale, con poco accesso a cibo, acqua e cure mediche.
“Gli aiuti devono arrivare senza ostacoli”, ha detto Martin Griffiths, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, durante una conferenza stampa a Ginevra. “La popolazione civile sta pagando un prezzo altissimo”. Le organizzazioni umanitarie hanno chiesto a più riprese l’apertura di nuovi corridoi per evitare che la crisi peggiori ancora.
Reazioni sul campo: prudenza e speranza
Sul posto, la notizia è stata accolta con una punta di cautela. “È un passo importante, ma non basta”, ha detto un rappresentante della Mezzaluna Rossa Palestinese impegnato nella distribuzione degli aiuti. “Serve la certezza che i rifornimenti continuino e che i nostri volontari siano al sicuro”.
Anche tra i residenti del nord di Gaza la speranza si mescola all’incertezza. “Abbiamo sentito tanti annunci che poi non si sono concretizzati”, racconta Ahmed, 42 anni, padre di quattro figli che vive nel campo profughi di Jabalia. “Solo quando vedremo i camion sulle nostre strade potremo crederci davvero”.
Controlli serrati e occhi puntati sull’evoluzione
Il Ministero della Difesa israeliano ha sottolineato che la riapertura sarà sorvegliata costantemente. Ogni convoglio sarà seguito lungo tutto il percorso fino ai punti di consegna indicati dalle agenzie umanitarie. Se ci saranno problemi o violazioni delle regole, il passaggio potrà essere bloccato in qualsiasi momento.
Fonti diplomatiche europee spiegano che questa riapertura è anche un segnale verso la comunità internazionale, che in questi giorni lavora per trovare una soluzione negoziale al conflitto. “È un gesto nella direzione giusta”, dice un funzionario dell’Unione Europea a Bruxelles, “ma la situazione resta molto fragile”.
Un giorno decisivo per la Striscia di Gaza
Nel frattempo, al valico di Zikim le operazioni vanno avanti sotto l’occhio vigile delle forze israeliane e degli osservatori internazionali. Il passaggio dei mezzi umanitari è regolato con precisione: ogni camion viene ispezionato, i documenti controllati uno a uno. Solo dopo ore di attesa, i primi aiuti riescono a superare la barriera.
Per chi vive nel nord di Gaza, questa giornata potrebbe segnare l’inizio di un lento ritorno alla normalità. Ma l’ansia per il futuro resta alta. “Non sappiamo quanto durerà questa apertura”, ammette un operatore dell’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi. “Per ora ci concentriamo su quello che possiamo fare oggi”.
La riapertura del valico di Zikim – almeno per ora – è una boccata d’ossigeno in una crisi che sembra senza fine.
