Usa, il Congresso approva la misura per fermare lo shutdown e salvare l’economia
Usa, il Congresso approva la misura per fermare lo shutdown e salvare l'economia
Washington, 13 novembre 2025 – Dopo settimane di stallo e tensione, il Congresso degli Stati Uniti ha finalmente detto basta al più lungo shutdown federale della storia americana. Ieri sera, tra notti in bianco e trattative serrate, senatori e deputati hanno dato il via libera a un provvedimento che mette fine a una crisi che ha paralizzato migliaia di dipendenti pubblici e bloccato servizi essenziali. Ora manca solo la firma del presidente Donald Trump, attesa nelle prossime ore secondo fonti della Casa Bianca.
Il voto che ha rotto il ghiaccio a Capitol Hill
La giornata di ieri è stata un vero e proprio tour de force a Capitol Hill. Da una parte i democratici guidati da Nancy Pelosi, dall’altra i repubblicani sotto la guida di Mitch McConnell. Tra colloqui serrati e compromessi a denti stretti, è arrivato il via libera: il provvedimento rifinanzia le agenzie federali fino al 15 dicembre. Al Senato ha raccolto 81 voti favorevoli su 100, mentre alla Camera ha ottenuto 356 sì su 435. Un risultato che Pelosi ha definito “la volontà di ridare un po’ di normalità alle famiglie americane”.
Fuori dal Congresso, intorno alle 21 locali, la notizia ha suscitato un misto di sollievo e dubbi tra i lavoratori pubblici. “Non sappiamo ancora se domani potremo tornare a lavoro”, ha detto Linda Martinez, impiegata all’ufficio passaporti di Washington. “Ma almeno adesso vediamo una luce in fondo al tunnel”.
Le ferite lasciate dallo shutdown più lungo
Lo shutdown, iniziato lo scorso 22 dicembre, ha lasciato senza stipendio più di 800mila lavoratori federali. Molti hanno dovuto arrangiarsi con prestiti o aiuti alimentari per tirare avanti. Parchi nazionali chiusi, tribunali con attività ridotta e aeroporti pieni di disagi a causa della mancanza di personale TSA: il blocco ha colpito duramente.
Secondo il Congressional Budget Office, il costo economico è già oltre i 6 miliardi di dollari. “Ogni giorno di shutdown pesa sulle famiglie e sull’economia”, ha ricordato il senatore McConnell durante il suo intervento. Solo la forte pressione dell’opinione pubblica e delle associazioni di categoria ha spinto i legislatori a trovare un accordo.
Il nodo politico al centro della crisi
Al cuore della lunga crisi c’è stata la richiesta della Casa Bianca di fondi per il muro al confine con il Messico, uno dei cavalli di battaglia di Trump. I democratici hanno sempre detto no, proponendo altre soluzioni per la sicurezza. La trattativa è naufragata più volte su questo punto, fino all’intesa di queste ore: il testo approvato non finanzia il muro, ma garantisce solo i fondi per far funzionare le agenzie federali.
“Abbiamo difeso i principi della Costituzione”, ha detto la deputata democratica Alexandria Ocasio-Cortez uscendo dall’aula. Tra i repubblicani non mancano le critiche per un compromesso considerato “al ribasso”, ma in molti riconoscono che era ora di mettere fine al blocco.
La firma di Trump e cosa succederà adesso
La firma di Trump è prevista “prima dell’alba”, secondo il portavoce della Casa Bianca. Solo così il provvedimento diventerà legge e i dipendenti federali potranno tornare al lavoro. Non è escluso che nelle prossime settimane si riapra il dibattito sui fondi per il muro: “La sicurezza dei confini resta una priorità”, ha ribadito Trump in una nota diffusa nella notte.
Intanto, le principali agenzie federali – dal Dipartimento dell’Agricoltura alla NASA – stanno organizzando il rientro del personale. Fonti sindacali dicono che molti uffici riapriranno al pubblico già dalle 8 di domani mattina. Per ora la crisi sembra alle spalle. Ma l’incertezza politica resta dietro l’angolo, pronta a tornare con la prossima scadenza del bilancio.
