La sfida tra scienza e industria: il futuro degli imballaggi in plastica
La sfida tra scienza e industria: il futuro degli imballaggi in plastica
Roma, 20 novembre 2025 – Come nasce davvero l’opinione pubblica sulla plastica? E quale peso hanno la scienza e la percezione collettiva in questa storia? A provare a dare una risposta è stato oggi il convegno “Evidenze scientifiche e percezioni sugli imballaggi in plastica: un confronto necessario”, promosso dall’Osservatorio Plastica e dall’Università Roma Tre. L’evento, ospitato dal Dipartimento di Economia Aziendale, ha riunito aziende, comunicatori scientifici, associazioni ambientaliste e rappresentanti dei consumatori. Un confronto diretto, che si è svolto tra le mura di via Silvio D’Amico, su uno dei temi più delicati della transizione ecologica: come costruire un’informazione affidabile su un materiale tanto presente quanto discusso.
Plastica riciclata in Italia: i numeri aggiornati
Durante la mattinata, Maria Cristina Poggesi dell’Ippr (Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo) ha presentato i dati di una ricerca fatta insieme a Plastic Consult. Nel 2024, l’industria italiana ha impiegato 1,340 milioni di tonnellate di plastiche riciclate, con un aumento del 5,1% rispetto al 2021 e un lieve +0,2% rispetto al 2023. Numeri che raccontano di una filiera in movimento, sostenuta da investimenti e da un uso crescente di materia prima seconda. Ma non mancano le difficoltà: la disponibilità dei materiali, la qualità dei flussi e la certezza delle regole restano questioni aperte.
Il 75% delle plastiche riciclate arriva dalla raccolta post-consumo, mentre il restante 25% è fatto di scarti pre-consumo. I polimeri più usati? Polietilene (33%), polipropilene (25%) e PET (20%). I settori principali: packaging (39%), edilizia (24%) e arredo urbano. “La collaborazione tra chi ricicla e chi trasforma – ha spiegato Poggesi – ha permesso all’Italia di ottenere risultati concreti proprio dove si fa l’economia circolare, cioè nel riuso reale delle plastiche riciclate. È un patrimonio da non buttare via”.
Obiettivi Ue: più qualità, non solo quantità
Sul fronte europeo, la sfida non è più solo aumentare i volumi. “Per raggiungere i target Ue – ha detto Davide Pollon, responsabile Ricerca e Sviluppo di Corepla – non basta raccogliere più plastica differenziata. Oggi serve migliorare la qualità della raccolta, usare più riciclato e basare l’informazione su dati chiari e scientifici”. Solo così, secondo Pollon, sarà possibile guidare imprese, cittadini e istituzioni verso scelte davvero sostenibili.
Un concetto ripreso anche da Erika Simonazzi, direttrice marketing e comunicazione di Flo Group: “Non esiste un materiale migliore in assoluto, ma quello giusto per ogni uso. Quando è riciclabile e riciclata, la plastica è una scelta sostenibile”. Simonazzi ha anche annunciato il lancio del primo bicchiere per distributori automatici fatto con polistirolo riciclato post-consumo e idoneo per alimenti.
Plastica e comunicazione: come raccontarla davvero
La seconda parte del convegno si è concentrata sulla comunicazione. Come si parla di plastica? E quali rischi ci sono se la narrazione è troppo semplice? A discuterne sono stati il divulgatore scientifico Ruggero Rollini, Giorgio Bagordo del WWF Italia e Silvia Bollani, responsabile test comparativi di Altroconsumo. Rollini ha messo in guardia: “Spesso la comunicazione tende a polarizzare il dibattito su temi complessi come gli imballaggi in plastica”. Bagordo ha sottolineato la necessità di “un dialogo continuo tra mondo accademico, industria e società civile”, mentre Bollani ha ricordato che “solo mettendo insieme dati, competenze e punti di vista diversi si possono superare le percezioni sbagliate”.
Verso un’informazione più chiara e consapevole
Il confronto ha messo in luce quanto sia importante lavorare insieme per migliorare la qualità del dibattito pubblico. L’obiettivo è spingere verso scelte più consapevoli, sia per i consumatori che per le imprese, in vista della transizione ecologica e dell’economia circolare. Dove la plastica continua a dividere, solo un’informazione basata su dati certi può aiutare a prendere le decisioni giuste. Ed è proprio da Roma Tre che oggi arriva un segnale chiaro: serve più dialogo tra scienza, industria e cittadini. Solo così si potrà superare pregiudizi e costruire politiche davvero efficaci.
