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Riforma cinema: Borgonzoni critica le soluzioni inefficaci di Franceschini

Riforma cinema: Borgonzoni critica le soluzioni inefficaci di Franceschini

Riforma cinema: Borgonzoni critica le soluzioni inefficaci di Franceschini

Roma, 20 novembre 2025 – La legge sul cinema cambierà volto nel 2026. Lo ha annunciato oggi la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, durante la presentazione di “Cultura cresce” al Ministero della Cultura, con il ministro Alessandro Giuli presente. La cosiddetta legge Franceschini non sarà più in vigore il prossimo anno. “Faremo una norma diversa, che metta dei limiti”, ha detto Borgonzoni, parlando dei tagli e del problema dello sforamento dei fondi.

Una nuova legge per il cinema italiano è alle porte

La sottosegretaria ha spiegato che il Ministero della Cultura sta cercando di recuperare circa 100 milioni di euro per il settore audiovisivo, così da portare il fondo a 650 milioni. Una parte di questi soldi è già stata richiesta al Ministero dell’Economia e delle Finanze, si attende solo il via libera. “Non credo ci saranno problemi”, ha assicurato, “gli altri fondi li stiamo cercando dentro il nostro ministero”.

Ma il discorso non si ferma qui. “Tutto questo serve per cambiare una legge che, quando è nata, aveva un senso e funzionava. Però il mondo dell’audiovisivo non è solo cultura, è anche impresa. Quindi bisogna tenere conto di come è cambiato e di cosa serve oggi”, ha detto Borgonzoni. Per lei è fondamentale “ridisegnare” la normativa, coinvolgendo le associazioni di categoria e ascoltando le difficoltà emerse in questi anni.

Novità già introdotte e problemi ancora aperti

Negli ultimi mesi il Ministero ha già messo mano ad alcune regole: ha bloccato le cosiddette “fatturazioni a cascata” e ha imposto l’obbligo di indicare il codice fiscale e i dati anagrafici di chi lavora nei servizi tecnici. “Abbiamo già messo tante regole dove avevamo visto problemi”, ha ricordato la sottosegretaria. Questi provvedimenti, secondo lei, porteranno risultati concreti. Ma la situazione resta complicata. “La norma va rifatta tutta – ha ammesso –. Non ha senso continuare a mettere pezze qua e là, perché si rischia di creare solo confusione. Serve ripartire da zero e adattarla alle esigenze reali del settore”.

Il messaggio del Ministero è chiaro: serve una riforma completa, non solo aggiustamenti. Solo così – ha lasciato intendere Borgonzoni – si potrà avere un sistema stabile e trasparente per produttori, autori e lavoratori.

Le reazioni dell’opposizione: Orfini (PD) chiede risposte chiare

Non sono mancate le critiche dall’opposizione. Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico e membro della Commissione Cultura della Camera, ha commentato con tono severo le parole della sottosegretaria: “Le dichiarazioni di Borgonzoni confermano che il Governo continua a creare confusione e incertezza, invece di dare risposte concrete al settore”.

Per Orfini, dopo tre anni di legislatura, il comparto è ancora in “gravi difficoltà”, con i nodi dei tagli che restano irrisolti. L’idea di riscrivere completamente la legge Cinema, ha aggiunto, rischia di aprire un nuovo fronte di instabilità. “Il Governo deve spiegare quali sono gli obiettivi, i contenuti e i tempi dell’intervento annunciato, e farlo in modo trasparente davanti al Parlamento”.

Proposte alternative e richiesta di un confronto parlamentare

Il Partito Democratico ha già una proposta alternativa sul tavolo: creare una Agenzia autonoma per il Cinema, per rinnovare la governance del settore. Orfini ha chiesto che il ministro Giuli riferisca presto alle Camere e che il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, convochi un approfondimento specifico.

“Serve chiarezza, confronto e un percorso preciso”, ha concluso Orfini. “Misure fatte all’ultimo momento, insieme ai tagli previsti nella manovra, rischiano solo di aumentare l’incertezza in un settore fondamentale per la cultura e l’economia del Paese”.

Così il dibattito sulla riforma della legge Cinema si fa sempre più acceso. Nei prossimi mesi si vedrà se il Governo riuscirà a trovare un equilibrio tra i conti da rispettare, le richieste degli operatori e la necessità di rilanciare l’industria audiovisiva italiana.